Professioni pedagogiche ed educative (servizi infanzia): un solo albo con due sezioni. Il Governo riscrive le regole dell’Ordine: cosa cambia per pedagogisti ed educatori


Al Senato prosegue l’esame del disegno di legge: l’obiettivo è rendere operativo l’Ordine professionale previsto dalla legge del 2024

L’istituzione dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative, prevista dalla legge n. 55 del 2024, è entrata in una nuova fase. Presso la 2ª Commissione Giustizia del Senato è infatti proseguito l’esame degli emendamenti al disegno di legge governativo (A.S. 1712), presentato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che interviene sulla normativa approvata lo scorso anno per correggerne le criticità emerse nella fase attuativa.

L’intervento normativo non modifica l’impianto della riforma, ma punta soprattutto a renderla concretamente applicabile. La relazione illustrativa allegata al provvedimento spiega infatti che l’attuale disciplina non consente ancora di completare passaggi essenziali, come la costituzione degli albi, l’individuazione del corpo elettorale e lo svolgimento delle prime elezioni degli organi rappresentativi.

Perché serve una nuova legge

La legge del 2024 ha riconosciuto formalmente le professioni di pedagogista ed educatore socio-pedagogico, istituendo il relativo Ordine professionale. Nella fase di prima applicazione, tuttavia, sono emerse numerose lacune organizzative.

Secondo il Governo, mancavano disposizioni sufficientemente dettagliate per disciplinare:

  • la formazione dell’albo;
  • la costituzione degli Ordini territoriali;
  • l’elezione degli organi rappresentativi;
  • il funzionamento del Consiglio nazionale;
  • i procedimenti disciplinari;
  • la gestione della fase transitoria.

È proprio per colmare questi vuoti che nasce il nuovo disegno di legge, composto da tre articoli ma destinato a modificare in modo significativo la legge n. 55 del 2024.

Un solo albo, ma con due sezioni

Una delle novità più rilevanti riguarda l’organizzazione dell’albo professionale.

Il testo supera l’originaria impostazione e istituisce un unico Albo delle professioni pedagogiche ed educative, articolato però in due sezioni:

  • pedagogisti;
  • educatori professionali socio-pedagogici ed educatori dei servizi educativi per l’infanzia.

La scelta, secondo la relazione illustrativa, risponde a esigenze di semplificazione amministrativa, mantenendo però distinte le diverse professionalità, i percorsi formativi e gli ambiti di esercizio. Rimane inoltre possibile l’iscrizione a entrambe le sezioni per chi possiede i requisiti previsti, con il pagamento di un solo contributo annuale.

Viene distinta la figura dell’educatore dei servizi per l’infanzia

Tra gli interventi più attesi dal settore compare la definizione normativa dell’educatore dei servizi educativi per l’infanzia.

Il disegno di legge chiarisce infatti che questa figura professionale, pur rimanendo nella stessa sezione dell’albo degli educatori socio-pedagogici, presenta caratteristiche autonome sotto il profilo:

  • del percorso universitario;
  • dei titoli di accesso;
  • dei contesti lavorativi;
  • delle funzioni esercitate.

L’educatore dei servizi per l’infanzia opera prevalentemente nei servizi rivolti ai bambini da zero a tre anni, mentre l’educatore socio-pedagogico mantiene un ambito professionale più ampio.

Il testo precisa inoltre che l’educatore dei servizi per l’infanzia può svolgere anche le funzioni proprie dell’educatore socio-pedagogico quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa vigente.

Ordini regionali e Consiglio nazionale

Il provvedimento disciplina per la prima volta in maniera dettagliata l’architettura dell’Ordine.

Gli Ordini territoriali avranno dimensione regionale o provinciale nelle Province autonome di Trento e Bolzano e saranno chiamati a svolgere numerose funzioni, tra cui:

  • gestione dell’albo;
  • verifica dei requisiti professionali;
  • formazione continua;
  • vigilanza deontologica;
  • procedimenti disciplinari;
  • partecipazione alla programmazione dei fabbisogni professionali, nei limiti previsti dalla normativa di settore.

Vengono inoltre disciplinati gli organi interni: presidente, consiglio, collegio dei revisori e consiglio di disciplina.

A livello nazionale nascerà invece il Consiglio nazionale dell’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative, composto da venticinque membri eletti dagli Ordini territoriali, con competenze su regolamenti, codice deontologico, rappresentanza istituzionale e vigilanza sugli Ordini regionali.

Arrivano regole dettagliate per le elezioni

Uno degli aspetti più innovativi riguarda la disciplina elettorale.

La legge del 2024 rinviava molti aspetti a provvedimenti successivi; il nuovo testo, invece, definisce direttamente:

  • tempi delle elezioni;
  • presentazione delle liste;
  • requisiti dei candidati;
  • equilibrio di genere;
  • composizione dei seggi;
  • scrutinio;
  • proclamazione degli eletti;
  • ricorsi.

Tra le innovazioni compare anche la possibilità di ricorrere, in futuro, al voto telematico, subordinata però all’adozione di uno specifico regolamento approvato dal Ministero della Giustizia.

Debutta un vero sistema disciplinare

Per la prima volta vengono disciplinati in modo organico anche gli aspetti deontologici.

Il disegno di legge introduce:

  • il consiglio di disciplina;
  • il procedimento disciplinare;
  • le cause di astensione e ricusazione;
  • le sanzioni;
  • i ricorsi.

Le sanzioni previste sono tre:

  • censura;
  • sospensione dall’esercizio professionale;
  • radiazione dall’albo.

La radiazione potrà essere revocata solo dopo almeno quattro anni, previa nuova valutazione dell’Ordine territoriale.

La fase transitoria: più tempo per iscriversi

Uno dei punti più delicati riguarda la prima costituzione dell’albo.

Il Governo propone di riaprire di fatto la possibilità di iscrizione per coloro che possiedono i titoli richiesti ma non avevano presentato domanda entro il termine originariamente fissato al 31 marzo 2025.

Per gestire questa fase sarà istituita una commissione nazionale nominata dal Ministero della Giustizia che avrà il compito di verificare i requisiti, formare l’albo nazionale e organizzare le prime elezioni degli Ordini territoriali. È inoltre previsto un contributo straordinario di 50 euro per finanziare le operazioni elettorali iniziali.

Una soluzione anche per molti educatori già in servizio

Il disegno di legge interviene anche su una questione particolarmente sentita nei servizi educativi per l’infanzia.

È previsto infatti un percorso universitario integrativo dedicato agli educatori già in servizio da almeno tre anni, in possesso della laurea L-19 ma privi dell’indirizzo specifico richiesto per operare nei servizi per l’infanzia.

Il successivo decreto ministeriale potrà prevedere un percorso formativo semplificato, con un numero ridotto di crediti e la possibilità di considerare l’esperienza lavorativa maturata in sostituzione del tirocinio.

Secondo la relazione illustrativa, l’obiettivo è evitare difficoltà nel reperimento del personale educativo e consentire la continuità occupazionale degli operatori già impegnati nei servizi.


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