Donne nella scienza Ue al 52,5%, Italia più senior


Il dato va maneggiato con precisione perché un’unica etichetta, scienza e tecnologia, racchiude perimetri diversi. La nostra lettura separa il bacino occupazionale complessivo, le professioni tecniche più concentrate e la struttura per età. Da questa separazione si capisce perché la notizia sia forte e perché resti incompleta se viene ridotta a una formula celebrativa.

Nota di lettura: nel testo distinguiamo il perimetro 15-74 anni, usato per la fotografia generale da 81,6 milioni, dal taglio 25-64 anni, utilizzato nelle tabelle settoriali e nel confronto sui lavoratori senior.

La fotografia 2025: crescita solida e base femminile più ampia

Il bacino europeo delle professioni scientifiche e tecnologiche tocca nel 2025 81,6 milioni di persone tra 15 e 74 anni. È un aumento di circa 1,5 milioni rispetto al 2024 e un’espansione del 25,3% nel decennio. Le donne rappresentano 52,5% del totale e arrivano a 42,8 milioni. La crescita femminile rispetto al 2015 è del 27,9%, pari a oltre 9,3 milioni di occupate in più nel perimetro S&T. La scheda di Prometeo Adnkronos collima con questa struttura numerica e conferma la stessa traiettoria: il baricentro dell’occupazione qualificata europea si è spostato anche sulla disponibilità di competenze femminili.

Il valore operativo del dato sta nella sua ampiezza. Qui non si misurano soltanto laboratori universitari o reparti di ricerca industriale. Il perimetro HRST per occupazione comprende professionisti e tecnici il cui lavoro richiede conoscenza specialistica o esperienza tecnica nei campi delle scienze fisiche, della vita, sociali e umane. In termini pratici, dentro questa base entrano profili sanitari, figure ICT, tecnici qualificati e specialisti che applicano conoscenza scientifica in organizzazioni pubbliche e private. Questa estensione spiega perché la maggioranza femminile sia già visibile nel totale.

Il punto metodologico: 81,6 milioni e 74,8 milioni non misurano la stessa cosa

La lettura corretta parte da una distinzione che spesso scompare. Gli 81,6 milioni riguardano la popolazione occupata tra 15 e 74 anni. Nel taglio centrale del mercato del lavoro, cioè 25-64 anni, la base scende a 74,8 milioni e cresce dell’1,8% rispetto al 2024. Questo secondo perimetro è quello più adatto per leggere stabilità professionale, settori economici e struttura per età.

Il chiarimento è decisivo anche per l’Italia. Una quota alta di senior nel perimetro 25-64 anni non racconta la stessa informazione di un aumento complessivo dell’occupazione S&T nella fascia 15-74. Il primo dato misura la composizione interna della forza lavoro matura, il secondo fotografa la dimensione dell’ecosistema professionale. Mescolarli produce conclusioni fragili; tenerli separati permette di capire dove cresce il bacino e dove rischia di restringersi il ricambio.

La maggioranza femminile ha un confine: scienziati e ingegneri restano sbilanciati

Il sottogruppo più sensibile è quello degli scienziati e ingegneri. Nel 2025 queste figure rappresentano circa un quarto degli occupati S&T nel perimetro 25-64 anni. Sono profili centrali perché comprendono scienza, ingegneria, salute e professioni ICT. Qui la presenza femminile si ferma al 40,8%, pur con un aumento assoluto rilevante: le donne passano da 5,3 milioni nel 2015 a 8,2 milioni nel 2025.

La distanza tra numero assoluto e quota percentuale è il passaggio che cambia l’interpretazione. L’aumento del 54,4% in dieci anni mostra che più donne entrano nei ruoli scientifici e ingegneristici. La quota cresce però di appena 0,5 punti percentuali nello stesso arco temporale. Significa che il sistema assorbe molte più professionalità femminili ma la composizione relativa del nucleo tecnico cambia lentamente. Per imprese, università e amministrazioni pubbliche il segnale è chiaro: la pipeline femminile va misurata nei ruoli che progettano tecnologia, non soltanto nella partecipazione generale al lavoro qualificato.

Servizi e manifattura spiegano perché la crescita non pesa ovunque allo stesso modo

Nel perimetro 25-64 anni le donne occupate in professioni S&T sono 39,4 milioni. La concentrazione nei servizi è nettissima: 35,5 milioni lavorano in attività di servizio e 2,7 milioni nella manifattura. Questa distribuzione chiarisce la natura della maggioranza femminile. La quota è forte dove il lavoro qualificato intercetta sanità, istruzione, servizi professionali, informazione e funzioni tecniche collegate all’economia dei servizi.

La manifattura resta il punto di attrito. In quel comparto le donne sono il 31,3% delle persone occupate in S&T e nessun Paese Ue supera la parità. Il dato dinamico attenua solo in parte il quadro: tra 2015 e 2025 il tasso medio annuo di crescita femminile nella manifattura S&T è del 3,2%, contro l’1,2% degli uomini. La base femminile parte da livelli più bassi e cresce più rapidamente, però il rapporto di forza resta lontano dall’equilibrio nei luoghi in cui si incrociano produzione avanzata, automazione e ingegneria applicata.

La mappa regionale: Nord ed Est guidano, il Centro Italia resta sotto quota 50%

La distribuzione territoriale conferma che l’Europa scientifica non avanza in modo uniforme. Nel livello regionale NUTS 1 le quote femminili più alte tra gli occupati S&T si osservano in Lettonia al 62,4%, nella regione ungherese Alföld és Észak al 61,1%, in Estonia al 60,5%, nella Makroregion Centralny polacca al 60,4% e in Lituania al 60,3%. Sul lato opposto compaiono Corsica al 42,7%, Malta al 46,0% e Italia Centrale al 47,2%.

Il dato italiano merita una lettura territoriale, non soltanto nazionale. Il Centro Italia scende sotto la maggioranza femminile nel lavoro S&T e si colloca vicino alla parte bassa della graduatoria regionale. Questo non significa assenza di poli scientifici. Indica una composizione dell’occupazione qualificata che distribuisce uomini e donne in modo diverso nei settori e nei livelli professionali. La conseguenza pratica riguarda bandi, piani universitari e politiche di reclutamento: la parità va letta nella struttura locale del lavoro qualificato, altrimenti la media europea nasconde le fratture interne.

Il caso Italia: esperienza alta e ricambio generazionale sotto pressione

Nel segmento 25-64 anni l’Unione europea conta oltre 34,3 milioni di risorse umane senior nella scienza e tecnologia, cioè lavoratori tra 45 e 64 anni. La quota Ue è 45,9%. L’Italia sale al 54,5% e guida la classifica dei Paesi membri. Malta rappresenta l’estremo opposto con 29,4%. La fascia 25-34 anni pesa invece per 19,2 milioni di persone nell’Unione, pari al 25,7% del perimetro 25-64.

Il primato italiano va letto come capitale di esperienza e come vincolo di sostituzione. Una forza lavoro scientifica più anziana può garantire competenze sedimentate, memoria organizzativa e capacità di gestione di processi complessi. La fragilità emerge quando il sistema deve convertire questa esperienza in trasferimento verso nuovi ingressi. Nei prossimi anni l’Italia dovrà misurare quanti giovani entrano nei ruoli S&T, quante donne accedono ai segmenti tecnici e quanta conoscenza senior viene trasformata in tutoraggio reale dentro imprese e centri di ricerca.

La massa critica tedesca mostra cosa conta oltre la percentuale

Nel confronto europeo la Germania conserva la massa critica più ampia tra scienziati e ingegneri, con quasi 3,9 milioni di professionisti nel perimetro 25-64 anni. Questo dettaglio pesa perché la competizione tecnologica dipende dalla quota relativa di un gruppo e dalla capacità di concentrare competenze in ecosistemi industriali e scientifici capaci di assorbire innovazione.

Per l’Italia la lezione è diretta. Avere una forza lavoro S&T molto esperta diventa un vantaggio se si lega a ingressi qualificati e crescita dei ruoli femminili nei settori a più alta intensità tecnica. In assenza di questa saldatura, il Paese rischia di trattenere competenza nel presente senza allargare abbastanza la base che dovrà sostenere IA, manifattura avanzata e ricerca applicata.

La pipeline educativa spiega perché il nodo nasce prima del contratto

Il quadro europeo sulla ricerca conferma che il problema non comincia al momento dell’assunzione. La Commissione europea, con She Figures 2024, registra una presenza femminile pari al 48% tra i laureati di dottorato a livello Ue e segnala una forte sottorappresentazione nei dottorati ICT, ingegneria, manifattura e costruzioni. Le donne sono invece maggioritarie nei percorsi educativi. Il canale formativo produce quindi talento femminile, però lo distribuisce in modo diseguale nei campi che alimentano le professioni S&T più tecniche.

Nel nostro approfondimento su ragazze nelle ICT 2026 abbiamo già ricostruito il passaggio dal semplice uso digitale alla progettazione di codice e sistemi IA. Il nuovo dato 2025 aggiunge la verifica occupazionale: il bacino femminile cresce e la selezione nelle professioni tecnico-ingegneristiche resta visibile. La continuità con il focus su robotica a scuola e divario STEM è altrettanto evidente, perché l’autopercezione tecnica si forma prima dell’ingresso nel mercato del lavoro.

Cosa cambia adesso per aziende, università e istituzioni

La soglia del 52,5% impone un cambio di metrica. Contare quante donne entrano nelle professioni S&T è necessario. Da solo non basta a capire dove si decide l’innovazione. Servono indicatori su ruoli di progettazione, laboratori industriali, data science, ingegneria di processo, cybersecurity e posizioni di responsabilità tecnica. La manifattura avanzata è il primo banco di prova perché unisce impianti, software, sensoristica e capacità organizzativa.

Per le università la priorità è il collegamento tra orientamento precoce e permanenza nei percorsi tecnici. Per le imprese il punto operativo è la misurazione della pipeline interna: accesso agli stage tecnici, assegnazione a progetti ad alta complessità e promozioni nei ruoli di architettura. Per le istituzioni il dato italiano senior suggerisce un obiettivo più specifico della generica attrazione dei giovani: costruire passaggi di competenza tra generazioni, con attenzione misurabile alla presenza femminile nei segmenti in cui si produce tecnologia.


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 Junior Cristarella

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