Un colosso multinazionale come Ferrero, italiano nell’anima ma con la capogruppo (3F’s Holding) in Lussemburgo e la famiglia giunta alla terza generazione al comando dal Belgio, dove paga le imposte? Il gigante dell’alimentare tricolore è ormai una realtà sempre più globale, in piena espansione soprattutto negli Stati Uniti, dove l’anno scorso ha rilevato lo storico gigante dei cereali Kellogg e solo poche settimane fa ha proseguito nella strategia di espansione nel comparto wellness con la granola Purely Elizabeth.
Un conglomerato mondiale che ha portato il presidente esecutivo Giovanni Ferrero a mettere ordine nella governance di Ferrero International a inizio settembre, con la scelta di Alessandro Nervegna come ceo di Ferrero Core, mentre Lapo Civilletti è diventato presidente di Ferrero Ice Cream & WK Kellogg.
La nuova trasparenza in Ue
Se dal punto di vista della governance la struttura è più chiara, dal punto di vista fiscale resta l’intreccio di decine di società nella sola Europa, a cui va aggiungersi il resto del mondo tra filiali locali e realtà acquisite. Non un caso isolato ovviamente, ma anzi una complessità comune a tanti giganti industriali europei. Nell’ottica di aumentare la trasparenza anche per i cittadini qualche anno fa l’Unione Europea ha introdotto una direttiva con l’obbligo per le società capogruppo ultime (come 3F’s Holding è per il gruppo Ferrero e Cth Invest) di pubblicare un report sulle imposte maturate e versate da parte dei gruppi che registrano ricavi per oltre 750 milioni di euro per due esercizi consecutivi.
Una direttiva recepita nel 2023 in Lussemburgo – dove risiede la 3F’s Holding che redige il bilancio consolidato di Ferrero – che ha portato al deposito del report riguardante il bilancio 2024-2025 negli ultimi giorni di agosto e che comprende sia le imposte maturate sia quelle effettivamente versate su base di cassa.
Le regole d’ingaggio
Alcune premesse prima di entrare nel dettaglio sono d’obbligo. La prima è che i numeri aggregati divergono dai numeri del bilancio consolidato per il diverso trattamento delle operazioni infra-gruppo. Per fare degli esempi, i ricavi aggregati risultano di oltre 46 miliardi di euro, ma nel bilancio consolidato le vendite nette risultano di 22,3 miliardi vista l’elisione della fatturazione infragruppo, mentre le differenze di utili dopo le imposte (1,13 miliardi aggregati rispetto a 1,09 miliardi nel consolidato) e imposte maturate (617 milioni aggregati contro 589 milioni nel consolidato) sono meno corpose e possono essere legate a elementi come dividendi infragruppo e imposte differite.
La seconda è che il report depositato dalla holding di Ferrero si attiene alle regole di trasparenza imposte dall’Ue. I dati riportati per singola giurisdizione quindi non rispecchiano la performance del business nei singoli Paesi ma la performance finanziaria delle società attribuite fiscalmente a quella giurisdizione. Così come l’obbligo di dettagliare i dati per ogni Paese non riguarda la maggior parte delle giurisdizioni extra-Ue, come ad esempio gli Stati Uniti, che infatti vengono accorpati con il resto del mondo.
Contattato, il gruppo 3F’s Holding spiega infatti che «in qualità di Ultimate Parent Entity del gruppo Ferrero e del gruppo Cth Invest rispetta pienamente tutti i requisiti legali, fiscali e regolamentari applicabili in ogni giurisdizione in cui opera, compresi gli obblighi di rendicontazione introdotti nell’ambito dei sistemi di Public Country-by-Country Reporting» e aggiunge che «le informazioni fiscali divulgate nell’ambito del Public CbCR riflettono gli obblighi di rendicontazione previsti dalla legge e gli obblighi giuridici connessi all’operatività nelle giurisdizioni in cui il gruppo 3F’s Holding è presente».
La geografia fiscale di Ferrero
Ad ogni modo, il report consegna una fotografia, benché parziale, della «geografia fiscale» di Ferrero per il periodo settembre 2024-agosto 2025. Il Lussemburgo, sede non solo della holding ma anche di Ferrero International, è la prima giurisdizione per utile lordo (814 milioni) con, al netto delle imposte maturate (oltre 164 milioni), un risultato netto di quasi 650 milioni e un rapporto tra tasse e profitti lordi intorno al 20%.
Il podio dei Paesi in cui Ferrero registra utili e paga le imposte è completato da Germania e Italia, dove i profitti pre-fisco ammontano a 405 milioni in entrambe le giurisdizioni e in cui il gruppo vede rispettivamente 122 e 111 milioni di imposte di competenza sull’anno fiscale. Dati che implicano un peso delle imposte sugli utili generati dalle società incorporate nei due Paesi del 30% (in Germania) e del 27,5% (in Italia). La presenza sul podio di Italia e Germania non è una sorpresa se si considera che dopo l’Italia, dove il gruppo è partito tre generazioni fa, il primo Paese in cui Ferrero ha avviato l’espansione è stata proprio la Germania, con il primo stabilimento aperto nel 1956.
A ruota arrivò la Francia, che infatti troviamo al quarto posto per ricavi registrati ma con un utile pre-tassazione di 41 milioni e un rapporto tra imposte e profitti pre-fisco di quasi il 36%. Molto più significativi i dati di Polonia e Turchia, entrambe con poco meno di un miliardo di ricavi ma con un rapporto fiscale rispettivamente al 17,4% e 13,9%. Da segnalare infine che in Belgio, Paese d’adozione della famiglia Ferrero, il gruppo registra una perdita di quasi 120 milioni pre-imposte e tasse maturate per oltre 36 milioni; in Russia il gruppo alimentare italiano registra quasi 814 milioni di ricavi, utili per 151 milioni pre-tasse e imposte per quasi 42 milioni; e nell’aggregato delle altre giurisdizioni nel mondo, tra cui gli Stati Uniti, Ferrero chiude con una perdita pre-fisco di circa 140 milioni e imposte per 90 milioni.
Sulla Russia Ferrero specifica che dal 2022 «tutte le attività non essenziali e i piani di sviluppo in Russia sono rimasti sospesi», mentre le altre attività «continuano a essere svolte nel pieno rispetto di tutte le sanzioni e normative applicabili». Inoltre aggiunge che «le informazioni fiscali divulgate nell’ambito del Public CbCR riflettono gli obblighi di rendicontazione previsti dalla legge e gli obblighi giuridici connessi all’operatività nelle giurisdizioni in cui il gruppo Ferrero è presente». Informazioni che «non devono essere interpretate come un’indicazione di nuovi investimenti, di un’espansione dell’attività o di un cambiamento nell’approccio del gruppo alle proprie attività operative» in Russia. Infine Ferrero non commenta le performance o il contributo dei singoli mercati, rimandando al bilancio consolidato annuale. (riproduzione riservata)
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