“Commissione d’inchiesta e Schifani subito all’Ars”


Dopo i roghi che hanno devastato l’Isola e la morte del caporeparto dei Vigili del fuoco Alessandro Marchì, le opposizioni chiedono che il governo regionale riferisca in Parlamento. Il Movimento Cinque Stelle propone una commissione d’inchiesta sul sistema antincendio. Il Partito democratico sollecita anche l’intervento della Commissione Antimafia.

 

La Sicilia ha smesso di bruciare soltanto nei comunicati. Sul territorio restano migliaia di ettari distrutti, aziende e abitazioni minacciate, infrastrutture danneggiate e il dolore per la morte di Alessandro Marchì, il caporeparto dei Vigili del fuoco colto da un malore mentre coordinava le operazioni di spegnimento a Caltanissetta.

Adesso le opposizioni all’Assemblea regionale siciliana chiedono conto al governo Schifani di ciò che ha funzionato, di ciò che non ha funzionato e, soprattutto, di ciò che non è stato fatto prima che arrivassero le fiamme.

Il Movimento Cinque Stelle annuncia la richiesta di una commissione parlamentare d’inchiesta. Il Partito democratico vuole che il presidente della Regione Renato Schifani e l’assessora al Territorio Giusi Savarino riferiscano immediatamente in Aula.

 

Schillaci: “Fare luce sull’apparato antincendio”

 

A lanciare la proposta è Roberta Schillaci, vice capogruppo del Movimento Cinque Stelle all’Ars.

«Chiederemo una commissione di inchiesta regionale sugli incendi che in questi giorni hanno piegato la Sicilia, con migliaia di ettari di macchia mediterranea andati in fumo e un morto tra i Vigili del fuoco», afferma la deputata.

La commissione dovrebbe verificare il funzionamento dell’intero apparato regionale di prevenzione e contrasto agli incendi: mezzi, uomini, coordinamento, procedure e tecnologie utilizzate.

Secondo Schillaci, anche questa emergenza avrebbe mostrato «l’inadeguatezza del piano anti roghi della Regione» e i rischi ai quali vengono sottoposti sia i Vigili del fuoco sia il personale forestale impegnato sul campo.

 

Il ritardo sulle nuove tecnologie

 

Uno dei punti indicati dal Movimento Cinque Stelle riguarda l’impiego delle tecnologie per la previsione e l’individuazione tempestiva degli incendi.

Schillaci contesta al governo regionale ritardi nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale e nella diffusione delle termocamere sul territorio siciliano.

Sistemi che, naturalmente, non impediscono a qualcuno di appiccare un incendio. Ma possono consentire di individuare prima un focolaio, seguirne l’evoluzione e indirizzare con maggiore rapidità uomini e mezzi.

Il problema siciliano, del resto, non è soltanto spegnere il fuoco. È arrivare prima che il fuoco diventi ingestibile.

 

La precedente indagine dell’Antimafia

 

La parlamentare Cinque Stelle ricorda inoltre che la Commissione regionale Antimafia aveva già condotto un’indagine sugli incendi e sull’impiego delle risorse economiche regionali.

Conclusioni e indicazioni che, secondo Schillaci, non avrebbero ricevuto una risposta adeguata da parte del governo Schifani.

La richiesta di istituzione della commissione d’inchiesta sarà rivolta al presidente dell’Ars sulla base dell’articolo 27 del regolamento del Parlamento regionale.

L’obiettivo dichiarato è ricostruire responsabilità, ritardi e carenze dell’apparato, evitando che anche questa estate finisca con un lungo elenco di danni, promesse e conferenze stampa. In attesa della prossima.

 

Chinnici: “Il caldo non può diventare un alibi”

 

Sulla stessa emergenza interviene Valentina Chinnici, deputata regionale del Partito democratico e vicesegretaria del Pd siciliano.

Per Chinnici, il governo non può spiegare la devastazione facendo riferimento soltanto alle temperature eccezionali e al cambiamento climatico.

«Non ci si può trincerare dietro la narrazione dell’ondata di calore eccezionale che colpisce l’intera Europa», afferma la parlamentare.

Il riscaldamento globale e le condizioni meteorologiche estreme interessano tutto il Mediterraneo. Ma, sostiene Chinnici, in Sicilia gli incendi assumono caratteristiche «peculiari, drammatiche e sistematiche».

 

Il sospetto degli interessi criminali

 

La deputata del Pd punta l’attenzione sulla possibile origine dolosa dei roghi e sugli interessi che potrebbero nascondersi dietro alcuni incendi.

Chinnici parla di «inneschi continui e ripetuti», criminalità, speculazione e abbandono del territorio. Una valutazione politica molto netta, mentre le cause e le responsabilità dei singoli episodi dovranno essere accertate dalle indagini.

Il tema, però, non può essere ignorato. Ogni estate, insieme ai roghi accidentali e alle imprudenze, si registra infatti un numero elevato di incendi appiccati deliberatamente. Fuochi che colpiscono boschi, riserve naturali, terreni agricoli, discariche abusive e zone nelle quali bruciano anche rifiuti pericolosi.

La Sicilia non deve affrontare soltanto il clima estremo. Deve affrontare anche chi usa il fuoco come strumento.

 

“Schifani e Savarino riferiscano in Aula”

 

Il Partito democratico chiede quindi un passaggio parlamentare urgente.

Schifani e Savarino, secondo Chinnici, devono spiegare quali misure di prevenzione siano state realmente attivate, quante risorse siano state impiegate e quali difficoltà siano emerse durante le giornate più drammatiche dell’emergenza.

La deputata sollecita anche un nuovo intervento della Commissione regionale Antimafia per approfondire gli eventuali interessi criminali collegati ai roghi e individuare responsabilità e omissioni.

Il Pd chiede infine una corsia preferenziale per le norme riguardanti la prevenzione e la gestione degli incendi.

 

Dopo il cordoglio, le risposte

 

La morte di Alessandro Marchì ha reso ancora più evidente il prezzo umano pagato da chi viene mandato a combattere gli incendi.

I Vigili del fuoco, i forestali e i volontari lavorano per ore sotto temperature estreme, circondati dal fumo, con mezzi che devono affrontare contemporaneamente decine di emergenze. Vengono chiamati eroi, spesso proprio quando il sistema di prevenzione li ha già lasciati soli davanti alle fiamme.

Per questo le richieste delle opposizioni non possono essere archiviate come una normale schermaglia politica estiva.

Una commissione d’inchiesta non spegne un incendio. Un’audizione parlamentare non restituisce i boschi distrutti. Ma può servire a capire perché la Sicilia arrivi ogni anno impreparata a un’emergenza che, puntualmente, tutti sanno che arriverà.

Il caldo eccezionale spiega perché il fuoco corre così velocemente. Non spiega, da solo, perché il territorio sia così vulnerabile. E soprattutto non può diventare l’alibi dietro il quale nascondere ritardi, omissioni e responsabilità.




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