*
I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di mercoledì 3 giugno 2026.
*
TOP
IL REAL FERENTINO
È un modo antico di fare sport. Non per finire sui grandi giornali. Non per produrre diritti televisivi, generare hashtag virali, attirare procuratori con le valigette piene di contratti. Quel modo di fare sport produce qualcosa di più difficile da misurare e di molto più duraturo: appartenenza. Il senso che la propria città vale la pena di rappresentarla, che il proprio quartiere merita una maglia, che restare non è una resa ma una scelta.
Il Real Ferentino ha vinto lo scudetto nazionale Under 21 di calcio a cinque nove mesi dopo la fondazione. Ma la notizia vera non è il titolo: è il progetto che ci sta dietro. Un gruppo di amici che a settembre decide di costruire una società non per fare business ma per dare a questi ragazzi un posto dove giocare nella loro città. Con il giglio e le mura ciclopiche sulla maglia. Con i loro colori, con la loro storia, con i loro tifosi, quei 134 che alle quattro di mattina sono saliti su un pullman per mille chilometri di andata e ritorno. (Leggi qui: Real Ferentino, 9 mesi per partorire… il sogno più bello: lo scudetto Under 21).
Gioca le tue carte a Ferentino
Il calcio italiano perde i giovani nelle accademie lontane, spesso li espelle dal territorio d’origine alla ricerca di speranze, contratti e visibilità. Il Frosinone Calcio è una magnifica eccezione, con i suoi giovani della cantera che hanno contribuito in maniera determinante alla galoppata trionfale verso la Serie A e qualcuno anche con la chiamata in Nazionale. Il progetto del Ferentino va in questa direzione, su una rotta contraria a quella che è la tendenza nazionale. Dice ai ragazzi di Ferentino: non devi andare altrove per diventare qualcuno. Puoi farlo qui. Puoi essere il tuo idolo restando a casa.
La scuola calcio che guarda i campioni allenarsi nel proprio comune. I bambini che hanno qualcuno da imitare che non arriva dalla televisione ma dall’angolo della strada. È questo il valore di un progetto sportivo radicato nel territorio: non i trofei, che pure arrivano, ma il legame che costruisce tra una comunità e i suoi giovani.
Luca Fanella e Massimo D’Agostini dicono che vogliono la Serie A. Legittimo. Ma la vittoria più importante l’hanno già ottenuta: hanno dimostrato che i ragazzi, se gli dai un motivo per restare, restano.
La lezione che i grandi club non sanno dare.
LUCA QUARESIMA
C’è un edificio bianco che sta crescendo accanto all’autostrada, a Ferentino. Chi percorre l’A1 tra Roma e Napoli lo vede: impossibile non notarlo. È il polo di NewCold, uno dei magazzini automatizzati a temperatura controllata più avanzati d’Europa, destinato a rivoluzionare la distribuzione dei prodotti surgelati in tutto il centro-sud Italia. Dietro quel progetto c’è un uomo: Luca Quaresima, country manager per l’Italia di NewCold. E da ora, quel nome ha anche un ruolo nazionale: delegato speciale per la filiera del freddo di Assologistica, la principale associazione della logistica italiana.
La nomina è arrivata a Transpotec-Logitec, la grande fiera della logistica alla Fiera Milano SpA, nel confronto promosso da Assologistica con la quasi totalità degli operatori della catena del freddo. Un riconoscimento che ha un significato preciso: Quaresima non rappresenta solo NewCold, rappresenta un settore intero che chiede di essere trattato come infrastruttura strategica nazionale, non come una nicchia dell’alimentare.
Il messaggio portato a Milano è diretto: senza catena del freddo, la produzione si perde. Non è un’iperbole: è fisica. Un farmaco fuori temperatura è un farmaco inutile. Un alimento mal conservato è un alimento pericoloso. La logistica del freddo è l’infrastruttura invisibile che tiene in piedi l’industria alimentare, farmaceutica e della distribuzione moderna. Eppure manca ancora un quadro normativo adeguato, mancano strumenti coerenti per le imprese energivore (che il freddo consuma molta energia è ovvio) e mancano incentivi strutturali per l’efficientamento degli impianti.
Sei direttrici
Sono esattamente le sei direttrici di lavoro emerse dal confronto milanese: riconoscimento della filiera come infrastruttura strategica, accesso agli strumenti per le imprese energivore, semplificazione normativa, incentivi per il revamping degli impianti, formazione specialistica, sviluppo infrastrutturale con iter autorizzativi più rapidi. Un’agenda ambiziosa, costruita sul presupposto che la logistica del freddo non possa continuare ad essere trattata come un problema di nicchia da risolvere caso per caso.
Quaresima arriva a questo ruolo nazionale con le credenziali più concrete che esistano: un polo bianco che cresce a Ferentino, visibile dall’autostrada, destinato a diventare uno dei nodi principali della distribuzione frigorifera del centro-sud. Non è una promessa: è un cantiere. Entro settembre sarà opera concreta, grazie anche al coordinamento sul campo svolto dal presidente dei costruttori edili ciociari Arnaldo Zeppieri che ha guidato il pool di imprese incaricate di realizzare l’opera.
La Ciociaria che ospita quel polo avrà presto a disposizione uno dei suoi protagonisti tra i tavoli che contano a livello nazionale.
L’uomo che viene dal freddo.
FLOP
SALVINI – SALIS
Esistono giornate particolari. In cui le assenze parlano più delle presenze. Il 2 giugno è una di queste. Non perché la parata ai Fori Imperiali sia un rito obbligatorio: ma perché chi sceglie di non esserci, o chi sceglie di usare quel giorno per dire cose che dividono, si assume una responsabilità precisa davanti alla storia e davanti ai cittadini.
I nei di ieri sono stati due, di segno opposto ma ugualmente significativi.
Il primo: Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, assente dalla tribuna delle autorità. Lo staff ha spiegato che era impegnato su trasporti e PNRR, con la precisazione, non proprio rassicurante, che «Salvini è stato presente solo nel 2019». Il problema non è un’assenza occasionale. Il problema è che un vicepresidente del Consiglio diserta sistematicamente la festa della Repubblica. Mandando un segnale. Non alle istituzioni ma ai suoi elettori. Dice che quella cerimonia non lo riguarda fino in fondo. In una stagione in cui il riarmo e la difesa europea sono al centro del dibattito politico, l’assenza del ministro che dovrebbe costruire le infrastrutture strategiche del Paese fa un certo effetto.
Parole divisive
Il secondo: Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, che sceglie il 2 giugno per proporre di abolire la parata militare: «restituire alla Festa della Repubblica il suo originario carattere civile, popolare e democratico».
L’idea non è priva di una sua logica interna: ci sono democrazie europee che celebrano la loro fondazione senza sfilate militari. Ma il momento scelto per dirlo, il tono con cui viene detto e soprattutto la qualifica istituzionale di chi lo dice trasformano una riflessione legittima in una provocazione. Quelle divise che sfilano rappresentano donne e uomini che servono il Paese ogni giorno. Discutere del formato della cerimonia è lecito — farlo il giorno stesso, da un palcoscenico istituzionale, è una scelta che dice molto su come si intende il rapporto con le istituzioni che si è chiamati a rappresentare.
La Repubblica ha bisogno di entrambe le cose che ieri sono mancate: la presenza di chi la governa e il rispetto di chi la critica. Salvini ha scelto il lavoro come alibi: plausibile, ma ripetuto. La Salis ha scelto la provocazione come metodo: efficace per i titoli, meno per la coesione civile. Nel mezzo, tremila militari che sfilavano. Senza chiedere nulla a nessuno.
Due modi sbagliati di stare nella Repubblica.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Alessioporcu.it
Source link



