Gli imperi trattano, l’Europa osserva: Ucraina e Iran nel nuovo equilibrio delle potenze


25 luglio 2026 – ore 14:30 Si chiude una lunga settimana, caratterizzata, sotto il profilo geopolitico, da una diffusa incertezza. Tuttavia, tralasciando l’imperante e insopportabile propaganda e senza mai dimenticare l’atrocità del conflitto in Ucraina e la «follia» del conflitto in Iran, emergono finalmente alcuni, seppur embrionali, indicatori positivi, che potrebbero determinare, nel prossimo futuro, l’avvio di progetti concreti volti a ricercare possibili soluzioni politico-diplomatiche sia sul fronte ucraino sia su quello iraniano. Ovviamente, qualora si riuscisse a individuare un processo negoziale concreto e credibile tra Mosca e Kiev e tra Washington e Teheran, anche in Medio Oriente sarebbe forse possibile riavviare il progetto del Board of Peace per Gaza, attualmente bloccato, con conseguenze gravissime per quelle popolazioni disperate; sostenere concretamente lo sforzo di pace in Libano; e accompagnare con nuovo slancio il necessario processo di stabilizzazione in Siria e in Iraq. Tale processo, inoltre, potrebbe successivamente determinare una comune volontà di rivolgere uno sguardo diverso alla risoluzione delle incancrenite e dimenticate crisi africane, dal Sudan alla regione dei Grandi Laghi, dal Sahel alla martoriata Somalia, evitando altresì di alterare i delicati e fragili equilibri esistenti tra Giappone, Corea del Sud e Filippine, da una parte, e la temuta Cina, dall’altra. Come ben sappiamo, tutte queste crisi sono strettamente interconnesse, poiché coinvolgono gli stessi attori, sia direttamente sia attraverso specifici alleati, e possono essere avviate verso una possibile risoluzione unicamente attraverso la ripresa dei colloqui diplomatici tra le grandi potenze.

Ricordiamoci, infatti, che il lungo stallo nei rapporti tra Washington e Mosca ha determinato un aggravamento della crisi in Ucraina e il conseguente irrigidimento di Mosca e Pechino nei confronti di Washington, sia nella crisi iraniana sia nel quadrante dell’Indo-Pacifico. Ha inoltre alimentato una profonda incertezza politico-diplomatica in tutte le monarchie del Golfo, in Israele, in diversi Stati africani e nella stessa Turchia.

Quest’ultima, tuttavia, grazie a un’abile politica di relazioni, essendo da una parte membro della NATO e dall’altra in ottimi rapporti con Mosca, anche per comprensibili ragioni storiche, geostrategiche, commerciali e industriali, potrebbe assumere, nel prossimo futuro e in misura sempre più rilevante, un ruolo chiave sia nella martoriata regione mediorientale sia nell’Africa settentrionale.

Per sostenere questa ipotesi di lavoro, vi propongo alcuni stralci delle recenti dichiarazioni emerse dai colloqui tra i vertici delle diplomazie russa, americana e cinese, avvenuti a margine del più volte citato vertice ASEAN, nonché le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo sull’Iran e quelle della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca sulla crisi mediorientale.

Inoltre, troverete l’esito dei colloqui tra il presidente ucraino Zelensky e Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati del presidente statunitense Donald Trump e, come ampiamente noto, incaricati di guidare gli sforzi di Washington per mediare una soluzione tra Ucraina e Russia. Saranno inoltre analizzati i contenuti dell’ultimo discorso alla nazione pronunciato da Zelensky, decisamente meritevoli di attenzione, in quanto delineano una situazione molto complessa e assai diversa da quella che ci viene raccontata.

Come vedremo, il linguaggio diplomatico sta cambiando: si tenta di individuare possibili soluzioni, si cerca una pace possibile e un compromesso accettabile. Inoltre, aspetto da non sottovalutare, sembra che nessuno abbia la volontà di esacerbare ulteriormente le tensioni, peraltro giunte a un livello critico.

L’Europa?

Al momento si limita a osservare, cerca di comprendere e prosegue nella sua politica sanzionatoria, a mio avviso suicida, nei confronti di Mosca e, ora, anche di Pechino. Cosa potrebbe fare, mi chiedono numerosi lettori, stretta com’è tra gli imperi e strategicamente dipendente dalle decisioni di Washington?

In realtà, riflettendo, potrebbe fare molto.

Per esempio, l’Europa potrebbe dichiarare la volontà di ricucire autonomamente i rapporti con l’Iran, la Cina e la Russia e favorire l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea, subordinando tale ingresso a una dichiarazione di neutralità da parte di Kiev.

L’Europa potrebbe inoltre affermarsi autonomamente nella complessa realtà mediorientale e nordafricana, nota agli analisti con l’acronimo MENA, Middle East and North Africa, come un’entità coesa, capace di garantire gli equilibri e nelle condizioni migliori per favorire e incentivare le mediazioni e i rapporti economico-finanziari, grazie agli antichi vincoli storico-politici e culturali che continuano a legare strettamente ciascun Paese della regione MENA, seppure con sensibilità diverse, a Parigi, Londra, Berlino e Roma.

L’Europa potrebbe altresì accogliere il pressante invito americano a occuparsi della sicurezza del continente, per molti versi ampiamente giustificato, dichiarando formalmente di voler avviare una politica di difesa autonoma ed esclusivamente europea, certamente inserita nella NATO, ma non più espressione di singoli Paesi, facili prede di Washington, bensì di un’unica entità, capace di diventare un partner autorevole dell’Alleanza euro-atlantica.

Tali decisioni faciliterebbero la fine del conflitto tra Mosca e Kiev, garantirebbero la salvaguardia delle popolazioni ucraine, consentirebbero la ripresa delle relazioni politiche, diplomatiche, economiche e industriali con due dei principali imperi globali, agevolerebbero i rapporti in Africa e in Medio Oriente, mantenendo, al contempo, salda l’alleanza strategica con Washington.

Tutto questo è utopistico?

Assolutamente sì.

Oggi appare del tutto irrealizzabile, perché al momento non esiste una politica estera europea pienamente condivisa tra i Ventisette. Non esiste una visione comune sui principali dossier, dal Medio Oriente ai rapporti con l’Iran e Israele, e neppure sul conflitto in Ucraina. Non esiste una politica comune per l’industria della difesa e potremmo continuare, amaramente, per giorni interi.

Non a caso, merita di essere evidenziato come da mesi si discuta, sottotraccia, nelle cancellerie di Parigi e Berlino, sull’opportunità di abolire o trasformare radicalmente il Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS), nato nel 2010 e guidato dall’estone Kaja Kallas, perché ritenuto non adeguato al compito sancito dai trattati.

Questo immobilismo europeo, accompagnato dall’incapacità di svolgere il ruolo di mediatore nelle controversie internazionali, ci rende purtroppo marginali e pericolosamente esposti ai venti che soffiano, a folate, sia da Washington sia da Mosca e Pechino.

Incontro tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e i media statunitensi in merito ai colloqui con la controparte cinese

Nella giornata di ieri, 24 luglio, vi abbiamo proposto la conferenza stampa di Rubio in merito ai colloqui con Lavrov. Oggi, invece, tratteremo i rapporti tra Washington e Pechino, con risvolti interessanti anche sulla Russia, sull’Ucraina e sull’intero scacchiere del cosiddetto Indo-Pacifico.

Certamente, questo approccio diplomatico americano ci appare quantomeno singolare. Tuttavia, a mio avviso, merita grande attenzione la libertà con cui i giornalisti americani pongono a Rubio domande dirette e anche insidiose, nonché l’abilità con cui lo stesso segretario di Stato riesce a rispondere senza mai attaccare frontalmente l’avversario di turno.

A questo proposito, vi propongo unicamente alcuni stralci, lasciandovi il link completo nella descrizione.

DOMANDA: Signor Segretario, lei ha avuto una riunione piuttosto lunga qui con…

SEGRETARIO RUBIO: Sì.

DOMANDA: …la sua controparte cinese.

SEGRETARIO RUBIO: Sì.

DOMANDA: Può darci un’idea di ciò che avete discusso?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, abbiamo parlato molto della visita di settembre, e questo era il punto centrale. Si trattava semplicemente di gettare le basi per un’altra visita positiva. Credo che il presidente Xi vivrà un’esperienza molto positiva quando verrà a Washington.

Guardate, questi sono i due Paesi più potenti al mondo, soprattutto economicamente, ma anche sotto altri aspetti. Insomma, dobbiamo avere una relazione. Ovviamente, ci sono ambiti nei quali esistono grandi divergenze. Entrambe le parti lo riconoscono. Dovremo lavorare per superarle. Penso che queste divergenze continueranno a esistere nel prossimo futuro e il nostro compito sarà gestirle in modo che non sfuggano mai di mano.

Ovviamente, difenderemo sempre i nostri interessi nazionali e mi aspetto che anche loro facciano lo stesso, secondo la propria definizione di interesse nazionale. Credo, però, che esistano alcuni ambiti di potenziale cooperazione. Il lavoro che dobbiamo svolgere da qui a settembre consiste quindi nell’individuare quali siano questi ambiti, in modo da poter gettare le basi per una visita a Washington molto positiva nel mese di settembre. Ne abbiamo parlato a lungo.

DOMANDA: C’è stato disaccordo sull’interferenza elettorale?

SEGRETARIO RUBIO: Non abbiamo discusso di questo argomento.

DOMANDA: Signor Segretario, la Cina e la Russia stanno fornendo all’Iran informazioni sugli obiettivi? Questi ultimi attacchi sono stati devastanti per le truppe statunitensi.

SEGRETARIO RUBIO: Guardi, tutto ciò che posso dire è che, ogni volta che ci si trova in una zona di combattimento come quella, esiste un pericolo intrinseco. Voglio dire, alla fine, questo dimostra proprio in che cosa l’Iran abbia investito le proprie risorse negli ultimi vent’anni.

DOMANDA: Ma la Cina e la Russia stanno fornendo loro informazioni sugli obiettivi da colpire?

SEGRETARIO RUBIO: Non intendo parlarne, se non per dire che nulla di ciò che è accaduto… No, nulla di ciò che la Cina ha fatto ha modificato in alcun modo la traiettoria di ciò che stiamo osservando nei conflitti con l’Iran. In effetti, in alcuni casi, i cinesi sono stati piuttosto collaborativi…

[…]

DOMANDA: La Cina ha inviato la propria Guardia costiera verso Taiwan, effettuando pattugliamenti nelle vicinanze dell’isola. So che gli Stati Uniti hanno affermato che ciò produce un effetto destabilizzante. Ne ha parlato con Wang Yi?

SEGRETARIO RUBIO: La questione emerge sempre in ciascuno dei nostri incontri perché, ovviamente, non condividiamo tali azioni. Riteniamo, infatti, che siano in contrasto con lo spirito di ciò che stiamo cercando di realizzare con loro in termini di stabilità strategica.

Il punto fondamentale da sottolineare è che gli Stati Uniti non accetteranno mai che le vie navigabili internazionali siano, in qualche modo, poste sotto il controllo di altri Paesi. Continueremo a navigare nelle acque internazionali, a impegnarci per garantire la libertà di navigazione e a rispettare i nostri impegni, per esempio nei confronti delle Filippine e di altri Paesi, sulla base dei trattati stipulati.

Ancora una volta, ciò evidenzia gli ambiti di disaccordo tra le nostre politiche e quelle della Cina. Queste divergenze devono essere gestite con molta attenzione perché, ovviamente, un conflitto, economico o di altra natura, tra gli Stati Uniti e la Cina avrebbe un impatto globale drammatico.

Il difficile compito della geopolitica e della politica estera consiste quindi nel gestire le divergenze ed evitare qualsiasi azione contraria ai nostri interessi nazionali, cercando, al contempo, di scongiurare un conflitto che potrebbe avere conseguenze davvero catastrofiche per il mondo. Credo che abbiamo l’obbligo di farlo ed è per questo che è importante continuare a dialogare con la Cina, a prescindere dalle nostre divergenze.

È importante ricordare che, persino al culmine della Guerra fredda e nei momenti di maggiore tensione, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica continuavano a comunicare, almeno a livello militare e diplomatico. In molti modi, questo ha impedito una catastrofe.

Non sto dicendo che siamo arrivati a quel punto con la Cina. Sto dicendo, però, che sarebbe francamente sconsiderato e irresponsabile che gli Stati Uniti e la Cina non intrattenessero relazioni, considerato l’impatto che i nostri Paesi esercitano sull’economia globale e sul mondo.

DOMANDA: Avete discusso con la Cina, con il ministro Wang Yi o con il gruppo di lavoro? Avete fornito ulteriori dettagli in merito al Consiglio per il commercio, al Consiglio per gli investimenti o a qualcuna di queste altre iniziative?

SEGRETARIO RUBIO: Sì, lo abbiamo fatto. Ne abbiamo discusso e stiamo procedendo verso la sua attuazione. Penso che questo sia uno dei potenziali risultati concreti che possiamo ottenere prima della visita prevista per settembre. Ripeto: sono buone idee e nascono in seguito alla visita che abbiamo effettuato in Cina all’inizio di quest’anno. Quindi sì, ne abbiamo discusso.

DOMANDA: Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha rivelato che vi incontrerà domani.

SEGRETARIO RUBIO: Sì.

DOMANDA: Qualora l’incontro avesse luogo, lo incalzerete sulla questione ucraina oppure vi limiterete a…

SEGRETARIO RUBIO: No, non so se «incalzarlo» sia il termine giusto. Ne parleremo. Ovviamente, credo che la guerra in Ucraina abbia, sotto molti aspetti, ostacolato la capacità della Russia e degli Stati Uniti di trovare punti d’incontro su altri argomenti. Questo non significa che non cercheremo di individuare altri ambiti di potenziale cooperazione.

Allo stesso tempo, vorremmo che quella guerra finisse. Pensiamo che la sua conclusione sarebbe positiva anche per la Russia. Quindi solleveremo la questione. Come ho già detto, gli Stati Uniti restano disponibili e disposti a svolgere un ruolo costruttivo per porre fine a quella guerra, qualora se ne presentasse l’opportunità. E potrebbe accadere.

Siamo disponibili a svolgere quel ruolo perché pensiamo che, in questo momento, e credo che i russi sarebbero d’accordo, siamo probabilmente l’unico Paese al mondo in grado di farlo, nel tentativo di porre fine a questa guerra.

DOMANDA: Quale ruolo stanno svolgendo gli Stati Uniti in questo momento? Voglio dire, sono ancora in corso colloqui riservati o iniziative diplomatiche da parte di…

SEGRETARIO RUBIO: Beh, credo che abbiate notato un certo calo di interesse negli ultimi mesi. Forse ora si sono create nuove condizioni che permetteranno di riprendere il dialogo. È uno degli argomenti che approfondiremo domani durante la nostra conversazione.

Ho incontrato brevemente il ministro degli Esteri Lavrov ieri sera. Non abbiamo parlato di nulla di tutto ciò, ma l’ho visto al suo arrivo alla cena di apertura. Ne discuteremo più approfonditamente domani.

Ovviamente, per essere corretto nei vostri confronti, molte delle questioni di cui parlerò con lui non saranno rese pubbliche attraverso un comunicato stampa, perché ciò comprometterebbe la possibilità di raggiungere un’intesa. Ne parleremo e verificheremo se si sia aperta una possibilità, o un’opportunità, affinché gli Stati Uniti possano svolgere un ruolo costruttivo.

Esistono, tuttavia, anche altri ambiti nei quali Stati Uniti e Russia possono cooperare. Tornando al punto che ho sollevato riguardo alla Cina, la questione è molto semplice: Russia e Stati Uniti sono i due Paesi con i maggiori arsenali nucleari al mondo. Non dialogare sarebbe avventato e irresponsabile.

Dobbiamo mantenere un rapporto con il governo russo, anche se esistono punti di disaccordo. Nel caso dell’Ucraina, potrebbe inoltre emergere un’opportunità per svolgere un ruolo costruttivo e porre fine al conflitto. Sono quindi certo che se ne parlerà domani, non c’è dubbio. Ma discuteremo anche di altre questioni.

DOMANDA: Signor Segretario…

DOMANDA: Il Wall Street Journal riferisce che il presidente Trump avrebbe approvato un accordo sul nucleare con l’Arabia Saudita. Avete maggiori dettagli al riguardo?

SEGRETARIO RUBIO: Sì, io… Lascerò che siano i funzionari della Casa Bianca a rilasciare una dichiarazione ufficiale sulla questione. Ho letto anch’io la notizia questa mattina, ma lascerò che la vicenda segua il suo corso. Preferirei che venisse resa pubblica attraverso i canali ufficiali. Quando ci sarà qualcosa da comunicare, lo faremo.

DOMANDA: Può confermarlo?

DOMANDA: Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Corea del Sud o ai loro alleati asiatici di contribuire con risorse navali o con altre forme di sostegno?

SEGRETARIO RUBIO: Non lo abbiamo chiesto oggi. Guardate, penso che sarebbe nel loro interesse, no? Se osservate la regione, vedrete che questi Paesi dipendono fortemente dal petrolio e dal gas naturale provenienti da questa parte del mondo.

Uno degli aspetti interessanti che avete potuto osservare è che le forniture destinate a molti Paesi della regione hanno iniziato a cambiare. Stanno acquistando da noi più GNL e più petrolio che mai. Penso quindi che alcuni dei cambiamenti che avete osservato nelle fonti di approvvigionamento energetico dei Paesi diventeranno permanenti, dopo quanto è accaduto.

Tuttavia, lo Stretto rimane un’importante via di transito energetico per molti Paesi della regione. Da lì passa circa il 20 per cento del petrolio acquistato a livello mondiale. Penso quindi che sarebbe nel loro interesse partecipare a un’iniziativa di questo tipo.

DOMANDA: Ma non avete avanzato questa richiesta oggi, durante questi colloqui?

SEGRETARIO RUBIO: Non lo abbiamo chiesto direttamente oggi, ma in passato abbiamo affrontato la questione con loro. Ogni Paese è sottoposto a restrizioni diverse rispetto alle procedure necessarie per autorizzare un simile intervento. Alcuni devono ottenere l’approvazione del Parlamento, mentre altri possono agire unilateralmente. Ogni Paese è diverso.

Ne abbiamo certamente parlato con diversi Stati. Non abbiamo bisogno che partecipino, ma pensiamo che sarebbe vantaggioso se lo facessero.

Alcuni di questi Paesi possiedono capacità specifiche e particolarmente utili, per esempio nelle operazioni di sminamento e in attività analoghe. Sarebbe quindi positivo se aderissero all’iniziativa e credo che alcuni di loro, alla fine, lo faranno. È nel loro interesse.

Oggi, tuttavia, non abbiamo raggiunto alcun accordo in merito. Francamente, non era questo il punto centrale delle nostre conversazioni.

DOMANDA: Signor Segretario, molti Paesi dell’ASEAN hanno sottolineato quanto la guerra in Iran sia drammatica per loro, sia in termini economici sia per la crisi energetica. Il ministro delle Finanze israeliano, tuttavia, ha adottato un tono diverso, affermando che la rappresaglia rappresenta, in realtà, la migliore situazione possibile per Israele, perché sta indebolendo l’Iran. Questo dimostra che esistono differenze tra gli Stati Uniti e Israele nel modo in cui interpretano questa guerra? Gli Stati Uniti stanno cercando di porvi fine, mentre per gli israeliani le ostilità continuano. È un vantaggio per loro?

SEGRETARIO RUBIO: Sì, guardi, non posso commentare quanto affermato da un singolo esponente del governo israeliano. Posso soltanto dirle che, in generale, riteniamo inaccettabile un Iran dotato di armi nucleari. Non può accadere.

Ed è proprio ciò che avrebbero fatto se si fossero nascosti dietro lo scudo convenzionale che stavano costruendo. Il Presidente non sarebbe rimasto a guardare mentre ciò accadeva. Entro due anni, l’Iran avrebbe potuto dire: «Ci doteremo di armi nucleari e non potrete farci nulla, altrimenti vi travolgeremo con le decine di migliaia di droni e missili che stiamo costruendo». Ora non possono farlo. Questo li ha certamente indeboliti.

Per quanto riguarda l’impatto sull’economia globale, l’Iran sta prendendo di mira il trasporto marittimo internazionale lungo una via navigabile globale, pretendendo di stabilire quali navi possano transitare e quali no. Questo è semplicemente inaccettabile. Non lo accetteremo e non permetteremo che diventi la norma.

In definitiva, però, ci sono altri Paesi che dovrebbero manifestare la stessa forte indignazione, perché sono concretamente più colpiti di noi.

DOMANDA: Avete discusso la questione con il ministro Jaishankar? Ha espresso qualche preoccupazione da parte dell’India in merito ai dazi doganali annunciati dal Presidente sui produttori di farmaci generici? Molti americani acquistano farmaci generici prodotti da aziende indiane e importati negli Stati Uniti. È un argomento emerso durante le vostre discussioni?

SEGRETARIO RUBIO: Voglio dire, non con me. Oggi non abbiamo approfondito la questione dei prodotti farmaceutici. Ovviamente, mi aspetterei che ne fossero preoccupati, ma oggi non ne hanno parlato. Potrebbero, tuttavia, averne discusso con altri esponenti della nostra amministrazione, perché intratteniamo rapporti molto stretti con l’India. Quindi…

DOMANDA: Signor Segretario, lei e il Presidente avete utilizzato, recentemente, un linguaggio molto esplicitamente anticomunista. Avete pubblicato quel recente rapporto su Cuba. Non ritiene che sia incoerente non aver affrontato le stesse questioni con la Cina? Si tratta del più grande Partito comunista del mondo, con cento milioni di iscritti.

SEGRETARIO RUBIO: Sì, ma il nostro problema riguarda l’ingerenza comunista all’interno del nostro Paese. Quel rapporto riguardava le azioni intraprese da diversi soggetti per interferire nel nostro Paese e minare la nostra politica estera.

DOMANDA: Ma il Presidente ha recentemente parlato dell’interferenza cinese nelle elezioni statunitensi e, come sappiamo, esistono molti altri modi attraverso i quali la Cina esercita la propria influenza negli Stati Uniti.

SEGRETARIO RUBIO: Ripeto: ciò che il Presidente ha reso pubblico giovedì, attraverso la declassificazione di documenti della nostra comunità di intelligence, è esattamente ciò che è stato pubblicato. Ha declassificato valutazioni prodotte dalla nostra comunità di intelligence.

La sua domanda, però, riguardava l’influenza comunista. Sì, gli Stati Uniti non vogliono diventare un Paese comunista. Non lo saremo mai e non permetteremo che le influenze comuniste minino la nostra politica o la nostra società.

Quindi non so a quale incoerenza lei si riferisca. La questione è molto chiara. Ovviamente, comprendiamo il sistema cinese e gli altri sistemi. Posso però dirle che il nostro sistema non vuole il comunismo e certamente non permetteremo che gli sforzi comunisti minino la società americana e creino divisioni nel nostro Paese. Ed è proprio ciò che stiamo osservando.

Tra l’altro, uno dei principali responsabili di queste attività da molti anni, nonché uno dei loro principali ispiratori, soprattutto nel nostro emisfero, è il regime cubano, che abbiamo descritto nel rapporto pubblicato lunedì.

DOMANDA: I cubani stanno esercitando un’influenza maggiore rispetto ai cinesi?

DOMANDA: Signor Segretario, ha espresso preoccupazione in merito allo scontro tra Cina e Filippine nel Mar Cinese Meridionale?

SEGRETARIO RUBIO: Sì, certamente. È stata una questione di grande rilievo. Abbiamo tutti osservato quanto è accaduto. Si tratta di una forma di escalation che riteniamo molto negativa e che non avvantaggia nessuno.

Ovviamente, in ogni incontro abbiamo ribadito che gli Stati Uniti hanno un trattato con le Filippine. Credo che siamo l’unico Paese legato alle Filippine da un accordo di questo tipo. Intendiamo rispettare gli obblighi derivanti dal trattato. Penso che lo abbiamo fatto finora e continueremo a farlo.

[…]

DOMANDA: È difficile, durante questi incontri, trasmettere fiducia nella capacità degli Stati Uniti di porre fine in modo rapido ed efficace alla guerra in Iran?

SEGRETARIO RUBIO: No, credo che tutti comprendano che gli Stati Uniti vorrebbero raggiungere una soluzione diplomatica. Vorremmo, se possibile, raggiungere un accordo con l’Iran che garantisca che non si doti mai di un’arma nucleare e che, ovviamente, contribuisca a impedirlo.

Vorremmo un accordo attraverso il quale l’Iran si impegni a non finanziare più il terrorismo e a non perseguire lo sviluppo di un’arma nucleare, né di tutto ciò che è necessario per ottenerla.

Credo che, se esiste una mancanza di fiducia, questa riguardi la possibilità che il regime iraniano accetti mai una qualsiasi di queste condizioni. Questa è la vera mancanza di fiducia.

Il motivo principale di questa sfiducia dovrebbe derivare dal fatto che gli iraniani avevano già assunto, molto recentemente, alcuni impegni attraverso un memorandum d’intesa, per poi violarli nel giro di due settimane.

Credo quindi che, se esiste un motivo di incertezza, questo risieda nella mancanza di fiducia nella capacità del sistema iraniano, nella sua attuale struttura, di raggiungere un accordo. Ci si domanda, pertanto, se siano realmente intenzionati a raggiungere un’intesa nel breve periodo.

Ma guardate, noi, e in particolare il Presidente, abbiamo sempre preferito negoziare e raggiungere un accordo su queste questioni. Siamo pronti e disponibili a farlo. Abbiamo cercato di farlo per un anno e mezzo, ma non resteremo a guardare mentre le navi vengono fatte saltare in aria o gli americani vengono attaccati.

DOMANDA: C’è speranza di raggiungere un compromesso?

SEGRETARIO RUBIO: Con l’Iran, giusto?

SEGRETARIO RUBIO: Il Presidente dispone di numerose opzioni, qualora continuassero a rifiutarsi di collaborare, e non intendo anticipare le sue decisioni in merito a nessuna di esse. Credo, tuttavia, che anche l’Iran sappia che abbiamo molte opzioni a disposizione.

DOMANDA: Lei ha detto, signor Segretario, che la Cina è stata in qualche modo collaborativa sulla questione dell’Iran. Che cosa intendeva dire?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, non vi elencherò tutti gli aspetti, ma ve ne citerò uno in particolare: la Cina ha chiarito in modo piuttosto esplicito di non sostenere l’imposizione di alcun pedaggio o restrizione al trasporto marittimo globale attraverso le vie navigabili internazionali. Una dichiarazione del genere, proveniente da un Paese come la Cina, è importante.

DOMANDA: Il presidente Trump…

DOMANDA: Quanto è preoccupante la minaccia degli Houthi per le ulteriori spedizioni di energia provenienti dall’Arabia Saudita? Teme che ciò possa avere un…

SEGRETARIO RUBIO: Beh, gli Houthi lo hanno già fatto in passato, come sapete. Hanno già minacciato la navigazione globale in quella zona. Ripeto: qualsiasi azione volta a limitare la navigazione attraverso il Mar Rosso sarebbe problematica, per le stesse ragioni per cui lo è la situazione nello Stretto di Hormuz.

Stiamo quindi monitorando attentamente la situazione. Nel corso della scorsa settimana ci siamo confrontati diverse volte con i sauditi riguardo a questa minaccia. Non si tratta di una minaccia nuova, poiché si è già manifestata in passato.

Il punto centrale, ancora una volta, è che l’Iran si trova nel mezzo. Quando si parla di chi fomenta disordini nella regione, si parla dell’Iran. Gli iraniani hanno scelto e deciso di organizzare voli diretti da Teheran allo Yemen, trasportando nel Paese esponenti delle Guardie rivoluzionarie e altri soggetti, e i sauditi hanno reagito. È questo che ha determinato la situazione che stiamo affrontando ora.

Speriamo, tuttavia, che sia possibile allentare la tensione. Ovviamente, non siamo particolarmente vicini agli Houthi e, pertanto, abbiamo una capacità limitata di influenzare le loro decisioni.

Credo, però, che questo sia soltanto un altro esempio: gli Houthi, Hezbollah, le milizie in Iraq, Hamas… È così che l’Iran spende il proprio denaro, anziché destinarlo alla propria popolazione. Lo investe nel sostegno a organizzazioni terroristiche e ad attori destabilizzanti nella regione.

DOMANDA: So che ha detto di non voler entrare nei dettagli dell’accordo saudita sul nucleare civile, ma, in generale, per chi ha a cuore la non proliferazione e ascolta la retorica statunitense su quanto sarebbe pericoloso per un altro Paese dotarsi di un’arma nucleare, non rappresenta un rischio concludere un accordo non perfetto in Medio Oriente?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, non intendo esprimermi direttamente su quell’accordo. Lo renderemo pubblico per iscritto, se e quando sarà il momento opportuno. Dovremo comunque sottoporlo al Congresso, quindi sarà certamente reso pubblico. Basti dire, tuttavia, che gli Stati Uniti non raggiungeranno alcun accordo con nessun Paese al mondo che comporti un rischio di proliferazione.

[…]

DOMANDA: Signor Segretario, dopo…

DOMANDA: In precedenza ha incontrato il ministro degli Esteri giapponese.

SEGRETARIO RUBIO: Sì.

DOMANDA: La Cina ha esercitato una crescente pressione economica e militare sul Giappone. Come valuta il peggioramento delle relazioni tra Giappone e Cina?

SEGRETARIO RUBIO: Oh, il peggioramento. Sì. Ovviamente, siamo molto vicini al Giappone e comprendiamo ciò che sta affrontando in questo momento. I giapponesi devono fare i conti con restrizioni concrete, controlli sulle esportazioni e molte altre misure.

Abbiamo naturalmente discusso di alcune delle iniziative aggressive che sono state adottate. È una tendenza preoccupante. Non credo che le relazioni tra Cina e Giappone stiano attraversando il loro momento migliore.

Siamo molto vicini al Giappone, abbiamo obblighi derivanti dai trattati stipulati con Tokyo e una lunga storia di cooperazione con il Paese, che proseguirà. Vediamo ciò che sta accadendo e ne siamo preoccupati.

DOMANDA: Signor Segretario, dopo aver ottenuto la liberazione di un cittadino americano detenuto in Iran la scorsa settimana, gli americani dovrebbero aspettarsi il ritorno in patria di altri detenuti, compreso il nostro collega Reza Valizadeh?

SEGRETARIO RUBIO: Penso che dovrebbero tornare tutti a casa. Non posso e non intendo prevedere chi altro potrebbe essere rilasciato, ma vorremmo che tutte le persone detenute ingiustamente venissero liberate, non soltanto dall’Iran, ma da ogni parte del mondo.

La questione sarà sempre una priorità nelle nostre conversazioni, qualora e quando riprenderanno.

[…]

DOMANDA: Grazie.

DOMANDA: Grazie.

https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/07/secretary-of-state-marco-rubio-remarks-to-the-press-14/

Incontro tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e Tak Togawa, caporedattore della rete televisiva giapponese NHK

Desidero proporvi questa intervista del 23 luglio scorso, perché ci consente di comprendere la posizione americana sulla Cina, anche in relazione alle recenti fibrillazioni nel Sud-est asiatico, nonché la percezione di Tokyo sia sull’Iran sia sull’aggressività di Pechino.

DOMANDA: Innanzitutto, vorrei chiederle della situazione in Iran. I Paesi dell’ASEAN hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo in Medio Oriente e, recentemente, gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro l’Iran per oltre dieci giorni. Ritiene che questi attacchi possano modificare la posizione negoziale dell’Iran?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, al momento la loro posizione negoziale è quella di implorare il raggiungimento di un accordo. Continuano a cercare un’intesa, ma ogni volta che ci provano questi signori cambiano idea o violano i termini concordati. Ne pagheranno quindi il prezzo, e il prezzo aumenterà ogni notte. Voglio dire, ogni giorno che passa pagheranno un prezzo sempre più alto.

Non sembrano ancora rendersi conto che devono raggiungere un accordo, altrimenti si troveranno ad affrontare un catastrofico collasso della loro economia. Forse saranno pronti tra qualche giorno, ma al momento posso dirvi che non vedo molte prospettive nel dialogare con loro, perché non sanno come negoziare o non sono pronti a farlo. Ed è un peccato, è davvero un peccato.

Ciò che non accadrà, però, è che possano controllare lo Stretto di Hormuz e decidere chi possa attraversarlo e chi no. Credo che il mondo dovrebbe unirsi su questo punto. Ogni Paese dovrebbe rivolgersi all’Iran e dire: «Non potete farlo, altrimenti vi attaccheremo anche noi».

In sostanza, stanno dicendo che terranno il mondo in ostaggio. Noi faremo tutto il possibile per punirli e pagheranno un prezzo altissimo.

DOMANDA: Vorrei chiederle informazioni sugli Houthi nello Yemen.

SEGRETARIO RUBIO: Sì.

DOMANDA: Hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco alle petroliere saudite. Qual è la sua reazione?

SEGRETARIO RUBIO: Ancora una volta, fa parte dello stesso schema: gli Houthi sono, sotto molti aspetti, un burattino degli iraniani. Sono stati prudenti e si sono tenuti fuori da questa vicenda per un lungo periodo, ma gli iraniani hanno trovato il modo di coinvolgerli, innescando un nuovo conflitto con l’Arabia Saudita. Ora si ritrovano nella stessa situazione.

Voglio dire, se ci pensate, non è sorprendente, perché sono le stesse tattiche che abbiamo già visto utilizzare dagli iraniani. Penso che gli Houthi dovrebbero svegliarsi e rendersi conto che non dovrebbero lasciarsi trascinare in questa vicenda, perché potrebbe condurli alla rovina. Dovrebbero trovare un modo per liberarsi dai complotti dell’Iran.

DOMANDA: Sono trascorsi cinque mesi dall’inizio della guerra con l’Iran. Avete qualche rimpianto per il fatto che gli Stati Uniti abbiano dato inizio a questa guerra? Qual è l’aspetto più importante per porre fine al conflitto?

SEGRETARIO RUBIO: L’unico rimpianto che avremmo avuto sarebbe stato vedere l’Iran dotarsi di un’arma nucleare, perché era proprio questo il loro obiettivo. Si sarebbero nascosti dietro decine di migliaia di missili e droni, che erano in grado di produrre su larga scala.

Tra un anno avrebbero potuto disporre di 15.000 missili a medio raggio e di 20.000 droni. A quel punto avrebbero potuto sopraffare qualsiasi sistema di difesa e fare ciò che volevano con il loro programma nucleare.

Eravamo giunti a un punto in cui dovevamo affrontare la questione, altrimenti avrebbero avuto uno scudo dietro il quale nascondersi. Avrebbero utilizzato quello scudo convenzionale per portare avanti il loro programma nucleare.

Sfortunatamente, altri presidenti, in passato, non sono riusciti ad affrontare questa minaccia, mentre il presidente Trump lo ha fatto. Quando si affrontano situazioni del genere c’è un prezzo da pagare, ma loro pagheranno un prezzo più alto, molto più alto.

DOMANDA: Quindi nessun rimpianto da parte vostra?

SEGRETARIO RUBIO: L’unico rammarico è che forse avremmo dovuto farlo prima. Si sarebbe potuto intervenire prima. Almeno, però, il Presidente ha agito, cosa che altri presidenti non hanno fatto.

DOMANDA: Anche il Giappone importa molto petrolio dal Medio Oriente. Quale ruolo ritiene che possa svolgere per contribuire a porre fine alla situazione attuale?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, guardi, penso che il Giappone disponga di capacità navali e di altro genere. Non soltanto il Giappone, ma molti Paesi dipendono dagli Stretti e dovrebbero essere indignati e preoccupati per il fatto che l’Iran stia affondando… non affondando, ma prendendo di mira navi che trasportano carburante. Molti Paesi dovrebbero essere preoccupati per questo.

Allo stesso modo, mi aspetto che il Giappone continui a fare ciò che sta già facendo, vale a dire modificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico. Sempre più spesso si rifornirà meno dal Medio Oriente e maggiormente dagli Stati Uniti e da altre regioni. Questo sta già accadendo in tutto il mondo, perché il Medio Oriente è da molto tempo una regione estremamente instabile.

Naturalmente, il cambiamento richiede tempo e sarà necessario affrontare un periodo di adattamento.

Faremo tutto il possibile per aiutare il Giappone, perché è un alleato molto stretto e importante degli Stati Uniti. Gli stiamo già vendendo più petrolio e gas naturale che in qualsiasi altro momento della storia. Possiamo offrirne ancora di più, garantendo un’alternativa che ritengo molto più stabile rispetto agli acquisti dal Medio Oriente.

DOMANDA: Vorrei chiederle qualcosa in merito alle relazioni tra Cina e Giappone. Ieri ha espresso preoccupazione per lo stato attuale dei rapporti tra i due Paesi. Quale tipo di relazione tra Giappone e Cina auspica?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, guardi, sono preoccupato perché la retorica di Pechino è molto aggressiva e sembra essere particolarmente concentrata sul Giappone.

Il Giappone è un alleato degli Stati Uniti. È un Paese con cui collaboriamo molto strettamente e con il quale siamo allineati da molto tempo. È quindi preoccupante osservare questa situazione.

Allo stesso tempo, pensiamo che uno dei modi migliori per prevenire i conflitti sia la deterrenza. Il modo migliore per garantire la deterrenza consiste nel continuare a rafforzare la nostra relazione.

La mia preoccupazione, inoltre, non riguarda soltanto le minacce militari, ma anche quelle economiche. In questo momento la Cina ha trasformato in un’arma l’accesso ai minerali critici e alle catene di approvvigionamento, utilizzandolo contro il Giappone forse più che contro qualsiasi altro Paese al mondo.

Penso quindi che sia proprio per questa ragione che una partnership tra Stati Uniti, Giappone e altri Paesi sia così importante. Ne abbiamo discusso nell’ambito del Quad. Abbiamo inoltre tenuto un incontro tra Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.

Credo che molti Paesi del mondo abbiano interesse a diversificare le proprie catene di approvvigionamento, affinché in futuro non possano mai più essere ostaggio di nessuno.

DOMANDA: Lei ha affermato di volere che la visita del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti, prevista per settembre, abbia un esito positivo. Ciò significa che, prima della visita, non sarà approvata alcuna vendita di armi a Taiwan?

SEGRETARIO RUBIO: Beh, non credo che la vendita di armi e la visita siano collegate. Per quanto riguarda Taiwan, a dicembre abbiamo realizzato la più grande vendita di armi della storia all’isola.

Come per qualsiasi vendita di armamenti, possiamo vendere soltanto le armi di cui disponiamo. Abbiamo innanzitutto le nostre esigenze da soddisfare. La vendita di armi a Taiwan è quindi sottoposta a valutazione semplicemente perché dobbiamo tenere conto delle necessità produttive delle nostre Forze armate.

Prima di vendere qualsiasi cosa, dobbiamo assicurarci di disporre di quantità sufficienti per noi stessi.

Ma, in generale, riguardo alla visita, direi che Cina e Stati Uniti sono le due maggiori economie del mondo. Entrambi sono potenze nucleari ed entrambi dispongono di forze armate sempre più potenti, le più forti al mondo nel caso degli Stati Uniti. Dobbiamo quindi mantenere una relazione con la Cina ed essere in grado di comunicare. Nei settori in cui possiamo cooperare, dobbiamo e dovremmo farlo.

Ci saranno anche ambiti di disaccordo. Lo sappiamo e lo riconoscono anche i cinesi. Queste divergenze devono essere gestite, perché qualsiasi tipo di controversia, economica o di altra natura, tra due grandi potenze può influenzare negativamente e in modo drammatico altri Paesi.

Vogliamo quindi stabilità, pace e prosperità. Non vogliamo che l’Indo-Pacifico diventi un’area di conflitto. Per questo vogliamo gestire questa relazione e mantenere interazioni positive con la Cina.

Riconosciamo, però, di avere profonde divergenze con Pechino. Dobbiamo discuterne, cercare di gestire la situazione e fare in modo che non degeneri mai in un conflitto. Credo, tuttavia, che vi siano ambiti nei quali continueremo ad avere opinioni differenti, in particolare per quanto riguarda il commercio e la libertà di navigazione.

DOMANDA: Il successo della visita di Xi Jinping negli Stati Uniti è una delle sue massime priorità in questo momento?

SEGRETARIO RUBIO: No, è una visita importante… Voglio dire, abbiamo molte priorità. La nostra priorità principale è sempre la tutela dell’interesse nazionale degli Stati Uniti, ma si tratta comunque di una visita importante.

Noi siamo stati in Cina all’inizio di quest’anno e ora il presidente Xi ricambia la visita. Ogni volta che i leader dei due Paesi e delle due economie più potenti del mondo si incontrano, si tratta di un appuntamento rilevante.

Vogliamo che sia un incontro di successo, nel senso che intendiamo conseguire, per quanto possibile, risultati positivi. Allo stesso tempo, però, non verremo meno ai nostri impegni nei confronti dei partner della regione. Su questo punto siamo stati molto chiari.

DOMANDA: È sicuro che la politica degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan non cambierà?

SEGRETARIO RUBIO: Ebbene, la politica degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan è stata ribadita durante la nostra visita a Pechino e rimane invariata.

DOMANDA: A novembre si terranno le elezioni di metà mandato e il prezzo del carburante è ancora piuttosto alto. Ritiene che la guerra con l’Iran finirà prima delle elezioni?

SEGRETARIO RUBIO: Non lo so. In definitiva, molto dipende dal fatto che l’Iran rinsavisca o meno. Non credo, tuttavia, che la guerra con l’Iran sarà, di per sé, determinante per le elezioni.

In qualità di segretario di Stato degli Stati Uniti, mi è vietato, per legge e per regolamento, partecipare alla politica interna. Non sono quindi coinvolto nelle elezioni di metà mandato, perché non posso esserlo. Ovviamente, però, ne siamo consapevoli e comprendiamo che saranno numerosi i fattori destinati a incidere sul voto.

La buona notizia è che gli Stati Uniti sono oggi uno dei maggiori produttori di energia al mondo. Non dipendiamo dal Medio Oriente per il nostro approvvigionamento petrolifero. Possiamo produrre non soltanto per noi stessi, ma anche esportare energia ai nostri partner.

Questa è la buona notizia e credo che ci abbia consentito di gestire e stabilizzare la situazione in modi che non sono alla portata di altri Paesi. Noi abbiamo questa possibilità. Penso quindi che, alla fine, le elezioni saranno decise da moltissimi fattori.

Fortunatamente, sebbene l’energia rappresenterà un elemento importante e sia certamente più costosa di quanto vorremmo, gli Stati Uniti non dovranno affrontare una situazione di insicurezza energetica. Possiamo soddisfare il nostro fabbisogno e quello degli altri. Disponiamo di risorse sufficienti sia per il consumo interno sia per le esportazioni.

DOMANDA: Vorrei chiederle informazioni sul Memorandum d’intesa con l’Iran. Non sembra funzionare, almeno non al momento. In futuro, attraverso i negoziati diplomatici, sarà necessario definire un nuovo Memorandum d’intesa oppure preferireste tornare al…

SEGRETARIO RUBIO: Beh, guardi, il problema del Memorandum d’intesa è che lo hanno sottoscritto e poi non lo hanno rispettato, giusto?

Il Memorandum è molto chiaro: non si dovrebbe sparare contro le navi nello Stretto di Hormuz. Eppure, è proprio ciò che hanno deciso di fare.

Noi abbiamo rispettato gli accordi: abbiamo revocato il blocco e le sanzioni. Per alcune misure sanzionatorie abbiamo concesso deroghe relative al petrolio e loro, nonostante ciò, hanno deciso di sparare contro le navi. Hanno quindi violato il Memorandum d’intesa, rendendolo privo di efficacia.

DOMANDA: Bene. Infine, attualmente ricopre la carica di segretario di Stato. Non so se, un giorno, le piacerebbe visitare il Giappone in qualità di presidente degli Stati Uniti.

SEGRETARIO RUBIO: (Ride.) No, voglio dire, mi piacerebbe molto visitare il Giappone. Non so in quale veste, ma in questo momento sono concentrato esclusivamente sul mio incarico.

Ho questo lavoro, so che lo manterrò e c’è molto da fare. Non trascorro molto tempo a pensare ad altro. Non si può mai sapere che cosa riservi il futuro, ma al momento non abbiamo altro programma se non quello di svolgere un buon lavoro come segretario di Stato e tornare in Giappone il più spesso possibile.

DOMANDA: Grazie mille.

SEGRETARIO RUBIO: Grazie.

https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/07/secretary-of-state-marco-rubio-with-tak-togawa-of-nhk/

Commento della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, sugli sviluppi in Medio Oriente

Dal sito del ministero degli Affari Esteri russo leggiamo:

«Ci dispiace constatare che l’escalation nel Golfo Persico stia prendendo slancio. Le parti in conflitto continuano a scambiarsi attacchi, che stanno causando ingenti danni alle infrastrutture civili dell’Iran e dei Paesi arabi.

È aumentato il rischio di interruzioni della navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso. Questa situazione pone ulteriori difficoltà agli sforzi di mediazione regionale volti a rilanciare il processo negoziale sulla base del Memorandum d’intesa di Islamabad del 17 giugno tra Stati Uniti e Iran».

A tale proposito, esortiamo tutte le parti coinvolte nel conflitto a dimostrare un approccio responsabile e moderato, astenendosi da qualsiasi azione che possa ampliare la portata del confronto militare e determinare un ulteriore deterioramento della situazione politico-militare in Medio Oriente. Uno scenario negativo comporterebbe conseguenze critiche per la sicurezza energetica e alimentare internazionale.

Siamo fermamente impegnati a risolvere le divergenze in quella regione strategica del mondo attraverso mezzi politici e diplomatici, nel rispetto degli interessi di tutti gli Stati dell’area. La Russia è pronta a fornire l’assistenza necessaria a tal fine.

https://mid.ru/en/foreign_policy/international_safety/regprla/2128479/

Discorso di apertura del ministro degli Esteri Sergey Lavrov in occasione dell’incontro con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, Cholpon-Ata, 24 luglio 2026

Dal sito del ministero degli Affari Esteri di Mosca leggiamo:

«Signor Wang Yi,

caro amico,

siamo sempre lieti di accogliere i nostri amici, con i quali discutiamo di questioni importanti e con i quali è semplicemente un piacere interagire anche a livello personale.

Nell’aprile di quest’anno abbiamo tenuto intensi colloqui a Pechino, che hanno rappresentato una tappa fondamentale nella preparazione della visita del presidente Vladimir Putin nella Repubblica Popolare Cinese, avvenuta a maggio. Tale visita si è rivelata estremamente produttiva e ha elevato le relazioni russo-cinesi a un livello qualitativamente nuovo.

Nonostante gli ostacoli posti dai nostri colleghi occidentali, i nostri legami commerciali ed economici sono in crescita. Nella prima metà del 2026, gli scambi commerciali complessivi sono aumentati di oltre il 25 per cento e sembra che l’anno si chiuderà con un nuovo record.

La diplomazia del presidente cinese Xi Jinping e del presidente russo Vladimir Putin rappresenta la forza trainante delle relazioni russo-cinesi. Secondo le nostre stime, i due leader si sono già incontrati circa cinquanta volte, sia durante visite bilaterali sia a margine di diversi eventi internazionali. Anche quest’anno si prospettano numerose occasioni per ulteriori contatti tra i nostri leader.

Indubbiamente, i risultati odierni si fondano sulle solide basi del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Abbiamo recentemente celebrato il suo venticinquesimo anniversario e ci congratuliamo ancora una volta con tutti per questo importante traguardo.

Anche l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) celebra il suo venticinquesimo anniversario. Non è esagerato affermare che Mosca e Pechino rappresentino la forza trainante di questa organizzazione. Negli ultimi venticinque anni, la SCO è cresciuta fino a diventare un solido gruppo di partner che condividono gli stessi ideali, rappresentando quasi la metà della popolazione mondiale e un terzo del prodotto interno lordo globale.

I nostri Paesi sono stati tra i fondatori e i promotori del gruppo BRICS, che è in continua espansione. L’interesse sia per il gruppo BRICS sia per l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai continua a crescere in molti Paesi del mondo.

Desidero congratularmi con i nostri amici cinesi per il successo della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale, conclusasi di recente a Shanghai, e per la creazione di una nuova organizzazione internazionale: l’Organizzazione mondiale per la cooperazione nell’intelligenza artificiale. La nostra delegazione ha partecipato all’evento e ha contribuito alla fondazione di questa nuova struttura internazionale.

Continuiamo a coordinare strettamente le nostre azioni in seno alle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza, nonché nell’ambito dell’APEC, del G20, degli eventi dell’ASEAN e di altri forum multilaterali.

Manterremo questo coordinamento in politica estera anche in futuro. Oggi abbiamo una buona opportunità per discutere delle sfide che ci attendono e sono fiducioso che questo sarà un altro colloquio produttivo e utile».

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2128911/

Comunicato stampa sull’incontro tra il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi

Il 24 luglio, a margine della riunione del Consiglio dei ministri degli Affari Esteri degli Stati membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, tenutasi a Cholpon-Ata, in Kirghizistan, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi hanno avuto un incontro per discutere una serie di questioni all’ordine del giorno, sia bilaterali sia internazionali.

I due ministri hanno espresso soddisfazione per l’andamento positivo delle relazioni russo-cinesi, che hanno raggiunto un livello senza precedenti in termini di partenariato globale e interazione strategica. Il Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione fornisce una solida base a queste relazioni e il suo venticinquesimo anniversario viene ampiamente commemorato quest’anno da Mosca e Pechino, anche attraverso eventi congiunti organizzati dalle missioni diplomatiche russe e cinesi in Paesi terzi e presso organizzazioni internazionali.

Sergey Lavrov e Wang Yi si sono confrontati sul dialogo politico bilaterale, sulla cooperazione pratica e sui legami umanitari, prestando particolare attenzione all’attuazione degli accordi raggiunti durante la visita ufficiale del presidente Vladimir Putin in Cina, avvenuta a maggio.

I ministri hanno inoltre discusso dell’interazione nell’ambito dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, comprese le prospettive per l’ulteriore sviluppo dell’organizzazione nel quadro del suo complessivo processo di modernizzazione. Particolare attenzione è stata dedicata alla preparazione dei contenuti della prossima riunione del Consiglio dei capi di Stato della SCO.

È stata sottolineata l’importanza di rafforzare il coordinamento strategico tra Mosca e Pechino sulla scena internazionale, anche in seno alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza, all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, ai BRICS, al G20, all’APEC e ad altri forum internazionali.

Le discussioni hanno riguardato anche le relazioni con gli Stati Uniti e la situazione relativa alla crisi ucraina.

Al termine dell’incontro, le parti hanno constatato una convergenza o una sostanziale somiglianza di vedute sulla maggior parte delle questioni affrontate.

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2128900/

La risposta di Lavrov alle dichiarazioni del segretario di Stato americano Rubio

Il 24 luglio, dal Kirghizistan, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, commentando le dichiarazioni del segretario di Stato americano Marco Rubio, secondo il quale le proposte per una soluzione del conflitto ucraino presentate al vertice in Alaska sarebbero fallite, ha sottolineato l’importanza di chiarire chi sia realmente responsabile di tale esito.

Ha ribadito che la coscienza della Russia rimane pulita, richiamando il principio secondo cui «la parola di un uomo è sacra: se dici che farai qualcosa, poi la fai».

Lavrov ha sottolineato che il netto rifiuto da parte di Kiev delle proposte statunitensi formulate al vertice in Alaska sarebbe dovuto principalmente al continuo afflusso di armi, una parte significativa delle quali proveniente dagli Stati Uniti.

L’agenzia russa ha raccolto le sue principali dichiarazioni.

Le osservazioni di Rubio sul fallimento degli accordi di Anchorage

In risposta all’affermazione di Rubio secondo cui le proposte per una soluzione pacifica in Ucraina sarebbero fallite, Lavrov ha sottolineato la necessità di individuare i veri responsabili: «Per quanto riguarda il fallimento degli accordi di Anchorage, probabilmente dobbiamo capire chi li abbia fatti fallire esattamente».

Ha ricordato che il vertice di Anchorage aveva condotto a posizioni coordinate e di compromesso: «Se c’è una proposta, c’è un accordo. Quindi, forse, ad Anchorage sono stati raggiunti risultati condivisi? Sì, ci sono stati. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump — e non sto rivelando alcun segreto — ha ripetutamente affermato che si trattava di una proposta di compromesso. Abbiamo accettato che fosse un compromesso e qualsiasi accordo, probabilmente, implica un elemento di compromesso».

Lavrov ha inoltre osservato che gli Stati Uniti avevano assicurato che Kiev avrebbe intrapreso i passi necessari per giungere a una soluzione, ma tali impegni non sarebbero stati mantenuti: «Ha aggiunto che Zelensky avrebbe fatto ciò che aveva proposto. Beh, non ha funzionato».

La Russia resta impegnata a trovare una soluzione politica e diplomatica in Ucraina

Richiamando il principio del «dire ciò che si fa e fare ciò che si dice», Lavrov ha sottolineato: «Sapete, come si suol dire, la parola di un uomo è sacra: se dici che farai qualcosa, la fai».

Ha fatto riferimento alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo al vertice in Alaska del 2025: «Ieri ho citato e condiviso con Marco Rubio i commenti del presidente Trump dall’Alaska, dove ha parlato con entusiasmo degli accordi di Anchorage, affermando che quasi tutto era stato risolto e che, forse, rimaneva una sola questione da affrontare. Le basi per la pace erano state gettate».

Lavrov ha ribadito che l’attuazione di tali accordi avrebbe potuto fermare le ostilità e riaprire i negoziati: «Queste sono le nostre valutazioni. Ritenevamo che accettare le proposte statunitensi avrebbe consentito di raggiungere un cessate il fuoco e di tornare ai negoziati, affrontando numerosi dettagli relativi agli aspetti politici».

Accordo ucraino e approccio statunitense

Lavrov ha osservato che gli Stati Uniti avrebbero chiaramente modificato la propria posizione sulla soluzione del conflitto ucraino: «Dall’altra parte, questo approccio è cambiato, a giudicare dalle parole di Rubio».

La Russia continua ad attenersi ai principi delineati per la risoluzione del conflitto, come affermato dal presidente Vladimir Putin nel giugno 2024: «Gli obiettivi fissati dal presidente Putin saranno raggiunti».

Anche qualora gli Stati Uniti, seguendo l’esempio dell’Europa, dovessero respingere gli accordi di Anchorage — come dimostrerebbero le dichiarazioni pubbliche del presidente francese Emmanuel Macron e l’affermazione del ministro degli Esteri ucraino Andrey Sibiga, secondo cui «abbiamo seppellito gli accordi di Anchorage» — la Russia rimarrebbe irremovibile.

«Se queste sono valutazioni condivise dagli americani, che cosa possiamo fare? Certamente, abbiamo ripetutamente affermato di preferire una soluzione politica e diplomatica, ma raggiungeremo i nostri obiettivi in ogni caso».

Il sostegno statunitense a Kiev

Lavrov ha condannato il rifiuto di Kiev delle proposte statunitensi, definendolo «arrogante e sprezzante» e attribuendolo, in larga parte, agli aiuti militari americani: «Questo rifiuto arrogante, persino sprezzante, avviene in buona parte perché il regime di Zelensky viene rifornito di armi — ingenti quantità di droni e altro sostegno militare — che utilizza per attaccare i civili e minare la stabilità della Russia».

Ha inoltre sottolineato il coinvolgimento degli Stati Uniti: «Gli Stati Uniti sono significativamente coinvolti nel rafforzamento della forza militare di Zelensky», anche attraverso la fornitura di informazioni di intelligence destinate all’impiego sul campo di battaglia.

«Gli americani forniscono informazioni di intelligence, Starlink è operativo e le tecnologie avanzate destinate al combattimento non sono lì per caso».

https://tass.com/politics/2164647

Comunicato stampa sui colloqui tra il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran Abbas Araghchi

Dal sito del ministero degli Esteri russo leggiamo:

«Il 24 luglio, a margine della riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri degli Stati membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, tenutasi a Cholpon-Ata, in Kirghizistan, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha incontrato il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Abbas Araghchi».

I responsabili delle rispettive diplomazie hanno discusso dell’attuale escalation nel Golfo Persico e delle fragili prospettive di una soluzione pacifica del conflitto. La parte russa ha sottolineato l’importanza di giungere rapidamente ad accordi duraturi per la cessazione delle ostilità, nell’interesse del ripristino della stabilità, della sicurezza e della libera navigazione nella regione.

I ministri hanno inoltre affrontato una serie di questioni chiave nell’ambito delle relazioni bilaterali.

https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2128845/

Ucraina e Stati Uniti si allineano su una nuova iniziativa di pace, mentre i funzionari sperano che la Russia accetti una tregua aerea

Il 24 luglio scorso, il Kyiv Independent, in un lungo editoriale di Tim Zadorozhnyy, riferisce di una presunta iniziativa di pace condotta da Washington e Kiev, volta a porre fine al conflitto in Ucraina.

L’intero editoriale può essere consultato attraverso il link allegato.

In particolare, si afferma che l’Ucraina e gli Stati Uniti stanno coordinando una nuova serie di proposte di pace da presentare a Mosca, nella speranza che il mutamento delle dinamiche belliche possa creare l’opportunità di spingere la Russia verso i negoziati, secondo quanto riferito da funzionari ucraini e statunitensi al Kyiv Independent.

Le proposte rifletterebbero quelle che i funzionari ucraini descrivono come nuove «realtà sul campo», emerse dopo mesi di continui capovolgimenti sul fronte del conflitto.

Un funzionario statunitense ha affermato che la Casa Bianca ritiene che il Cremlino potrebbe ora essere più disposto ad accettare almeno un cessate il fuoco parziale nello spazio aereo, mentre l’Ucraina intensifica i propri attacchi all’interno della Russia.

La rinnovata spinta diplomatica giunge dopo mesi di stallo, con Washington che tenta ora di rilanciare i negoziati, di fatto interrotti all’inizio di quest’anno.

Il ritorno dei colloqui di pace

Il presidente Volodymyr Zelensky ha recentemente avuto un colloquio telefonico con Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati del presidente statunitense Donald Trump e incaricati di guidare gli sforzi di Washington per mediare una soluzione tra Ucraina e Russia.

Secondo una persona a conoscenza diretta della conversazione, la discussione non avrebbe incluso proposte dettagliate. I due inviati avrebbero invece informato Zelensky che la Casa Bianca sta preparando un quadro negoziale rivisto.

Il passo successivo prevederebbe uno stretto coordinamento con Kiev, prima che le proposte vengano presentate a Mosca.

L’Ucraina sperava di proseguire tali discussioni di persona con Witkoff e Kushner durante gli incontri in Finlandia di questa settimana. I piani, tuttavia, sarebbero stati vanificati dalla recente escalation tra Stati Uniti e Iran.

Ciononostante, le trattative proseguono dietro le quinte.

Secondo fonti vicine alla pianificazione, Witkoff e Kushner non avrebbero attualmente in programma di visitare Kiev, ma dovrebbero recarsi in Russia tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, dopo aver raggiunto un’intesa con la parte ucraina.

Si prevede che il rinnovato impegno diplomatico acquisti slancio all’inizio della prossima settimana.

Zelensky e Trump si starebbero preparando a incontrarsi per discutere la prossima fase dell’iniziativa di pace.

Una persona a conoscenza dei preparativi ha affermato che i due leader potrebbero incontrarsi a margine dei funerali del senatore statunitense Lindsey Graham, il 28 luglio, sebbene resti in valutazione anche l’ipotesi di un incontro alla Casa Bianca.

Tra le questioni che dovrebbero essere affrontate figura un nuovo tentativo di organizzare colloqui diretti tra Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin.

Zelensky ha sostenuto che soltanto Putin disponga dell’autorità necessaria per porre fine alla guerra su vasta scala condotta dalla Russia. Eppure, ogni tentativo di organizzare un incontro si è scontrato con lo stesso ostacolo.

Il Cremlino ha costantemente respinto l’ipotesi di incontri in un Paese neutrale, insistendo invece affinché Zelensky si rechi in Russia: una proposta che Kiev considera non tanto un’offerta genuina, quanto piuttosto un modo conveniente per evitare del tutto negoziati diretti.

Trump aveva precedentemente affermato che non si sarebbe opposto a partecipare a un simile incontro, qualora ciò avesse contribuito a promuovere gli sforzi di pace.

https://kyivindependent.com/ukraine-us-align-on-new-peace-push-as-officials-say-russia-may-accept-air-ceasefire/

24 luglio: il discorso serale del presidente ucraino, tra il timore di nuovi e imminenti attacchi russi e la speranza di una pace dignitosa con il sostegno statunitense

Desidero infine proporvi quest’ultimo discorso di Zelensky, decisamente diverso dai precedenti, nel quale non si parla più di una vittoria certa, ma di distruzione, dell’incapacità di Kiev di contrastare i missili balistici russi e della necessità di fare appello agli Stati Uniti per raggiungere una pace possibile.

«Cari ucraini!

«Oggi, in pieno giorno, i russi hanno colpito Kiev e la regione con missili balistici. Hanno preso di mira un evento nel distretto di Bucha che non avrebbe assolutamente dovuto svolgersi in quel luogo.

Oggi ho parlato con il procuratore generale Ruslan Kravchenko e ho ricevuto i rapporti delle forze dell’ordine. Sono già state aperte indagini penali sull’accaduto. Naturalmente, l’attacco è stato causato dai missili russi e da nient’altro. Tuttavia, abbiamo già affermato mille volte che, in queste condizioni di guerra e con un nemico come questo, non si possono assolutamente organizzare dimostrazioni di armi alla presenza di grandi folle, soprattutto nei pressi di edifici residenziali.

Al momento, sono state confermate dieci vittime di questo attacco. Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. Molte persone sono rimaste ferite.

Ci sono stati anche attacchi russi estremamente brutali contro Slovyansk e altre comunità nelle regioni di Donetsk, Kharkiv, Kherson, Sumy e Odessa e nelle aree circostanti.

Sappiamo, grazie alle nostre informazioni di intelligence e a quelle dei nostri partner, che i russi hanno predisposto missili per un nuovo attacco su vasta scala contro l’Ucraina. L’attacco potrebbe avvenire oggi stesso: disponiamo di informazioni preliminari secondo cui potrebbe verificarsi entro le prossime 48 ore. Vi preghiamo di prestare attenzione e di seguire gli avvisi di allerta aerea.

Oggi ho avuto alcuni incontri con il comandante in capo delle Forze armate dell’Ucraina, Mykhailo Drapatyi, ai quali hanno partecipato anche Yevhenii Khmara, il suo gruppo di lavoro del ministero della Difesa, altri funzionari governativi e il primo ministro dell’Ucraina, Sergii Koretskyi.

Abbiamo definito nel dettaglio la sequenza delle misure che possono garantire una maggiore protezione alle nostre città, ai nostri villaggi, alle regioni meridionali del Paese e alle nostre infrastrutture. Stiamo inoltre aggiornando il piano per la protezione delle nostre esportazioni di cereali.

Apprezzo molto il coordinamento attivo tra tutti i responsabili del nostro settore della difesa e della sicurezza. È proprio ciò di cui abbiamo bisogno. Sono grato a Mykhailo Drapatyi e Yevhenii Khmara per la loro attenzione ai dettagli e per la loro collaborazione.

Pavlo Palisa e il gruppo di lavoro dell’Ufficio del Presidente continueranno a contribuire alla ricerca e all’attuazione delle soluzioni. Il primo ministro Koretskyi sta preparando alternative economiche e infrastrutturali che possano rafforzare la resilienza dell’Ucraina. Il primo ministro e l’intera squadra di governo lavoreranno per massimizzare la diversificazione delle nostre operazioni di importazione e di esportazione.

Le sfide sono molto significative. Abbiamo bisogno anche di soluzioni asimmetriche. È già in corso il lavoro per garantire l’approvvigionamento di carburante destinato al mercato interno ucraino, creare ulteriori rotte di esportazione, attuare i necessari programmi di sostegno per i produttori ucraini e collaborare con i nostri partner, con i Paesi vicini della regione e con Bruxelles.

Ci aspettiamo comprensione dai nostri partner: la difesa aerea rappresenta la prima priorità per la quale possono aiutarci. Ogni accordo deve essere attuato, e deve esserlo tempestivamente.

Il ministero degli Affari Esteri ucraino e tutti i nostri diplomatici devono agire più rapidamente. Le esigenze dell’Ucraina devono essere espresse con maggiore forza in tutto il mondo, perché si tratta di necessità reali per proteggere vite umane.

È inoltre importante che, nei nostri principali Paesi partner, si sappia sempre di più su ciò che sta realmente accadendo in Ucraina, sugli attacchi della Russia contro il nostro popolo e sugli sforzi compiuti da Mosca per prolungare questa guerra.

Laura Loomer si trova in Ucraina in questi giorni. È vicina, molto vicina al presidente Trump. Abbiamo parlato e Laura ha visto molto dell’Ucraina, nella capitale e altrove: la Lavra, il nostro popolo e tutto ciò che stiamo attraversando.

Spero che l’America continuerà a sostenere l’Ucraina e che saremo in grado di porre fine a questa guerra attraverso una pace dignitosa. È ciò di cui abbiamo bisogno.

Ci stiamo preparando per un incontro con il presidente degli Stati Uniti e con il suo staff. Ringrazio l’America. Ringrazio tutti coloro che sostengono l’Ucraina, il nostro popolo e i nostri sforzi per proteggere la vita.

Disponiamo di informazioni certe secondo cui la Russia si starebbe preparando a una nuova e significativa ondata di mobilitazione per l’autunno. Attualmente, i russi stanno perdendo più soldati al fronte di quanti ne riescano a reclutare. Eppure, Putin continua a pianificare di intensificare gli attacchi e di estendere questa guerra. Ha bisogno di più russi da mandare all’assalto.

Dobbiamo difenderci preventivamente da questa minaccia, a tutti i livelli: al fronte, attraverso le nostre sanzioni a lungo termine, mediante i nostri attacchi a medio raggio, con la nostra diplomazia e, naturalmente, attraverso il coinvolgimento di chiunque possa sostenere la vita e avvicinare la pace.

Memoria eterna a tutti coloro che sono stati uccisi dalla Russia.

Gloria all’Ucraina!»

https://www.president.gov.ua/en/news/znayemo-vid-rozvidok-ta-partneriv-sho-rosiyani-prigotuvali-r-105577

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani




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