di Gabriele Carchidi (carabinier e poliziotti mi conoscono benissimo anche senza… documenti)
Al porto delle nebbie di Cosenza le grandi manovre per insabbiare il gran pasticcio della morte di Momo sono iniziate subito. I familiari dello sfortunato ragazzo, a quasi 48 ore dai fatti, non hanno ancora lo straccio di un verbale di quel maledetto pomeriggio di giovedì e naturalmente le forze politiche e persino i sindacati “ufficiali” non hanno preso posizione contro il carabiniere che è stato il suo carnefice. Niente di niente. Come da scontato copione. Il comunicato alla Ponzio Pilato del sindaco di Cosenza – giusto per fare un esempio – è vergognoso come la sua faccia di bronzo. E meno male che dovrebbe essere “di sinistra”! Quanto alla destra, sono tutti allineati e coperti per difendere il carabiniere razzista che ha istigato al suicidio Momo e “proteggerlo” dagli antagonisti che vogliono giustizia. Il solito vecchio e triste ritornello dello stato che difende anche i suoi servitori più impresentabili per spirito di corporazione. Esattamente come sta accadendo per l’omicidio di Fakir a Bologna.
Il vice brigadiere Luca Restaneo, 51 anni a settembre, tormentava Momo da mesi: lo aveva puntato perché è un carabiniere razzista nell’anima e di conseguenza è forte con i deboli e debole con i forti. La sua “storia” o meglio la sua “carriera” è costellata di vicende oscure e violente fin da quando ha messo piede nella nostra realtà: lo sanno tutti. Una decina di anni fa era nella Compagnia dei carabinieri di Rende, dove c’erano gli elementi peggiori dell’Arma. Restaneo se ne andava in giro con i cani a caccia di “fumo” per menare e terrorizzare i ragazzini ma non è durata molto perché chi comandava ha capito presto che questi metodi avrebbero portato solo guai. Ma lui, il Restaneo, non s’è certo fermato: è diventato appuntato scelto e poi, nel 2018, è arrivato al grado di vice brigadiere. O meglio, è risultato idoneo ed è passato alla Compagnia di Cosenza, dove ha continuato ad andare a caccia di ragazzi deboli, meglio se “stranieri” per continuare a tormentarli e a perseguitarli mentre invece abbassava la testa o si metteva d’accordo con i clan dominanti, che qualche volta gli hanno persino dato qualche bella lezione “fiammeggiante” perché non rispettava i “patti”. Della serie: non solo incasso la percentuale ma mi allargo pure…
Potremmo citare decine e decine di episodi violenti che l’hanno visto squallido protagonista in questi ultimi anni, ma per il momento ci concentriamo su quello che ha fatto a Momo. Lo deve sapere tutta la città che quello che ha detto Nabila, la mamma di Momo, è soltanto la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità.
«Qui sono venuti altre volte i carabinieri – ha spiegato la signora Nabila Bassioud – e lo picchiavano, cioè lo trascinavano sul pavimento. C’era in particolare un carabiniere che lo perseguitava (esattamente Luca Restaneo, ndr). Dopo che Momo si è lanciato dal balcone, mi sono precipitata giù e mi hanno persino impedito di abbracciare il suo corpo». Anche la fidanzata del ragazzo conferma il racconto: «Durante un’altra perquisizione, in passato, lui è svenuto. Voleva lanciarsi giù anche quella volta. Lo hanno preso, trascinato, gli hanno rovesciato in faccia una pentola d’acqua (sempre Luca Restaneo con qualche altro scagnozzo che prima o poi smaschereremo, ndr). Per questo motivo, Nabila aveva cercato di entrare nella stanza, perché sapeva che il figlio ci aveva già provato e voleva evitare che succedesse».
E non è finita qui. Momo era stato ammanettato prima di lanciarsi. Un quadro che appesantisce ulteriormente le responsabilità del capo pattuglia dei carabinieri del Norm (Nucleo Operativo Radiomobile) Luca Restaneo, poiché una persona privata della libertà e addirittura ammanettata (e ancora non si capisce perché per il motivo che… non abbiamo neanche il verbale!) si trova sotto la diretta ed esclusiva tutela di chi la arresta. Com’è possibile che un ragazzo di 25 anni, reso inoffensivo dalle manette ai polsi, in una piccola stanza, possa avere avuto il tempo e il modo di lanciarsi dalla finestra? Perché non è stato fermato? Probabilmente non ce lo dirà mai nessuno perché – come sta succedendo per l’omicidio di Fakir – la politica si sta mettendo in mezzo per salvare il culo flaccido del vice brigadiere.
Ma oggi a lui e ai suoi squallidi compari tutta la parte sana della città urla con orgoglio: non ci avete fatto niente. La frase “non mi avete fatto niente” è contenuta in una lettera scritta dal giornalista Antoine Leiris, che ha perso la moglie durante gli attentati di Parigi del novembre 2015. Rimasto solo con il figlio, l’uomo ha deciso di mettere per iscritto il fatto che gli attentatori non avrebbero mai avuto il suo odio.
Noi non ce l’abbiamo con tutti i carabinieri e con tutti i poliziotti che lavorano a Cosenza perché sappiamo che ce ne sono tanti onesti che fanno anche bene il loro lavoro. Ci rivolgiamo alle mele marce, che vanno assolutamente isolate.
Cari carabinieri – ma anche poliziotti – fascisti e razzisti della Compagnia e della questura di Cosenza, e cari “capizzuni” che vi comandano: comandante, ex questore, procuratore capo, politici corrotti… Dovete sapere che più cercate di ammazzarci e più cercate di menarci e più non ci farete mai niente e non avrete nemmeno il nostro odio perché ci fate semplicemente schifo e pena per quanto siete “venduti” e senza dignità. Queste circostanze vi stanno facendo uscire pazzi… dalla vergogna. Sì, esatto, dovete solo vergognarvi per quello che avete fatto, anche se non pagherete mai per la vostra violenza. E siccome non pagherete mai… è giusto che le vostre facce appaiano sui nostri canali e sui nostri media perché tutti le possano vedere e tutti possano vedere quanto fate schifo. Ricordatevelo: non ci avete fatto niente. Avete ucciso, istigato al suicidio e picchiato la vostra stessa divisa e centinaia di carabinieri e poliziotti onesti, lo avete capito adesso? Ed è per questo che oggi pubblichiamo le foto di Luca Restaneo: per la nostra dignità e per quella dei familiari di Momo. Come sempre e come al solito, a futura memoria.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link
