Bruxelles – Un’ora e dieci di discorso, intervallato da oltre venti applausi tra cui quattro standing ovation. Mai nominati gli Stati Uniti d’America, né il loro presidente. Compare sette volte la parola ‘clima’, dodici ‘difesa’. Ursula von der Leyen ha tenuto oggi (16 settembre) il suo discorso sullo stato dell’Unione in un’Aula del Parlamento europeo, a Strasburgo, quasi piena – alcuni banchi vuoti nell’ala destra – e definisce fin dalle prime parole quello attuale come un periodo storico “eccezionale”, “un’epoca complessa, fatta di grandi possibilità e grandi pericoli”, dove l’Unione, parafrasando Charles Dickens, “non è mai stata così forte, eppure può anche apparire più precaria che mai”. Ma l’obiettivo, per von der Leyen, è chiaro: “Costruire un’Europa indipendente e capace di agire”. Tre gli ospiti d’onore cui von der Leyen si ispira: i fondatori della start-up tecnologica, “Rafa, dalla Polonia, e Pekka, dalla Finlandia”; la famiglia del pilota danese anti-incendi, Rune Kyndal, rimasto vittima in un tragico incidente insieme a un ufficiale di collegamento a cui l’Aula ha tributato la prima standing ovation; la giovane ginnasta ucraina Sasha – a cui è andata la seconda standing ovation – che, nonostante aver perso la gamba sinistra a causa di un attacco russo, ha ripreso ad allenarsi e a vincere medaglie. E presente in Aula c’è anche il primo ministro canadese, Mark Carney, destinatario della terza standing ovation e perno del messaggio politico di von der Leyen: l’UE continua a credere nelle alleanze.
Economia, mercato ed energia
La presidente chiarisce subito di voler “portare a termine entro la fine del prossimo anno questa storica riforma del Mercato unico“, che è la tabella di marcia per la competitività, ‘Un’Europa, un mercato’, e continuare sulla strada della semplificazione. Su questo aspetto, spiega, “presenteremo proposte per accelerare ulteriormente le procedure di autorizzazione” – come quelle di permessi, moduli, connessioni alla rete, decisioni di finanziamento. E ne approfitta per lanciare una stoccata agli Stati membri: “A livello europeo stiamo facendo del nostro meglio per ridurre la burocrazia, ma credo sia giunto il momento che anche gli Stati membri facciano la loro parte”.
Acceleratore premuto anche su “energia pulita, accessibile e prodotta internamente” nell’UE – “rinnovabili e nucleare, oppure biometano o altre fonti” – con l’approccio della neutralità tecnologica alla base. “Dobbiamo però anche garantire la disponibilità dell’elettricità che produciamo” ed è per questo che “il pacchetto sulle reti è così urgente“, per permettere di “investire più rapidamente, accelerare gli allacciamenti alla rete e sviluppare sistemi di stoccaggio”. In sostanza, il futuro dell’Europa, per l’inquilina di Palazzo Berlaymont, è “elettrico”, con l’obiettivo di raddoppiare la quota di elettricità entro il 2040 arrivando a “ridurre la spesa per l’importazione di combustibili fossili di 260 miliardi di euro l’anno”.
Il confronto con Pechino e l’indipendenza sulle materie prime
“Abbassare i prezzi dell’energia, investire e innovare di più, riformare le nostre economie” può però non bastare “se le nostre imprese non possono competere a parità di condizioni”. E qui il dito puntato è contro la Cina con cui l’UE ha un deficit commerciale di un miliardo di euro al giorno. “È una situazione insostenibile”, commenta von der Leyen e il dialogo intavolato con Pechino “per riequilibrare gli scambi commerciali” “deve ora portare a risultati concreti”. Qui chiarisce: “Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare le nostre relazioni. Le parole sono importanti, ma i fatti lo sono ancora di più”. E sulle “dipendenze pericolose” annuncia che verrà istituita “una nuova Società europea per le materie prime critiche, che ci aiuterà ad acquisire e stoccare ciò di cui abbiamo bisogno: per auto elettriche, chip e batterie, tecnologie pulite e difesa, e molto altro ancora”.
Per muoversi, però, all’UE servono finanziamenti e per von der Leyen è cristallino il fatto che il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE, per il 2028-2034, “necessita di nuove risorse proprie”, ovvero di quelle nuove voci di ingresso per l’Unione tanto indigeste ai Paesi membri, soprattutto ai cosiddetti ‘frugali’ che puntano ad abbassare le richieste di Commissione e Parlamento per il futuro bilancio comunitario. Il sostegno alle imprese e all’economia non si esaurisce qui e oltre al “fondamentale” lavoro sull’Unione dei risparmi e degli investimenti per von der Leyen c’è “bisogno di un sistema bancario concepito per la crescita, non solo per la stabilità”. Perciò, “presenteremo un nuovo pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione e sul superamento della frammentazione“.
Clima e digitale al centro

Preoccupazione e appello all’azione sono i tratti di questo capitolo di discorso. “Quest’estate è stata quella della verità”, nota von der Leyen ricordando che “quasi nessuna parte del nostro continente è stata risparmiata”. Ragion per cui, anche se “la transizione è complessa”, “l’Europa può, deve e continuerà a perseguire i propri obiettivi climatici“. In questa partita “dobbiamo intensificare notevolmente la nostra preparazione” e per questo “il mese prossimo presenteremo un nuovo quadro per la resilienza climatica” che mapperà “i cento territori più vulnerabili d’Europa” permettendo la valutazione dei rischi e “il livello più idoneo a cui gestirli“.
Per quanto riguarda le conseguenze degli eventi estremi, poi, von der Leyen attesta che “attualmente, solo circa il 25 per cento delle perdite causate da catastrofi in Europa è coperto da assicurazioni private” e per colmare la lacuna “la Commissione istituirà un’Alleanza per le assicurazioni climatiche“. Per evitare, poi, “che l’estate appena trascorsa si ripeta”, verrà presentato “presto un Piano europeo per le ondate di calore“, per avere sistemi di allerta precoce più efficaci e di una migliore preparazione in ambito sanitario, mentre sul piano della sicurezza idrica e alimentare arriverà “una nuova iniziativa europea sull’acqua” – dato lo “spreco enorme” delle condutture europee – oltre che “proposte per migliorare la gestione dei rischi e colmare il divario assicurativo“. Arriva qui un messaggio ai ‘trattori’: “Gli agricoltori europei hanno saputo affrontare la sfida di questa estate infinita. Sono i migliori al mondo e noi li sosterremo in ogni fase del percorso”. A chiusura del capitolo sui disastri ambientali, von der Leyen spiega di aver chiesto ai più esperti responsabili europei dei vigili del fuoco e dei servizi di emergenza di esaminare ogni aspetto della preparazione e della prevenzione e “di formulare proposte concrete, inclusa la creazione di una futura flotta europea antincendio“.

Per affrontare i rischi dell’Intelligenza Artificiale, von der Leyen annuncia che verrà intensificata “la collaborazione con partner che condividono i nostri stessi valori, come Canada, Regno Unito e altri” e il dialogo si allungherà anche ai “principali laboratori all’avanguardia per discutere di come sostenere gli sforzi del settore per gestire il ritmo di sviluppo di queste tecnologie di frontiera”. Ma “l’Europa deve dotarsi di capacità proprie, in particolare per tutelare la sicurezza nazionale” e “restare nella gara” tecnologica. Tradotto, deve “potenziare massicciamente la capacità di calcolo” su cui la Commissione presenterà delle idee. Inoltre, “svilupperemo nuove modalità per impiegare fondi pubblici e privati nell’investimento verso le start-up e le imprese europee più promettenti“. Per la presidente della Commissione, quando si tratta di Intelligenza artificiale “la chiave sta nel creare quel valore che l’IA non ha ancora generato”, ma senza mai sostituire l’uomo. “Ci stiamo concentrando su cinque settori ad alto valore aggiunto in cui l’IA industriale offre il maggior potenziale e disponiamo dei dati necessari: sanità, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio. A novembre annunceremo iniziative rivoluzionarie in questi settori“, dice.
Nel contesto del digitale e delle tutele alle persone, von der Leyen ricava del tempo per dare anticipazioni sul pacchetto sulla protezione dei minori online che sarà presentato domani, l’EU Kids Act. “Niente social media sotto i 13 anni. Nessun account personale sotto i 15 anni. Ciò significa che, dai 13 ai 15 anni, saranno consentiti solo ‘mini-account’ creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni temporali. E nella fascia tra i 15 e i 18 anni, la progettazione sicura (“safe design”) sarà un obbligo per le piattaforme”, dettaglia spiegando che “saranno le piattaforme a dover dimostrare di essere sicure”. E dai minori passa agli adulti osservando che “serve un quadro normativo più ampio: il Digital Fairness Act” che arriverà “in autunno” contro il design che crea dipendenza.
Lavoro e Pilastro sociale europeo ai tempi delle nuove tecnologie
Un approccio – quello dell’uomo al centro e al comando dell’IA – che si travasa anche nel mondo del lavoro. “Dall’istruzione all’occupazione, l’IA deve contribuire a sviluppare competenze, migliorare la qualità del lavoro e offrire ai lavoratori un’opportunità equa. Ecco perché abbiamo bisogno del nostro ‘Quality Jobs Act‘ e lo presenteremo prima della fine dell’anno”, annuncia. È in questo contesto che, la prima presidente donna della Commissione europea sottolinea che, in occasione del decimo anniversario l’anno prossimo del Pilastro europeo dei diritti sociali, l’UE investirà “nelle nostre regioni, affinché tutti abbiano il ‘diritto di restare’” e non emigrare se non vogliono e lancerà “un Patto europeo per l’assistenza per affrontare le sfide legate ai cambiamenti demografici”. E afferma a voce più alta davanti a “chi vorrebbe addirittura fare passi indietro sui diritti delle donne” che “le donne sono qui per restare”. Per questo, “insieme al mio caro amico António Costa (presidente del Consiglio europeo, ndr), ospiteremo un vertice per riaffermare i principi fondamentali del nostro Pilastro sociale“.
La proiezione internazionale: Canada, Ucraina e Medio Oriente

Von der Leyen rivendica il lavoro di alleanze commerciali in giro per il mondo, “con oltre 80 Paesi”, e annuncia a est “un nuovo progetto di connettività internazionale – “collegherà direttamente il Caucaso meridionale e l’Asia centrale al mercato europeo; è quello che chiamiamo ‘Corridoio di Mezzo’” – e a ovest l’intenzione di “portare le relazioni con il Canada al massimo livello possibile“, lavorando con Carney, presente in Aula, “per aprire la strada affinché il Canada diventi il primo membro associato dell’UE“.
Le relazioni internazionali non bastano, però, secondo von der Leyen, a mettere al sicuro l’UE. E davanti ad “attacchi informatici e sabotaggi, incendi dolosi e incursioni di droni” che sono “in costante aumento”, la presidente insieme all’Alta rappresentante per la Politica estera, Kaja Kallas, presenterà “una nuova strategia europea per la sicurezza“. Nei progetti della presidente, “l’Europa necessita di un proprio protocollo di risposta alle minacce ibride”. In altre parole, “ritengo sia giunto il momento di un ‘Articolo 4′ europeo’“, al pari di quello dell’Alleanza Atlantica, “o di un protocollo di emergenza per la sicurezza: un meccanismo che, attivato da uno Stato membro, convochi tutti gli altri Stati membri per coordinare una risposta europea, scoraggiare ulteriori escalation e mitigarne l’impatto”. Non solo. “Da tempo si discute di un formato di dialogo tra leader incentrato sulla sicurezza del nostro continente” e “tale esigenza è ancora più impellente oggi” motivo per cui “illustreremo le nostre proposte per rendere realtà un Consiglio europeo per la sicurezza“.

La postura verso l’Ucraina non cambia e, semmai, si potenzia. “Forniremo aiuti umanitari e rafforzeremo l’approvvigionamento energetico e di riscaldamento dell’Ucraina” e “la difesa aerea dell’Ucraina”, afferma. In più, “vogliamo sviluppare con l’Ucraina un sistema di difesa missilistica modulare ed economicamente sostenibile” e “con i fondi rimanenti di SAFE istituiremo un nuovo programma per progetti congiunti con aziende ucraine”. In terzo luogo, “inaspriremo le nostre sanzioni contro la Russia”.
Poche le parole spese per Gaza. Von der Leyen punta il dito contro la mancata unità dei Paesi membri per arrivare a “una risposta unitaria” e ricorda che questo comportamento UE è “doloroso per molti europei”, che sono molto “colpiti dalla profonda sofferenza a Gaza e dalla violenza incontrollata dei coloni in Cisgiordania”. Bolla come “inaccettabile la decisione del governo israeliano di portare avanti l’illegale progetto di insediamento E1” e ricorda di aver chiesto “l’anno scorso all’Europa di agire, proponendo una serie di misure”. Rimaste nel cassetto. Dunque, non le resta che rimarcare il ruolo giocato nel sostegno ai palestinesi – “abbiamo fornito più aiuti di chiunque altro” – e chiudere il capitolo sottolineando che “è compito dell’Europa mantenere viva la prospettiva della soluzione a due Stati“. Nessun riferimento, però, a come farlo.
Le migrazioni dopo Ceuta
La questione migratoria entra nel discorso di von der Leyen passando dai fatti di Ceuta di cui mette in luce “lo sfruttamento di persone vulnerabili da parte di trafficanti e contrabbandieri senza scrupoli e dei nostri avversari”, su cui l’UE ha proposto un regime di sanzioni, e il principio che “le frontiere esterne sono frontiere europee”. In questo scenario, “l’unica soluzione possibile è una soluzione europea” e si chiama “Patto sulla migrazione e l’asilo”. Ma non basta: “L’Europa deve disporre dei mezzi necessari per proteggere i propri confini in ogni momento” e “per questo motivo proporremo un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze“. Inoltre, “intensificheremo anche il lavoro per rafforzare Frontex, in particolare per accelerare i rimpatri”; “miglioreremo i nostri sistemi di allerta precoce, anche in collaborazione con Paesi terzi”; “garantiremo la capacità di rilevare e anticipare le dinamiche online” e “continueremo ad affrontare le cause profonde della migrazione irregolare” attraverso “una nuova iniziativa mediterranea per le competenze e l’occupazione giovanile”.
L’Europa, un amore da ritrovare
Infine, un occhio rivolto all’Europa che arriverà. Von der Leyen conferma che il processo di allargamento “rimarrà basato sul merito” e che “il rispetto dei nostri valori non è negoziabile”. Per questo si dice “inorridita dalle immagini del funerale di Ratko Mladić a Belgrado la scorsa settimana”. E con la memoria torna poi al 1948 quando “si tenne un Congresso d’Europa che riunì le menti più brillanti del nostro continente per riflettere sul futuro della cooperazione europea”. Per von der Leyen “dobbiamo riscoprire questa capacità di pensare all’Europa” e per tale ragione “annuncio oggi l’avvio di un nuovo Congresso d’Europa, che riunirà pensatori e scrittori, artisti e scienziati, cittadini e società civile”. Sarà l’anno prossimo, in occasione del 70esimo anniversario del Trattato di Roma. Obiettivo: sviluppare “una visione capace di ispirare la prossima generazione di europei, capace di riaccendere l’immaginazione europea, affinché la prossima generazione possa scrivere la propria storia“. Perché è chiaro che qualcosa si è spento in questi decenni, e va riacceso. E per il re-innamoramento degli europei all’UE serve altro dalle istituzioni e dai palazzi.
Alla fine del discorso la quarta standing ovation, ma solo parziale: seduti senza neanche applaudire sono rimasti i deputati nei banchi di destra e di sinistra.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




