Polizia etnica di stato (di Rocco Tripodi)



Polizia etnica di stato

di Rocco Tripodi

Alla fine, pare sia prossima ad una soluzione l’annosa questione dell’unificazione in un solo corpo delle diverse gendarmerie pur con le stesse mansioni, presenti in Italia, in linea con gli altri Paesi occidentali. Se l’operazione partirà da questo governo, di questo nuovo corpo si conoscono già quali saranno gli elementi identitari comuni che lo caratterizzeranno, e il nome più condiviso ed eloquente: POLIZIA ETNICA DI STATO.

Per meglio comprendere, basta dare uno sguardo veloce alle cronache di altre democrazie anche più avanzate della nostra, che riportano quotidianamente episodi di brutale violenza, mirate intimidazioni e vere e proprie esecuzioni di piazza nei confronti di comunità minoritarie o non omogenee al sistema dal punto di vista etnico, religioso o politico. Categorie spesso accomunate da un forzato stato di povertà, condizione che le discrimina escludendole e non garantendogli tutele. Ma c’è da dire che anche la democratica Italia repubblicana si è spesso guadagnata le prime pagine di cronaca non soltanto nazionali. Per fattacci ignobili di diritti negati, abusi e violenze da parte di coloro che non comprendono o si compiacciono di disattendere lo scopo per cui i cittadini perbene li VOGLIONO presenti sempre sulle strade, a LORO PROTEZIONE: sono Le nostre tante polizie, protagoniste di azioni degradanti e squalificanti di ingiustificata VIOLENZA, spesso mai sufficientemente deprecata da chi le dirige e sempre condivisa e sollecitata da squallidi personaggi politici, per cinici tornaconti elettorali.

Il recente omicidio di FAKIR ABDERRAHIM, marocchino con permesso di soggiorno assieme alla famiglia, a Bologna, ripropone un allarme sempre più trascurato da una classe politica che governa con criteri da gastroenterologa la complessa problematica della sicurezza di tutti i cittadini in Italia. L’ORDINE regolamentato da un uso mirato del manganello, un uso a misura di pancia dell’elettore. E lì è una bella gara a chi ce l’ha più a destra… il manganello e a chi lo mostra per primo. E mentre si complimentano con gli agenti per la sapiente manutenzione e l’utilizzo mirato ed efficace dell’attrezzo, i nostri nobili rappresentanti politici gli mettono una pacca sulla spalla e un santino elettorale estendibile alla famiglia, nella tasca…, ma mai una riforma onesta che democraticamente assicuri loro formazione, crescita, avanzamenti e tutele interne, aggiornamenti professionali, turni umani, riconoscimenti in campo investigativo, turn over, stipendi proporzionati ai compiti svolti, e una consapevolezza di APPARTENENZA alla società civile e non di DIPENDENZA verso chi li vuole asserviti ai loro progetti come guardiani armati di una democrazia totalizzante. Continuano a lusingarli con garanzie di immunità improbabili perché finora incostituzionali, spingendoli verso comportamenti, gratuitamente aggressivi tollerati solo in DITTATURA che fortunatamente ANCORA in Italia NON È del tutto COMPIUTA.

Visti i tempi, alla fine, a Bologna i danni sono stati contenuti. Immaginate quale putiferio si sarebbe potuto scatenare se nelle vicinanze ci fosse stata una gioielleria, una bistecchiera o una vannacceria. Covi di giustizieri del giorno, della notte di Capodanno, e in tutt’altre occasioni, anche in vestaglietta. Costoro, rassicurati da grazie, condoni, scudi penali, autorizzazioni a non procedere che permettono di conservare in salamoia il proprio culo trucido, costoro ai primi schiamazzi non avrebbero esitato ad accorrere e sparare a chiunque in quel momento potesse rappresentare, a loro insindacabile giudizio, pericolo per i due uomini dello stato in evidente sofferenza difronte al soverchiante impeto dell’aggressore.

Preventivamente abbattendo nell’immediatezza i malcapitati più prossimi, per poi prendere di mira i turisti cinesi intenti a fotografare e una volta a terra prenderli a calci. Quindi inseguire fin dentro la scuola materna e mettere a tacere, a pistolettate, gruppi di bambini urlanti che col loro poco virile contegno avrebbero potuto distrarre la concentrazione dei due tutori dell’ordine, che alla fine si sono rivelati due straordinari perfezionisti.

Lo hanno immobilizzato che meglio non si poteva. Va detto che nei tanti episodi di colluttazioni o morti, durante e a causa di controlli su gente comune disarmata, da parte delle forze dell’ordine, non è mai protagonista la Calabria. Certo se andiamo indietro, negli anni successivi al primo episodio di “turismo popolare” in Calabria, lo sbarco dei Mille, ci fa obbligo ricordare quando i militi piemontesi, come brave massaie “ficcavano” ad asciugare nelle pertiche a bordo strada le teste mozzate dei briganti o ritenuti tali, FERMATI; o crocefissi per poi arderli vivi. 265.000 tra il 1862/70. Bene, da allora non c’è traccia nelle cronache locali di nessuno SCREZIO tra forze dell’ordine e popolazione ad un posto di blocco. Oddio però, non è del tutto vero. Stavo dimenticando l’ATTERRAMENTO forzato con uso spropositato di motivazioni ed energie, del direttore di questo giornale, pur essendo personaggio pubblico ben noto in tutta Cosenza e anche a loro, durante un FERMO a marzo dello scorso anno, che l’interessato non ha faticato a considerare premeditato ed intimidatorio. Fortunatamente ne è uscito soltanto ammaccatuccio, ma niente di più. E loro? E beh, quando sono girate le immagini del video, credo che si siano sentiti come chi ha fatto una scorpacciata di fave di fuca. Ma lo sanno tutti, Gabriele Carchidi, diciamolo pure, è un rompicoglioni tignuso; e affissato che all’interno della questura di Cosenza ma pure dei carabinieri… da anni vengono coperti poliziotti discoli che si fanno continue monellerie anche tra di loro. E quindi, se la va cercando…Ben gli sta!

Mentre scrivo sulla immacolatezza della Calabria, vengo tragicamente smentito dalla cronaca locale: la sconvolgente morte a Cosenza del giovane Mohamed Amine Bessioud durante un controllo dei carabinieri nella sua abitazione, lanciandosi nel vuoto, nell’attimo in cui la mamma riusciva a forzare ed entrare nella stanza e così vederlo per l’ultima volta essendole stato impedito di scendere in strada nel tentativo, per quanto ormai inutile, di accertarsi delle conseguenze del gesto e prestargli soccorso, e comunque cercare un ultimo doveroso contatto col figlio. Questa la cronaca. La sintesi è ancora una volta l’immagine di divise delle forze DELL’ORDINE che fanno cornice ad una morte violenta. Ancora una volta una persona FRAGILE di 22 anni. Ancora una volta un italiano di origini nordafricane. Ormai questo regime sta scientificamente lavorando, anche attraverso continui decreti sicurezza, che tanto saziano la pancia dei loro elettori, convincendoli che più persone della tipologia descritta verranno arrestate a partire dai 14 anni, e meno “OCCASIONI” avranno di finire immobili in mezzo ad una strada sotto l’occhio vigile del TUTORE DELL’ORDINE di turno. La galera a vita per loro è la sola assicurazione certa contro la morte.


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