Ecco le tre startup scelte dal programma Lake Como Venture Lab


La prima edizione di Lake Como Venture Lab voluta e organizzata dalla collaborazione tra Confindustria Lecco Sondrio, il polo di Lecco del Politecnico di Milano e la Camera di Commercio di Como e Lecco e di cui Startupbusiness è media partner e di cui potete leggere del percorso nei precedenti articoli che abbiamo pubblicato , ha selezionato alla fine dello scorso mese di luglio le tre startup che saranno protagoniste del programma, come avevamo anticipato , si tratta di Prometheus Plasma Systems, Fraido e Clean Os. Tre aziende molto diverse ma tutte impegnate nello sviluppo di tecnologie con impatto potenziale molto alto, Prometheus opera nel settore energetico  puntando sulla fusione nucleare, Fraido sta sviluppando un dispositivo rivoluzionario per risolvere il problema dell’intubazione dei pazienti mentre Clean Os ha di fatto re-inventato il modo in cui ci laviamo i denti. 

Abbiamo intervistato i tre CEO e co-fondatori delle tre startup per raccontare meglio ciò che fanno, quali sono gli stadi di evoluzione e i piani di sviluppo e quali le aspettative nel partecipare al programma che grazie alla collaborazione con il Politecnico di Milano permette alle statup di accedere ai laboratori che hanno sede presso il polo lecchese dell’ateneo (qui una panoramica ) e di interagire, grazie appunto alla locale Confindustria, con il tessuto industriale del territorio. 

Prometheus Plasma Systems 

Prometheus Plasma Systems nasce a Roma tra gennaio e marzo del 2026 quando Marco Tramutola che è oggi il CEO della società e Brando Rettino che è CTO decidono di dare forma concreta alle loro conoscenze. “Brando e io abbiamo studiato insieme ingegneria spaziale, poi lui è andato in Germania a Monaco al Max Planck Institute mentre io mi sono fermato a Roma lavorando nell’ambito dello spazio, ho contribuito al lancio di tre satelliti e poi a ottobre 2025 abbiamo iniziato a lavorare allo sviluppo della nostra idea, che già aveva iniziato a maturare a fine 2024 quando Brando ha preso il suo Phd”. 

Così tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 i due co-fondatori si sono chiusi in laboratorio per tre mesi per sviluppare e testare la loro idea che coincide con un componente fondamentale per la realizzazione dei reattori a fusione nucleare. “Ciò che abbiamo realizzato è una pompa a vuoto di cui abbiamo testato funzionamento, sviluppato l’MVP (minimum viable product, ndr), abbiamo iniziato a cercare finanziamenti, a fine febbraio abbiamo raggiunto il livello di sviluppo TRL4 e quindi abbiamo fondato la startup”. Al momento la startup sta lavorando al round pre-seed con diversi investitori che è in fase di chiusura per un importo di due milioni di euro a una valutazione post money di 10 milioni di euro: “mentre lavoravamo da un lato al prototipo e dall’altro al round abbiamo anche applicato a diverse call e grant raccogliendo circa 200mila euro in finanziamenti pubblici, cifra che puntiamo a fare diventare di un milione di euro”.

Prometheus Plasma System sviluppa la sua innovazione su due livelli: il primo è presentarsi come l’unica startup in Europa a proporre una configurazione alternativa alle due attualmente più diffuse per le camere di contenimento dei reattori che sono stellarator e tokamak: “Il momento di inerzia che vogliamo sfruttare è fare leva sul fatto che esistono configurazioni alternativa in America che sono riuscite a raggiungere dei risultati in termini misurabili in un lasso di tempo molto inferiore rispetto alle configurazioni tradizionali per ottenere risultati molto simili.  Noi prendiamo le mosse da queste configurazioni e ci aggiungiamo un contributo tecnologico e brevettato da noi che è sostanzialmente il frutto dell’incontro tra la fisica del plasma e l’ingegneria classica delle turbomacchine, uniamo il principio di funzionamento del motore di un jet e la fisica della fusione nucleare”.

Il secondo stadio di innovazione rappresenta l’aspetto commerciale: “unire ingegneria e fisica del plasma permette di potere estrarre direttamente la potenza dal flusso di plasma e risolvere alcuni dei problemi intrinsechi come la gestione dei flussi di calore e la stabilizzazione del plasma da parte dei fattori forma stellarator e tokamak. Noi ci proponiamo come azienda che vuole produrre un suo reattore a fusione nucleare e non come fornitori di terzi, il nostro progetto è scomporre il problema del reattore a fusione in varie sotto-componenti che hanno ognuna anche un mercato in quanto tale, cerchiamo validazione tecnologica e commerciale per i singoli componenti del reattore, il punto di inizio del processo è il primo pezzo del reattore che comprime il plasma e questo pezzo può essere venduto come pompa a vuoto che funziona grazie al plasma che ha una serie vantaggi rispetto a ciò che già esiste, in un mercato che vale tra i 2.5 e 5 miliardi di dollari e che comprende le lavorazioni industriali, la farmaceutica, i centri di ricerca, la produzione di semiconduttori, ovunque serve lavorare con il vuoto.

“La nostra innovazione nostra è creare una nuova classe di macchine che sostituisce interazione meccanica con una interazione elettromagnetica tra elettrodi e gas come il plasma. Una gamma di macchine che non è soggetta a interazione meccanica quindi a usura e contaminazione, ma macchine a stato solido che funzionano con iterazione tra plasma e forze elettromagnetiche”.

La scelta di candidarsi a Lake Como Venture Lab è motivata per Prometheus Plasma Systems da diverse ragioni : “per noi a questo punto è importante avere una presenza anche in Lombardia  per poter entrare in contatto con il sistema industriale nord Italia, e anche con l’ecosistema VC e poi consideriamo di grande valore la possibilità di poter contare su la possibilità di avere technology transfer con il Politecnico di Milano facendo leva sulle loro competenze negli ambiti che vanno dalla meccanica alla fusione, gestione plasma, satelliti , elettromagnetismo. 

“Il nostro obiettivo è avere raggiunto il livello di sviluppo TRL6 tra un anno e iniziare la commercializzazione tra due anni, il TRL6 sarà il momento di svolta perché ci permetterà di iniziare i progetti pilota con le aziende partner che iniziamo già ad avere perché molto interessate al lavoro che stiamo facendo”.

Fraido

“Io sono infermiere, questo è il mio lavoro e quando c’è stata la pandemia ero attivo in terapia intensiva nel reparto covid dell’ospedale di Vigevano, a 22 anni mi sono trovato a gestire un reparto con 25 pazienti in pericolo di vita da ventilare. Da questa esperienza nasce l’invenzione alla quale pensavo già dai tempi dell università e che si propone di risolvere il problema di intubare pazienti con immobilizzazione cervicale, si pensi per esempio alla necessità di agire su un rugbista o un motociclista sapendo che la cosa più importante è fare si che il paziente rimanga in vita, questa procedura è fatta ancora in modo obsoleto usando una combinazione di dispositivi come il filo e il tubo, e quindi ho pensato a progettare un oggetto che risolvesse il problema di entrare nella trachea con un solo dispositivo”, dice Antonio Vezzoli CEO di Fraido che aggiunge: “I dispositivi tradizionali si deformano mentre noi proponiamo un solo dispositivo che si apre meccanicamente dall’esterno e quindi permette di ridurre il tempo di apnea perché consente di inviare l’ossigeno o altre sostanze tipo farmaci dal primo momento, ha un diametro modulabile anche reversibile per garantire così anche l’estrazione protetta”.

La startup è arrivata ad avere la validazione dell’idea e già oggi molti medici non vedono l’ora di avere il dispositivo, ma prima serve fare il salto evolutivo passando dal prototipo al simil dispositivo medico per validarlo in laboratorio utilizzando cadaveri e manichini. 

“Abbiamo le idee chiare e sappiamo chiaramente quali sono i problemi che dobbiamo risolvere, ci serve una guida e partner a livello tecnico che ci possano affiancare e aiutare a realizzare dispositivo, ed è ciò che cerchiamo nel programma Como Lake Venture Lab, unitamente al supporto per la raccolta fondi, fino a ora abbiamo raccolto 120 mila euro di cui 60 mila in equity e 60 mila sotto forma di grant”. 

I prossimi passi per Fraido coincidono con la realizzazione del prototipo evoluta, col fare i test su manichini e cadaveri, con l’acquisizione di maggiore formazione specifica sulla impostazione economica dell’azienda: “Noi non sappiamo gestire gli aspetti di business, siamo un infermiere e un ingegnere, il mio co-fondatore Elia Fregonese che è CTO dell’azienda, e per questo il programma ci è utile sia per la prototipazione sia per lo sviluppo del business aziendale, anche perché noi vogliamo rimanere in Italia in questa fase, lo dico perché all’estero ci sono tante opportunità per un’azienda che fa ciò che facciamo noi ed è per questo che contiamo molto sul supporto del programma Como Lake Venture Lab, ciò anche in prospettiva perché se oggi ci stiamo concentrando sul dispositivo per rivoluzionare il modo in cui si liberano le vie aeree, la nostra idea è quella di proporre in futuro nuove tecniche per tutti gli accessi invasivi”. 

CleanOS

Giovanni Tuccari, CEO di CleanOS dice: “Il progetto che nasce tra il 2023 e il 2024 da un’idea di Pietro Pastore co-fondatore e odontoiatra che rileva come i suoi pazienti non riescono a mantenere l’igiene orale corretta nonostante lui provi in tutti i modi a fare sì che attuino le procedure corrette quotidianamente, ma c’è un problema di fondo, ovvero un uso non corretto dello spazzolino elettrico, mediamente i dentisti reputano che solo 2 pazienti su 10 attuano regolarmente l’igiene orale corretta, come si fa quindi a eliminare na necessità che i pazienti debbano imparare le tecniche corrette? Inventiamoci un autolavaggio per la bocca”.

Tuccari lavorava in una società di consulenza e si occupava di ricerche di mercato e quando si è trattato di approfondire il settore degli spazzolini elettrici è emerso che si tratta sostanzialmente di un duopolio con Oralb e Philips che controllano il settore (il recente ingresso del dispositivo di Dyson non ha ancora rilevanza numerica, ndr) e il passaggio dal manuale all’elettrico è di fatto il trend di mercato oggi, circa un terzo delle persone usa lo spazzolino elettrico e la tecnologia dello spazzolino elettrico è piuttosto basica, fino al recente arrivo del Dyson perlomeno. “I margini sul prodotto sono molto alti Oralb ha l’80%, la componente tecnologica più importante è la testina e non ill manipolo, infatti Dyson vende le testine ad alto prezzo, e per noi sarà uguale”.

Il team dell’azienda si completa con Francesco Anzalone anche lui co-fondatore e CTO, ingegnere robotico: “Siamo un team che si è coagulato molto velocemente perché ci conosciamo dai tempi delle scuole medie, frequentavamo tutti il medesimo istituto a Milano”. 

Il progetto CleanOS parte con la collaborazione con la società Blue Think la quale investe nel progetto portando sia capitale sia risorse umane e competenze guidate da Anzalone: “Così siamo partiti e siamo giunti fino allo sviluppo del POC piuttosto rapidamente, i primi test in vitro sono stati fatti con ultrasuoni e piano piano abbiamo capito che non c’era bisogno di cambiare lo spazzolamento meccanico con setole in nylon che tutti usano, ma abbiamo capito che serviva innovare il formato così abbiamo lavorato al formato ad arcata che è quello più giusto ma che deve essere personalizzato perché la placca va rimossa in modo preciso, soprattutto in punti difficili come il margine gengivale e gli spazi interdentali, e quindi un’arcata standard non può funzionare per tutti gli utenti, abbiamo così iniziato a progettare il processo di personalizzazione e siamo partiti con test su pazienti reali facendo un po’ di tentativi per lo sviluppo sul deign per riuscire a capire come coniugare il livello di personalizzazione con la sua realizzazione e compatibilità con i processi industriali” 

Il prodotto così definito è capa di una copertura del mercato di almeno 85% delle persone e può essere proposto a un livello di prezzo compatibile con la capacità di spesa della maggior parte delle persone. “Siamo quindi arrivati ai primi brevetti, poi abbiamo partecipato al programma di acceleratore di Techstars a Berlino, poi all’inizio del 2025 abbiamo avviato una campagna di equity crowdfunding raccogliendo 620 mila euro da 150 investitori individuali, quindi non fondi, denari che abbiamo usato per completare il processo di design-for-manufacturing, per rendere i componenti producibili a livello industriale con gli stampi a iniezione, lavoro piuttosto complesso passare dalla stampa 3D che utilizziamo per i prototipi alla produzione industriale. Ad agosto abbiamo raccolto ulteriori 300 mila euro dal VC britannico Exeptional ventures e poi a ottobre partiamo con Smart and Start per altri 630 mila euro in due anni”. 

Inizialmente i fondatori di CleanOS avevano pensato di trasferire la produzione in Asia e precisamente a Taiwan e in Cina: “A febbraio 2026 le aziende che avevamo individuato come partner in Asia hanno deciso di alzare improvvisamente i prezzi di tre, quattro volte e quindi siamo rientrati in Europa puntando su partner basati in Italia, Portogallo, Bulgaria, Romania, Polonia e Ungheria per trovare il produttore di plastiche migliore per noi che poi dopo tanto girare abbiamo trovato in Itali, così il nostro prodotto che si chiama Smart brush è quindi un prodotto made in Italy. Ora Smartbrush è pronto e a ottobre iniziamo a consegnare a chi lo ha pre ordinato e poi partiremo con le vendite”. 

Smart brush si compone di un manico e due testine una per l’arcata superiore e una per l’arcata inferiore che è il sistema che consente di ottenere il massimo della personalizzazione, la testina promette una performance di rimozione placca decisamente alta se si considera che con lo spazzolino manuale si rimuove circa il 30/40% della placca, con l’elettrico circa il 50/60%, ma la soglia per la prevenzione deve essere superiore al 70%: “Il nostro obiettivo è andare sopra il 70% di rimozione della placca e i primi test che abbiamo condotto confermano che siamo sopra l’80% con picchi del 95%, quindi sappiamo che il sistema funziona e ha un altro grado di pulizia. L’operazione richiede 30 secondi per arcata quindi un minuto in totale per pulire a fondo, una routine molto facile: si mette il dispositivo in bocca si preme un pulsante e fa tutto lui, non serve muovere nulla con risultati che sono misurabili in modo preciso nel tempo, cosa impossibile con i prodotti tradizionali”.

Per poter portare Smartbrush sul mercato CleanOS ha lavorato non solo allo sviluppo del prodotto ma anche alla creazione del processo necessario per portare a compimento la personalizzazione per ogni cliente: “Il cliente interagisce con il nostro agente whatsapp, prenota una scansione presso una delle cliniche nostre partner che sono presenti in tutta Italia e noi con l’esito della scansione facciamo il prodotto, in alternativa diamo la possibilità di ricevere a casa un kit per prendere le impronte in modo autonomo che si basa sulla pasta che i dentisti usano normalmente per questo tipo di attività o, altra possibilità, se l’utente hai già la sua impronta dentale o la ha il suo dentista può inviare quella. Noi abbiamo bisogno della impronta per la personalizzazione, non siamo un prodotto off the shelf, e la personalizzazione è anche il trend healthcare del momento, non solo nell’odontoiatria. Le cliniche partner sono una ulteriore validazione del valore del progetto, il fatto che loro lo supportino significa che hanno constatato che funziona, ciò è importante anche perché non disponiamo ancora di risultati di analisi indipendenti che inizieremo a fare con due università in italia a inizio a ottobre, ciò benché con Pietro nel ruolo di chief medical officer abbiamo comunque già una forte impronta clinica, il nostro obiettivo è creare un’azienda capace di portare beneficio reale al cliente e pertanto seguiremo sempre evidenza scientifica in ogni passaggio”. 

Il prodotto arriverà presto sul mercato ma i fondatori non hanno ancora definito una politica commerciale, si pensa a una formula a sottoscrizione che comprende anche il processo di sostituzione delle testine che avviene ogni circa 6/9 mesi, il prodotto potrà essere usato con dentifricio tradizionale o quello appositamente fornito e potrà essere pulito con semplice acqua come si fa con un normale spazzolino sapendo che i materiali con cui è costruito sono di grande medico antibatterico. 

“La scelta di candidarci per Lake Como Venture Lab nasce dal fatto che vogliamo essere un’azienda con più prodotti innovativi nell’ambito della salute orale e ne abbiamo già due che vogliamo sviluppare: uno è lo scanner tramite smartphone per fare diagnostica della bocca e quindi conoscere nel dettaglio lo stato della salute orale, questo scanner servirà anche per accedere il processo di personalizzazione per Smartbrush, e l’altro è il filo interdentale elettrico, un prodotto che già funziona molto bene sul mercato americano, si tratta di due prodotti che completano l’asset tecnologico e che vogliamo sviluppare durante il programma”. 

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