maxi contratto da 5,5 miliardi e spinta ai data center Usa


MASSIMO BATTAINI CEO PRYSMIAN

L’intelligenza artificiale continua a ridisegnare gli equilibri dell’industria tecnologica mondiale e, insieme ai produttori di chip, cresce anche il peso delle aziende che costruiscono le infrastrutture indispensabili per alimentarla. Tra queste c’è Prysmian, il gruppo italiano  del settore dei cavi, che ha messo a segno uno degli accordi più importanti della propria storia industriale.

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La società guidata dall’amministratore delegato Massimo Battaini ha infatti sottoscritto un’intesa di lungo periodo con Molex, azienda americana specializzata in componenti elettronici e controllata dal gruppo Koch, per la fornitura di cavi in fibra ottica destinati ai data center. Il valore complessivo del contratto potrà arrivare fino a 5,5 miliardi di euro, pari a circa 6,3 miliardi di dollari, e avrà una durata massima di dieci anni.

L’accordo prevede anche un anticipo di 550 milioni di euro, elemento che garantisce a Prysmian una significativa visibilità finanziaria e conferma l’importanza strategica attribuita dal cliente alla continuità delle forniture in un mercato caratterizzato da una domanda in costante crescita.

L’operazione rappresenta uno dei tasselli principali della strategia con cui Prysmian punta a diventare uno dei protagonisti dello sviluppo delle infrastrutture necessarie all’intelligenza artificiale. Il gruppo ha infatti costruito un piano dedicato ai grandi operatori tecnologici, i cosiddetti AI hyperscaler, e alle società impegnate nella realizzazione delle reti che alimentano i nuovi data center.

Secondo le stime della società, questa iniziativa dovrebbe generare oltre 10 miliardi di euro di ricavi aggiuntivi entro il 2035. Una volta completata la fase di sviluppo, dal 2031 il contributo potrà tradursi in un incremento annuo del fatturato fino a 1,1 miliardi di euro, offrendo una nuova leva di crescita a un business sempre più orientato verso le infrastrutture digitali.

L’intesa con Molex rafforza inoltre il radicamento di Prysmian negli Stati Uniti, mercato considerato il principale motore mondiale dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Non a caso il gruppo sta valutando anche una possibile doppia quotazione a Wall Street, mentre continua a osservare nuove opportunità di crescita attraverso acquisizioni per un enterprise value stimato intorno ai 4 miliardi di dollari.

Negli ultimi anni la strategia di espansione è già passata attraverso operazioni di grande rilievo. Nel 2024 Prysmian ha completato l’acquisizione di Encore Wire per quasi 4 miliardi di euro, la più grande nella storia del gruppo, mentre successivamente ha rilevato Channell con un’operazione da circa un miliardo di euro, consolidando ulteriormente la propria presenza sul mercato nordamericano.

Per sostenere il nuovo ciclo di crescita sarà avviato un programma di investimenti da 1,25 miliardi di euro entro il 2031. Le risorse saranno destinate all’ampliamento della capacità produttiva sia negli stabilimenti europei sia in quelli statunitensi, con particolare attenzione agli impianti americani, dove la capacità di produzione della fibra ottica sarà più che raddoppiata per rispondere alla forte espansione della domanda.

Il piano industriale avrà anche un impatto occupazionale significativo. Prysmian prevede infatti la creazione di oltre mille nuovi posti di lavoro a livello globale, dei quali circa 600 negli Stati Uniti, confermando come il mercato americano rappresenti oggi il principale terreno di sviluppo per il gruppo.

La posizione competitiva dell’azienda è particolarmente favorevole. Prysmian è infatti una delle sole tre imprese in grado di produrre fibre e cavi ottici direttamente negli Stati Uniti, un vantaggio industriale che assume un valore crescente mentre le Big Tech accelerano la costruzione di nuovi data center necessari per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale sempre più sofisticati.

Il mercato aveva già in parte anticipato questa prospettiva di crescita. Dall’inizio dell’anno il titolo Prysmian ha registrato un rialzo del 39%, pur mantenendosi circa il 20% sotto i massimi toccati a giugno. L’annuncio del contratto con Molex non ha provocato particolari oscillazioni in Borsa, un segnale interpretato dagli operatori come la conferma che buona parte delle aspettative positive fosse già stata incorporata nelle valutazioni del titolo.

Resta tuttavia aperto il dibattito sulla sostenibilità finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale. I grandi operatori americani dei data center, gli hyperscaler, sono infatti impegnati in programmi di investimento senza precedenti. Le stime parlano di circa 800 miliardi di dollari destinati quest’anno alle infrastrutture AI, cifra destinata a salire fino a mille miliardi di dollari nel prossimo anno.

Una mole di risorse che dovrà essere finanziata mentre molte Big Tech stanno consumando rapidamente la propria liquidità e ricorrono sempre più frequentemente al mercato del debito per sostenere i piani di espansione.

L’interrogativo che accompagna questa nuova fase riguarda soprattutto la capacità di trasformare gli enormi investimenti in ritorni economici adeguati. Gli investitori vogliono capire se l’esplosione della domanda di chip, reti ottiche e data center riuscirà a generare profitti sufficienti oppure se rischierà di trasformarsi in una stagione caratterizzata da costi elevatissimi e margini più contenuti delle attese.

Per questo motivo la prossima stagione delle trimestrali americane sarà osservata con particolare attenzione. I risultati di Alphabet, tra i primi a essere pubblicati, saranno considerati un indicatore importante per valutare la tenuta della spesa nell’intelligenza artificiale e la disponibilità dei grandi operatori a proseguire con gli attuali programmi di investimento.

Il tema, del resto, va ben oltre le prospettive delle singole aziende. Secondo Morgan Stanley, nel 2025 l’intelligenza artificiale ha contribuito per 0,8 punti percentuali alla crescita del Pil degli Stati Uniti e potrebbe arrivare ad aggiungere un punto percentuale nel corso dell’anno successivo.

In un’economia che cresce a un ritmo annuo compreso tra il 2% e il 2,5%, si tratta di un contributo di rilievo. Al tempo stesso aumenta la dipendenza dell’economia americana dal ciclo degli investimenti nell’AI. Un eventuale rallentamento della costruzione di data center o della spesa delle Big Tech potrebbe infatti riflettersi non soltanto sulle aziende che producono cavi, semiconduttori e infrastrutture digitali, ma anche sulla crescita degli Stati Uniti e, di conseguenza, sull’andamento dei mercati finanziari internazionali.


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 Cristina Giua

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