L’UE punta sulla Groenlandia: la nuova frontiera geopolitica è nell’Artico
La Groenlandia non è più la periferia ghiacciata dell’Europa. È diventata una delle nuove frontiere della competizione geopolitica mondiale. E dopo le mire esplicite del Presidente americano Donald Trump sull’isola, Bruxelles ha capito che restare a guardare non era più un’opzione.
La visita a Nuuk della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, segna così un passaggio politico importante. Unione europea, Groenlandia e Danimarca hanno firmato una Dichiarazione congiunta che punta ad approfondire le relazioni economiche e strategiche, accompagnata da un pacchetto europeo da 200 milioni di euro per il 2026-2027 destinato soprattutto a connettività, energia pulita e materie prime critiche.
Per la connettività internet satellitare Bruxelles dovrebbe investire circa 9 milioni di euro in cinque anni per garantire copertura alla Groenlandia orientale e settentrionale, secondo quanto riportato dal quotidiano The Copenhagen Post.
Per il prossimo bilancio UE 2028-2034, Bruxelles propone inoltre di portare a 530 milioni di euro i finanziamenti destinati alla Groenlandia. Formalmente si parla di sviluppo sostenibile, investimenti e cooperazione. Ma dietro satelliti, cavi sottomarini, energia idroelettrica e miniere c’è qualcosa di più grande: l’Europa sta cercando di mettere un piede più saldo nell’Artico prima che siano altri a farlo.
Von der Leyen ha anche annunciato come imminente il lancio della strategia artica dell’Ue, “che sarà presentata questo autunno“.
L’effetto Trump sulla Groenlandia
A rendere urgente questa accelerazione europea è stato anche Donald Trump. All’inizio del 2026 il presidente americano aveva sostenuto apertamente che gli Stati Uniti dovevano acquisire la Groenlandia (“Una necessità assoluta”) per impedire a Russia o Cina di mettere le mani sull’isola. Per settimane non aveva escluso neppure l’uso della forza, prima di fare marcia indietro a Davos.
La crisi ha lasciato però una lezione difficilmente ignorabile a Bruxelles: Washington considera la Groenlandia un asset strategico americano, non semplicemente un territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca e quindi legato a uno Stato membro dell’UE.
La Dichiarazione firmata a Nuuk può essere letta anche come la risposta europea a quello shock. Von der Leyen lo ha detto con parole piuttosto esplicite: l’Europa ha fatto la scelta di essere “più presente e più impegnata in Groenlandia e nell’Artico”.
Investire in infrastrutture significa anche presidiare un territorio
La Commissione presenta il nuovo pacchetto da 200 milioni di euro come l’evoluzione di una partnership già esistente, destinata ad aumentare la resilienza economica della Groenlandia e la cooperazione europea nell’Artico. Ma nel nuovo scenario internazionale, investire significa anche presidiare.
Le infrastrutture non sono solo opere tecniche, possono diventare strumenti di potere perché organizzano flussi, accessi, dipendenze e capacità di intervento sul territorio.
In geopolitica le infrastrutture sono decisive perché collegano porti, reti energetiche, cavi sottomarini, ferrovie, data center e corridoi logistici. Chi le progetta e le finanzia può orientare rotte, dipendenze e alleanze. Per questo molti studi parlano di infrastrutture come elementi di proiezione del potere e di influenza “da remoto” più che di semplice occupazione fisica.
Cavi, satelliti e infrastrutture: la Groenlandia entra nella rete europea
Uno dei passaggi più interessanti della Dichiarazione riguarda infatti la connettività. Bruxelles, Nuuk e Copenaghen indicano esplicitamente tra le priorità comuni cavi sottomarini sicuri e resilienti, infrastrutture satellitari, dorsali di telecomunicazione e servizi digitali.
Non si parte da zero. L’UE ha già destinato 54,7 milioni di euro attraverso il Connecting Europe Facility Digital al progetto Tusass Connect, il cavo sottomarino destinato a collegare diverse aree della Groenlandia occidentale e meridionale. Parallelamente vengono rafforzati l’accesso alle comunicazioni satellitari e l’utilizzo di servizi europei come Copernicus e Galileo.
Il nuovo accordo, però, porta questa strategia a un livello superiore, perché nell’Artico una connessione non è semplicemente una connessione. Un cavo sottomarino è un’infrastruttura economica, ma anche un asset strategico. Lo stesso vale per una rete satellitare, che permette di portare internet nelle comunità isolate, ma anche di osservare il territorio, garantire navigazione e comunicazioni, monitorare rotte marittime e infrastrutture.
Non è un caso che anche la NATO stia sviluppando NORTHLINK, un progetto per creare una capacità multinazionale di comunicazioni satellitari sicure e resilienti nell’Artico.
E domani i data center? Groenlandia futuro regno dell’AI?
Nella Dichiarazione non vengono citati esplicitamente i data center. Ma il tema è difficile da ignorare. Ne abbiamo scritto in tempi non sospetti. La Groenlandia dispone di due caratteristiche diventate estremamente preziose nell’economia dell’intelligenza artificiale: clima freddo e grandi potenzialità idroelettriche. Il governo groenlandese sta già cercando investitori per utilizzare nuove risorse idroelettriche anche a servizio di grandi progetti industriali.
Studi sullo sviluppo digitale nordico hanno già indicato proprio l’abbondanza potenziale di energia idroelettrica a basse emissioni come uno dei fattori che potrebbero rendere la Groenlandia interessante per i data center.
È qui che cavi, satelliti ed energia cominciano a comporre lo stesso puzzle. Per ospitare infrastrutture di calcolo su scala significativa non bastano basse temperature: servono energia abbondante e continua, collegamenti internazionali ad alta capacità, ridondanza delle reti, personale specializzato e infrastrutture logistiche. La Groenlandia presenta quindi un potenziale interessante, ma anche enormi limiti infrastrutturali.
Proprio per questo gli investimenti annunciati oggi sono strategici. Bruxelles non sta finanziando data center, ma sta contribuendo a costruire alcune delle condizioni che potrebbero rendere possibile domani un ecosistema digitale artico più sviluppato.
Energia: l’idroelettrico diventa una questione geopolitica
Il secondo pilastro è l’energia. Una parte dei 200 milioni sosterrà nuovi impianti idroelettrici con un duplice obiettivo: ridurre la dipendenza energetica della Groenlandia e creare le condizioni per nuove attività industriali.
Von der Leyen ha indicato anche la possibilità di sviluppare in futuro idrogeno rinnovabile. Anche qui la lettura non può essere soltanto ambientale. Energia locale significa maggiore autonomia. E maggiore disponibilità di elettricità significa poter alimentare miniere, reti di telecomunicazione, porti, attività industriali e, potenzialmente, infrastrutture digitali ad alto consumo.
In altre parole, Bruxelles sta cercando di collegare energia, digitalizzazione e sicurezza economica.
Il tesoro sotto il ghiaccio: le materie prime critiche
Poi ci sono le risorse del sottosuolo. UE e Groenlandia hanno già firmato nel 2023 un partenariato strategico sulle catene del valore delle materie prime. La nuova Dichiarazione ribadisce che lo sviluppo dovrà avvenire secondo elevati standard ambientali, sociali e di governance e, soprattutto, dovrà creare valore e occupazione in Groenlandia.
Due progetti vengono messi in evidenza: l’estrazione del molibdeno a Malmbjerg, che secondo le stime presentate potrebbe generare fino a 900 milioni di dollari l’anno di valore aggiunto per l’economia groenlandese, e i lavori preparatori per il progetto della grafite Amitsoq.
Per l’UE è un dossier strategico. Il Critical Raw Materials Act punta esplicitamente a diversificare le forniture europee attraverso accordi internazionali e partnership con Paesi terzi, riducendo dipendenze considerate pericolose.
La Groenlandia può quindi diventare una delle tessere della politica europea per ridurre la vulnerabilità nei confronti della Cina nelle materie prime necessarie a batterie, reti elettriche, tecnologie digitali e industria della difesa.
Russia e Cina: l’altra partita dell’Artico
Poi c’è la questione della sicurezza. Il progressivo scioglimento dei ghiacci sta rendendo l’Artico più accessibile, aprendo nuove rotte marittime e aumentando il valore economico e militare della regione.
La NATO considera ormai apertamente l’Artico un’area di crescente competizione strategica. Mosca ha rafforzato infrastrutture e attività militari nel Grande Nord, mentre Pechino punta all’accesso a risorse energetiche, minerali e nuove vie di comunicazione. A preoccupare l’Alleanza è anche la crescente cooperazione russo-cinese nella regione.
Nel febbraio scorso la NATO ha lanciato Arctic Sentry, proprio per rafforzare la propria postura nell’Artico e nell’High North. La Groenlandia si trova esattamente al centro di questa trasformazione: tra Nord America ed Europa, affacciata sulle future rotte artiche, ricca di risorse minerarie e fondamentale per comunicazioni, sorveglianza e sicurezza dell’Atlantico settentrionale.
Anche il Canada entra nel nuovo asse artico europeo
È in questo quadro che acquista un significato particolare anche il rapido avvicinamento tra Unione europea e Canada. Trump aveva già evocato nel 2025 l’idea di trasformare il Canada nel 51° Stato americano, arrivando a parlare di «forza economica». Ottawa aveva respinto categoricamente l’ipotesi.
Parallelamente Bruxelles e Ottawa hanno approfondito le loro relazioni. Nel 2025 hanno firmato una Security and Defence Partnership che comprende sicurezza marittima, cyber, spazio, tecnologie emergenti, infrastrutture critiche ed economic security. L’Artico è indicato esplicitamente come area di cooperazione.
Nel 2026 il Canada è inoltre diventato il primo Paese non europeo ammesso al programma SAFE, lo strumento UE per sostenere gli investimenti comuni nell’industria della difesa. Bruxelles e Ottawa hanno anche avviato i negoziati per un accordo sul commercio digitale.
Non è un caso che il Premier canadese Mark Carney parteciperà il 16 settembre a Strasburgo al discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Un’alleanza chiave anche per l’Artico, che è una regione dove contano rotte, sorveglianza, infrastrutture e resilienza climatica.
In questo quadro, il Canada può diventare per l’UE un partner naturale per costruire una presenza più credibile nel Nord Atlantico e nell’Artico, senza passare da una logica di rivalità diretta con gli Stati Uniti. Per l’Europa si tratta di rafforzare la propria volontà di proiezione sul circolo polare artico, per il Canada l’opportunità di costruire una rete di sicurezza politica ed economica abbastanza ampia da ridurre la dipendenza da Washington.
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