Il credito alle imprese italiane è tornato complessivamente a crescere, ma la ripresa resta fortemente selettiva e continua a escludere la parte più fragile e numerosa del sistema produttivo. Una criticità che assume una dimensione ancora più preoccupante nel settore delle costruzioni, dove alla contrazione dei finanziamenti bancari si aggiunge la necessità per le imprese di anticipare ingenti risorse per l’esecuzione dei lavori pubblici e, in particolare, degli interventi finanziati dal PNRR.
È l’allarme lanciato dall’Ufficio Studi di Federcepicostruzioni, sulla base dei più recenti dati della Banca d’Italia, della Ragioneria Generale dello Stato, della piattaforma ReGiS e degli uffici studi di associazioni datoriali, Camera dei deputati e Senato della Repubblica.
Il Bollettino economico della Banca d’Italia, aggiornato al 16 luglio 2026, rileva che tra febbraio e maggio i finanziamenti alle imprese hanno accelerato. Dietro il dato aggregato permane però una frattura gravissima: a maggio i prestiti alle imprese di minore dimensione diminuivano ancora del 5,5% su base annua, mentre quelli alle aziende più grandi crescevano del 4,1%. Anche la domanda di credito per investimenti fissi si è indebolita e, nel secondo trimestre, le condizioni di accesso al credito sono lievemente peggiorate.
«Non siamo davanti a una vera normalizzazione del credito», dichiara il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi. «La crescita complessiva è sostenuta dalle aziende più grandi, mentre le piccole continuano a perdere finanziamenti. Significa che imprese sane, con commesse, lavoratori e capacità produttiva, rischiano di essere escluse soltanto perché hanno minori garanzie patrimoniali e un potere contrattuale più debole».
La tendenza assume ormai dimensioni strutturali. Secondo l’Ufficio Studi di Federcepicostruzioni, tra settembre 2021 e settembre 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese con meno di venti addetti sono diminuiti del 23,8%, contro il -13,6% del quadriennio precedente. La Banca d’Italia conferma che, dopo il -7,6% del 2023 e il -6,7% del 2024, il credito alle piccole imprese è sceso ancora del 4,3% nel 2025.
Nel Mezzogiorno la fragilità dimensionale, la minore patrimonializzazione e la maggiore dipendenza dal canale bancario amplificano il problema. Il rapporto della Banca d’Italia sulla Campania mostra che nel 2025 i prestiti complessivi alle imprese sono cresciuti del 2,1%, salendo al 2,5% nel marzo 2026. La ripresa ha però riguardato soprattutto le aziende medio-grandi, +3,2%; per le piccole imprese il credito è diminuito ancora del 3,7%, dopo il -7,2% del 2024. Nelle costruzioni i finanziamenti hanno continuato a ridursi, sebbene più moderatamente.
«Il dato campano dimostra che la ripresa può convivere con l’esclusione delle PMI», sottolinea Lombardi. «Quando il credito cresce del 2,1%, ma diminuisce del 3,7% per le piccole imprese, la media non racconta la realtà. Nel Mezzogiorno questa selezione sottrae ossigeno a territori che dovrebbero accelerare investimenti, occupazione, PNRR e politiche di coesione».
IL NODO PNRR: 143 MILIARDI DI SPESA SU 166 MILIARDI INCASSATI
Il problema della liquidità assume una dimensione ancora più rilevante nel pieno dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Secondo i dati comunicati dal ministero per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, al 30 giugno 2026 sulla piattaforma ReGiS risultavano spesi oltre 121 miliardi di euro, ai quali, con la rendicontazione finale, devono essere aggiunti circa 22 miliardi confluiti negli strumenti finanziari. Il totale indicato dal ministero raggiunge quindi circa 143 miliardi di euro, rispetto ai 166 miliardi già incassati dall’Italia per il raggiungimento dei 416 obiettivi previsti dalle prime nove rate del Piano.
La differenza di circa 23 miliardi tra quanto complessivamente incassato dall’Italia e i 143 miliardi indicati dal ministero rende ancora più importante accelerare il passaggio dall’avanzamento finanziario complessivo del Piano alla concreta economia dei cantieri e, soprattutto, assicurare che le imprese esecutrici ricevano con tempestività quanto maturato per i lavori effettivamente realizzati.
Ed è proprio su questo passaggio che si concentra l’allarme di Federcepicostruzioni.
Il comparto delle costruzioni resta infatti particolarmente esposto. I nuovi mutui per investimenti edilizi, superiori a 52 miliardi nel 2007, si sono ridotti a 10,6 miliardi nel 2024. Nei primi nove mesi del 2025 si è registrato un recupero del 18,7%, ma partendo da livelli fortemente compressi.
Le imprese edili, nel frattempo, devono anticipare materiali, manodopera, energia, mezzi, sicurezza e garanzie, mentre gli incassi dipendono dagli stati di avanzamento dei lavori, dalle verifiche amministrative, dalla certificazione dei SAL e dai successivi tempi di pagamento delle amministrazioni.
Si determina così una vera e propria tenaglia finanziaria: da una parte diminuisce il credito bancario proprio alle imprese più piccole; dall’altra le aziende devono continuare ad anticipare le risorse necessarie per realizzare opere pubbliche che devono rispettare scadenze stringenti.
«Il paradosso è evidente», sottolinea ancora il presidente Antonio Lombardi. «Lo Stato ha già incassato la parte largamente maggioritaria delle risorse europee, mentre migliaia di imprese continuano ad anticipare di tasca propria il costo dei lavori. Non possiamo chiedere alle aziende di completare il PNRR trasformandole contemporaneamente nelle banche del PNRR. Ogni SAL che tarda, ogni fattura che resta in attesa, ogni verifica amministrativa che si prolunga sottrae liquidità alle imprese proprio mentre il sistema bancario continua a restringere il credito alle più piccole».
«Il problema», prosegue Lombardi, «non è soltanto finanziario. Quando un’impresa deve utilizzare la propria liquidità per sostenere per mesi i costi di un’opera già realizzata, quelle risorse vengono sottratte agli investimenti, alle assunzioni, alla sicurezza, all’innovazione e persino alla possibilità di partecipare a nuove gare. E quando contemporaneamente viene meno anche il sostegno bancario, il rischio è che un’impresa perfettamente sana entri in difficoltà non perché non abbia lavoro, ma paradossalmente perché ne ha troppo e deve finanziarlo con risorse proprie».
LE PROPOSTE DI FEDERCEPICOSTRUZIONI
Federcepicostruzioni chiede quindi l’apertura immediata di un tavolo nazionale con Governo, Parlamento, ABI, Cassa depositi e prestiti, Mediocredito Centrale e rappresentanze imprenditoriali. Le priorità indicate sono:
- rafforzare il Fondo di garanzia per micro e piccole imprese, con particolare attenzione al Mezzogiorno e agli investimenti produttivi;
- rifinanziare e patrimonializzare i Confidi, restituendo loro una funzione centrale nell’accesso al credito delle PMI;
- introdurre strumenti per anticipare SAL, crediti certificati, revisioni prezzi e fatture relative a lavori già eseguiti;
- introdurre meccanismi di anticipazione garantita dei crediti derivanti da lavori PNRR già certificati, evitando che il tempo intercorrente tra maturazione del credito e pagamento ricada finanziariamente sull’impresa;
- stabilire tempi massimi, certi e monitorabili per la liquidazione dei SAL relativi agli interventi PNRR, individuando con chiarezza le responsabilità nei casi di ritardo;
- prevedere strumenti finanziari ponte, assistiti da garanzie adeguate, per consentire alle imprese di proseguire i lavori nelle more della liquidazione dei SAL e delle fatture;
- implementare, nell’ambito del monitoraggio del PNRR, un sistema che consenta di rilevare anche i tempi intercorrenti tra maturazione del SAL, certificazione e pagamento effettivo all’impresa, così da poter individuare tempestivamente eventuali colli di bottiglia finanziari;
- imporre tempi certi e motivazioni trasparenti nelle istruttorie bancarie;
- adeguare i modelli di rating alla dimensione aziendale, valorizzando portafoglio ordini, flussi prospettici, regolarità contributiva e qualità delle commesse, anziché basare la valutazione prevalentemente sulla consistenza patrimoniale.
«Non chiediamo credito indiscriminato né garanzie pubbliche senza controlli», precisa il presidente Lombardi. «Chiediamo che il merito creditizio torni a valutare anche la solidità industriale dei progetti e la capacità di generare lavoro e valore. Un’impresa che perde oggi una linea di credito può rinunciare a una commessa, rallentare un cantiere o uscire dal mercato. Nel Mezzogiorno quella capacità produttiva rischia di non essere più recuperata».
«Alle imprese viene chiesto di completare il PNRR, rispettare cronoprogrammi sempre più stringenti, investire in sicurezza, digitalizzazione ed efficienza energetica. Non è accettabile affidare loro questi obiettivi e, nello stesso tempo, lasciarle senza liquidità. Accelerare i pagamenti e riaprire l’accesso al credito delle piccole imprese non significa sostenere una singola categoria: significa mettere il sistema produttivo italiano nelle condizioni di portare a termine gli investimenti del PNRR».
«Il credito deve tornare a essere uno strumento di sviluppo, non un privilegio riservato a chi è già grande e capitalizzato. E le imprese che stanno realizzando le opere del PNRR devono essere pagate nei tempi dovuti: non possono essere loro a finanziare il Piano con la propria cassa», conclude il presidente nazionale di Federcepicostruzioni.
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