Inps, welfare in modalità futuro


Non più un ente che arriva quando il problema è già esploso, ma una grande infrastruttura pubblica capace di leggere in anticipo le fratture del Paese, accompagnare i cittadini nelle transizioni e tenere insieme tecnologia, prossimità e coesione sociale. È questa, in fondo, l’immagine che l’Inps ha scelto di proiettare a Forum PA 2026, la manifestazione andata in scena alla Nuvola di Roma dal 9 all’11 giugno: non la fotografia di un’amministrazione alle prese con l’innovazione, ma il tentativo di accreditarsi come architrave del welfare del futuro e, insieme, come leva per la sostenibilità del sistema Paese.

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Il punto politico, prima ancora che organizzativo, è qui. In una stagione segnata da denatalità, invecchiamento della popolazione, tensioni geopolitiche, trasformazioni del lavoro e avanzata dell’intelligenza artificiale, l’Istituto vuole smettere i panni del semplice gestore di prestazioni e indossare quelli di una piattaforma pubblica evoluta: più predittiva, più personalizzata, più presente nella vita delle persone. Non a caso, il messaggio che ha attraversato i tre giorni romani ruota attorno a “servizi sempre più digitalizzati e personalizzati, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale”, dentro una cornice in cui la modernizzazione del welfare viene legata alla qualità dei servizi, alle piattaforme nazionali e all’eredità del Pnrr nella trasformazione digitale della pubblica amministrazione.

A dare sostanza a questa narrazione è stato soprattutto Gabriele Fava. Il presidente dell’Inps ha collocato il ragionamento dell’Istituto dentro uno scenario largo, quasi sistemico, scandito da quelle che considera le vere faglie del presente: «Di fronte all’inverno demografico, alle transizioni tecnologiche e alle tensioni geopolitiche, il sistema di welfare deve evolversi per rispondere ai bisogni della società contemporanea. Non possiamo più limitarci a un modello assistenziale: l’obiettivo dell’Inps è accompagnare i cittadini lungo tutto l’arco della vita, attraverso un modello dinamico, capace di evolvere insieme ai cambiamenti sociali ed economici. Una nuova impostazione che punta a rispondere alle esigenze della società del XXI secolo, superando schemi concepiti per il Novecento».


Dentro questa visione, l’intelligenza artificiale smette di essere un capitolo tecnico e diventa parte integrante della nuova promessa pubblica dell’Inps. Fava la presenta come uno strumento che l’Istituto sta adottando «per migliorare l’efficienza e la personalizzazione dei servizi» e precisa un punto dirimente nel dibattito contemporaneo: «l’AI non debba essere vista come una minaccia per l’occupazione, ma come uno strumento in grado di valorizzare le competenze delle persone, liberandole dalle attività più ripetitive e consentendo di offrire servizi più rapidi, trasparenti e vicini ai cittadini». È un passaggio che cerca di rovesciare la narrazione più difensiva sull’automazione. L’algoritmo, in questa impostazione, non sostituisce il lavoro pubblico ma lo riorganizza, alleggerendo la macchina da ciò che è seriale e spostando il valore aggiunto sulla capacità umana di interpretare, accompagnare, decidere.

Non sorprende allora che, nel calendario di Forum PA, l’Inps abbia insistito su una filiera coerente di temi: dall’IA nella pratica legale alle implicazioni di governance, dai “modelli agentici” di relazione con il cittadino fino ai nodi di policy, dati e competenze. La presenza di Massimiliano D’Angelo, direttore centrale Tecnologia, informatica e innovazione, in tavole rotonde dedicate a una PA “agentica” e all’IA “dalla sperimentazione alla governance”, segnala la volontà dell’Istituto di portare il confronto oltre il fascino della sperimentazione, verso il terreno più impegnativo delle regole, della sicurezza e della responsabilità amministrativa. In altre parole: non mostrare semplicemente che la tecnologia c’è, ma convincere che esiste una regia pubblica capace di usarla senza esserne travolta.

La direttrice generale Valeria Vittimberga ha dato a questa ambizione una cornice ancora più netta, quasi antropologica. «La trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale devono essere strumenti al servizio delle persone e non fattori di sostituzione dell’elemento umano. Dobbiamo decidere se rendere la tecnologia sovrana, al di sopra dell’uomo, arrivando quasi a cancellare il confine tra essere umano e macchina, oppure se mettere l’umanità al centro, servendola proprio attraverso questi strumenti». Vittimberga, però, non si ferma ai principi. E infatti il passaggio più interessante del suo intervento riguarda l’organizzazione concreta della macchina pubblica. «La tecnologia può aiutarci a sostenere le fragilità e a creare nuove forme di solidarietà per un’umanità che manifesta bisogni sempre più differenziati. Per essere flessibili all’esterno, dobbiamo esserlo prima di tutto al nostro interno: tra gli strumenti fondamentali lo smart working, il lavoro per processi e il metaprocesso. Quest’ultimo ci permette di dislocare la produzione dove risiede la capacità produttiva, mantenendo contemporaneamente il presidio del territorio come pilastro del welfare e presenza amica dello Stato, anche nei piccoli centri».

Anche il “Corner Welfare” allestito durante Forum PA va letto in questa chiave. Non come un semplice spazio espositivo, ma come la rappresentazione plastica di un istituto che vuole riorganizzare il proprio rapporto con l’utenza attorno a un nuovo “ecosistema di ascolto”, dove comunicazione, programmazione, IT e valutazione della performance concorrono a generare valore pubblico. Il panel dedicato a “Migliorare l’efficacia dei servizi per incrementare il valore pubblico generato”, con la presenza di Rosanna Casella, Massimiliano D’Angelo, Diego De Felice e Fabio Monteduro, dice molto del nuovo lessico interno dell’Istituto: non più solo prestazioni e procedure, ma ascolto, efficacia, interazione, valore pubblico. È il vocabolario di una amministrazione che prova a misurarsi non soltanto sulla correttezza dell’atto, ma sulla qualità dell’impatto che produce.

In questo quadro assume un significato particolare anche la scelta di insistere sul tema della leadership. La partecipazione dell’Inps alla presentazione del volume “Le eccellenze nella pubblica amministrazione. Competenze, merito e risultati: storie che cambiano il Paese”, con Fava accanto al ministro Paolo Zangrillo, e la presenza di Vittimberga nel panel “Dirigenza e leadership per una PA che guarda al futuro” non sono elementi decorativi del programma. Sono il modo in cui l’Istituto rivendica il proprio posizionamento nella geografia della PA che vuole contare: quella che prova a legare innovazione a merito, competenze a risultati, governance a capacità di esecuzione.



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 Marina Marinetti

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