Estate 2026: le mostre da visitare a Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026


Dopo il tragico terremoto che nel 1968 rase al suolo la valle del Belìce, Gibellina trovò una vita nuova come museo a cielo aperto grazie all’iniziativa del senatore Ludovico Corrao che, a partire dagli Anni Settanta accolse nella nuova città l’intervento di artisti e artiste come Carla Accardi, Pietro Consagra, Emilio Isgrò, Mimmo Paladino, Joseph Beuys. Oggi Gibellina, la cui storia è ormai intimamente legata ai linguaggi artistici più aggiornati, nominata Capitale Nazionale dell’Arte Contemporanea 2026, rinasce ancora con un’estate e un anno ricchi di iniziative ed eventi. Il motto scelto per quest’occasione così importante è Portami il futuro, a segnalare la volontà di guardare oltre il glorioso passato e così, con la guida di Andrea Cusumano, la città propone una ricca programmazione di mostre ed eventi diffusi, che riflettono sulle tematiche più urgenti del presente, tra cui il ruolo del Mediterraneo come luogo di incontro tra culture nello scenario internazionale.

Tiziana Bonsignore

Dal mare, dialoghi con la città frontale. MASBEDO, Adrian Paci, Teatro di Pietro Consagra, Gibellina, 2026. Photo Gaia Giardina

Le mostre da visitare a Gibellina nell’estate 2026

Masbedo, Adrian Paci al Teatro di Consagra

Il Teatro Pietro Consagra, suggestiva struttura il cui completamento è previsto per l’autunno 2026, ospita due video-installazioni per la curatela di Andrea Cusumano. Al primo piano è collocato The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci (Scutari, 1969): ispirata a un evento storico realmente accaduto, l’opera è un grande dispositivo poetico che consta di tre schermi. Al livello superiore è invece Resto, del duo Masbedo (Milano e Piacenza, dal 1999), fondato sul recupero di un immaginario purtroppo tragico, ma suggerito senza violenza. Le opere, dedicate al Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale, mettono in relazione il mare, il movimento e la migrazione.

Gibellina nuova // Fino al 19 luglio 2026
Dal mare, dialoghi con la città frontale: Masbedo, Adrian Paci
TEATRO DI CONSAGRA, Via Monte Finestrelle, Nuova Gibellina, TP, Italia
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Philippe Berson. Mummie al Belìce:EpiCentro della Memoria Viva. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026. Photo Sisilab
Philippe Berson. Mummie al Belìce:EpiCentro della Memoria Viva. Courtesy Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. Photo Sisilab

Le mostre al Belìce/EpiCentro della Memoria Viva

Philippe Berson

Il museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva dedica a Philippe Berson (Parigi 1963–2025) una personale realizzata in collaborazione con il museo Riso di Palermo, a cura di Gaetano Costa, con un’importante installazione destinata a rimanere permanentemente a Gibellina. In questo modo si rende omaggio all’artista francese, che alla fine degli anni Novanta decise di trasferirsi in Sicilia. Attraverso una pratica artistica data dalla combinazione di materiali minerali e organici, Berson divenne un punto di riferimento per un’intera generazione di artisti siciliani.

Gibellina Nuova // Fino al 31 dicembre 2026
Philippe Berson. Mummie al Belìce/EpiCentro della Memoria Viva
BELÌCE/EPICENTRO DELLA MEMORIA VIVA – Viale Empedocle, 7
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Rossana Taormina

Pensata per i sotterranei del Museo, Luci Residue è un’installazione site-specific di Rossana Taormina (Partanna, 1972), a cura di Giuseppe Maiorana e Vito Chiaramonte. L’intervento consiste di tre neon rossi, la cui luce è metafora della memoria che resiste al tempo, all’interno di una dimensione che trasforma lo spazio in soglia. Taormina intende qui riflettere sul rapporto tra memoria, storia e archivio; in questo modo l’artista si confronta con Gibellina, città che ne ha segnato profondamente la formazione.

Gibellina Nuova // Fino al 31 dicembre 2026
Rossana Taormina. Luci Residue
Belìce/EpiCentro Della Memoria Viva
BELÌCE/EPICENTRO DELLA MEMORIA VIVA – Viale Empedocle, 7
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Prisenti. Mostra diffusa

Il termine Prisenti, letteralmente “doni”, designa lunghi drappi ricamati la cui creazione era legata alla devozione religiosa locale. In seguito al terremoto del 1968 tale tradizione venne quasi del tutto abbandonata, per essere recuperata dagli Anni Ottanta su iniziativa di Ludovico Corrao. La realizzazione dei nuovi Prisenti vide il coinvolgimento della cooperativa delle ricamatrici di Gibellina e di diversi artisti, tra cui: Michele Canzoneri, Pietro Consagra, Alighiero Boetti, Sami Burhan, Carla Accardi, Isabella Ducrot, Renata Boero, Nja Mahdaoui. La mostra, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, si estende a diverse sedi: la Fondazione Orestiadi, il MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, Belìce/EpiCentro della Memoria Viva e la Chiesa Madre, in una commistione di sacro e profano capace di rendere la trasversalità di un fenomeno articolato tra tradizione e nuovi linguaggi.

Gibellina Nuova // Fino al 20 settembre 2026
Prisenti
VARIE SEDI, tra cui: MAC – Museo d’arte Contemporanea “Ludovico Corrao”, Museo Delle Trame Mediterranee, Museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva
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William Kentridge, I Ask This Stone (2023). Courtesy l'artista e Galleria Lia Rumma Milano/Napoli
William Kentridge, I Ask This Stone (2023). Courtesy l’artista e Galleria Lia Rumma Milano/Napoli

Domestic Displacement al MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”

Domestic Displacement è una collettiva curata da Giulia Ingarao e Antonio Leone, che affronta il tema dello sradicamento come condizione non soltanto sociale e storica, ma esistenziale. Gli artisti ospitati, di fama mondiale, tra cui William Kentridge, Regina José Galindo, Shirin Neshat, mettono in discussione il concetto di confine, inteso non soltanto come frontiera tra i popoli, ma come demarcazione che distingue l’essere umano da quanto è altro da sé. L’allestimento affronta questioni quali l’instabilità politica, il trauma migratorio, le eredità coloniali, la censura, la violenza di genere e la marginalità economica, alimentando una riflessione sulla possibilità di conciliare prospettive e distanti e contrapposte.

Gibellina Nuova // Fino al 27 settembre 2026
Domestic Displacement
MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”, Viale Segesta
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Jacopo Di Cera, Between © Gibellina Photoroad
Jacopo Di Cera, Between © Gibellina Photoroad

Gibellina Photoroad al Baglio di Stefano e al MAC

Decima edizione per Gibellina Photoroad. Il festival, curato da Arianna Catania e organizzato e prodotto dall’Associazione On Image, prevede mostre, installazioni e interventi site-specific che mettono in dialogo fotografia contemporanea, architettura, memoria e paesaggio urbano. A Gibellina la fotografia incontra una storia unica: quella della ricostruzione seguita al terremoto del Belice del 1968. In questo contesto il festival si inserisce come un dispositivo di lettura del presente, capace di intrecciare storie individuali e memoria collettiva, patrimonio materiale e immaginario contemporaneo. Tra gli artisti coinvolti l’olandese Erik Kessels, con il progetto site-specificRuins of Renewal, Alice Grassi, Teresa Giannico, Jacopo Di Cera e Stefano Cerio, Paolo Ventura, Joan Fontcuberta, Salvatore Di Gregorio. Accanto alle mostre, il festival celebra il proprio decennale con la pubblicazione di un catalogo dedicato ai dieci anni di attività


Gibellina Nuova // Fino al 6 settembre
Gibellina Photoroad
VARIE SEDI, tra cui: Baglio Di Stefano, MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”, Piazza Beuys
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Sislej Xhafa
Sislej Xhafa

Sislej Xhafa, installazione diffusa

Sislej Xhafa (Kosovo, 1970) è un artista noto per il suo approccio concettuale, finalizzato all’ironica esplorazione di temi come immigrazione, identità, economia e dinamiche sociali. Le sue opere sfidano le convenzioni e invitano il pubblico a riflettere sulle questioni più complesse della società contemporanea. A Gibellina ha realizzato un progetto, a cura di Andrea Cusumano, dedicato agli abitanti più anziani, con sculture che nascono dal tracciamento delle loro ombre. Quelle sagome diventano forme tridimensionali che popolano il Sistema delle Piazze, trasformandolo in una sorta di “ritratto collettivo” in negativo. Il progetto ricuce simbolicamente lo strappo tra la città delle persone e la città delle architetture, riportando al centro i corpi che ne hanno vissuto la ricostruzione.

Gibellina Nuova // Dal 24 luglio al 29 novembre 2026
Sislej Xhafa – under two sun
Sistema delle piazze
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Flavio Favelli, 500, Gibellina
Flavio Favelli, 500, Gibellina

Flavio Favelli in Piazza 15 Gennaio

Artista dallo stile distintivo e identitario, Flavio Favelli (Firenze, 1967) a Gibellina sceglie di lavorare sul muro come possibilità di riscrittura privata, storica, politica e sociale. 500 si inserisce nella ricerca condotta sin dal 2012 sulla pittura murale, cimentandosi con luoghi eterogenei e alimentando in più occasioni un vivace dibattito pubblico. Il progetto, a cura di Cristina Costanzo consiste in un grande murale nel centro della città, in un’area comunale prospiciente piazza 15 Gennaio, luogo simbolico della memoria e dell’identità di Gibellina. Il nome dell’intervento è legato alle banconote da 500mila lire e da 500 euro, immagini problematiche di cui l’artista rivela l’ambiguità.

Gibellina Nuova
Flavio Favelli. 500
PIAZZA 15 GENNAIO
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