Una fortezza bianca appoggiata a una cresta a oltre 1.400 metri, una chiesa ottagonale che spunta poco sotto e un orizzonte che corre dal Gran Sasso alla Majella. La scena non è un set: è Rocca Calascio, il castello più famoso del cinema italiano e internazionale. Si è visto in Ladyhawke, ne Il nome della rosa, in The American, ma dal vivo offre un’esperienza diversa: pietra, silenzio, vento e luce che cambia di continuo.
Dove si trova Rocca Calascio e cosa si vede dalla rocca
La rocca si trova a circa 1.460 metri in Abruzzo, su uno sperone che domina la valle del Tirino, la piana di Navelli e gli altipiani di Campo Imperatore. L’impatto visivo è potente nelle ore di luce radente, quando i profili delle montagne emergono netti.
Dall’alto si abbraccia con lo sguardo il Gran Sasso, la Majella e il massiccio del Sirente-Velino, con colori che cambiano in pochi minuti a seconda del passaggio delle nuvole. Poco sotto, a circa 1.430 metri, spicca la chiesa della Madonna della Pietà, dalla pianta ottagonale e con interni semplici che richiamano la devozione popolare locale.
Come arrivare e dove parcheggiare
Rocca Calascio non è servita direttamente da treni e richiede un minimo di pianificazione. La base è il comune di Calascio; da nord si può utilizzare l’A14 lungo costa e collegarsi all’A24 in direzione L’Aquila, con uscita L’Aquila Est; da Roma si percorre l’A24 fino allo stesso svincolo; da sud, passando per l’A1, ci si ricongiunge all’A24 verso l’interno abruzzese. Dal fondovalle si seguono la SS17 e le provinciali per Barisciano e Santo Stefano di Sessanio fino a Calascio, poi si sale verso la frazione alta.
La strada finale si restringe gradualmente, con tornanti e qualche tratto esposto. Lungo il percorso sono presenti aree dove lasciare l’auto gratuitamente, sia lungo la carreggiata sia in spiazzi dedicati. Nei periodi di maggiore afflusso il comune può attivare una navetta a pagamento tra Calascio e Rocca Calascio, utile per evitare la guida sull’ultimo tratto. Linee di autobus locali collegano Calascio con altre cittadine dell’area, in particolare L’Aquila, dove si trova la stazione ferroviaria principale più vicina.
Quanto si cammina, tempi e attrezzatura essenziale
Dai parcheggi più bassi si considera un percorso di circa 2 km, tra strada asfaltata e vicoli del borgo, con 30-40 minuti medi di salita. Quando si trova posto presso l’ingresso del borgo medievale, la rocca dista circa 500 metri: dieci minuti di ascesa leggera. L’acqua in quota è preziosa: presso il parcheggio inferiore è presente un lungo fontanile per riempire la borraccia.
Il meteo cambia velocemente; in estate il sole può essere intenso ma il vento resta fresco, in primavera e autunno la temperatura varia in pochi minuti. Uno strato caldo nello zaino e scarpe con suola ben grippata aumentano comfort e sicurezza. Per apprezzare la visita senza fretta si consiglia di prevedere almeno tre ore, includendo la salita, il giro nel borgo, la sosta alla chiesa e l’accesso al mastio.
Cosa vedere: tra chiesa, mastio e borgo antico
La salita attraversa il borgo medievale di Calascio, con vicoli in pietra che raccontano la storia sismica dell’area. Alcune abitazioni sono in rovina, altre restaurate con cura e oggi sede di piccole taverne, ristoranti e B&B.
La chiesa ottagonale della Madonna della Pietà
Poco sotto la rocca, la chiesa seicentesca dalla pianta regolare colpisce per la semplicità dell’interno: un’unica aula, un altare in muratura e un dipinto dedicato alla Madonna. Una tradizione locale lega la sua costruzione a un voto dopo una vittoria contro una banda di briganti provenienti dallo Stato Pontificio, memoria di un territorio esposto ma capace di difendersi.
Il mastio e le torri della fortificazione
Il cuore della visita è il castello: il mastio in pietra chiara è racchiuso da mura merlate e da quattro torri cilindriche, aggiunte nel Quattrocento sotto i Piccolomini. In epoca medievale si controllavano le vie della transumanza e le vallate con segnali di fuoco notturni e specchi di giorno. Oggi, grazie alla gestione locale, si accede ai livelli interni con una scala a chiocciola fino alla copertura in legno, da cui l’affaccio è totale sulle catene montuose circostanti.
Il borgo alto, i ruderi e la cappella di San Francesco
Intorno alla rocca si distinguono i ruderi del borgo più alto, abbandonato dopo grandi terremoti, in particolare quello del 1703. Scendendo di poco, una deviazione breve conduce alla cappella di San Francesco, un piccolo edificio con resti di affreschi cinquecenteschi e un altare con il santo. Accanto, in passato, sorgevano un hospitale per viandanti e poveri e un Monte di Pietà gestito dai francescani, nati per offrire prestiti a condizioni più eque rispetto agli usurai.
Un tuffo nella storia: origini, famiglie e restauri
Le origini della fortificazione risalgono attorno all’anno Mille, con una prima attestazione certa nel XIV secolo come torre isolata. Il territorio rientrava nella Baronia di Carapelle, una rete di insediamenti fortificati con Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, Carapelle Calvisio e Calascio.
Nel tempo il controllo è passato tra diverse famiglie, tra cui Pagliara, Colonna, Piccolomini, Medici e Borbone. Nel Quattrocento l’impianto si arricchisce delle torri cilindriche e della cinta muraria tuttora visibile; l’ingresso originario alla rocca, posto a circa cinque metri, era servito da una rampa lignea retrattile in caso di minaccia.
La funzione prevalente era il presidio militare, più che l’insediamento stabile di una comunità numerosa. Col tempo, e con i terremoti che hanno segnato l’Appennino tra Trecento e Settecento, gli abitanti si sono spostati più in basso. Tra anni Ottanta e Duemila un restauro conservativo ha riportato la rocca in sicurezza, mentre alcune case sono state recuperate per l’ospitalità diffusa e la ristorazione, favorendo una rinascita rispettosa del contesto.
Cosa vedere nei dintorni
A Rocca Calascio e nel borgo medievale di Calascio alcune antiche abitazioni sono state trasformate in albergo diffuso, appartamenti e camere che mantengono materiali tradizionali con comfort attuali. In alternativa si può pernottare a Santo Stefano di Sessanio o a Castel del Monte, comode basi per esplorare Campo Imperatore, il Gran Sasso e le valli interne.
Nel raggio di pochi chilometri si intrecciano borghi di grande interesse: Santo Stefano di Sessanio è noto per le case in pietra calcarea e le lenticchie di alta quota; Castelvecchio Calvisio incuriosisce per la pianta ellittica e le case-mura; Carapelle Calvisio conserva l’impianto da piccolo castrum; Castel del Monte è punto di partenza per camminate verso il Monte Bolza e le praterie di Campo Imperatore.
Più in basso, Capestrano custodisce il Castello Piccolomini e la memoria del Guerriero di Capestrano; Navelli è la patria dello zafferano dell’Aquila DOP. Verso ovest, L’Aquila racconta la propria storia con la Basilica di Collemaggio, la Fontana delle 99 Cannelle, il Forte Spagnolo e il MuNDA; a est, seguendo il Tirino, si raggiungono Ofena e aree vinicole del Montepulciano d’Abruzzo.
Articolo visto su (travel.thewom.it) È il castello più cinematografico d’Italia: un paradiso a 1500 metri sospeso tra le nuvole
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link



