La transizione ecologica passa anche dal mercato immobiliare, ma in Italia procede con velocità molto diverse a seconda del territorio. A fotografare il divario è l’ultima analisi dell’Osservatorio MutuiOnline.it, aggiornata a giugno 2026, dalla quale emerge un mercato dei mutui green fortemente concentrato nelle regioni settentrionali, dove si concentrano redditi più elevati, un patrimonio edilizio più moderno e una maggiore disponibilità di immobili ad alta efficienza energetica. Per mutui green si intendono quei finanziamenti agevolati per l’acquisto o la ristrutturazione di immobili ad alta efficienza energetica (classi A e B): di regola offrono prestiti a tassi d’interesse ridotti (in media dallo 0,10% allo 0,30% in meno, rispetto a mutui tradizionali) e sconti sulle spese di istruttoria. Per richiederli è obbligatorio l’Attestato di Prestazione Energetica (APE).
Nel secondo trimestre del 2026 quasi una richiesta di mutui green su due è arrivata dal Nord Italia. La quota raggiunge infatti il 48,8% del totale, mentre il Centro raccoglie il 29,9% delle domande. Molto più contenuto il peso del Mezzogiorno, fermo al 14,3%, e delle Isole, che rappresentano appena il 7% delle richieste complessive. In altre parole, soltanto poco più di una domanda su cinque proviene dall’intero Sud Italia, comprese le Isole, confermando un mercato sempre più polarizzato lungo l’asse geografico del Paese.
Milano si conferma il principale motore della domanda di mutui destinati agli immobili ad alta efficienza energetica. Il capoluogo lombardo concentra infatti il maggior numero assoluto di richieste, sostenuto da un mercato immobiliare particolarmente dinamico e da un’offerta abitativa che negli ultimi anni si è arricchita di numerosi edifici di nuova costruzione o completamente riqualificati secondo gli standard energetici più avanzati.
Alla base di questa geografia del credito non ci sono soltanto differenti preferenze dei consumatori, ma soprattutto fattori economici strutturali. Le famiglie residenti nel Nord possono contare mediamente su redditi più elevati e su una maggiore capacità di accesso al credito, condizioni che consentono di affrontare l’acquisto di immobili inizialmente più costosi. Le abitazioni certificate in classi energetiche elevate, infatti, hanno generalmente prezzi di mercato superiori rispetto agli edifici tradizionali, sia perché di recente costruzione sia perché oggetto di importanti interventi di riqualificazione.
Il maggiore esborso iniziale viene però compensato da diversi vantaggi economici nel medio e lungo periodo. Gli immobili più efficienti permettono di ridurre i consumi energetici, preservano meglio il valore patrimoniale dell’investimento e consentono spesso di ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli da parte degli istituti di credito.
Nel Mezzogiorno lo scenario appare invece più complesso. Redditi medi inferiori, una maggiore incertezza economica e una disponibilità più limitata di immobili di nuova generazione frenano la domanda di finanziamenti green. A questo si aggiunge un’offerta immobiliare caratterizzata da un patrimonio edilizio mediamente più datato, che rende più difficile la diffusione di abitazioni in grado di soddisfare i requisiti richiesti per accedere ai mutui agevolati.
Anche il mercato immobiliare contribuisce ad amplificare il divario territoriale. Nelle regioni settentrionali la forte domanda abitativa continua infatti a incentivare gli investimenti dei costruttori in nuovi complessi residenziali caratterizzati da elevate prestazioni energetiche. Un circolo virtuoso che alimenta contemporaneamente l’offerta di immobili green e la domanda di finanziamenti dedicati.
Secondo gli esperti di MutuiOnline.it, questa distanza rischia di accentuarsi ulteriormente con la progressiva applicazione della Direttiva europea sulle cosiddette “Case Green”. Le regioni del Nord partono infatti da una posizione di vantaggio grazie a un patrimonio immobiliare mediamente più recente e già orientato verso standard energetici elevati. Al contrario, nelle regioni meridionali il peso degli edifici più datati, unito alla minore capacità di investimento delle famiglie, potrebbe rallentare il percorso di adeguamento richiesto dalla normativa europea.
Osservando la penetrazione dei mutui green all’interno del mercato locale emergono tuttavia alcune dinamiche interessanti. Trento guida la classifica nazionale: il 37,6% di tutte le richieste di mutuo presentate nella città riguarda immobili ad alta efficienza energetica. Seguono Venezia con una quota del 35,1% e Milano con il 30,5%.
Nel Centro Italia la diffusione dei mutui green risulta meno marcata. A Roma rappresentano il 27,6% delle richieste complessive, mentre Firenze si attesta al 24,9%, valori comunque significativi ma inferiori rispetto alle principali città del Nord.
A sorprendere sono invece Bari e Cagliari. Pur appartenendo ad aree geografiche nelle quali il numero assoluto di richieste rimane contenuto, entrambe registrano una forte incidenza dei mutui green sul totale delle domande presentate. A Bari la quota raggiunge il 35,1%, mentre a Cagliari arriva al 33,1%. Un dato che lascia intravedere gli effetti dei processi di rigenerazione urbana e delle nuove iniziative edilizie orientate alla sostenibilità, anche se inserite in mercati complessivamente più piccoli rispetto alle grandi città settentrionali.
Il confronto con il mercato dei mutui tradizionali conferma come la distribuzione geografica delle richieste sia sostanzialmente la stessa. Tra aprile e giugno 2026 il Nord ha raccolto il 46,7% delle domande di mutui “brown”, quelli destinati agli immobili privi di particolari requisiti energetici. Il mercato green, quindi, non modifica gli equilibri territoriali già esistenti, ma tende piuttosto ad accentuarli.
Accanto alla distribuzione geografica, anche le condizioni economiche dei mutui green continuano a rappresentare un importante fattore di attrattività. Negli ultimi dodici mesi i tassi applicati a questa tipologia di finanziamenti sono rimasti stabilmente inferiori rispetto a quelli dei mutui tradizionali. A giugno 2026 il tasso medio di un mutuo standard a tasso fisso, con durata tra 20 e 30 anni, era pari al 3,46%, mentre per un mutuo green si fermava al 3,02%, con un vantaggio di 44 punti base.
Chi sceglie un mutuo green continua inoltre a privilegiare la certezza della rata. Nel secondo trimestre del 2026 il 95,9% dei richiedenti ha optato per il tasso fisso, mentre il variabile rappresenta appena il 2,5% delle preferenze. La durata media dei finanziamenti si attesta intorno ai 25 anni, con un importo medio richiesto pari a circa 159 mila euro e un Loan to Value del 69,2%, cioè una copertura bancaria che finanzia mediamente poco meno del 70% del valore dell’immobile acquistato.
Anche il profilo dei richiedenti racconta un mercato caratterizzato da una significativa solidità finanziaria. L’età media di chi sottoscrive un mutuo green è di circa 39 anni e quasi l’83% delle domande, precisamente l’82,9%, proviene da lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Un identikit che conferma come la transizione verso un patrimonio immobiliare più sostenibile sia oggi guidata soprattutto da famiglie con una buona stabilità reddituale e occupazionale, mentre il divario economico tra le diverse aree del Paese continua a rappresentare uno dei principali ostacoli alla diffusione uniforme dell’edilizia ad alta efficienza energetica.
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Cristina Giua
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