Viadotto Bisantis, da settembre impalcato e doppio senso


Il Bisantis è un cantiere fuori scala dentro la mobilità catanzarese. Tiene insieme centro storico, versante nord, accesso dalla SS 280 e memoria tecnica di una delle opere più riconoscibili di Riccardo Morandi. Per questo la fase che si apre dopo l’estate pesa più di una semplice manutenzione: incide sul modo in cui Catanzaro userà il suo ingresso più simbolico e più delicato.

Quadro aggiornato: la finestra di avvio indicata è successiva all’estate 2026. Le modalità concrete di circolazione durante il cantiere dipenderanno dalle ordinanze e dalla cantierizzazione che saranno formalizzate prima dell’apertura dei lavori.

Il quadro operativo: cosa parte dopo l’estate

La nuova fase del Viadotto Bisantis è il passaggio conclusivo del programma di ammodernamento impostato da Anas sull’infrastruttura catanzarese. Il perimetro dichiarato è netto: dopo la riqualificazione delle sottostrutture, il baricentro si sposta sull’impalcato e sulla piattaforma stradale. In termini pratici significa lavorare sul piano che sostiene la circolazione, sulle superfici percorse dai veicoli e sugli elementi laterali che regolano sicurezza, separazione dei flussi e protezione dei pedoni.

La finestra temporale indicata porta a settembre 2026 come momento di avvio più probabile. Il mese è solo una parte del quadro, perché un cantiere complesso parte davvero quando sono allineati impresa, copertura economica e progetto. Qui questi tre passaggi risultano già maturi: l’esecutore è stato individuato, le risorse sono disponibili e la validazione progettuale è in fase sostanzialmente conclusa.

Perché il “settimo applicativo” chiude il ciclo delle sottostrutture

La formula tecnica usata per descrivere la prossima fase va letta dentro la sequenza degli anni precedenti. Il Bisantis è stato affrontato per parti d’opera, con interventi progressivi sugli elementi strutturali più esposti e sulle componenti maggiormente ammalorate. La fase ora in arrivo viene definita come settimo applicativo perché si innesta dopo il ciclo già condotto sulle sottostrutture e porta il lavoro sulla parte superiore dell’opera.

Questa distinzione evita un equivoco frequente. Le sottostrutture sono ciò che regge il ponte; l’impalcato è ciò che consente al ponte di funzionare ogni giorno come infrastruttura urbana. Passare dall’una all’altro vuol dire spostare il cantiere dal risanamento profondo al rapporto diretto con la fruizione quotidiana: carreggiata, camminamenti, barriere, pavimentazione e geometria dei transiti.

Impalcato e piattaforma stradale: il cuore tecnico dell’intervento

L’impalcato è la zona in cui la struttura incontra l’uso reale. Su quel piano si concentrano carichi dinamici, corsie, pavimentazione, cordoli e innesti dei dispositivi di sicurezza. Intervenire lì richiede una progettazione diversa rispetto al risanamento corticale delle parti sottostanti, perché ogni scelta produce effetti immediati sulla circolazione e sulla percezione di sicurezza di chi attraversa il viadotto.

La riqualificazione della piattaforma stradale comprenderà camminamenti pedonali adeguati e una carreggiata interna capace di consentire il doppio senso di marcia. È il punto più concreto per gli utenti: il ponte verrà consolidato nella sua funzione statica e ripensato nella relazione tra veicoli e pedoni. La qualità del risultato si misurerà nella separazione dei percorsi, nella leggibilità della sede stradale e nella continuità tra accessi e uscite.

Il percorso pedonale dedicato cambia la soglia di sicurezza

La presenza di un percorso pedonale dedicato va letta come elemento funzionale più che come dettaglio accessorio. Un ponte urbano attraversato anche a piedi deve rendere chiara la distanza tra spazio carrabile e spazio pedonale. Sul Bisantis questo aspetto pesa in modo particolare, perché l’opera agisce da cerniera tra quartieri, assi di accesso e percezione identitaria della città.

Il valore del camminamento sta nella prevedibilità. Un pedone deve sapere dove può muoversi, un automobilista deve riconoscere il margine della carreggiata e il gestore della strada deve disporre di elementi fisici coerenti con i flussi. La fase finale dovrà trasformare questa esigenza in una configurazione stabile, leggibile e compatibile con la nuova organizzazione del doppio senso.

Doppio senso: cosa significa davvero per la mobilità cittadina

Il ritorno a una carreggiata organizzata per il doppio senso ha un effetto che supera il singolo viadotto. Il Bisantis lavora come raccordo tra il centro cittadino e gli accessi occidentali e settentrionali; quando la sua capacità si riduce, il peso si distribuisce su altre strade urbane e sugli itinerari che si collegano al Sansinato. Ripristinare una configurazione più completa significa ridurre la fragilità del sistema durante le ore di punta e nei movimenti pendolari.

La gestione provvisoria del cantiere sarà la vera variabile dei prossimi mesi. Le opere sull’impalcato toccano il piano viabile e quindi entreranno nella percezione quotidiana degli utenti. Serviranno ordinanze puntuali, segnaletica coerente e un coordinamento stretto con i flussi che attraversano la zona. Il successo della fase finale si misurerà anche dalla capacità di limitare deviazioni improvvise e tempi morti nella comunicazione alla cittadinanza.

Il collegamento con il Sansinato: perché il calendario arriva nel momento giusto

La riapertura della galleria Sansinato modifica il contesto in cui il nuovo cantiere Bisantis potrà partire. Per quasi due anni la mobilità di accesso a Catanzaro ha convissuto con una compressione forte su uno degli snodi principali della SS 280 “Dei Due Mari”. La piena funzionalità della galleria restituisce margine alla rete proprio prima dell’apertura della fase conclusiva sul ponte.

La nostra lettura è prudente e operativa: partire con il Bisantis dopo il rientro in servizio del Sansinato riduce il rischio di sommare due strozzature strategiche nello stesso quadrante. Resta il nodo della cantierizzazione, perché un impalcato in lavorazione può imporre restringimenti e variazioni di corsia. Il vantaggio, rispetto ai mesi precedenti, è che il sistema urbano dispone di una via d’accesso di nuovo disponibile e meno vulnerabile.

Collaudi e passaggi amministrativi: il lavoro che resta sotto la superficie

Nel sopralluogo istituzionale di maggio è stato descritto un avanzamento articolato in stralci funzionali, con collaudi tecnico-amministrativi già emessi per una parte degli interventi. Questo dettaglio conta perché distingue il cantiere visibile dal percorso amministrativo che ne consente la chiusura. Un ponte di questa complessità arriva al traguardo quando verifiche, certificazioni e assetto d’esercizio risultano coerenti con le opere eseguite.

La fase finale dovrebbe includere il completamento del miglioramento sismico, nuove barriere, reti anti-scavalco, rifacimento integrale della pavimentazione e percorso pedonale dedicato. Qui si concentra la parte più sensibile del programma: mettere insieme sicurezza strutturale, protezione laterale e qualità della superficie di marcia senza trasformare il ponte in un cantiere permanente nella percezione degli utenti.

Il peso dell’opera: il Bisantis come infrastruttura e identità

Il Viadotto Fausto Bisantis, conosciuto anche come Ponte Morandi o Viadotto sulla Fiumarella, nasce dal progetto di Riccardo Morandi e appartiene alla stagione delle grandi opere in calcestruzzo armato che hanno ridisegnato gli accessi alle città italiane del secondo Novecento. A Catanzaro ha assunto un valore doppio: infrastruttura di collegamento e segno urbano riconoscibile da generazioni di residenti.

La sua funzione resta attuale perché collega il centro con la direttrice della Strada dei Due Mari e con l’area nord della città. Ogni intervento sul Bisantis ha quindi una doppia responsabilità: deve trattare un’opera d’ingegneria con rigore tecnico e deve restituirla alla vita urbana senza impoverirne il ruolo simbolico. La scelta di barriere e reti con attenzione architettonica va letta dentro questa esigenza.

I prossimi passaggi da seguire

La sequenza attesa è abbastanza chiara. Prima dovrà arrivare l’apertura formale del cantiere dopo l’estate, poi saranno definite le modalità di circolazione durante i lavori e infine entrerà nel vivo l’intervento sull’impalcato. Il tempo stimato per chiudere la ristrutturazione complessiva è nell’ordine di un paio d’anni, una durata compatibile con un’opera troppo complessa per essere trattata come una semplice strada urbana.

Per cittadini e pendolari il punto da monitorare sarà il contenuto delle ordinanze. Quelle diranno se il traffico resterà parzialmente garantito, quali corsie saranno interessate e come verranno gestiti i percorsi alternativi. Il dato politico-amministrativo arriverà dopo; il dato tecnico è già sufficiente per capire la portata del passaggio: il Bisantis entra nella fase in cui il cantiere si avvicina alla superficie percorsa ogni giorno.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di