Mancuso offre una stima maturata osservando i propri studenti, priva della struttura di un sondaggio. Conservare il perimetro della frase evita una falsa accusa generazionale e porta la discussione sul passaggio dal consenso astratto alla presenza costante nello studio e nella cittadinanza.
Denominazione editoriale: il programma del festival scrive Il cantico della Terra con la maiuscola. La scheda del volume usa Il cantico della terra.
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La forbice del 15-20% resta legata ai suoi studenti
Le parole registrate contengono due delimitazioni che impediscono di convertire la frase in un giudizio sugli universitari italiani. Mancuso dice «lo vedo anche fra i miei studenti all’università» e aggiunge «il 15%, il 20%, non di più». Il riferimento possessivo circoscrive il gruppo osservato. La forbice esprime anche una stima approssimata, priva della pretesa di offrire un conteggio censuario.
L’intervista non indica il numero degli iscritti, i corsi frequentati, l’arco temporale osservato o la soglia usata per classificare una persona «molto coinvolta». Mancano il denominatore e la domanda somministrata. La trascrizione pubblicata da ANSA mantiene quel perimetro e non presenta la frase come sondaggio. Ogni estensione all’intera popolazione studentesca aggiungerebbe una portata assente nelle parole pronunciate.
Anche il punto medio del 17,5% sarebbe improprio. La distanza tra 15 e 20 esprime l’incertezza del docente. Ridurla a un decimale inventerebbe un grado di esattezza che la dichiarazione non possiede. Il numero merita attenzione come stima maturata nell’insegnamento e diventa esaminabile soltanto quando è accompagnato da una domanda misurabile.
“Coscienza ambientale” indica una disposizione a intervenire
Nel discorso di Mancuso la parola coscienza non appartiene alla neurologia né alla filosofia della mente. Indica la capacità di attribuire alla crisi ecologica un posto stabile nelle decisioni. Conoscere il lessico del clima rappresenta una soglia iniziale. Organizzare il proprio tempo o accettare una spesa immediata richiede un passaggio ulteriore.
Le parole scelte dal biologo separano l’interesse occasionale dall’impegno continuativo. Egli parla di persone molto interessate e di ragazzi che dovrebbero risultare più coinvolti. L’oggetto osservato riguarda grado e continuità. Un apprezzamento online o l’accordo espresso in un questionario descrivono una disponibilità. La partecipazione forte lascia invece tracce nella durata e nelle decisioni collettive.
La parola non assegna un voto morale agli studenti. La frase non separa il disinteresse dalla mancanza di tempo e non rivela quali occasioni di partecipazione fossero accessibili. Usare la forbice come etichetta generazionale attribuirebbe alla dichiarazione un significato che non contiene.
Consenso diffuso e partecipazione assidua misurano oggetti diversi
La preoccupazione dichiarata per il clima è già diffusa. L’Eurobarometro 2025 della Commissione europea registra che l’85% dei cittadini dell’Unione considera il cambiamento climatico un problema grave e l’81% sostiene la neutralità climatica entro il 2050. Il People’s Climate Vote 2024 del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo rileva che l’80% degli intervistati nel mondo desidera un’azione governativa più forte.
Quelle percentuali non smentiscono la stima di Mancuso perché le domande hanno oggetti differenti. Un sondaggio misura opinioni e preferenze in un momento definito. Il docente sta classificando un coinvolgimento che osserva nel tempo. Il gruppo dei «molto coinvolti» appartiene per costruzione a una categoria più stretta di quella composta da chi riconosce il problema o appoggia una finalità pubblica.
Il confronto scioglie anche l’apparente paradosso fra consenso elevato e lentezza dei cambiamenti. Una maggioranza favorevole non equivale a una maggioranza pronta a dedicare tempo e assumere responsabilità organizzative. Le due misure descrivono momenti separati della stessa catena e richiedono interventi differenti.
Reddito e infrastrutture condizionano l’azione ambientale
La distanza fra intenzione e comportamento nasce spesso prima della scelta individuale. Un pendolare usa l’auto quando il collegamento pubblico non copre gli orari delle lezioni. Uno studente in affitto non decide l’isolamento dell’edificio o l’impianto di riscaldamento. Chi dispone di un reddito basso rinvia una spesa iniziale anche quando il risparmio futuro è plausibile.
Prezzo e disponibilità dei servizi condizionano la scelta prima della motivazione. L’indagine EPIC dell’OCSE ha rilevato una disponibilità dichiarata ai compromessi ambientali nel 65% dei nuclei coinvolti e ha documentato il peso di prezzo, comodità, offerta disponibile e condizione abitativa. Il capitolo dedicato alla domanda nel sesto rapporto dell’IPCC descrive la stessa relazione su scala più vasta: norme sociali e scelte personali interagiscono con infrastrutture e organizzazione dei servizi.
Attribuire tutto alla motivazione produce una diagnosi incompleta. La partecipazione cresce quando l’opzione a basse emissioni è disponibile a un prezzo accessibile e non sottrae ore alla giornata. La conoscenza conserva il proprio peso dentro un insieme di possibilità materiali. Una percentuale priva di queste informazioni confonde disinteresse e impossibilità materiale.
Senza allarmare richiede fatti e una via percorribile
La formula usata da Mancuso non attenua il pericolo. Cambia il modo in cui il pubblico viene accompagnato dalla gravità all’azione. Un messaggio composto soltanto da danni futuri accresce l’angoscia e lascia irrisolta la domanda su chi debba intervenire. La persona riceve una minaccia e spesso anche una colpa individuale sproporzionata rispetto al potere di cui dispone.
Un esperimento pubblicato nel Journal of Experimental Social Psychology ha registrato maggiore reattanza quando l’appello assegnava la risposta al singolo anziché alla politica. L’aumento della minaccia elevava la paura. L’interazione fra intensità della minaccia e tipo di appello non ha superato la soglia statistica negli esiti misurati. Una proposta teorica apparsa su Communications Psychology collega invece la speranza orientata all’azione alla presenza simultanea di una meta riconoscibile e di vie realmente accessibili.
Il linguaggio pubblico guadagna forza quando indica il pericolo con numeri comprensibili e mostra chi dispone dei poteri per intervenire. Serve anche una distanza temporale breve tra la scelta e il beneficio percepito. La richiesta impone una disciplina esigente: niente minimizzazioni e niente catastrofe lasciata senza uscita.
Luglio 2026 segue gli undici anni più caldi registrati
La gravità richiamata da Mancuso appartiene al presente misurato. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha certificato che il periodo 2015-2025 comprende gli undici anni più caldi mai registrati. Il 2025 si è collocato al secondo o al terzo posto secondo la serie utilizzata, con una temperatura media globale di circa 1,43 °C sopra il riferimento 1850-1900.
Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale. Il Copernicus Climate Change Service classifica giugno 2026 come il secondo giugno più caldo a scala globale. Gran parte del continente è stata investita da un’ondata di calore nella seconda metà del mese.
La soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi riguarda il riscaldamento di lungo periodo. Il superamento durante singoli mesi o singoli anni non coincide da solo con il superamento formale di quella soglia. La sequenza pluriennale mostra comunque quanto si sia ristretto il margine e rende improprio presentare la crisi come un evento remoto.
La felicità entra nel discorso attraverso i servizi
Mancuso usa la parola felicità per rovesciare l’associazione immediata fra transizione ecologica e impoverimento della vita. Il termine non promette uno stato psicologico garantito. Offre un metro con cui giudicare gli effetti quotidiani delle politiche. Una politica raccoglie consenso quando alleggerisce spese o tempi e migliora l’ambiente in cui le persone abitano.
I benefici sanitari entrano nella vita quotidiana attraverso aria meno inquinata, mobilità attiva, sistemi alimentari migliori e infrastrutture capaci di reggere gli eventi estremi. L’Organizzazione mondiale della sanità collega queste condizioni alle politiche climatiche. La stessa idea si riconosce in una corsa dell’autobus più frequente o in un alloggio che richiede meno energia.
Il tempo di distribuzione conta quanto l’ammontare. Una spesa concentrata oggi e un guadagno remoto alimentano diffidenza. Incentivi anticipati e servizi già disponibili cambiano la percezione della misura. La felicità evocata sul palco acquista credibilità quando il beneficio entra nel bilancio familiare e nella giornata prima che la rinuncia venga chiesta.
Un ateneo deve separare sapere, intenzione, partecipazione e durata
La stima personale offre un’ipotesi testabile. Un’indagine universitaria dovrebbe dichiarare chi viene invitato, quanti rispondono, quali corsi sono rappresentati e in quale periodo avviene la rilevazione. Senza questi riferimenti la percentuale resta incapace di distinguere una percezione locale da una tendenza ripetuta.
Il questionario anonimo dovrebbe separare conoscenza, disponibilità dichiarata, azioni compiute e ostacoli incontrati. Una rilevazione successiva a distanza di mesi mostrerebbe la durata. Le presenze a incontri o laboratori aggiungerebbero una misura comportamentale purché aggregate e prive di tracciamento individuale. Nessuna di queste informazioni, presa da sola, autorizza a dedurre le motivazioni personali.
La definizione di «molto coinvolto» richiede una soglia dichiarata prima della raccolta. Una soglia basata sulla frequenza durante un semestre o sull’assunzione di un incarico rende la classificazione replicabile. La stessa soglia deve restare stabile negli anni. Solo allora la forbice pronunciata a Polignano assume la forma di una tesi sottoposta a controllo empirico.
Nel campus l’impegno lascia tracce misurabili
Il coinvolgimento cresce quando lo studente vede il rapporto fra ciò che apprende e una decisione effettiva. Un corso di economia affronta bilanci energetici e distribuzione delle spese. Ingegneria lavora sugli edifici. Giurisprudenza segue gli appalti e i regolamenti. Le scienze umane esaminano conflitti e disuguaglianze prodotti dai cambiamenti.
Il campus offre problemi con condizioni autentiche. Consumi degli edifici, orari dei trasporti, rifiuti delle mense e ombreggiamento degli spazi esterni consentono di affidare agli studenti incarichi che arrivano fino a una decisione amministrativa. La partecipazione perde consistenza quando l’attività termina con una presentazione e nessun ufficio è tenuto a rispondere.
L’apprendimento attivo conserva effetti oltre la lezione. Un esame della simulazione climatica En-ROADS pubblicato su Communications Earth & Environment ha seguito 1.246 partecipanti e ha osservato guadagni di conoscenza e coinvolgimento mantenuti per sei mesi. Ha registrato anche azioni fuori dall’aula. Gli effetti durano di più quando le persone lavorano su leve e compromessi reali.
Il libro affida ogni capitolo a una creatura del Cantico
Il cantico della terra è uscito nel 2025 per Laterza. La scheda editoriale indica 160 pagine e l’ISBN 9788858158470. Il volume segue il Cantico delle creature e usa le sue figure come porte d’ingresso a processi fisici o biologici. Sole e luna, vento e acqua, fuoco, terra e morte compongono una sequenza che attraversa fotosintesi, clima, cicli planetari e disponibilità delle risorse.
La sequenza evita una divisione rigida per discipline. Le presenze nominate da Francesco conducono verso ciò che rende possibile la vita nella biosfera. Il sole alimenta la fotosintesi. L’acqua regola metabolismo e habitat. Il suolo conserva relazioni da cui dipendono alimentazione e cicli biogeochimici.
Francesco offre un lessico di dipendenza materiale
La scelta di un testo del XIII secolo consente a Mancuso di parlare della specie umana senza collocarla sopra gli altri viventi. Chiamare fratello il sole o sorella l’acqua descrive una relazione prima ancora di formulare un dovere morale. L’essere umano compare come organismo dipendente da flussi che non produce e che controlla solo in parte.
Quel lessico corregge una debolezza della comunicazione ecologica moderna. Espressioni come prezzo assegnato agli ecosistemi o servizio ecosistemico traducono la biosfera in categorie economiche. Il Cantico conserva invece reciprocità e limite. Mancuso adopera questa grammatica per mostrare che la prosperità umana richiede continuità dei cicli da cui riceve energia e acqua.
L’«uso povero delle risorse» richiamato nella presentazione del festival non coincide con una celebrazione della privazione. Indica una quantità compatibile con la rigenerazione e con l’accesso degli altri. La tesi del libro diventa politica quando chiede di distribuire spazio e materia entro limiti fisici anziché affidare tutto alla crescita dei consumi.
La qualifica accademica e il lavoro del laboratorio
Stefano Mancuso è professore ordinario nel settore Arboricoltura generale e coltivazioni arboree presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali. Il profilo CercaChi dell’Università di Firenze conferma la qualifica e il legame fra divulgazione, fisiologia delle piante e gestione degli ambienti coltivati.
Il LINV, collegato all’ateneo fiorentino, studia la neurobiologia vegetale con elettrofisiologia e biologia cellulare o molecolare. Fra i filoni pubblicati compaiono fisiologia dello stress e comunicazione delle piante. Le misurazioni descrivono variazioni della crescita o del metabolismo in risposta all’ambiente.
La frase sulla «stabilità del pianeta» nasce da questo retroterra. Le piante sostengono reti alimentari e regolano gli scambi di carbonio. Partecipano anche ai cicli dell’acqua. Il discorso di Mancuso amplia la scala dall’aula alla biosfera perché la fisiologia vegetale mostra dipendenze che una scelta individuale isolata non governa.
Neurobiologia vegetale, un nome discusso nella botanica
La denominazione associata a Mancuso è oggetto di un confronto scientifico aperto da anni. Nel 2007 un gruppo di botanici scrisse su Trends in Plant Science che le piante non possiedono neuroni e sinapsi. Il gruppo contestò anche l’uso del cervello come analogia per il mondo vegetale. Mancuso e altri studiosi risposero difendendo un ambito interdisciplinare dedicato alla percezione e alla segnalazione vegetale.
Due affermazioni occupano piani distinti. Le piante possiedono reti elaborate di segnalazione elettrica e chimica. La presenza di quei sistemi non dimostra coscienza nel senso animale o umano. Il dibattito riguarda il lessico e l’interpretazione di alcune capacità, mentre l’esistenza di risposte fisiologiche a gravità, radiazione, acqua, sostanze volatili o stress non è in discussione.
Il messaggio ambientale non dipende dall’attribuzione di un cervello alle piante. Il loro compito materiale e i processi con cui regolano crescita e riproduzione bastano a giustificare una tutela rigorosa.
La televisione prova un ritmo diverso dalla lezione
Nella stagione televisiva 2026 Mancuso ha condotto con Lillo Petrolo un programma in sei puntate su Rai 3. Gli episodi hanno attraversato la biosfera e la vita sulla Terra. Il racconto scientifico si è alternato alla comicità e agli incontri con gli ospiti. Tra i dialoghi figurano Caterina Balivo, Mario Brunello, Christian De Sica e Giovanni Storti. Altre puntate hanno coinvolto Serena Dandini, Alessandro Gassmann, Antonio Di Martino e Vinicio Capossela. RaiPlay presenta il programma come un itinerario dedicato ai legami fra specie umana e pianeta.
Corrado Guzzanti e Maccio Capatonda sono comparsi in inserti ricorrenti. Chiara Francini ha raccontato alberi fuori dal comune. La struttura ha consentito di spezzare la lezione frontale e di usare registri differenti senza abbandonare il contenuto scientifico. Mancuso ha descritto l’esperienza come più pacata e capace di concedere più tempo ai contenuti.
Quel formato mette in scena la richiesta formulata a Polignano. Il tono accessibile non cancella la gravità e il ricorso all’umorismo riduce la distanza dal pubblico. L’intervista non annuncia una seconda edizione. Il dato disponibile riguarda il tentativo già compiuto di portare la divulgazione ambientale dentro un formato rivolto al grande pubblico.
Sarnico e Polignano mostrano due usi dello stesso libro
Due giorni prima della serata pugliese Mancuso aveva presentato lo stesso volume a Sarnico per Filosofi lungo l’Oglio. Sbircia la Notizia aveva inserito l’appuntamento nel calendario del festival dedicato ad Ascoltare. A Polignano il libro è entrato invece nel «Discorso alla Terra» della XXV edizione de Il Libro Possibile.
I due titoli dei festival mostrano che lo stesso saggio sostiene discussioni diverse. A Sarnico il Cantico si presta a una riflessione sull’attenzione verso ciò che vive. A Polignano diventa un’occasione per discutere coinvolgimento pubblico e desiderabilità della transizione.
Il programma pubblicato il 14 maggio documentava la collocazione di Mancuso nel cartellone pugliese. Le parole raccolte dopo l’incontro aggiungono una diagnosi sugli studenti e un principio comunicativo che l’annuncio non conteneva.
Gli atenei vengono giudicati anche dagli edifici
Un’università indebolisce il proprio insegnamento quando parla di clima in aula e mantiene procedure amministrative contraddittorie. L’autorevolezza didattica si gioca negli appalti, negli edifici, nei collegamenti per raggiungere il campus e nelle regole delle mense. Gli studenti osservano la distanza fra il programma del corso e le decisioni dell’istituzione.
La partecipazione acquista durata quando gli studenti accedono ai consumi degli edifici e incontrano un ufficio dotato di mandato. Un budget dichiarato separa la consultazione simbolica dal lavoro capace di incidere. Un intervento circoscritto realizzato e misurato insegna più di una campagna composta soltanto da slogan.
Gli atenei riuniscono nello stesso luogo insegnamento, ricerca, amministrazione e servizi agli studenti. Un edificio diventa materiale didattico. Un contratto di trasporto entra in una tesi. Una scelta alimentare viene studiata insieme alle spese associate e ai suoi effetti. La percentuale citata da Mancuso interroga anche l’offerta istituzionale, non soltanto la motivazione dei ragazzi.
La responsabilità pubblica supera la motivazione individuale
Il margine d’azione non è distribuito in modo uniforme. Governi e amministrazioni stabiliscono regole edilizie e trasporti. Decidono anche sugli appalti. Le università controllano una parte degli edifici e dei servizi frequentati dagli studenti. Attribuire lo stesso peso a ogni individuo nasconde la diversa quantità di potere disponibile.
Le richieste rivolte ai singoli arrivano dopo la rimozione degli ostacoli che dipendono dall’ente pubblico. Il compito comprende regole, investimenti, manutenzione e protezione delle persone esposte ai prezzi più alti. Un messaggio positivo regge soltanto quando l’esperienza quotidiana gli dà ragione.
La percentuale citata a Polignano non assolve chi progetta università e città. Prima di giudicare la partecipazione bisogna misurare quanta capacità decisionale è stata concessa a chi studia.
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Junior Cristarella
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