Piano Mattei: Un Progetto di Cooperazione Italiana


12 luglio 2026 – ore 15:00 – C’è anche un po’ dello spirito triestino nel Piano Mattei per l’Africa, uno dei programmi più ambiziosi e forse meno mediaticamente esposti del governo di Giorgia Meloni, che punta con esso a sviluppare una cooperazione tra l’Italia e il suo naturale “dirimpettaio” d’oltre Mediterraneo sulla base di rapporti paritari, omaggiando così quello che fu il sogno di un grande connazionale, Enrico Mattei. Una delle prime cose da sapere sul Piano Mattei, come si evince d’altronde dal nome, è che esso non si esaurisce in un unico intervento bensì è una cornice, all’interno della quale si stanno sviluppando molteplici progetti, accomunati dall’intento di offrire l’eccellenza italiana in ambito tecnologico e formativo alle economie dei partner africani, in cambio di un reciproco vantaggio. Ne parliamo con il dottor Paolo Bonivento, perito agrario iscritto all’Albo del Friuli Venezia Giulia e coordinatore del progetto “Sviluppo di un datawarehouse innovativo destinato a sistemi di Ia mirati al supporto di attività di agricoltura in Africa”, che coinvolge anche due realtà aziendali altamente innovative di Trieste.

Il dottor Bonivento ha recentemente partecipato al prestigioso convegno “Africa e Mediterraneo. Tra cooperazione e sviluppo: il sistema Italia che costruisce”, svoltosi nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato su iniziativa del senatore di FdI Marco Scurria. Che impressione ne ha ricavato? “In generale il convegno ha rappresentato un momento di riflessione corale sulla proiezione strategica dell’Italia nel continente africano, mettendo a confronto i vertici dello Stato, i giganti dell’industria e la diplomazia internazionale. Mentre il ‘Sistema Italia’ ha dato prova di una compattezza e di una visione di altissimo profilo, la giornata ha anche evidenziato una netta disparità qualitativa tra i vari contributi, mettendo in risalto la concretezza istituzionale e industriale rispetto a un comparto del terzo settore apparso, in questa specifica occasione, meno centrato sugli obiettivi strategici”.

In quale veste ha partecipato? “Personalmente io sono stato invitato in triplice veste, come coordinatore del progetto di ricerca internazionale ‘Sviluppo di un datawarehouse innovativo destinato a sistemi di Ia mirati al supporto di attività di agricoltura in Africa’, che vede la sinergia tra le Università di Napoli (Federico II), Palermo e Torino; due realtà aziendali ad alto impatto innovativo di Trieste; l’Istituto di Studi Europei Alcide De Gasperi di Roma, centro d’eccellenza per l’analisi delle politiche continentali, dove sono collaboratore senior, il che rappresenta la seconda veste in cui ho partecipato; la Fondazione Nkemnkia (Camerun); gli atenei di Douala (Camerun), Porto Novo (Benin) e Luanda (Angola). Sono stato inoltre designato a rappresentare la categoria dei periti agrari laureati su indicazione della Presidenza nazionale del Collegio”.

Quale contributo ha apportato al convegno? “Forte della mia esperienza come già vicepresidente esecutivo di Enti scientifici del territorio del Friuli Venezia Giulia, ho illustrato l’eccellenza del polo scientifico triestino, cogliendo l’occasione del prestigioso parterre per rimarcare come l’area di Trieste rappresenti oggi il territorio con la più alta densità di scienziati e aziende dedicate al trasferimento tecnologico della ricerca a livello europeo, ponendosi come hub naturale per lo sviluppo di progetti d’avanguardia al continente africano”.


Come si è svolto il convegno? “L’apertura dei lavori ha beneficiato della straordinaria qualità espositiva dei senatori presenti, i quali hanno stabilito un primato della politica, ponendo immediatamente il tono della discussione su un livello alto, posizionando inoltre il Piano Mattei su binari di assoluto rigore analitico e geopolitico. Il senatore Marco Scurria, ideatore dell’iniziativa, ha introdotto il tema con una visione lucida e appassionata, chiarendo che il Piano Mattei non è un semplice contenitore di aiuti bensì un nuovo paradigma di politica estera basato sulla crescita condivisa. Fondamentale poi è stato il contributo dell’ingegner Alfio Rapisarda, direttore della sicurezza di Eni. La giornata ha raggiunto il suo apice emotivo e scientifico nelle testimonianze di medici italiani operativi negli ospedali africani, fautori di una vera e propria diplomazia della salute, e ulteriormente nobilitata dalla presenza estremamente qualificata di rappresentanti di numerosi Stati africani così come delle Forze Armate e del’Ordine italiane, impegnati in una sinergia a tutela della sicurezza dei Paesi partner e del controllo dei flussi migratori”.

Che cosa ha detto la politica? “Il senatore Scurria ha saputo declinare con maestria il concetto di cooperazione paritaria, sottolineando come l’identità italiana trovi la sua naturale vocazione nel Mediterraneo come ponte verso l’Africa. Il senatore Andrea De Priamo ha offerto un contributo di rara profondità tecnica, legando con precisione i temi della transizione ecologica alla stabilità delle infrastrutture. Il suo intervento ha sottolineato che il Piano Mattei rappresenta la risposta italiana alla necessità di una sovranità energetica e strategica europea, ponendo l’accento sulla costruzione di partnership “concrete e durature” che superino le logiche assistenziali del passato. Altrettanto rilevante è stata l’esposizione del senatore Antonio Iannone, sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Iannone ha tracciato con pragmatismo le direttrici logistiche del piano, evidenziando che la stabilità dei trasporti e delle rotte commerciali è il presupposto per ogni sviluppo economico. La sua capacità di proiettare le competenze ministeriali italiane in un contesto globale ha confermato l’importanza di un approccio multisettoriale coordinato ai massimi livelli”.

Colpisce la presenza di Eni, l’ente fondato da Enrico Mattei. “Se la politica ha tracciato la rotta, il settore industriale con Eni ha fornito la sostanza operativa. L’ingegner Rapisarda ha presentato un’analisi impeccabile della sicurezza come elemento abilitante dello sviluppo. Ha descritto come la presenza di Eni nei contesti africani sia evoluta verso un modello di sicurezza integrata, in cui la protezione delle infrastrutture energetiche è indissolubilmente legata al benessere sociale, alla salute e alla formazione delle popolazioni locali. La sua relazione ha fornito ai presenti una prova tangibile di come il metodo Mattei si traduca quotidianamente in posti di lavoro, tecnologia e stabilità territoriale, rendendo l’esposizione di Eni il baricentro tecnico dell’intera giornata”.

Ha citato anche i medici, le Forze Armate e dell’Ordine: una pluralità di voci. “Il professor Aldo Morrone e il dottor Michelangelo Bartolo hanno illustrato i successi della medicina italiana nel continente africano, dalla lotta alle malattie endemiche all’implementazione della telemedicina. La loro è stata un’esposizione di campo, capace di dimostrare come la cooperazione sanitaria sia il pilastro umano indispensabile per il Piano Mattei. Questi professionisti hanno ribadito che non può esserci crescita economica senza una popolazione sana, posizionando l’Italia come leader mondiale nella diplomazia della salute. Il dialogo internazionale è stato nutrito appunto dalla presenza di rappresentanti di numerosi Stati africani, tra cui Angola, Repubblica Democratica del Congo, Capo Verde e Somalia. Il loro attento ascolto e i loro interventi a latere del convegno hanno sancito la validità internazionale della proposta italiana. A garantire la solidità del quadro complessivo, sono intervenuti i vertici delle Forze Armate, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, i quali hanno evidenziato come la sicurezza interna dei paesi partner e il controllo dei flussi siano condizioni necessarie per la prosperità. La sinergia tra difesa e cooperazione civile è emersa come uno dei punti di forza del Sistema Italia”.

Ci sono state anche note critiche dal suo punto di vista? “In un contesto di così alto profilo, è emersa una nota di discontinuità riguardo agli interventi delle associazioni e delle agenzie di fundraising. Nonostante l’importanza delle cause rappresentate, le loro presentazioni sono apparse a mio avviso meno incisive delle altre, talvolta distanti dalla concretezza strategica che ha caratterizzato il resto del simposio, evidenziando dal mio punto di vista la necessità di un maggiore rigore del Terzo settore e di una sua maggiore comprensione degli obiettivi nazionali di lungo periodo, affinché l’applicazione del Piano Mattei non resti un’azione isolata ma diventi parte integrante di una macchina diplomatica ed economica complessa”.


In conclusione? “Il convegno alla Biblioteca del Senato ha confermato che l’Italia è pronta a guidare un nuovo capitolo delle relazioni con l’Africa. Grazie alla statura politica dei senatori Scurria, De Priamo e Iannone, alla potenza operativa di Eni e all’eccellenza dei nostri medici e delle Forze dell’Ordine, il Piano Mattei ha ora una fisionomia chiara e rispettata. Nonostante la performance sottotono delle realtà legate al fundraising, il Sistema Italia ne esce rafforzato, forte di una visione che unisce etica, economia e sicurezza in un unico grande progetto di sviluppo per il Mediterraneo. La presenza convinta delle nazioni africane testimonia che la strada intrapresa è quella corretta: una cooperazione che non chiede, ma costruisce insieme”.

Articolo di Lilli Goriup




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