Cosenza. A una settimana dal rogo di Ecologia Oggi, perché la polizia brancola nel buio?



E’ passata una settimana esatta dal rogo del “cantiere” di Ecologia Oggi a Cosenza in via Pietro Nenni (quartiere di via Popilia) e, come spesso accade a Cosenza, gli inquirenti – e in particolare la polizia tanto… per non fare noni – non proferiscono parole mentre brancolano nel buio. Questo ufficialmente. Poi però, sempre brancolando nel buio, lasciano trapelare, attraverso romantiche quanto sconcertanti righe di qualche scrittore compiacente, una qualche notizia, che poi notizia non è, per cercare di depistare, almeno alla mente degli occhi di chi legge. Salvo poi mollare la notizia e mandarla nell’oblio tanto a Cosenza chi se ne accorge? 

Si sa, il “Pastore” è un ottimo cane da guardia, il “tedesco” abbaia a difesa della famiglia, il “maremmano” abbaia a difesa del gregge, il “battivelina” abbaia a difesa di qualche potere interessato.  Per due giorni consecutivi, senza citare nessuna fonte veritiera e soprattutto senza lo straccio di una benché minina notizia ufficiale persino sulla natura dolosa dell’incendio, dalle pagine dello storico giornalone di Calabria e Sicilia, il Pastore “battivelina” ha scritto chiaramente che il lavoro degli inquirenti – parola grossa conoscendo i soggetti – si starebbe concentrando su due piste differenti e che addirittura quel miduddramoddra di un Cipollino avrebbe scatenato una caccia all’uomo che francamente nessuno ha notato.

Sì, perchè pare che, dalla visione di una quantità indefinibile di immagini sequestrate dagli impianti di videosorveglianza presenti in loco, ci sia un attentatore solitario (!!!) che abbia lasciato così tante tracce da essere praticamente “acciuffato” da un momento all’altro. Parole che lasciano il tempo che trovano per chi, come noi, ricorda tale questore Marino, il quale, dopo aver arrestato Padre Fedele, dichiarava di aver visto con i suoi occhi (infedeli) i video delle orge e delle violenze perpetrate dal nostro Monaco. Ovviamente quei video non sono mai esistiti e se le minchiate le può dichiarare un questore, figuriamoci un Pastore “battivelina” quante ne possa scrivere, e infatti c’è dell’altro. Si è scritto che le piste seguite dagli impeccabili detective di via Furgiuele siano tutte concentrate sulla ‘ndrangheta ma non si tralasciano le tensioni legate al calcio

Forse siamo ripetitivi, i latini dicevano facesse bene esserlo, e sia ben chiaro, noi a questa sceneggiata, non ci crediamo. Non è chiaro. È oscuro. A chi sarebbe convenuto ordire questo attentato? 

La ‘ndrangheta – In genere dicono che, in Calabria, Cosenza sia un’isola felice – noi abbiamo sempre sostenuto il contrario – invece, quando serve, lo spettro della ‘ndrangheta viene evocato così a cazzo di cane da farti credere che davvero la mafia non esiste, perché altrimenti sarebbe troppo stupida per non essere stata sconfitta da tempo. Ammesso che qualcuno la combatta sul serio. 

Anche i bambini sanno che quando la ‘ndrangheta vuole qualcosa, la richiede in modo gentile, persuasivo e riservato, se poi diventa necessario e inevitabile usa la violenza, quella seria. Quindi anche un Jugale qualunque si domanderebbe, cosa vuole la potente ‘ndrangheta da un imprenditore senza averglielo palesato chiaramente? Perchè se il malaffare avesse chiesto qualcosa all’impresa, la stessa impresa non avrebbe subito denunciato il fatto? 

Poi diciamocela tutta e in modo franco: le mafie non cercano di infiltrarsi nel mondo di raccolta, stoccaggio, trasporto e smaltimento rifiuti, sono le imprese sane che fanno difficoltà a coesistere in quel mondo, da Bolzano a Lampedusa.  In ogni caso non ci sentiamo Jugali nel dire che siamo certi che nessuna mafia possa alzare inutili polveroni dove ci sono affari da curare.

Le tensioni legate al calcio – Partiamo da un inciso bello chiaro: la tifoseria del Cosenza è assolutamente civile, magari a volte ha posizioni contraddittorie, ma nessuno, in oltre 110 anni di storia, ha oltrepassato certi limiti. E non ci sono cani sciolti così tanto stupidi da arrecare tale danno alla città. Nella fiction che, dalla primavera del 2025, vede protagonisti, sugli schermi cittadini, la proprietà del Cosenza 4EL Calcio e il sindaco col pennacchio che cambia a seconda dei padroni che gli scelgono, l’unica “fazione” che, in qualche modo, potrebbe ritenersi quasi soddisfatta, sarebbe proprio la tifoseria. È vero, la proprietà del Cosenza 4EL Calcio non è cambiata, ma l’obiettivo di allontanare la stessa dal San Vito, è stato pienamente raggiunto. Sarà stato anche un escamotage degli uffici comunali a soddisfare gran parte della tifoseria ma questo è un problema politico e amministrativo del sindaco, che aveva promesso ben altro col pennacchio del padrone di turno. Alla tifoseria l’escamotage non è piaciuto, ma l’obiettivo, seppur momentaneamente, è stato raggiunto, per questo non ha nessun senso quello che scrive il Pastore “battivelina”. Solo un provocatore travestito da tifoso sarebbe così cretino da alzare il livello fino a questo punto, e travestirsi da tifoso cretino non è poi così difficile, soprattutto per certi servitori del potere.

Bisogna comunque far presente che se neanche una testata giornalistica, anche quelle più verosimili, si è abbassata a riprendere queste tesi, è evidente che nessuno ha creduto in questa bufala insostenibile. Ed è anche vero che solo il sindaco col pennacchio e quei due sindacati – spesso vicini alle esigenze aziendali anziché a quelle dei lavoratori – hanno espresso vicinanza al nemico giurato dei Puffi. Anche 4 consiglieri provinciali hanno fatto il comunicato di solidarietà, ma non hanno mai pensato di interrogare il presidente della Provincia (sulla carta loro avversario) sulle ragioni per cui Ecologia Oggi non sarebbe in possesso dell’Autorizzazione Unica Ambientale delle Isole Ecologiche di Via Baccelli e dell’ex mercato di Vagliolise.

Noi, stimolati dalla signora seduta sull’uscio di casa, avevamo ipotizzato che inspiegabilmente all’interno del Centro Operativo di via Pietro Nenni ci sarebbero potuti essere stati stoccati rifiuti. Questo non sarebbe plausibile considerato che nell’ex mercato di Vagliolise nessuno ha bloccato gli stoccaggi illegittimi di Gargamella. 

Nonostante tutto resta aperto l’interrogativo, a chi sarebbe convenuto ordire questo attentato? Intanto sul versante amministrativo la fiction continua. Parallelamente al rogo di via Pietro Nenni, il Cosenza 4EL Calcio, come ampiamente previsto dai più, ha presentato ricorso al TAR contro la chiusura dello stadio e pare che l’udienza dovrebbe tenersi il 29 luglio. Quel giorno gli avvocati di Gargamella certamente avranno vita facile. Il Comune ha combinato così tanti impicci che sembra inevitabile l’annullamento del provvedimento ed il rischio reale di dover pagare economicamente la colpa della gestione “bancarella” di Franz Pennacchio che, abbandonato da Cap’i liuni e Tic Tac, non sa veramente come cazzo si fa – anche di striscio – a gestire un Comune, seppur disastrato, come quello di Cosenza. Letteralmente in balia di soggetti come Damiano Covelli meglio noto come tefaticate’ e di Giuseppe Mazzuca alias guapp’i cartune… 

Anche le aziende che hanno partecipato alla gara per la ristrutturazione delle curve potrebbero denunciare l’accaduto alla Corte dei Conti. Eventualmente, pure in quel caso, il Comune non sembrerebbe essere messo bene. Non è possibile basare una gara d’appalto milionaria sulla capacità d’impresa a garantire le attività sportive e poi, dopo l’assegnazione, con un semplice provvedimento dirigenziale si ritiene di chiudere lo stadio con la motivazione di non garantire la sicurezza delle attività sportive. 

Insomma, in seguito a questa vicenda il Comune rischia di finire gambe all’aria, quindi sembra plausibile pensare che nei prossimi giorni anche il Dirigente mollerà Franz Pennacchio e ritirerà il provvedimento senza passare dal TAR, con la motivazione di aver ricevuto dall’impresa aggiudicataria dell’appalto rassicurazioni certificate che sarà possibile garantire l’attività sportiva. 

Dopo questa storia, il Facente Funzioni che siede sulla sedia che fu di Giacomo Mancini dovrebbe andare ad ammucciarsi invece di minacciare Gargamella, dopo aver dichiarato solidarietà per l’attentato, con una improbabile richiesta di risarcimento per danno all’immagine della città, così come aveva minacciato il manager di Bob Sinclar che manco lo ha cacato di striscio, perchè il vero danno all’immagine della città è proprio lui… Ritornando a bomba all’incendio: fatte tutte queste premesse, non c’è un solo cosentino che non abbia commentato: ma si l’ha appicciati sulu si quattro camion? Noi non lo sappiamo ma a sette giorni di distanza, se la polizia brancola nel buio qualche motivo ci sarà… 


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