In un mondo attraversato da profonde crisi socioeconomiche, geopolitiche, minacce cyber, instabilità energetica e trasformazioni digitali, la gestione del rischio è, dovrebbe essere, una componente strategica dei Sistemi Paese e della competitività delle imprese. Sempre più spesso, però, si sente parlare del rapporto tra crisi socioeconomica e sicurezza, arrivando a definire quest’ultima come un business anticongiunturale che si sviluppa e cresce nei momenti di crisi globale, divenendo poi un elemento del dibattito dell’agone politico, richiesta a gran voce, urlata, e poi dimenticata.
Qual è il rapporto reale tra sicurezza ed economia e quale l’impatto dell’insicurezza sulle dinamiche sociali? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Calabrese, manager, formatosi nella Pubblica Amministrazione della Sicurezza, con esperienza internazionale nel settore della security, che nel 2013 ha fondato Secursat, società specializzata in consulenza, progettazione, realizzazione e gestione di soluzioni operative per la sicurezza integrata, di cui oggi è il Ceo. «L’insicurezza ha un peso sullo sviluppo economico, sulla stabilità dei business e anche sul Sistema Paese. I fenomeni di devianza, le occasioni di protesta, le incertezze giudiziarie, diventano continuamente il manifesto per nuovi dibattiti in cui spesso improvvisati esperti, discutibili criminologi e sociologi spiegano le origini e non sviluppano soluzioni; i governi inaspriscono pene inapplicabili per dare risposte, mentre tra dati statistici e percezione d’insicurezza usati strumentalmente, la narrazione diviene confusa e le soluzioni lontane. Così la sicurezza continua ad essere percepita come un costo, un apparato tecnico o una funzione separata dal business, slegata dalle politiche economiche e dai fattori più complessi di crisi.
Oggi la sicurezza è molto diversa rispetto a dieci anni fa. Qual è stato il principale cambiamento?
Lo scenario complessivo è sempre più incerto, abbiamo vissuto e stiamo vivendo una profonda crisi degli scenari geopolitici e una contestuale e inarrestabile evoluzione tecnologica che ha cambiato abitudini, comportamenti, bisogni. Inevitabilmente anche la domanda di sicurezza è cambiata perché tutto è insicuro, incerto generando timore nell’assunzione delle decisioni e chi non governa i processi con le competenze necessarie rimane passivo, rallentando i processi di rinnovamento e subendo l’evoluzione tecnologica. La carenza di competenze rende difficile adottare scelte tecnologiche innovative. È in questo contesto, di evoluzione tumultuosa dell’AI e di inevitabile ignoranza algoritmica, che abbiamo dovuto e potuto sviluppare la nostra proposta alternativa ai modelli tradizionali. Il vero cambiamento è stato culturale: comprendere che la sicurezza con la sua trasversalità nei processi aziendali è un valore e l’innovazione tecnologica, se controllata e gestita, è la vera base su cui costruire il cambiamento e rendere le organizzazioni in grado di gestire scenari incerti e insicuri, affrontando le minacce con la necessaria proattività.
Quando Secursat ha adottato l’attuale modello di business?
Il modello sui dati era nella genetica dell’azienda. L’idea da cui siamo partiti era governare e rendere disponibili i dati dei servizi di security nelle sue diverse declinazioni; con lo sviluppo del business per segmenti di mercato diversi e tipologie di servizi distribuite in equilibrio tra i numeri economici dell’azienda, il progetto si è consolidato ed è divenuto il volano su cui abbiamo costruito competenze e sviluppato l’applicazione della tecnologia ai modelli di security. La profonda crisi che hanno attraversato – e attraversano – tutte le attività labour intensive di tutti i settori – difficoltà di reperire risorse, bassi salari, elevato costo della vita, mobilità sempre meno sostenibile – ha accelerato il bisogno di modelli innovativi. Alla genetica, poi, si è unito un team di giovani esploratori tecnologici che hanno spinto e narrato il modello con una diversa consapevolezza, arricchendo i dati di security con una valorizzazione anche in termini di sostenibilità non solo economica ma anche ambientale. Oggi Secursat con i dati può affrontare temi complessi quali l’economia della sicurezza, analizzando e gestendo quanto è economico avere un buon modello di organizzazione, quanto aiuta a razionalizzare costi e investimenti, qual è l’impatto della crisi socioeconomica sull’aumento dei fenomeni criminosi, quali aree territoriali o segmenti di business sono più interessati da micro-episodi non misurabili in quanto non presenti nei dati ufficiali perché non denunciati. Parliamo di dati prodotti dalla tecnologia applicata alla Security. Dati certi, affidabili, utili, parlanti. Governo dell’AI e alfabetizzazione algoritmica rappresentano oggi il nostro mantra: abbiamo accuratamente separato l’applicazione dell’AI ai nostri dati e a quelli dei nostri clienti dall’AI pubblica, con una infrastruttura totalmente indipendente fatta di IP proprietari, data center tier4 per garantire una business continuity compliance ai modelli europei. Perché la legalità ci guida e il rispetto delle regole indirizza i nostri modelli.
Come può una Pmi competere in un settore dominato da grandi gruppi che si integrano e realizzano sinergie commerciali, economiche strutturali?
Il settore in cui operiamo di per sé è poco innovativo E quindi ritengo che possiamo continuare a sviluppare i nostri modelli perché non giungono segnali sulla volontà dei grandi gruppi di orientarsi sull’innovazione. Siamo circondati da un “vorrei ma non posso”. È forse resta questo il nostro vantaggio competitivo.
Che cosa significa oggi guidare un’azienda della security?
È una sfida quotidiana. Occorre esserci sempre in ogni momento. Servono managerialità resilienti, una business continuity delle risorse reattiva, competenze e professionalità complete per affrontare la complessità degli scenari possibili, anticipando minacce attraverso una continua e costante osservazione dei contesti, dei dati, ripensando soluzioni, ridisegnando modelli organizzativi. Serve un’organizzazione aziendale sempre meno gerarchica che sviluppi competenze complete fungibili e scalabili. È un lavoro complesso, di ricerca e formazione delle risorse, dove non basta l’esperienza o la competenza, ma serve un lavoro di coesione delle professionalità, dove i dettagli fanno la differenza.
Come immagina l’evoluzione del settore nei prossimi anni?
Il mercato globale della sicurezza fisica oggi vale circa 120 miliardi e ha un trend di crescita del 4-5% secondo le ultime stime. La crescita a livello globale è guidata dalle soluzioni centralizzate SaaS (Security as a Service) e il monitoraggio remoto così come la gestione centralizzata – su cui noi abbiamo investito e stiamo continuando ad investire – si conferma come l’area a più alta crescita. Il mercato italiano si attesta sui 4 miliardi di euro, ma nonostante questi volumi, il settore è tecnologicamente immaturo. Inevitabile sarà lo sviluppo del monitoraggio remoto con la necessità di avere strutture logistiche e tecnologiche dedicate, infrastrutture critiche progettate come control rooms ad alta sicurezza, deputate alla governance della sicurezza fisica attraverso un controllo continuo (24/7), in cui confluiscono, in tempo reale, non solo i flussi di dati provenienti da sistemi tecnologici eterogenei, ma anche i dati di monitoraggio cyber. Il futuro è quello di avere Noc multi-tecnologici che attraverso algoritmi analizzano dati, discriminano informazioni, costruiscono reazioni selezionate, qualificano l’intervento umano degli addetti e lo rendono efficace.
Quali sono i progetti del futuro prossimo di Secursat e quale il posizionamento?
Continueremo il percorso di posizionamento tecnologico evoluto e di razionalizzazione dei processi di security, non rinunciando alla gestione di servizi tradizionali, che rappresentano la porta d’ingresso del nostro business. Il cosiddetto cross selling nei servizi di security è un percorso inevitabile per il cambiamento e la proposizione di Secursat come soluzione. Siamo attrattivi per la nostra multidisciplinarietà, senza rinunciare alla nostra identità innovatrice che genera da sempre crescita di ricavi, ebitda, costruzione del valore.
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