Siccità al Nord, laghi in calo e Po sotto soglia anti-sale


Le percentuali dei laghi appartengono a registrazioni orarie. La portata del Po è l’ultima misura consolidata diffusa il 9 luglio. La diversa cadenza temporale impedisce di trattare tutte le cifre come se fossero state rilevate nello stesso minuto.

Unità di misura: le percentuali dei laghi descrivono il volume compreso fra i limiti di regolazione. Le portate fluviali sono espresse in metri cubi al secondo.

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In un giorno i quattro laghi perdono altra quota

Il confronto fra le rilevazioni del 9 e del 10 luglio assegna al Maggiore una discesa di 3,8 punti percentuali. Il Lario cede 2,4 punti. L’Iseo arretra di 0,8 e il Garda di 1,4. La direzione è comune ai quattro bacini e procede con velocità diverse durante il massimo fabbisogno irriguo estivo.


Le pagine dei Consorzi del Ticino, dell’Adda, dell’Oglio e del Mincio fissano gli orari delle registrazioni. Nello scatto pomeridiano il deflusso supera l’afflusso di 119 m³/s sul Maggiore e di 12,7 sull’Iseo. Il margine è 47,5 sul Garda. Anche sul Como il deflusso supera l’afflusso nella registrazione disponibile. La regolazione sta consegnando a valle più acqua di quanta ne riceva dai tributari.

Il 26,5% riguarda la sola fascia regolata

La percentuale usa il volume compreso fra la quota minima e la quota massima assegnate alla regolazione. L’acqua collocata sotto la quota minima rimane nel lago ma non entra nel rapporto. Il 26,5% del Maggiore non descrive un bacino pieno per un quarto.

Ogni lago possiede una fascia diversa. Un punto percentuale del Garda corrisponde a un volume diverso da un punto dell’Iseo. Il confronto percentuale racconta la velocità con cui si assottiglia la riserva governabile. I rilasci agricoli attingono a quella fascia. La massa complessiva del bacino appartiene a un’altra grandezza.

Il Po recupera 63,22 m³/s e rimane sotto la soglia

La portata media giornaliera a Pontelagoscuro era circa 260 m³/s il 29 giugno. Il 1° luglio ha raggiunto 313. Il bollettino del 9 luglio aggiunge altri 10,22 m³/s. La crescita complessiva in undici giorni è 63,22 m³/s e lascia ancora 126,78 m³/s da recuperare prima della soglia anti-sale.

La misura finale della serie coincide con il bollettino ANBI e con la cronaca di Adnkronos del 9 luglio. L’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po aveva già collegato i 313 m³/s all’ingressione salina arrivata fino a 25 chilometri nel Delta. Il mare, più denso, avanza nell’alveo quando la spinta fluviale si indebolisce. Le prese di Taglio di Po e della centrale di Ponte Molo si trovano nel tratto esposto.


I 450 m³/s appartengono al contrasto dell’ingressione salina. Non coincidono con una soglia di piena. Neppure con il deflusso ecologico. La separazione fra queste grandezze evita di attribuire allo stesso numero significati idraulici diversi.

Emergenza regionale e severità distrettuale sono atti diversi

La Regione Veneto ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per deficit idrico su tutto il territorio con l’ordinanza 72 del 1° luglio. L’atto è stato trasmesso al Dipartimento della Protezione Civile per la valutazione dell’eventuale stato di emergenza nazionale.

La severità del distretto padano è media in assenza di precipitazioni. Il territorio veneto ricadente nelle Alpi orientali conserva la classe bassa. Le etichette appartengono a piani amministrativi differenti. La severità descrive disponibilità e domanda nel bacino. L’emergenza regionale attiva poteri e raccomandazioni di protezione civile.

In Lombardia la severità è media in tutti i sottobacini salvo il Mincio, rimasto in classe bassa. L’espressione «emergenza al Nord» descrive la diffusione geografica della carenza. Sul piano giuridico convivono atti regionali e classificazioni distrettuali.

Lombardia, circa 700 milioni di metri cubi sotto media

La riserva lombarda del 28 giugno è confrontata con la media 2006-2025 di 1,96 miliardi di m³. Lo scarto equivale a circa 700 milioni. Oglio-Sebino registra -42,8%, il Brembo -42,1%, l’Adda-Mera-Lario -41,7% e il Ticino -40,6%. Il Mincio segna -20,2%. Le percentuali coincidono con la serie pubblicata da Regione Lombardia.


La neve disponibile in montagna era già esaurita alla data del tavolo regionale. La riserva del 2026 supera ancora quella registrata a fine giugno 2022. La maggiore dotazione rispetto al 2022 convive con un consumo rapido durante settimane in cui gli afflussi dei laghi rimangono inferiori ai deflussi.

Dal 1° luglio il Lario ha perso 19,2 punti percentuali della fascia regolata e l’Iseo 20,9. Gli emissari stanno alimentando reti irrigue e corsi d’acqua con portate superiori agli ingressi. Il bacino lombardo trasferisce a valle una quota dell’acqua accumulata in primavera.

Piemonte, giugno chiude con 62 millimetri di pioggia

Il mese ha ricevuto il 36% in meno rispetto al 1991-2020. Aprile aveva chiuso a -56% e maggio a -44%. L’anno idrologico attenua il divario al -24% grazie alle piogge precedenti. La temperatura media di giugno supera il riferimento di 3,5 °C.

Al 30 giugno l’acqua superficiale disponibile ammonta a 681 milioni di m³, il 31% sotto media. Il sud-ovest della regione entra nella classe di siccità severa. Alla chiusura piemontese il Po ha avuto una portata mensile di 138 m³/s, il 76% in meno del riferimento di giugno. I valori coincidono con il bollettino di ARPA Piemonte.

Nel 2022 la siccità si era accumulata dalla seconda metà del 2021. Nel 2026 gli indici su sei e dodici mesi conservano molte aree vicine alla norma mentre quelli su uno e tre mesi descrivono siccità diffusa. La crisi odierna ha una radice più recente e portate fluviali già vicine alle condizioni del 2022.


Veneto, 611 millimetri da ottobre e neve quasi esaurita

A giugno sono caduti 85 mm contro i 100 del trentennio 1991-2020. La perdita mensile è 15%. Il totale da ottobre a giugno arriva a 611 mm e lascia un ammanco del 26%. Sulle Dolomiti lo scarto termico è +3 °C. Il manto invernale era quasi esaurito a fine mese.

Le portate di fine giugno segnano -70% sul Po. Adige e Bacchiglione sono a -60%. Il Brenta è a -53%. Le falde dell’alta pianura sono sotto media e sopra i minimi storici del 2022. Le stesse percentuali compaiono nel bollettino ARPAV.

La pagina del 3 luglio aveva fissato l’ordinanza 72 e le ricadute sui canali della Bassa Padovana. Le rilevazioni odierne aggiungono la perdita accumulata dai laghi in nove giorni e collegano il Veneto alle riserve lombarde e piemontesi.

Le falde reagiscono più lentamente dei fiumi

Un idrometro fluviale risponde in ore a un temporale nel bacino. La falda richiede l’infiltrazione nel suolo e il passaggio attraverso gli strati permeabili. Il ritardo varia con profondità e geologia. Una piena breve lascia quindi pozzi e sorgenti ancora sotto pressione.

In Piemonte molte stazioni registrano livelli bassi nella consueta oscillazione stagionale. Nell’alta pianura veneta le falde rimangono sotto media e conservano un margine rispetto ai minimi del 2022. Un rovescio locale alza il fiume senza ripristinare l’acqua sotterranea.


Il caldo di giugno accelera il consumo delle riserve

Il caldo registrato in Europa occidentale durante giugno 2026 agisce anche sul bilancio idrico padano. Il terreno secco destina meno energia all’evaporazione e più al riscaldamento dell’aria vicina al suolo. La temperatura alta aumenta l’evapotraspirazione delle colture. La richiesta irrigua sale proprio quando la neve ha cessato di alimentare i corsi d’acqua. Sui laghi cresce anche l’evaporazione dalla superficie.

Un temporale locale muove rapidamente l’idrometro del fiume. La ricarica di un grande lago richiede pioggia distribuita nel bacino montano e afflussi superiori ai rilasci per più giornate. I rovesci di inizio luglio hanno alzato il Po ma le percentuali regolate dei laghi hanno continuato a scendere.

Il consumo umano precede i prelievi agricoli

L’ordinanza 72 chiede ai gestori di segnalare ai Comuni la necessità di contingentare annaffiature, lavaggi privati, piscine e fontane ornamentali. L’acqua per alimentazione e igiene personale occupa il primo gradino. I prelievi agricoli seguono nella gerarchia fissata dal decreto legislativo 152 del 2006.

Per le aziende agricole la gerarchia si traduce in turni più stretti e minori volumi per ettaro. Gli obblighi di deflusso ecologico rimangono in vigore. Il sistema deve alimentare i campi senza svuotare la fascia regolata oltre il margine concesso dalle dighe.

Nel Delta la priorità domestica acquista un significato immediato. Il sale che risale il Po modifica la qualità dell’acqua prima ancora di interromperne la disponibilità quantitativa. Una presa con cloruri elevati richiede trattamenti più onerosi oppure una sorgente alternativa.


Il recupero richiede due inversioni simultanee

La ripresa idrica ha due prove misurabili. Gli afflussi dei laghi devono superare i deflussi per un intervallo continuativo. Il Po deve mantenersi sopra la soglia anti-sale senza dipendere da un singolo rovescio. La doppia condizione esclude i falsi recuperi prodotti da un idrometro in rialzo per poche ore. Una stagione irrigua si stabilizza soltanto quando accumulo lacustre e fiume migliorano insieme.


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 Junior Cristarella

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