568.150 entrate, 42,6% difficili da coprire


Il bollettino di luglio è una rilevazione anticipatrice. Registra ciò che le aziende intendono attivare e lascia aperto il divario fra ricerca e firma del contratto.

Perimetro: nel lessico Excelsior, entrata indica un contratto programmato con durata pari ad almeno venti giornate lavorative. Il conteggio non equivale alle assunzioni già concluse.

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Il campione supera 119.600 imprese

Le risposte sono state raccolte dal 13 al 29 maggio 2026, soprattutto con questionario online in tecnica CAWI. Il campione comprende imprese iscritte al Registro camerale con almeno un dipendente. Il settore primario e l’industria rientrano nell’indagine. La rilevazione comprende anche i servizi.


Il distacco temporale fra intervista e mese previsto appartiene al disegno dell’indagine. Le aziende rispondono prima che luglio inizi. Il numero finale registra intenzioni formalizzate nelle settimane precedenti, non rapporti già aperti nei sistemi amministrativi.

Settemila ingressi in meno sul luglio 2025

Lo scarto mensile equivale a poco più di un ingresso ogni cento sul medesimo mese dell’anno precedente. Il trimestre perde quasi tre ingressi ogni cento. L’arretramento dei tre mesi supera quello del solo luglio sia in unità sia in percentuale.

Il confronto avviene fra programmi occupazionali omogenei. Non misura il numero finale degli occupati e non incorpora gli ingressi annunciati dalle amministrazioni pubbliche. La flessione riguarda la domanda dichiarata dalle imprese incluse nell’indagine.

Sette entrate su dieci arrivano dai servizi

Il terziario raccoglie 391.820 ingressi. Alloggio, ristorazione e attività turistiche valgono 138.450 posizioni. Il commercio ne conta 74.320. I servizi alle imprese arrivano a 114.850 e quelli alle persone a 64.200.

Entro settembre il comparto raggiunge circa 994mila contratti. Il solo luglio rappresenta il 39,4% del fabbisogno trimestrale dei servizi. La concentrazione si lega al calendario turistico. Commercio stagionale e servizi alla persona aggiungono attivazioni nel pieno dell’estate.


Manifattura e costruzioni sommano 136.360 ingressi

Il manifatturiero e i servizi di pubblica utilità assorbono 88.770 posizioni. Le costruzioni ne programmano 47.590. Il primo blocco vale il 65,1% dell’industria mentre l’edilizia copre il 34,9%.

Alimentare, bevande e tabacco valgono circa 26mila ingressi. Meccanica ed elettronica sfiorano 19mila. Metallurgia e prodotti in metallo arrivano a 14mila. Tessile, abbigliamento e calzature ne contano circa 7mila. Le quattro filiere coprono quasi tre quarti del manifatturiero mensile.

Nel trimestre l’industria raggiunge 365mila entrate. Il manifatturiero ne raccoglie 232mila e le costruzioni 133mila. La distribuzione conserva il predominio delle fabbriche pur lasciando all’edilizia oltre un terzo del fabbisogno industriale.

Agricoltura: 39.970 ingressi e crescita annua

Il settore primario arriva a circa 120mila entrate nel trimestre. Sul luglio 2025 aumenta dell’8,9%, una direzione condivisa da pochi comparti. Le coltivazioni arboree assorbono 15mila ingressi e quelle di campo 14mila. I servizi collegati all’agricoltura e l’allevamento ne indicano circa 3mila ciascuno.

Le due coltivazioni principali concentrano all’incirca il 72,5% delle entrate del primario. Raccolte e lavorazioni si addensano nel pieno della stagione agricola. L’aumento mensile nasce dentro questa concentrazione produttiva.


Tempo determinato: circa 369mila entrate

Applicando le quote contrattuali al totale mensile, il tempo determinato corrisponde a circa 368.700 ingressi. L’indeterminato vale poco meno di 83mila. Restano circa 116.500 posizioni ripartite fra apprendistato, somministrazione, collaborazioni e altre formule rilevate dal questionario.

La durata dei rapporti segue la composizione settoriale del mese. Turismo e agricoltura richiedono molti ingressi legati al calendario estivo. Il rapporto tra contratti a termine e indeterminati è di circa 4,4 a 1 e quantifica la distanza fra fabbisogno immediato e inserimento stabile.

Quasi 242mila posizioni sono difficili da coprire

La mancanza di candidati pesa per il 26,3% dell’intero totale, circa 149.400 posizioni. Le competenze giudicate inadeguate valgono il 12,3%, quasi 69.900. Le cause residue coprono circa il 4%, poco meno di 22.800 posizioni. Queste percentuali usano come denominatore tutte le entrate del mese, non soltanto quelle difficili da reperire.

La quota complessiva scende di 2,8 punti sul luglio 2025, dal 45,4% al 42,6%. Metallurgia e costruzioni arrivano entrambe al 62,6%. Legno e mobile toccano il 60% mentre tessile, abbigliamento e calzature si fermano al 56,2%.

I dirigenti raggiungono il 59,5% e gli operai specializzati il 57,3%. Le professioni tecniche si collocano al 50,7%. La permanenza di valori sopra la metà si collega al nostro articolo sui mestieri introvabili del 2026, dedicato ai profili già difficili da reperire nella rilevazione di maggio.


Giovani e lavoratori immigrati hanno perimetri distinti

Il conteggio dedicato ai giovani include soltanto le figure per le quali l’impresa ha indicato in modo esplicito un’età fino a 29 anni. La classificazione non equivale a un vincolo anagrafico dell’offerta. Registra una preferenza dichiarata nel questionario.

La richiesta esplicita di under 30 è più alta nei servizi finanziari e assicurativi, al 48,6%. Informatica e telecomunicazioni seguono con il 43,5%. Il commercio arriva al 42,2%, la filiera turistica al 39,8% e la meccanica-elettronica al 38,8%. Le quote descrivono preferenze aziendali, non il tasso effettivo di assunzione dei giovani.

Giovani e personale immigrato sono categorie sovrapponibili quando la stessa figura richiesta appartiene a entrambe. Sommare il 32% e il 23,2% produrrebbe un numero privo di significato statistico: il denominatore coincide ma gli insiemi non sono esclusivi.

Sud e Isole guidano il volume assoluto

Sud e Isole sommano circa 199mila entrate a luglio e 480mila nel trimestre. Il Nord Ovest ne programma 135mila nel mese. Il Nord Est arriva a 128mila e il Centro a 106mila. La graduatoria misura quantità assolute di contratti programmati. Non misura il tasso di occupazione né la probabilità individuale di trovare lavoro.

La Lombardia è prima fra le regioni con 95mila entrate a luglio e 256mila entro settembre. Lazio e Campania seguono con 53mila e 51mila nel mese. Emilia-Romagna e Veneto chiudono il gruppo di testa con 48mila e 47mila. Nel trimestre il Veneto supera l’Emilia-Romagna, 129mila contro 125mila. L’ordine osservato a luglio cambia quando l’intervallo si estende a settembre.


I 150 ingressi assorbiti dagli arrotondamenti

Il comunicato arrotonda alle migliaia. Il primario viene riportato a 40mila e l’industria a 136mila. I servizi compaiono a 392mila. La somma si ferma a 568mila anziché al totale esatto. Le tavole alle decine assorbono i 150 ingressi residui.

La formula circa 1,5 milioni supera la cifra trimestrale esatta di 21.140 unità, pari all’1,4% della cifra tonda. L’avvertenza metodologica segnala che i totali possono non coincidere con la somma delle singole voci. La differenza nasce dal grado di arrotondamento usato nelle pubblicazioni.

Dalla previsione al contratto firmato

Il bollettino anticipa il volume richiesto dalle aziende. Il numero dei rapporti effettivi dipende dalla chiusura delle selezioni. Quando la selezione non si chiude, una parte del fabbisogno arriva oltre il mese previsto o rimane scoperta.

Per le imprese stagionali il ritardo lascia turni scoperti e abbassa la capacità di servizio. Nei comparti industriali con reperimento sopra il 60%, la mancata assunzione rallenta manutenzioni e lavorazioni. Per chi cerca occupazione, la distribuzione settoriale segnala dove le selezioni sono più numerose e dove la scarsità di candidati è più alta.



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 Junior Cristarella

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