Economia circolare, una seconda vita a oltre 600mila prodotti


Recuperare prodotti ancora in ottime condizioni ma che non possono più essere venduti, come articoli con confezioni danneggiate o multipack incompleti, e distribuirli ai nuclei familiari in condizioni di fragilità attraverso una rete di 1.400 enti del Terzo settore in tutto il Paese. È ciò che fa “Amazon dona”, un modello innovativo, sviluppato insieme a Fondazione Valore e reso operativo grazie al supporto di Centro Five, che si fonda sul ruolo dei partner come aggregatori logistici che permettono di scalare i volumi delle donazioni. Il programma ha già dato una seconda vita a oltre 600mila prodotti in eccedenza per un valore superiore a otto milioni di euro, aiutando oltre 35mila famiglie. I prodotti includono generi alimentari, articoli per la cura della persona, giocattoli, prodotti per l’infanzia e materiale scolastico.

Amazon dona i propri prodotti e quelli dei suoi partner di vendita a enti del Terzo settore locali in tutta Italia, con l’obiettivo di supportare i nuclei familiari in condizioni di fragilità e contribuire al contempo a un’economia sempre più circolare. I prodotti vengono selezionati, stoccati e ridistribuiti su scala nazionale attraverso una rete di hub logistici regionali, grazie ai quali le 1.400 organizzazioni sul territorio supportano capillarmente le comunità locali. Oltre alle donazioni di prodotti, l’azienda organizza un servizio di trasporto con furgoni e autisti per contribuire al trasferimento delle donazioni alle organizzazioni benefiche su tutto il territorio nazionale.

Con la “legge antispreco” in rete le competenze di profit e non profit

«La legge 166 compie 10 anni ed è conosciuta ai più come “legge contro lo spreco alimentare”. In realtà il paniere dei beni che possono essere donati è assai più ampio perché i bisogni si modificano nel tempo e gli strumenti legislativi devono cogliere e anticipare i cambiamenti», ha detto durante la conferenza stampa a Roma, presso la Camera dei Deputati, Maria Chiara Gadda, deputata e prima firmataria della Legge 166/2016. «L’impegno delle imprese nel prevenire surplus di produzione è aumentato, sostenibilità e ottimizzazione dei costi sono una necessità. Ma esisterà sempre una quota di eccedenze da dovere gestire, e la “legge antispreco” rappresenta una soluzione di buonsenso che mette in rete le competenze di profit e non profit. Prodotti orfani non ritirati, rimanenze di fine stagione, beni scartati per lievi difetti estetici, possono trovare nuovo valore nella filiera della solidarietà sociale senza scopo di lucro», ha proseguito Gadda.

L’esempio di Fondazione Valore è unico nel panorama europeo per complessità, per varietà di prodotti e per capillarità sul territorio nazionale

Maria Chiara Gadda, deputata

«La povertà, purtroppo, è in aumento e i bisogni delle persone riguardano l’accesso a cibo, così come a prodotti scolastici, per la cura e l’igiene personale e della casa, tessili, giocattoli. Il progetto di Fondazione Valore insieme ad Amazon è un esempio davvero unico e innovativo, perché consente di attuare appieno la legge antispreco facendo arrivare questi prodotti anche alle piccole associazioni di volontariato che non hanno capacità logistica». E ha aggiunto: «Con questo progetto siamo stati dei pionieri in Europa, l’Italia aveva già un tessuto sociale pronto, predisposto a mettere in atto questo sistema organizzativo. L’esempio di Fondazione Valore è unico nel panorama europeo per complessità, per varietà di prodotti e per capillarità sul territorio nazionale».


Rafforzare il legame tra aziende e Terzo settore

«La legge 166 ha segnato un vero cambio di paradigma culturale nel modo di guardare alla gestione delle eccedenze e apportare misure di prevenzione. Non soltanto per i risultati tangibili in termini di quantitativi sottratti allo spreco, ma soprattutto per la capacità di rafforzare il legame tra imprese e Terzo settore, e condividere competenze e modelli organizzativi: le prime trasformano le eccedenze in opportunità, mentre il variegato mondo del non profit diventa il canale attraverso cui quel valore torna alla comunità». A parlare così è stato Gabriele Sepio, presidente di Fondazione Valore, «che nasce proprio per questo: costruire un’infrastruttura stabile che connetta mercato, Terzo settore e bisogni sociali, rendendo strutturale e trasparente il recupero e la redistribuzione dei beni attraverso piattaforme, magazzini e strumenti organizzativi. Tutto questo è stato possibile grazie al contributo dei fondatori, delle fondazioni di origine bancaria e di partner di progetto come nel caso virtuoso di Amazon», ha proseguito Sepio. Quattro gli hub logistici regionali «presenti a Reggio Emilia, Genzano di Roma, Battipaglia e Messina».

L’Italia è sempre più divisa: pochi sempre più ricchi, molti sempre più poveri. Disuguaglianze così larghe non sono solo una questione di equità sociale, sono un problema per lo sviluppo del Paese e il futuro delle nuove generazioni. Come uscirne? Le vie possibili nel numero di VITA magazine di febbraio.
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Il ruolo della leva fiscale

«Fondazione Valore è un vero e proprio progetto Paese, che riconosce nell’economia sociale un motore di sviluppo e nella logica del dono uno strumento per restituire valore alla collettività. In questo percorso è essenziale il ruolo della leva fiscale. Gli strumenti introdotti dalla legge 166 vanno conosciuti e utilizzati sempre di più perché accompagnano e incentivano le imprese che integrano il recupero e la donazione delle eccedenze nei propri modelli produttivi, generando benefici per l’intero sistema economico e sociale». E l’auspicio è che «a 10 anni dalla “legge Gadda”, la donazione possa avere una propria identità nella legislazione italiana».

Fondazione Valore è un vero e proprio progetto Paese, che riconosce nell’economia sociale un motore di sviluppo e nella logica del dono uno strumento per restituire valore alla collettività

Gabriele Sepio, presidente di Fondazione Valore

Un impatto reale e misurabile

«Vogliamo che la presenza di Amazon in Italia rappresenti una forza positiva per le comunità che serviamo e per il pianeta in cui viviamo. Dimostriamo questo impegno ogni giorno. “Amazon dona” è uno degli esempi tangibili di questi sforzi», ha affermato Giorgio Busnelli, country manager di Amazon Italia. «Crediamo che se un prodotto può essere utile a qualcuno, deve avere una seconda vita. Mettendo le nostre risorse e la nostra rete logistica al servizio delle organizzazioni che lavorano per supportare i più vulnerabili, generiamo un impatto reale e misurabile, contribuendo al contempo a ridurre gli sprechi». Busnelli ha sottolineato: «Questo progetto è una grande sfida, che cerchiamo di portare avanti combinando tecnologia e ingegno umano».

Obiettivo: raggiungere decine di migliaia di associazioni

«La collaborazione con Amazon ci ha permesso di estendere la nostra rete con le organizzazioni locali e di raggiungere un numero di beneficiari altrimenti inimmaginabile», ha spiegato Fabio Arigoni, donation program manager Centro Five. «Entrando nel quarto anno del progetto, siamo ora in grado di offrire una visione a lungo termine degli effetti positivi che le donazioni hanno sui beneficiari, siano essi organizzazioni benefiche o singoli individui che, grazie al recupero delle eccedenze, possono accedere a beni e prodotti necessari o addirittura, a volte, essenziali», ha continuato Arigoni.


Sostenibilità economica, ambientale e sociale

«La combinazione dell’impatto delle opportunità generate dalla “Legge Gadda” (legge anti-spreco) e del supporto di Amazon ha reso possibile immaginare una nuova cultura territoriale sostenibile e coesa, basata sulle donazioni. Insieme ai partner chiave del Terzo settore italiano, puntiamo a un modello nazionale che possa raggiungere le decine di migliaia di associazioni presenti in tutto il nostro Paese». E per unire «la sostenibilità economica e ambientale a quella sociale, abbiamo inserito nell’organico degli hub molti lavoratori svantaggiati».

Foto in apertura e nell’articolo da ufficio stampa Amazon, video dell’autrice

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 Ilaria Dioguardi

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