Le norme sul riequilibrio di genere contenute nel ‘Melonellum’ sono idonee a far eleggere più donne, oppure rischiano di limitarsi a far tornare i conti solo sulla carta? Specie nelle leggi elettorali, il diavolo si nasconde infatti raramente nei grandi princìpi e molto spesso nei dettagli, nel ruolo decisivo cioè che possono giocare alle urne le liste bloccate, le pluricandidature, l’ordine delle candidature, la posizione dei capilista, gli scorrimenti, le liste premiali… passaggi cruciali, e non sempre visibili, in cui la rappresentanza democratica viene offerta agli elettori e, al tempo stesso, prefigurata dalle forze politiche. L’Adnkronos ne ha parlato con Lara Trucco, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale all’Università di Genova oltre che membro del gruppo “leCostituzionaliste”, che così si è espressa sulla rappresentanza femminile nella nuova legge elettorale: “Nella legge l’equilibrio non è affatto garantito” perchè “il voto si innesta in un sistema completamente blindato, per cui la scelta decisiva si sposta perlopiù a monte: nelle segreterie delle forze politiche, al momento di stilare le liste dei candidati”.
Secondo l’esperta, “mentre nel Rosatellum il sistema è solo parzialmente blindato: lo sono le liste proporzionali plurinominali, ma resta uno spazio uninominale nel quale l’elettore può scegliere il proprio candidato preferito, nella nuova legge, invece, è l’intero sistema ad essere completamente bloccato. La novità principale è infatti la soppressione dei collegi uninominali e la loro sostituzione con liste circoscrizionali o regionali predisposte per l’attribuzione in seggi del premio di governabilità: 70 alla Camera e 35 al Senato, assegnati alla lista o coalizione che superi il 42% dei voti validi. Chi vince li prende tutti e i candidati inseriti in quelle liste risultano automaticamente eletti. Cosa resta all’elettore? Nulla più che tracciare un segno su di un ‘listone’ dato dalla somma dei candidati nella lista plurinominale ed in quella premiale. Il sistema è blindato. Su questa base, è verosimile che la Consulta dichiarerà questa legge incostituzionale, perché è contraria alla sua giurisprudenza”.
“Poi altra cosa ancor più grave – aggiunge la costituzionalista – la legge mantiene le pluricandidature, pertanto uno stesso candidato può candidarsi in più collegi. E’ un sistema che abbiamo mantenuto in Italia ma che in Europa è stato praticamente eliminato”. Qual è con le pluricandidature il ‘trick’, cioè il possibile inganno? “Uno stesso candidato può candidarsi in 5 collegi plurinominali ed in un collegio per la lista premiale. Quindi l’elettore non sa dove va a finire il suo voto, perde l’orientamento. Con l’aggravio del subentro di tutti i meccanismi elusivi del riequilibrio di genere. Mi spiego: nelle liste plurinominali è il partito che inserisce i nomi. Lo fa in modo alternato (sempre a discrezione del partito) rispetto al se partire da una donna o da un uomo. I capi lista sono i favoriti, sono quelli che vengono eletti per primi. Nella parte premiale, invece, non opera un analogo meccanismo di alternanza interna, poiché, se scatta il premio, vengono eletti tutti i candidati della relativa lista”.
Cosa innescherebbe il meccanismo elusivo del riequilibrio di genere? “La combinazione tra liste bloccate e pluricandidature: se una candidata viene inserita sia nella lista premiale sia in cinque collegi plurinominali e viene eletta nella lista premiale che prevale sulle altre candidature, libera cinque posti nei collegi plurinominali. A quel punto, nei collegi in cui era capolista subentrano candidati uomini collocati immediatamente dopo di lei. In sostanza, candidando una donna in più liste, si può formalmente rispettare la garanzia del 60-40 tra i capilista, ma nella concreta attribuzione dei seggi far eleggere un numero maggiore di uomini. Lo stesso può accadere anche se la donna non è candidata nella lista premiale: se risulta eletta in un collegio plurinominale, libera comunque gli altri posti nei collegi in cui era candidata”.
Che soluzione potrebbe esserci? “Lo scorrimento, che deve rispettare la garanzia di genere per cui se cede il primo posto in lista una donna, deve andare il seggio alla donna anche se terza, quindi successiva. E così anche per l’uomo. Il combinato disposto voto blindato – pluricandidature è diabolico: fa saltare il ‘principio di responsabilità politica’ che è fondamentale in Costituzione ed in un sistema democratico. Inoltre c’è un altro fatto che non viene evidenziato: il ‘divieto di mandato imperativo’ consente quando si va in Parlamento di cambiare gruppo parlamentare. Se ci fosse un vero rapporto di responsabilità politica deputati e senatori farebbero più attenzione a non cambiare gruppo. Invece così liberi tutti e c’è la gara ad andare nel partito che garantisce la candidatura in cima alla lista. Con conseguenze deleterie. Noi siamo in una repubblica parlamentare: con queste emigrazioni fra gruppi non c’è stabilità. Altro che Stabilicum: il rischio è quello di un Parlamento meno rappresentativo e, al tempo stesso, più disordinato”.
Il generale Vannacci dice: “Noi siamo contrari all’obbligo dell’alternanza di genere perché va contro ogni principio meritocratico”. E propone un emendamento in cui “è abrogata ogni disposizione residua che preveda l’alternanza obbligatoria di genere nella sequenza di presentazione dei candidati nelle liste per i collegi plurinominali e per le liste circoscrizionali. In ogni lista di candidati, a pena di inammissibilità, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 65 per cento del totale dei candidati della lista medesima”. E’ migliorativo? “l’Onorevole Vannacci si contraddice nella misura in cui accantona l’idea del voto preferenziale e fa suo il voto blindato. Ad ogni modo, l’emendamento è peggiorativo del riequilibrio femminile perché se aumenta dal 60 al 65 per cento la quota di genere significa che possono entrare fino al 65 per cento uomini e solo al 35 donne invece che 40. Si propone così di ridurre lo spazio di riequilibrio, dal momento che le donne statisticamente sono la quota meno rappresentata. Inoltre, per quanto riguarda il meccanismo elusivo quanto meno nel Melonellum c’è un vincolo che dice che il genere deve essere alternato in punto di principio sulle liste blindate. Vannacci, togliendo con l’emendamento l’obbligatorietà consente invece di mettere in cima alle liste tutti uomini e lasciare le donne in fondo, cosa che adesso non è possibile. Per cui con l’emendamento il generale si garantisce spazio strategico per poter piazzare meglio i suoi uomini”. (di Roberta Lanzara)
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