AI agentica, perché la rete è il vero limite per le aziende


L’AI agentica promette software capaci di agire, decidere e collaborare con le persone. Ma prima di immaginare agenti autonomi al lavoro nei processi aziendali, c’è una domanda più concreta: le reti reggeranno il colpo? Secondo la ricerca Cisco e Foundry, la risposta mette pressione ai team IT: l’ambizione dell’AI agentica corre più veloce dell’infrastruttura delle aziende

AI agentica: le reti aziendali iniziano a mostrare i limiti

Il nuovo studio Cisco, “No time to wait: The accelerating impact of AI on campus and branch networks”, parte da un sondaggio su oltre 3.400 direttori IT e decision-maker networking in 15 Paesi. Il quadro non parla di un futuro lontano: molte aziende stanno già misurando l’impatto dell’AI sulle reti di campus e filiali, cioè sui punti in cui persone, dispositivi, applicazioni e dati si incontrano ogni giorno.

Il dato più diretto riguarda la capacità. Il 73% delle aziende affronta già, o prevede di affrontare entro due anni, limiti nelle reti di campus e branch. La ragione sta nei volumi: gli intervistati segnalano un aumento del 34% del traffico di rete nell’ultimo anno. E la curva non rallenta. Nei prossimi dodici mesi il traffico potrebbe crescere del 96%, fino a raggiungere un incremento complessivo del 209% nei prossimi tre anni.

A spingere questa crescita non c’è solo l’AI generativa, già entrata nelle agende aziendali. Cisco indica anche AI agentica e AI fisica, cioè robotica e Internet of Things guidati dall’intelligenza artificiale. Questi sistemi non consumano rete in modo episodico: hanno bisogno di connessioni continue, dati disponibili, tempi di risposta affidabili e policy coerenti. Ogni nuovo caso d’uso aggiunge carico, dipendenze e punti da governare.


Qui nasce il divario più interessante. Le aziende vogliono usare l’AI per ottenere vantaggio competitivo, ma molte reti tradizionali non nascono per sostenere questo livello di domanda. Più del 90% delle aziende teme rischi finanziari e competitivi se campus e filiali non evolveranno. Anche tra le realtà più avanzate nell’adozione dell’AI, solo il 30% si dice del tutto pronto a gestire la crescita prevista a livello di rete.

Sicurezza e visibilità decidono quanta AI può entrare davvero in azienda

La fiducia nell’AI non nasce da una promessa, ma da controllo, sicurezza e governance. La ricerca Cisco riporta che l’80% degli intervistati prevede un ulteriore aumento dei rischi di sicurezza man mano che l’AI uscirà dai soli casi d’uso generativi. Un altro 80% afferma che l’AI ha già ampliato la superficie di attacco negli ultimi dodici mesi. Il risultato pesa sulle roadmap: il 61% sta frenando l’espansione dei progetti AI in attesa di maggiore sicurezza.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di minacce. Le aziende devono proteggere modelli, strumenti e accessi in ambienti sempre più distribuiti. Un dirigente retail citato nello studio riassume il nodo in modo netto: “Dal punto di vista della sicurezza, la vera difficoltà sta nel creare regole di protezione per ogni singolo strumento di AI che l’azienda si trova a dover utilizzare”. Ogni strumento aggiunge una regola, ogni regola aggiunge complessità.

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Cisco spinge un approccio a piattaforma, con networking, sicurezza, visibilità, governance e data intelligence dentro un unico disegno. L’obiettivo non consiste nel mettere un altro strato sopra l’infrastruttura, ma nel far dialogare ciò che oggi spesso resta separato. Dal data center all’edge, i team IT e sicurezza devono vedere cosa accade, applicare policy e ridurre i punti ciechi prima che diventino incidenti.

La visibilità pesa quanto la sicurezza. Il 71% degli intervistati segnala crescenti punti ciechi nel monitoraggio. Con sistemi autonomi e ambienti distribuiti, perdere visibilità significa perdere capacità di intervento. La rete diventa allora la base su cui ricomporre la frammentazione: non un semplice tubo per far passare traffico, ma il luogo in cui dati, policy e controlli possono trovare coerenza.


Jeetu Patel, Chief Product Officer e Presidente di Cisco, sintetizza la posta in gioco con una formula dura: “Alla fine, esisteranno solo due tipi di aziende: quelle AI e quelle irrilevanti”. La frase funziona perché sposta il tema dalla sperimentazione alla sopravvivenza competitiva. L’AI agentica promette automazione e nuovi modelli operativi, ma la partita passa da una domanda molto meno scintillante e molto più decisiva: la rete è pronta a sostenerla davvero?


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 Marco Brunasso

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