Più che una riunione di lavoro fu un vero e proprio cazziatone: innescato dal fatto che il premier italiano dell’epoca, Silvio Berlusconi, avesse raddoppiato l’Iva per le Pay Tv che proprio in quel periodo stavano nascendo. La leggenda vuole che a ricevere quella lavata di capo fu il grande capo di Sky Italia, Tom Mockridge. E nella veste di sciampista ci fosse nientemeno che lo squalo Rupert Murdock. Il quale, di fronte al suo console in Italia scandalizzato per quell’operazione che era “un palese conflitto d’interesse una violazione della democrazia”, gli rispose “Tom si ricordi che in Italia esiste la democrazia di relazione. E la relazione si fa a tavola: se lei continua a non frequentare Berlusconi questo è il minimo che possa accadere”. A Ferentino lo sanno bene ed è per questo che ieri sera hanno acceso le braci del barbecue.
La democrazia di relazione
Un barbecue informale: perché nella storia della politica italiana, i messaggi più chiari non arrivano quasi mai dai comunicati ufficiali. Arrivano dalle cene. Dai gesti apparentemente informali che, proprio perché informali, non possono essere smentiti o ritrattati il giorno dopo con una nota stampa. Arrivano da chi siede allo stesso tavolo e da chi sceglie di non sedersi.
Ferentino, ieri sera. Una villa. Un barbecue organizzato dai giovani. Antipastino con salsiccette secche, mozzarella di bufala e peperoni, poi il trionfo del barbecue con salsicce, pancetta, braciole e patate. Per finire: cocomero, dolci secchi, gelati, amari e gin tonic. E dopo: karaoke e balli. Il tutto per una ventina di presenti. Il padrone di casa è Angelo Picchi, imprenditore prestato alla politica, ex fedelissimo dello storico ex vicesindaco e oggi consigliere comunale e provinciale Luigi Vittori. Dal quale però ha preso le distanze ormai da tempo imboccando la propria strada e costruendo un gruppo autonomo all’interno della maggioranza dopo essere stato eletto nella listaFerentino Nel Cuore.
Nessuno ha dichiarato che fosse una riunione politica. Nessuno ha dichiarato che non lo fosse.
Le presenze
Al tavolo di Picchi si sono seduti il vicesindaco Andrea Pro e l’assessore Cristian Piermattei, poi è arrivato anche l’esperto assessore Franco Martini. Attovagliati anche i consiglieri comunali Luca Zaccari, Alessandro Rea, Giuseppe Virgili, le due consigliere Federica Fiorletta e Federica Mastrangeli. E poi lui, Ugo Galassi il consigliere che ha protocollato l’istanza di autotutela contro la revoca delle deleghe all’assessora Piera Dominici, con la scadenza del 28 luglio e il ricorso al TAR come epilogo possibile se il sindaco non cederà. Con i propri fedelissimi al seguito.
Non è un elenco casuale. Sono nomi che appartengono a sensibilità diverse della maggioranza, a storie politiche differenti, a retroterra che non sempre hanno trovato convergenza nelle ultime settimane turbolente. Eppure si sono seduti insieme, hanno mangiato, hanno fatto karaoke, hanno ballato. In politica, condividere un tavolo è sempre un atto. Anche quando si balla.
Ma sono le assenze, come quasi sempre accade, a consegnare il segnale più nitido.
Le assenze
Non c’era Claudio Pizzotti, il presidente del Consiglio comunale che nell’ultima seduta aveva urlato «Beretta, tu non mi minacci» davanti alle telecamere della diretta web. Non c’era Maurizio Berretta, il consigliere che aveva abbandonato l’aula urlando contro Pizzotti. Non c’era Gianni Bernardini, il consigliere che per tre anni si era svegliato alle 5 di mattina per seguire i cantieri e che adesso ha comunicato all’ufficio tecnico che non ci tornerà più.
Tre assenze. Tre nomi. Tre protagonisti degli scontri che avevano trasformato l’ultimo Consiglio comunale in qualcosa di difficile da raccontare senza usare la parola «caos». La loro mancanza non era punitiva, nessuno ha detto di averli esclusi: ma era visibile. E in politica, la visibilità di un’assenza vale quanto la presenza di una dichiarazione.
Assente anche Luigi Vittori, l’uomo più vicino al primo cittadino. Ma qui il segnale è diverso e opposto: non si voleva che quella cena apparisse come una riunione politica con la benedizione dall’alto. La sua mancanza è stata una forma di rispetto per il carattere informale dell’appuntamento, non una presa di distanza dal gruppo che si riuniva.
Assente infine Angelica Schietroma, che sta all’opposizione ma spesso si trova vicina alle posizioni della maggioranza: un’altra sfumatura che la politica ferentinate custodisce con la discrezione riservata alle cose complicate.
Il messaggio generazionale
C’è una lettura di questa cena che va oltre la cronaca degli scontri delle ultime settimane. I giovani amministratori di Ferentino, la nuova generazione che si sta formando accanto a quella del sindaco Fiorletta, non hanno organizzato un barbecue per regolare i conti interni alla maggioranza. Lo hanno organizzato per dire, con un gesto che non richiedeva parole, che non sono disposti a fare da figuranti in una storia scritta da altri.
Vogliono stare accanto alla generazione che governa. Vogliono apprendere, irrobustire il proprio spessore amministrativo, prepararsi per i prossimi anni. Ma vogliono farlo in un contesto che non sia dominato dalle tensioni personali, dagli scontri in aula, dai veti incrociati che nelle ultime settimane hanno consumato più energie di qualsiasi delibera.
Quella cena, in questo senso, era meno un gesto di unità e più un gesto di distinzione. Una presa di distanza, fisica prima che politica, dagli episodi che avevano caratterizzato l’ultima seduta. Un solco generazionale tracciato non con un documento ma con una lista di invitati.
Ciò che resta
La maggioranza di Ferentino è ancora lì, numericamente integra. Il sindaco Fiorletta ha ancora sul tavolo l’ultimatum di Galassi, il mini rimpasto che coinvolge la parte civica di FdI, la questione Bernardini formalmente chiusa ma politicamente aperta. Nessuna di queste questioni si è risolta con un barbecue.
Ma qualcosa, ieri sera, si è detto lo stesso. La nuova generazione ha scelto con chi stare e da chi prendere le distanze. Lo ha fatto alla luce dei lampioni di una villa, con il karaoke come colonna sonora. È esattamente il tipo di messaggio che non si può smentire. E che, nella politica locale, dura più di molte riunioni di maggioranza.
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