Governance Poll 2026, Funaro prima e Decaro leader


Il sondaggio annuale sugli amministratori locali arriva in un momento in cui i sindaci assorbono la pressione più visibile su casa, sicurezza, traffico e servizi. La doppia leadership di Funaro e Decaro non è soltanto una graduatoria di popolarità: fotografa due mandati appena entrati nella parte più esposta del ciclo amministrativo.

Nota editoriale: il Governance Poll misura il gradimento personale degli amministratori in carica. Non sostituisce un voto, perché non prevede avversari, liste, affluenza o campagna elettorale.

Sommario dei contenuti

La graduatoria del 2026 è già un caso politico

Sara Funaro diventa la prima donna al vertice della serie Governance Poll. Il numero è secco: 66%, con +5,4 punti sul giorno delle elezioni. ANSA allinea questa quota al primato nazionale e alla novità di genere, mentre la scheda originaria registra anche il balzo di 11 punti rispetto all’edizione 2025.


La distanza dal secondo posto è minima, appena un punto. Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, si ferma al 65% dopo il successo della scorsa edizione. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, chiude il podio al 64% e aggiunge 1,1 punti al risultato ottenuto nelle urne. Due nomi del podio hanno ruoli nazionali dentro l’Anci: Manfredi è presidente e Fioravanti guida il consiglio nazionale.

Firenze cresce fra cantieri, casa e mobilità

Il 66% di Firenze arriva dentro una stagione amministrativa ad alta esposizione: tramvia, traffico, affitti brevi, servizi sociali, centro storico e case popolari. Funaro ha legato il risultato a un lavoro da proseguire «pancia a terra» e ha indicato cantieri e mobilità come terreno quotidiano del mandato. La Nazione collima sul dato del 66%, sul +5,4 rispetto alle urne e sul salto di 11 punti dal 2025.

Il nesso locale si legge anche nei fascicoli già seguiti da Sbircia la Notizia Magazine: affitti brevi fuori dall’area Unesco, traffico legato ai cantieri della tramvia e Sollicciano hanno collocato la sindaca dentro decisioni urbane costose, visibili e misurabili. Il sondaggio intercetta cittadini che dichiarano di volerla rivotare pur vivendo una città sotto lavori.

I primi dieci sindaci mostrano una geografia meno settentrionale

Dopo Firenze, Ascoli Piceno e Napoli, la fascia alta include Cagliari con Massimo Zedda al 63% e Messina con Federico Basile al 62%. Basile va isolato come caso elettorale: rieletto a maggio al primo turno con il 58,4%, entra nella graduatoria nazionale subito dopo un nuovo passaggio alle urne. La spinta post-elettorale ha quindi un peso diverso rispetto a chi governa da più anni senza voto ravvicinato.

Al sesto posto c’è Pierluigi Biondi dell’Aquila al 61%. La settima posizione è condivisa da Mario Conte a Treviso, Chiara Frontini a Viterbo e Michele Guerra a Parma, tutti al 60%. Giuseppe Sala a Milano e Clemente Mastella a Benevento arrivano al decimo gradino con il 59,5%. Tgcom24 conferma la stessa successione e precisa che il valore di Mastella non ingloba l’ondata di solidarietà legata al recente annuncio sulla malattia.


Grandi capoluoghi: il segnale è diverso città per città

Nei grandi centri il sondaggio non disegna un blocco omogeneo. Vito Leccese a Bari è diciannovesimo con il 56,5% e arretra di quasi 14 punti rispetto all’elezione. Stefano Lo Russo a Torino è trentatreesimo al 55%: perde 4,2 punti sulle urne ma guadagna 4,5 sulla rilevazione 2025. Silvia Salis a Genova condivide quota 55% e debutta con +3,5 rispetto alle comunali.

Roma racconta un’altra traiettoria. Roberto Gualtieri è al 54% e sale rispetto al Governance Poll 2025, pur restando sotto il giorno del voto di 6,2 punti. Matteo Lepore a Bologna scende al 51% e perde quasi 11 punti sull’elezione, oltre a 2,5 sullo scorso anno. Palermo resta sopra la soglia di metà: Roberto Lagalla è al 50% e guadagna 2,4 punti rispetto alle urne. Fanpage colloca questi passaggi nel calo complessivo degli amministratori sopra il 50%, oggi 74 su 92.

Decaro porta la dote di Bari nella Regione Puglia

Antonio Decaro apre la graduatoria dei presidenti di Regione al 66%. Il valore ha una particolarità politica: arriva nel primo anno da governatore dopo dieci anni da sindaco di Bari e dopo sei primati nelle edizioni del Governance Poll dedicate ai sindaci. Il Fatto Quotidiano riporta la stessa testa della graduatoria regionale, con Decaro davanti ad Alberto Stefani e Massimiliano Fedriga.

Nel nostro lavoro su SWG e governatori del 13 maggio, Decaro era al 51% e Fedriga guidava al 65%. Quelle percentuali non formano una serie unica con Noto: istituto, domanda, tempi e campione cambiano. La notizia è il cambio di posizione: Decaro passa da quarto in quella scheda a primo nella graduatoria principale. Il suo profilo regionale si incrocia anche con dossier pugliesi già aperti, a partire dalla proposta sulla società mista per l’ex Ilva.

Regioni: Nord forte con la Puglia in cima

Dietro Decaro, Alberto Stefani in Veneto è al 65% e Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia al 64%. I primi due sono governatori eletti nel novembre 2025; Fedriga, eletto nel 2023, resta vicino al proprio risultato di urne. Sky TG24 dà anche il perimetro della rilevazione: 1.000 elettori per Regione, 600 per Comune, 92 capoluoghi e sole Regioni a elezione diretta.


La quarta posizione regionale è divisa fra Roberto Occhiuto in Calabria e Alberto Cirio in Piemonte, entrambi al 60%. Attilio Fontana in Lombardia è sesto al 57%, Eugenio Giani in Toscana settimo al 56,5%. Renato Schifani in Sicilia e Vito Bardi in Basilicata condividono l’ottavo posto; Roberto Fico in Campania e Francesco Acquaroli nelle Marche arrivano insieme al decimo. La presenza meridionale è alta nella prima casella grazie alla Puglia e torna nella fascia centrale con Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania.

Campione, esclusioni e domanda di rielezione

La rilevazione non ha testato Caserta, Comune sciolto, né i capoluoghi in cui si è votato nel 2026 senza riconferma del sindaco uscente. Il taglio evita il confronto fra amministratori appena sostituiti e sindaci ancora in carica, una scelta che incide soprattutto sulla coda della graduatoria.

La domanda non replica un turno elettorale: chiede se l’amministratore verrebbe rivotato oggi. Mancano avversari, liste, affluenza e campagna. Il numero è un indice personale di mandato. Scambiarlo per previsione di voto snatura il sondaggio e trasforma percentuali di gradimento in un risultato che nessuna urna ha prodotto.

Due sindaci su tre arretrano dal giorno dell’elezione

Oltre il podio, la parte più politica del Governance Poll riguarda l’erosione del consenso: due sindaci su tre hanno meno sostegno rispetto al giorno dell’elezione. The Watcher Post quantifica il passaggio dal 58,7% dell’anno scorso al 66,3% di amministratori in arretramento. La statistica misura una pressione quotidiana sui sindaci in materie dove il Comune è visibile anche quando la competenza piena è statale o regionale.

Sicurezza urbana, costo della vita, casa e traffico finiscono spesso sulla scrivania del sindaco prima ancora che nei tavoli ministeriali. Il Governance Poll intercetta quel carico reputazionale. Chi amministra città con cantieri, tensione abitativa o nodi di trasporto paga in consenso anche scelte inevitabili; chi riesce a far percepire decisioni e tempi recupera terreno.


Partiti e coalizioni leggono già le soglie urbane

La classifica arriva con molte grandi città in avvicinamento alla scadenza naturale del mandato. Per le coalizioni, il numero di Gualtieri al 54% vale più della sola posizione: un sindaco uscente sotto il risultato delle urne ma sopra la soglia di gradimento conserva una base competitiva. A Bologna, Lepore al 51% chiede una campagna diversa: il margine sopra la metà è stretto e la perdita rispetto al voto originario è ampia.

Milano offre un caso opposto. Sala, prossimo alla fine del secondo mandato, resta nei primi dieci al 59,5% malgrado il dibattito sull’urbanistica. La graduatoria mostra un tratto spesso sottovalutato: il consenso amministrativo non coincide con il clima nazionale dei partiti. Vive su reputazione personale, fascicoli cittadini e capacità di reggere decisioni scomode.

La prima donna al vertice entra nella storia del Governance Poll

Il primato di Funaro interrompe una serie maschile nella prima casella del Governance Poll. La novità non nasce da una quota riservata o da un meccanismo di rappresentanza: nasce da una domanda di rielezione rivolta ai cittadini e da una percentuale superiore a tutti gli altri sindaci testati.

Per la politica locale italiana, abituata a misurare le amministratrici spesso con categorie narrative separate, il 66% fiorentino riporta il giudizio sulle scelte di mandato. La classifica non crea una corsia parallela: colloca una sindaca davanti a tutti gli altri primi cittadini nel sondaggio nazionale più seguito sul gradimento degli amministratori.



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 Junior Cristarella

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