Scopri come e entro quando si può inviare la dichiarazione tardiva e quali sanzioni di applicano con la nuova riforma fiscale. Termini di presentazione e costi del ravvedimento operoso.
Mantenere i conti in ordine con le scadenze fiscali non è sempre un compito agevole per i contribuenti. Capita spesso, per vari motivi, di mancare un termine importante o di accorgersi di un’omissione solo dopo aver già inviato i documenti ufficiali all’Agenzia delle Entrate. In tali situazioni, la domanda che molti cittadini si pongono è: cosa fare se non ho presentato la dichiarazione dei redditi entro i termini?
La buona notizia è che esistono strumenti specifici per rimediare a queste sviste senza incorrere in conseguenze eccessivamente pesanti. Il Fisco permette infatti di inviare i dati mancanti o correggere quelli errati attraverso procedure agevolate.
Così chi ha mancato la data del 31 ottobre (termine di presentazione del Modello Redditi, per il 730 la scadenza era il 30 settembre) ha ancora una finestra di tempo utile per mettersi in regola.
Questo processo, però, richiede attenzione ai dettagli e la conoscenza delle nuove regole che la recente riforma fiscale ha introdotto: in alcuni casi introducendo sanzioni più leggere rispetto al passato, in altri casi lasciandole inalterate. La regola di fondo, comunque, è sempre la stessa: agire in tempo per regolarizzare (e possibilmente spontaneamente, cioè prima che arrivi un controllo) consente di beneficiare di consistenti riduzioni sulle somme dovute.
Posso presentare la dichiarazione dei redditi in ritardo?
La normativa prevede una soluzione per chi non ha inviato il modello Redditi 2025 entro la scadenza ordinaria del 31 ottobre scorso. È possibile presentare una dichiarazione tardiva che per l’annualità 2025 va inviata entro il 29 gennaio 2026.
Si tratta di una finestra di 90 giorni che permette di utilizzare il ravvedimento operoso per sanare la propria posizione. In questo caso, la sanzione prevista è di 250 euro.
Grazie al ravvedimento, questa cifra si riduce a un decimo del minimo, quindi il contribuente deve versare solo 25 euro (articolo 13, comma 1, lettera c del D.lgs 472/1997). Anche con l’entrata in vigore della recente riforma fiscale (D.lgs 87/2024), le sanzioni per la presentazione tardiva della dichiarazione dei redditi restano invariate.
Esempio: chi non invia la dichiarazione entro il 31 ottobre dell’anno di riferimento ma la trasmette entro il 29 gennaio dell’anno seguente paga 25 euro per la tardività, più le sanzioni e gli interessi sul mancato versamento dell’imposta, se dovuta.
Quali sanzioni per chi invia il modello dopo la scadenza?
Se oltre al ritardo nella consegna dei documenti si verifica anche un omesso versamento delle imposte, i costi aumentano. Oltre ai 25 euro per il ritardo, il cittadino deve pagare le penalità previste per le tasse non versate (D.lgs 472/1997).
Queste somme cambiano a seconda di quanto tempo passa prima che intervenga il pagamento spontaneo (Agenzia delle Entrate, circolare 42/E/2016).
Un aspetto positivo riguarda gli Isa, ovvero gli indicatori sintetici di affidabilità fiscale. La dichiarazione tardiva permette comunque di accedere ai benefici premiali collegati a questi indicatori. La condizione necessaria è, a seguito della regolarizzazione, che i dati dichiarati risultino corretti e completi (circolare 20/E/2019).
Come funziona la correzione di errori nel modello già inviato?
Esistono situazioni in cui il contribuente invia tutto nei termini ma si accorge di aver sbagliato qualche dato. Se la dichiarazione integrativa serve a correggere errori che vanno a favore del cittadino, e in tali circostanze non si applica nessuna multa (risoluzione 82/E/2020).
Se invece l’errore ha causato un danno all’Erario – come un minor debito o un maggior credito dichiarato rispetto a quanto effettivamente dovuto o spettante – allora bisogna pagare per rimediare.
Anche in questi casi il fattore tempo è decisivo: se la correzione avviene entro 90 giorni, il sistema prevede un trattamento di favore. Col ravvedimento operoso la sanzione che si applica è pari a 27,78 euro, che corrisponde a un nono della sanzione base di 250 euro.
Esempio: chi ha dimenticato di dichiarare un reddito di piccolo importo può correggere l’errore in tempi brevi, pagando solo la sanzione ridotta e versando l’imposta dovuta su tali introiti, con gli interessi commisurati al periodo di ritardo intercorrente tra la scadenza e l’adempimento.
Quali sanzioni si applicano se il ritardo supera 90 giorni?
Quando il contribuente decide di regolarizzare la propria posizione oltre i 90 giorni dal termine ultimo, il calcolo dei costi diventa più complesso. Bisogna distinguere il tipo di violazione che si vuole correggere.
Se l’errore riguarda elementi che l’Agenzia delle Entrate può individuare con controlli automatici o formali (eseguiti, rispettivamente, ai sensi dell’articolo 36-bis o 36-ter del Dpr 600/73), come le ritenute subite, la sanzione è quella per l’omesso o carente versamento.
Per gli errori commessi dal 1° settembre 2024, questa penalità è del 25% delle somme dovute. Tale importo si può ridurre ulteriormente in base al tempo che passa prima del ravvedimento.
Come cambia il calcolo per gli errori più gravi dopo la riforma?
Per le violazioni che non sono rilevabili in modo automatico, le sanzioni sono più elevate ma la riforma fiscale le ha ammorbidite rispetto al passato.
Per gli errori commessi a partire dal 1° settembre 2024, la sanzione base per il ravvedimento è pari al 50% della maggiore imposta evasa (D.lgs 87/2024). In ogni caso, il minimo da versare non può essere inferiore a 150 euro.
Prima della riforma, questa stessa sanzione arrivava al 90%. L’attuale penalità del 50% assorbe anche quella che riguarda il mancato versamento delle imposte. Se, ad esempio, un professionista dimentica di dichiarare un compenso, userà questa base per calcolare quanto deve allo Stato.
Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate avvia un controllo?
La possibilità di pagare meno tasse grazie al ravvedimento rimane valida fino a quando non si riceve un atto ufficiale, come un avviso di accertamento emanato dall’Agenzia delle Entrate.
Esistono diverse fasce di riduzione delle sanzioni (D.lgs 472/1997):
-
la sanzione si riduce a un ottavo se si trasmette il modello entro il termine della dichiarazione relativa all’anno in cui è avvenuto l’errore;
-
la riduzione scende, e passa a un settimo, se si supera questo termine.
La situazione cambia se il contribuente ha già avuto conoscenza formale di ispezioni, verifiche o accessi da parte del Fisco. In questo scenario, il ravvedimento è ancora possibile, ma lo sconto è minore. La sanzione di riferimento non è più del 50%, ma sale al 70%.
Esempio: se l’Agenzia notifica l’avvio di un controllo il 10 marzo sulla dichiarazione dei redditi non presentata nell’anno di riferimento, e il contribuente invia l’integrativa successivamente, la regolarizzazione resta ancora possibile, ma con sanzione al 70%.
Per sapere quanto costa rimediare alla dichiarazione non presentata entro i termini è necessario valutare:
La logica di base del meccanismo è sempre la stessa: più si aspetta a regolarizzare, più le sanzioni crescono. Chi interviene entro i 90 giorni paga importi ridotti (25 euro o 27,78 euro). Chi si muove dopo deve applicare sanzioni collegate al tipo di errore e al momento della regolarizzazione.
Quali benefici sono esclusi per chi invia il modello in ritardo?
Nonostante le ampie possibilità di correzione, esistono alcuni limiti invalicabili. Il caso più rilevante riguarda il concordato preventivo biennale (Cpb) per il periodo 2025/2026. Chi presenta una dichiarazione tardiva o integrativa ora non può più aderire a questo regime agevolato. Il termine ultimo per scegliere il concordato era infatti fissato al 30 settembre 2025. Chi ha mancato quella data non ha modo di recuperare questa opzione neppure attraverso il ravvedimento operoso.
Il ravvedimento operoso è lo strumento che permette di regolarizzare spontaneamente errori, omissioni o omissioni nella dichiarazione dei redditi senza aspettare un controllo dell’Agenzia delle Entrate. Si può usare fino a quando l’Agenzia non ha avviato attività di verifica formale o sostanziale sul tuo caso. Con il ravvedimento si pagano sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie.
Se non hai presentato la dichiarazione nei termini, puoi comunque presentarla tardivamente. Se lo fai entro 90 giorni dal termine ordinario, la dichiarazione è valida e si applica una sanzione ridotta pari a 1/10 del minimo (circa 25 euro per la dichiarazione dei redditi), oltre ad eventuali sanzioni ridotte per l’omesso versamento delle imposte dovute.
Se la dichiarazione tardiva viene presentata oltre i 90 giorni, è considerata omessa ai fini sanzionatori ma resta titolo valido per la riscossione delle imposte e degli interessi. In questo caso le sanzioni non sono più quelle minime (come i 25 euro), ma aumentano e si calcolano in base al tempo trascorso e alle regole generali di ravvedimento. Trovi tutti i dettagli in “Dichiarazione dei redditi: che succede se non rispetto le scadenze?“.
La dichiarazione integrativa può essere presentata fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione originaria. Serve per correggere errori o omissioni dopo che la dichiarazione è già stata validamente presentata.
La sanzione si paga tramite modello F24, con i codici tributo specifici indicati dall’Agenzia delle Entrate per ciascun tipo di violazione. Il pagamento deve essere contestuale alla presentazione della dichiarazione integrativa o tardiva per beneficiare delle riduzioni.
Sì. Oltre alla sanzione ridotta, devi pagare gli interessi legali calcolati dal giorno in cui l’imposta sarebbe dovuta essere versata fino alla data del pagamento effettivo. Gli interessi sono calcolati giorno per giorno.
Sì, ma la riduzione della sanzione è meno favorevole. Se l’Agenzia ha già notificato accessi, ispezioni o controlli formali/sostanziali, la sanzione prevista per il ravvedimento aumenta: non si applicano le riduzioni più favorevoli riservate a chi interviene prima di qualunque verifica.
Sì. Se hai presentato un modello 730 e poi ti accorgi di errori o omissioni, puoi presentare un dichiarativo Redditi correttivo o integrativo entro i termini previsti per sanare gli errori. Leggi il nostro tutorial “Errori nel 730: come rimediare?“.
Se l’errore sarebbe rilevabile con controlli formali o automatizzati, la sanzione resta quella di omessa dichiarazione ridotta tramite ravvedimento (come la sanzione minima ridotta). Se sarebbe invece rilevabile solo con accertamenti approfonditi, la sanzione può essere maggiore secondo le regole previste per infedele dichiarazione.
Le regole di base restano le stesse, ma la sanzione si applica sul tributo non versato e sugli interessi. Se hai versato parte delle imposte, pagherai sanzioni ridotte sul residuo da regolarizzare e interessi proporzionali.
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Paolo Remer
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