Presidenza, caos totale: nessuno ha i numeri, nessuno ha una strategia

Una delle frasi più significative dell’Arte della Guerra di Sun Tzu è: «La strategia senza la tattica è la via più lenta per la vittoria. La tattica senza la strategia è il rumore prima della sconfitta»È esattamente questa la sintesi che ha caratterizzato maggioranza e opposizione ieri a Frosinone, durante i lavori del Consiglio Comunale chiamato in seconda convocazione per approvare 14 punti all’ordine del giorno.

La lampadina a basso voltaggio

Il Consiglio è durato due ore e quaranta minuti, sufficienti a confermare ciò che a Frosinone ormai sanno anche i sampietrini di Piazza Garibaldi: la consiliatura Mastrangeli è entrata nella fase finale con la stessa energia di una lampadina a basso voltaggio.

In apertura dei lavori sono state ufficializzate le dimissioni di Norberto Venturi da consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza, dopo quelle di Pasquale Cirillo dei giorni scorsi. E sono 2. Si è creato così un vuoto istituzionale: l’Ufficio di Presidenza resta di fatto svuotato e impossibilitato a svolgere pienamente le proprie funzioni. Una delle tante anomalie di questa surreale e controversa consiliatura. (Leggi qui: La mossa del cavallo di Pasquale Cirillo che si dimette da consigliere segretario)

Sul piano amministrativo, la maggioranza porta comunque a casa alcune delibere importanti, tra cui diversi riconoscimenti di debiti fuori bilancio. Su tutti spicca la vicenda kafkiana del contenzioso con l’avvocato Alfredo Sica: dopo 14 anni l’onorario professionale è lievitato dai 5.000 euro stimati all’epoca dal Comune agli oltre 500.000 euro di oggi. Nemmeno i Bitcoin avrebbero fruttato tanto. Una storia che meriterebbe un capitolo a parte e che ieri è scivolata via quasi come una nota a margine, tanta era la tensione politica in aula. Racconta però meglio di tante parole quanto possa diventare costoso, per la pubblica amministrazione, non chiudere tempestivamente una controversia.


Due fumate nere e la sospensione imbarazzante

Marco Ferrara

Risolte le questioni amministrative, nell’Aula consiliare è stato allestito il seggio per votare il Presidente. Le prime due votazioni si sono concluse con due fumate nere. Alla prima — dove erano necessari 22 voti — il consigliere Marco Ferrara si è fermato a sei preferenze, un voto è andato a Giampiero Fabrizi, poi 18 schede bianche e 4 nulle. Il che ha certificato come nessuno fosse realmente pronto all’appuntamento.

Circostanza confermata dalla richiesta — a dir poco surreale — del capogruppo di Identità Frusinate, l’avvocato Christian Alviani, di sospendere i lavori per provare a trovare una sintesi. Richiesta approvata, ma che ha scatenato l’ironia dell’opposizione. «Ma come? Sono settimane che sapete di dover eleggere il Presidente e ora chiedete dieci minuti per trovare un accordo?», ha tuonato il consigliere del PD Fabrizio Cristofari. Come dargli torto? Antonio Lubrano avrebbe detto: la domanda nasce spontanea. La sospensione è apparsa più come la certificazione dell’assenza di una regia politica che come un reale tentativo di trovare un’intesa.

Angelo Pizzutelli (Foto © Stefano Strani)

Alla ripresa dei lavori, nulla è cambiato. Anzi, la seconda votazione ha raccontato un’Aula ancora più frammentata: Paolo Fanelli ha ottenuto undici voti, Marco Ferrara sei, Angelo Pizzutelli due, un voto è andato a Marco Sordi, cinque consiglieri hanno scelto la scheda bianca e due quella nulla. La maggioranza del sindaco Mastrangeli non dispone oggi dei diciassette voti necessari per eleggere un proprio presidente. E soprattutto non sembra avere ancora individuato una strada condivisa per arrivarci. Né una bussola per orientarsi tra veti e controveti.

I 11 voti di Fanelli e i discorsi sottobanco

Da tenere monitorato il risultato di Paolo Fanelli (FdI): con 11 preferenze, in un voto a scrutinio segreto, mostra chiaramente come qualcuno, tra maggioranza e opposizione, abbia iniziato a parlarsi sottobanco. E lo scrutinio segreto può sempre risultare pieno di sorprese e insidie. Se non verrà eletto presto il nuovo presidente dell’aula, i franchi tiratori rischiano di fare indigestione di pop corn.

(Foto © Massimo Scaccia)

Non meno evidenti sono le difficoltà dell’opposizione: anche il centrosinistra e gli altri gruppi dei dissidenti sono entrati in Aula senza una strategia unitaria. Nessun nome condiviso. Nessuna candidatura capace di mettere realmente sotto pressione la maggioranza. Il risultato è un’aula consiliare dove nessuno riesce davvero a vincere e tutti sembrano impegnati soprattutto a evitare di perdere. Ca va sans dire.


Marzi assente che vale più di tutti i presenti

In questo scenario da teatro dell’assurdo assume un peso politico sempre più evidente la strategia scelta dall’ex sindaco Domenico Marzi: presente personalmente ai Question Time, assente insieme a tutto il suo gruppo nelle sedute ordinarie del Consiglio. Una scelta che nemmeno il più sprovveduto degli osservatori può considerare casuale. 

Fabrizio Cristofari con Alessandra Mandarelli e Domenico Marzi

Serve per far capire a tutti, senza pronunciare una sola parola, quanto pesino i suoi tre voti: il suo, quello di Carlo Gagliardi e quello di Alessandra Mandarelli. Servirebbero come il pane sia a Mastrangeli che all’opposizione. Tre preferenze che lo incoronano, ancora una volta, come il vero ago della bilancia e potenziale punto di equilibrio di questa consiliatura. 

E forse pure della prossima, se verrà conclusa l’intesa con Mastrangeli. Come scriveva il filosofo francese Blaise Pascal«In politica la forza più grande è spesso quella che non si mostra».

13 persone in streaming

La seduta ha avuto un pubblico composto esclusivamente da addetti ai lavori. Né in Aula né nella diretta streaming (appena 13 le persone collegate) si è vista traccia di cittadini. Interesse della città per chi sarà il prossimo presidente del Consiglio? Zero carbonella. E questo, forse, è il dato politico più inquietante: quando la politica non parla più alla città, la città smette di ascoltare.

La pratica per l’elezione del Presidente tornerà in Consiglio nelle prossime sedute. La maggioranza dovrà presentare un nome condiviso e, soprattutto, una strategia. Ad oggi non esistono né l’uno né l’altra. Come scriveva Elias Canetti«Dove manca la direzione, cresce il rumore». A Palazzo Munari al momento c’è solo quello.



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