La Lituania ha portato una linea politica dentro una procedura costituzionale. Il presidente Nausėda ha rivendicato a Berlino la volontà di usare tutte le opzioni di deterrenza nucleare offerte dall’Alleanza. A Vilnius, poche ore prima, un gruppo di 50 deputati aveva registrato la proposta per togliere dall’articolo 137 il divieto sulle armi di distruzione di massa nel territorio nazionale.
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Da Berlino a Vilnius, la sequenza del 2 e 3 luglio
Il 2 luglio Nausėda ha riunito capi del governo, vertici parlamentari e capigruppo. Da quell’incontro è uscito un orientamento quasi unanime: cancellare l’articolo 137 anziché limarlo. Il giorno successivo 50 deputati hanno registrato al Seimas una proposta formale. La dichiarazione di Berlino chiude la sequenza politica: Vilnius chiede di entrare nella catena di condivisione della deterrenza nucleare NATO, con meno dipendenza da decisioni prese altrove.
Il luogo scelto aumenta il peso diplomatico della frase. La conferenza alla Cancelleria federale era un tavolo tra Germania e Paesi baltici prima del summit di Ankara, fuori dalla sede lituana e fuori dalla procedura formale NATO. Nausėda ha usato quello spazio per agganciare la norma costituzionale lituana alla sicurezza collettiva dell’Alleanza.
L’articolo 137 è il bersaglio giuridico
La norma nasce nel novembre 1992, in una Repubblica appena uscita dalla dominazione sovietica. Il testo vieta nel territorio nazionale armi di distruzione di massa e basi militari straniere. In tempo di adesione atlantica quel divieto è rimasto una clausola identitaria; nel 2026 diventa un vincolo che isola Vilnius proprio dove la NATO chiede partecipazione larga alla pianificazione nucleare.
Il riferimento alle basi straniere ha una storia propria. La Lituania ha già costruito intese alleate e presenza militare occidentale sul proprio territorio, usando formule compatibili con la sovranità nazionale e con la gestione condivisa degli insediamenti. Il divieto assoluto sulle armi di distruzione di massa, invece, resta più rigido: impedisce a monte qualsiasi soluzione concordata dentro l’Alleanza.
La soglia dei 94 voti al Seimas
La Costituzione lituana richiede due approvazioni del Seimas con almeno 94 voti favorevoli su 141. Tra le due letture devono trascorrere almeno tre mesi. La scansione impedisce un voto lampo: richiede tenuta parlamentare tra estate e autunno, con un margine che supera il normale sostegno della sola maggioranza di governo.
L’opposizione Nemunas Dawn ha chiesto la via referendaria. Nausėda preferisce il Parlamento e richiama il mandato ricevuto dagli elettori dai deputati. La disputa si concentra sulla sede della decisione: consultazione popolare o doppio voto costituzionale, dopo un sostegno già ampio al contenuto militare della proposta.
Nessun automatismo sulle testate
Il deposito dell’emendamento non equivale a una richiesta di stoccaggio immediato. Juozas Olekas ha escluso piani per ospitare armi nucleari in tempo di pace e la coalizione di governo ha ribadito il mantenimento degli obblighi del Trattato di non proliferazione. La riforma crea libertà di manovra per una crisi o per una decisione alleata formalizzata; fino a quel passaggio, l’operazione resta giuridica e politica.
Il profilo materiale è diverso. Un Paese che cancella un divieto interno non riceve automaticamente bombe, aerei certificati o procedure di impiego. Toglie un ostacolo preliminare. Dopo sarebbero richieste decisioni NATO, accordi bilaterali, infrastrutture certificate, personale formato, protezione fisica dei siti e una catena di comando compatibile con le regole dell’Alleanza.
Partecipazione, possesso e catena NATO
Nel sistema atlantico il possesso resta concentrato nei tre alleati nucleari, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. La consultazione passa dal Nuclear Planning Group, al quale partecipano tutti gli alleati tranne Parigi. La condivisione nucleare coinvolge aerei a doppia capacità, basi, esercitazioni, sostegno convenzionale e pianificazione. Gli Stati Uniti mantengono custodia e controllo assoluto delle armi schierate in Europa.
Per Vilnius l’ingresso pieno in tale architettura riguarda ruoli, infrastrutture e decisioni. La Lituania chiede di non presentarsi come beneficiaria passiva dell’ombrello nucleare alleato. Vuole essere parte del calcolo che rende più costosa qualsiasi pressione russa sul Baltico.
La geografia baltica rende la clausola più onerosa
La Lituania confina con l’exclave russa di Kaliningrad e con la Bielorussia, alleata di Mosca. La stessa fascia ospita ferrovie, porti baltici, corridoi energetici e il passaggio terrestre di Suwałki verso la Polonia. Il divieto costituzionale pesa sulle testate e sulla costruzione di una postura credibile nel settore in cui deterrenza convenzionale e segnale nucleare devono dialogare prima della crisi.
Il Baltico lavora su tempi stretti. Un’aggressione ibrida, una chiusura selettiva di collegamenti o una pressione militare vicino al corridoio di Suwałki richiedono risposta politica già predisposta. Da qui nasce la spinta lituana: non aspettare l’emergenza per rimuovere una clausola che in emergenza avrebbe tempi parlamentari incompatibili con la crisi.
La brigata tedesca accorcia la distanza con Berlino
Berlino ha già scelto la Lituania per la propria presenza terrestre più esposta sul fianco orientale. La brigata tedesca destinata alla base permanente nel 2027 porta personale, depositi, manutenzione, difesa antiaerea di teatro e comando alleato dentro lo stesso spazio in cui Vilnius vuole togliere il vincolo nucleare.
L’accoppiata rivela il calcolo baltico: rendere impossibile a Mosca separare una crisi locale dalla risposta dell’Alleanza. Una brigata permanente segnala che la Germania sarebbe coinvolta fin dal primo giorno. La rimozione dell’articolo 137 aggiunge un segnale ulteriore sul livello di deterrenza che Vilnius vuole avere a disposizione.
Macron, Stati Uniti e il doppio canale nucleare
Il dibattito lituano arriva dopo la proposta francese di schieramenti temporanei delle forze aeree strategiche presso alleati interessati. A giugno è emersa la discussione statunitense su un ampliamento dei Paesi NATO coinvolti nella presenza nucleare in Europa. Vilnius si prepara a entrambe le vie, americana e francese, senza chiudere la porta al formato classico della NATO.
La distinzione conta nella pratica militare. La via statunitense appartiene alla condivisione nucleare NATO già consolidata in Europa. La via francese rimane sovrana nella decisione finale di Parigi e assumerebbe il formato di una deterrenza avanzata con dispiegamenti temporanei. La Lituania vuole togliere la barriera che oggi le impedirebbe di accogliere una delle due opzioni.
La frase di Berlino pesa sul vertice di Ankara
La conferenza alla Cancelleria federale precede il vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio. Friedrich Merz ha collegato la sicurezza baltica a quella tedesca; i leader baltici hanno chiesto che la spesa decisa all’Aia si traduca in capacità reali. Nausėda inserisce il nucleare nello stesso pacchetto politico.
Il 5% del Pil entro il 2035 finanzia forze e infrastrutture. La deterrenza richiede anche il messaggio politico che un aggressore non sia libero di scegliere il livello dello scontro. La logica della mossa lituana è qui: cancellare l’eccezione costituzionale prima che una crisi imponga di farlo sotto pressione.
Rimozione dell’articolo e Trattato di non proliferazione
Il Trattato di non proliferazione distingue possesso, trasferimento e controllo. La Lituania rimane parte del regime internazionale e non annuncia un programma nazionale. La scelta cancella una barriera interna che vieta in termini assoluti armi di distruzione di massa sul territorio.
Nel sistema NATO, la custodia delle armi statunitensi in Europa resta americana fino a una decisione politica e militare collettiva in caso di conflitto. Anche nel canale francese delineato da Macron, la sovranità della decisione nucleare resterebbe a Parigi. Vilnius interviene sulla propria Costituzione. La titolarità dell’arma resta nelle mani dello Stato nucleare.
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Junior Cristarella
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