marchio, negozi e 1.700 lavoratori


Il controllo di Original Marines entra in Pamaf con un accordo che riguarda proprietà, negozi e lavoro. Dentro l’operazione ci sono una rete retail mista, un marchio nato a Nola nel 1983 e un’organizzazione appena uscita da mesi di pressione su negozi, margini e rapporti sindacali.

La soglia dei 1.700 lavoratori sintetizza l’area più sensibile dell’intesa: non soltanto sede e uffici ma negozi e strutture che alimentano vendita, logistica e funzioni centrali. Le cronache di ANSA e Il Sole 24 Ore Radiocor coincidono sul via libera del 1 luglio e sull’impegno a mantenere marchio, rete e occupazione.

Sommario dei contenuti

Accordo al Mimit: il controllo passa a Pamaf

La decisione annunciata al ministero inserisce Original Marines nel portafoglio di Pamaf. Antonio Bernardo, imprenditore napoletano già legato a Piazza Italia, aggiunge così al dossier Kasanova una catena di abbigliamento bambino con storia nazionale e presenza estera.

Il comunicato ministeriale descrive il mantenimento dell’insegna, della rete di vendita e dei livelli occupazionali. La formula ha portata contrattuale: la nuova proprietà assume il controllo senza svuotare il presidio commerciale che dà riconoscibilità al marchio.


Il precedente Kasanova nella traiettoria Pamaf

Pamaf arriva all’operazione dopo il caso Kasanova. Il 18 marzo 2026 la holding aveva confermato al ministero l’intenzione di acquisire il 100% del gruppo casa; il 3 giugno ha presentato un investimento da 18 milioni di euro destinato alla stabilizzazione finanziaria e al ritorno alla redditività entro il 2026.

Il collegamento fra le due operazioni passa dai negozi fisici. Kasanova porta articoli per la casa, Original Marines porta kidswear; in entrambi i casi il lavoro si gioca su affitti, assortimento, magazzino, margine di vendita e calendario promozionale. È qui che Pamaf dovrà dimostrare continuità industriale, perché il marchio da solo non assorbe spese fisse né debito di gestione.

La rete commerciale dopo i tagli annunciati a febbraio

Original Marines è arrivata al 2026 con una rete già scremata. A febbraio, durante il tavolo aziendale del 4 febbraio, le organizzazioni sindacali avevano registrato 507 negozi inclusa la rete in franchising e 1.780 dipendenti. Nello stesso passaggio erano state annunciate 43 chiusure entro il 31 marzo, con 89 lavoratori coinvolti.

La cifra ministeriale di luglio, circa 1.700 lavoratori, fotografa un perimetro successivo a quella razionalizzazione. Fisascat Cisl e UILTuCS avevano già indicato a febbraio la geografia delle chiusure, distribuita tra Nord, Centro, Sud e isole: la tutela comunicata al tavolo del 1 luglio interviene dopo quella potatura della rete.

I numeri 2024: 179,27 milioni e perdita netta

I numeri 2024 raccontano la pressione finanziaria. La scheda camerale ripresa da FatturatoAziende riporta 179.274.436 euro di fatturato, perdita netta per 1.360.410 euro, spesa per il personale a 45.216.021 euro e capitale sociale di 37 milioni.


Lo scarto con il volume d’affari 2023 indicato nella cronologia aziendale di Original Marines richiede una separazione fra voci diverse: il sito aziendale parla di 200 milioni per il 2023 e Distribuzione Moderna affianca quel numero alla successiva flessione camerale. La leva per Pamaf sta nel margine per negozio, non nel solo incasso aggregato.

Dal 1983 ai monomarca: l’insegna prima della crisi

L’identità commerciale di Original Marines nasce prima della rete di negozi. La pagina aziendale ricorda la partenza del 1983 con la t-shirt bianca e circa 25 milioni di capi venduti fino al 1992. Il passaggio ai monomarca arriva nel 1993 dopo l’apertura ai mercati esteri del 1986, avviata dal Medio Oriente.

Nel 2017 la società indicava 505 negozi in franchising, 65 a gestione propria in Italia e 140 punti esteri fra Europa, Asia e Africa. Nel 2023, sempre nella cronologia aziendale, la rete indicata era di 485 punti vendita in Italia e 150 all’estero. La traiettoria mostra una crescita retail fondata sull’affiliazione e poi una pressione crescente sui negozi gestiti in proprio.

Aldo Bernardo nella nuova guida esecutiva

Il cambio di controllo porta anche una guida manageriale nuova. Retail&Food indica Arnaldo Bernardo, detto Aldo, come nuovo amministratore delegato di Original Marines. Lo stesso profilo viene collegato a Pamaf Retail e a Kasanova, con esperienza maturata nel fashion retail anche in Piazza Italia.

La scelta disegna una catena decisionale familiare e industriale molto riconoscibile: Antonio Bernardo al controllo della holding e Aldo Bernardo nel presidio esecutivo dell’insegna bambini. Per una rete reduce da chiusure e trattative sindacali, la velocità delle decisioni su prodotto, personale e canoni peserà più della sola firma dell’accordo.


La chiusura giudiziaria prima dell’ingresso Pamaf

Il passaggio Pamaf arriva dopo la chiusura di una vicenda giudiziaria che aveva appesantito la percezione esterna dell’azienda. Il 22 giugno 2026 il Gup di Nola ha disposto il proscioglimento nel fascicolo nato dal sequestro da 38 milioni notificato nel 2025 a società e vertici precedenti.

Il Fatto Quotidiano ha riportato la formula “perché il fatto non sussiste” per quattro capi d’accusa e l’insussistenza della quinta contestazione amministrativa. La sequenza temporale conta: prima la chiusura giudiziaria, poi l’ingresso Pamaf al tavolo ministeriale. Per fornitori e affiliati, questo rimette governance, credito commerciale e trattative con gli immobili su un terreno meno gravato dal passato recente.

Negozi gestiti in proprio, franchising e margine mensile

Il compito industriale riguarda la rete esistente: negozi gestiti in proprio e affiliazioni hanno margini di natura diversa. I negozi a gestione propria pesano sulle spese fisse; il franchising chiede assortimento credibile e condizioni commerciali stabili; l’estero richiede licenze, presidio del marchio e controllo dell’immagine.

Il segmento bambini aggiunge un vincolo spesso sottovalutato: taglie, stagionalità scolastica, ricorrenze, vendite promozionali e rotazione veloce del magazzino. La nuova proprietà eredita un marchio conosciuto da famiglie italiane da oltre quarant’anni, però eredita anche una macchina di negozi che deve produrre cassa mese per mese.



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 Junior Cristarella

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