Chi paga l’affitto della casa dopo la separazione?


Guida pratica sulla gestione del canone di locazione e sulla successione nel contratto tra coniugi dopo la fine della convivenza o del matrimonio.

Con la firma del matrimonio uno dei problemi più urgenti riguarda la gestione economica dell’abitazione in cui la famiglia ha vissuto fino a quel momento, specie se questa era di proprietà altrui. Molti si chiedono infatti: chi paga l’affitto della casa dopo la separazione? La legge cerca di tutelare prima di tutto i soggetti più deboli, come i figli, e assicura loro la continuità ambientale. Il giudice interviene per stabilire chi ha il diritto di restare nell’immobile e chi invece deve lasciarlo, ma la questione del pagamento mensile del canone resta un punto fermo che segue regole precise. Non è solo una questione di accordo tra le parti, poiché entrano in gioco norme specifiche che regolano il rapporto con il proprietario delle mura. È un passaggio che richiede attenzione e conoscenza dei propri doveri per evitare liti future.

A chi viene assegnata l’abitazione in presenza di figli?

La regola generale prevede che la casa resti al genitore che trascorre più tempo con i figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti. Il giudice non valuta chi ha firmato il contratto o chi paga materialmente la quota mensile, ma si concentra esclusivamente sul benessere dei bambini. Se il tribunale assegna il diritto di abitazione alla madre, per fare un esempio, lei diventa la titolare del diritto di godimento dell’immobile, anche se il contratto era intestato solo al padre.

Se l’immobile è in affitto, la normativa stabilisce una regola automatica: il coniuge assegnatario subentra nel contratto di locazione (L 382/78, art. 6). In pratica, questo significa che il legame con il proprietario si trasferisce da un coniuge all’altro senza la necessità di firmare un nuovo documento.

Questa regola protegge la continuità della vita domestica. Tuttavia, anche se il passaggio avviene per legge, la sua efficacia verso chi affitta l’immobile dipende dalla conoscenza del fatto. Se l’affittuario originario esce di casa ma non informa il locatore, quest’ultimo non ha modo di sapere che il suo debitore è cambiato. In assenza di notizie ufficiali, il proprietario ha il diritto di continuare a chiedere i soldi a chi ha firmato il contratto all’inizio del rapporto.


Chi deve versare il canone al proprietario di casa?

Una volta che il giudice emette il provvedimento di assegnazione, la persona che resta nell’appartamento diventa l’unico interlocutore del proprietario. Se la casa spetta alla moglie, lei deve pagare l’intero importo dell’affitto, oltre alle spese condominiali ordinarie. Questo accade perché si verifica una vera e propria sostituzione nella posizione contrattuale. Il marito, che pure aveva firmato il documento originale, perde ogni legame con quell’immobile e non è più tenuto a versare nulla al locatore. Tuttavia, la capacità economica dei due ex partner influisce sull’importo dell’eventuale assegno di mantenimento. Se la moglie possiede un reddito basso, il giudice può stabilire un contributo economico più alto da parte del marito per aiutarla a sostenere il costo della locazione. Resta inteso che il debito verso il proprietario è un obbligo esclusivo di chi occupa l’immobile per decisione del tribunale.

Cosa succede se la coppia non ha figli?

In assenza di figli, la situazione cambia radicalmente perché non esiste un obbligo di tutela dell’ambiente domestico per i minori. In questo caso, il giudice solitamente non interviene per assegnare la casa a uno dei due. Se il contratto di affitto è intestato a entrambi, essi restano responsabili in solido verso il proprietario finché il rapporto prosegue. Se invece è intestato a uno solo dei due, chi non compare nel contratto deve lasciare l’abitazione. Tuttavia, le parti possono trovare un accordo privato per decidere chi resta e chi va via. In mancanza di un’intesa, il contratto prosegue secondo le regole ordinarie del codice civile. È possibile che il coniuge che lascia la casa chieda la disdetta della sua quota di contratto, ma deve sempre rispettare i termini di preavviso previsti dalla legge o dal documento firmato all’inizio del rapporto.

Il proprietario può rifiutare il nuovo inquilino?

Il proprietario dell’immobile non ha il potere di opporsi alla decisione del giudice che assegna la casa al coniuge non firmatario. La legge impone questa successione automatica proprio per evitare che la fine di un rapporto affettivo metta a rischio il diritto all’abitazione. Se il marito esce di casa e la moglie subentra nel contratto, il locatore non può chiedere lo sfratto o un aumento del canone. Egli deve semplicemente prendere atto del cambiamento. La giurisprudenza ha confermato più volte che il provvedimento del tribunale produce effetti immediati anche nei confronti dei terzi (Cass. sent. n. 21449/2017). Esistono comunque dei doveri per l’inquilino che subentra:

  • comunicare formalmente il cambio al proprietario;

  • provvedere al pagamento regolare delle mensilità;

  • mantenere l’immobile in buono stato.

Questa comunicazione formale serve affinché il proprietario sappia a chi inviare le ricevute di pagamento e chi contattare per la manutenzione.

Perché la comunicazione al proprietario è un obbligo fondamentale?

La legge distingue tra il diritto di abitare in una casa e la possibilità di far valere questo diritto contro il proprietario. Se l’ex marito non comunica l’assegnazione della casa alla moglie, il proprietario agisce sulla base di un legittimo affidamento. Questo significa che egli confida nella permanenza della situazione iniziale, poiché non ha ricevuto prove del contrario.


Per rendere il cambiamento valido contro il locatore, serve una comunicazione tempestiva. Un esempio pratico aiuta a capire il rischio: un uomo ottiene la separazione ma non invia alcuna lettera al proprietario per segnalare che la moglie è la nuova titolare dell’affitto. Se la donna smette di pagare i canoni, il proprietario può rivolgersi direttamente all’ex marito. Poiché il proprietario non è mai stato edotto del fatto che i diritti e gli obblighi sono passati alla moglie, l’uomo non può opporre la sentenza di separazione come scusa per non pagare.

Quali rischi comporta mantenere la residenza nella vecchia abitazione?

Un elemento che aggrava la posizione di chi lascia la casa è il mantenimento della residenza anagrafica presso il vecchio indirizzo. Se l’ex coniuge non sposta la propria residenza, il proprietario è ancora più giustificato a pensare che quella persona viva ancora lì e sia ancora la sua controparte contrattuale. La residenza è un segnale pubblico di dove una persona abita stabilmente.

Se passano anni dalla separazione e l’uomo risulta ancora residente nell’immobile con tutto il suo nucleo familiare, il giudice confermerà il suo dovere di pagare (Tribunale di Sassari sent. n. 1035/2025). In questo scenario, è inutile sostenere che la casa appartiene ormai alla moglie per decisione del tribunale. Il comportamento dell’uomo, che non cambia residenza e non invia comunicazioni, crea una situazione di apparenza che la legge tutela a favore del proprietario che aspetta il pagamento dell’affitto.

Come funziona il recupero dei crediti per i canoni non pagati?

Se il proprietario non riceve il canone, può rivolgersi al giudice per ottenere un decreto ingiuntivo. In questa fase, il proprietario deve solo dimostrare che esiste un contratto e che il debitore non ha pagato. Spetta poi al debitore provare di aver eseguito correttamente la prestazione o di non essere più obbligato a farlo.

Se l’uomo prova a opporsi al decreto ingiuntivo senza aver mai avvisato il locatore del subentro della moglie, la sua richiesta verrà rigettata. Il principio è chiaro:


  • il creditore è tutelato se la variazione del contratto non gli è stata riferita;

  • chi firma un contratto resta responsabile finché non prova che la sua posizione è stata legalmente trasferita a un altro soggetto con la consapevolezza della controparte;

  • il semplice provvedimento del giudice sulla separazione non basta a liberare il marito se questi non agisce con correttezza e trasparenza verso il locatore.




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 Raffaella Mari

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