La necessità di rafforzare la governance del settore e di rispondere alla crescente complessità del disagio giovanile. Sono alcune delle maggiori criticità espresse dalla presidente nazionale della Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze-FeDerSerD Roberta Balestra nella lettera inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a margine della cerimonia che ha avuto luogo al Quirinale in occasione della Giornata mondiale contro la droga.
«Il momento attuale è segnato da criticità di crescente rilevanza: si registra un progressivo aumento di persone che accedono ai nostri servizi con quadri clinici di complessità sempre maggiore e con bisogni sociali di carattere emergenziale, nonché una quota crescente di adolescenti e giovani adulti con nuove forme di malessere, che richiedono risposte innovative, articolate su diversi livelli di intensità assistenziale ed integrate con i servizi dell’età evolutiva», dice la presidente Balestra.
Oltre ad esprimere un sentimento di riconoscenza nei confronti del Capo dello Stato per la costante attenzione riservata ai temi delle dipendenze e della salute pubblica, la missiva richiama alcune priorità che, secondo FeDerSerD, risultano decisive per rafforzare il sistema dei servizi delle dipendenze-SerD e garantire ai cittadini pari accesso alle cure su tutto il territorio nazionale. Questo, anche analizzando la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze, illustrata la scorsa settimana dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. «Chiediamo che ci sia un superamento della difformità tra le regioni e che ci sia la possibilità di avere una autonomia gestionale in modo da poter rispondere in modo più adeguato alle necessità dei cittadini».
Differenze tra regioni e nodo dei Lea
Il primo tema della lettera riguarda le profonde differenze organizzative ancora presenti tra le regioni. «Siamo profondamente preoccupati per le gravi conseguenze derivanti dalla persistente disomogeneità organizzativa tra le regioni e per il divario nell’offerta prestazionale che, in alcuni territori, non garantisce i Livelli essenziali di assistenza previsti dalla normativa vigente», si legge. Per FeDerSerD è necessario un rafforzamento della governance nazionale capace di assicurare maggiore omogeneità organizzativa, equità nell’accesso ai servizi e uniformità nell’erogazione delle prestazioni.
«Alla Conferenza nazionale sulle dipendenze di Roma dello scorso novembre, noi operatori dei servizi pubblici e del Terzo settore accreditato abbiamo coralmente individuato la criticità che questa disomogeneità comporta perché non c’è una governance del sistema né, quindi, della programmazione degli interventi né della realizzazione degli stessi. Questo perché non abbiamo un’autonomia, se non nell’unico modello (che però sta scomparendo) che è quello del Dipartimento autonomo», afferma Balestra. «Ciò l’abbiamo constatato dati alla mano, abbiamo una specificità, una complessità perché le dipendenze prendono forme diverse. Spesso si sottovaluta il livello di complessità, la rete con cui lavoriamo, sia sanitaria che sociale».
La richiesta di autonomia gestionale
«Chiediamo, quindi, che ci sia un superamento della difformità tra le regioni e che ci sia la possibilità di avere una autonomia gestionale in modo da poter rispondere in modo più adeguato alle necessità dei cittadini: con le risorse che abbiamo avuto con l’istituzione, dal 2025, del Fondo per le dipendenze è stato fatto un passo avanti», prosegue Balestra.
«Le regioni stanno acquisendo il personale e pianificando le attività specifiche. Anche qui, vediamo risorse che vengono usate in modo diverso da regione a regione, sono risorse straordinarie che devono essere usate per arricchire le dotazioni organiche non per colmare i “buchi” che queste dotazioni hanno. Cercheremo di dare la massima attenzione perché altrimenti non abbiamo risolto il problema. Il sottosegretario Mantovano e il Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze hanno fortemente voluto questo aumento di risorse per arricchire le dotazioni organiche, ma se invece queste risorse vengono usate per il turnover, per l’ordinario non si raggiunge l’obiettivo a cui si mira».
Giovani, nuove dipendenze e formazione
La lettera richiama, inoltre, l’evoluzione della domanda di cura, caratterizzata da quadri clinici sempre più complessi e da un crescente coinvolgimento degli under25. «Registriamo un progressivo aumento di persone che accedono ai nostri servizi con quadri clinici di complessità sempre maggiore e con bisogni sociali di carattere emergenziale, nonché una quota crescente di adolescenti e giovani adulti con nuove forme di malessere, che richiedono risposte innovative, articolate su diversi livelli di intensità assistenziale ed integrate con i servizi dell’età evolutiva», si legge nella lettera.
«In molti servizi per le dipendenze italiani stiamo sperimentando dei servizi appositi per gli under25, questo è importantissimo perché le persone fanno difficoltà, così giovani, a rivolgersi a servizi per adulti. La risposta più appropriata è prevedere équipe e servizi dedicati dei Serd, formati sui problemi dell’età adolescenziale, che lavorano con la Neuropsichiatria, coi distretti».

Case della comunità e sanità territoriale
Tra le proposte avanzate dalla Federazione figura il rafforzamento della presenza dei SerD nella rete della sanità territoriale. «La presenza strutturata dei professionisti dei servizi per le dipendenze anche nelle Case della comunità potrà rappresentare una scelta strategica per favorire l’intercettazione precoce del disagio e la presa in carico tempestiva», scrive Balestra. E indica nel modello delineato dal Decreto ministeriale 77/2022 un’opportunità per migliorare l’integrazione tra i servizi e rispondere più efficacemente ai bisogni della popolazione.
«Sottolineiamo che, per avvicinare questi ragazzi e le loro famiglie è importantissimo che siamo anche nelle Case di comunità per riuscire ad abbattere un po’ le resistenze dovute alla paura, alla diffidenza. Noi dobbiamo gettare dei ponti e riusciamo a farlo se usciamo dai servizi, andiamo nei luoghi e facciamo delle équipe pensate a misura di ragazzo. Devono cambiare il tipo di relazione, gli spazi e il tipo di programmi», prosegue la presidente. «I ragazzi devono riprendere il più possibile le attività tipiche dell’età evolutiva, superare lo stallo in cui le sostanze o altri disturbi li hanno costretti, riprendere gli studi e la socializzazione. Lavorare nei servizi per l’età evolutiva significa usare anche un altro tipo di paradigma. Nell’età evolutiva il cambiamento, la guarigione sono possibili se si arriva presto, se si arriva tardi si rischia di cronicizzare poi il disagio».


Il tempo di latenza: otto anni
Il problema è «come avvicinare i ragazzi perché adesso anche i dati della Relazione al Parlamento ribadiscono che l’età media di chi è in carico nei SerD è 45 anni. C’è un tempo di latenza di circa otto anni, ovvero ci sono otto anni di disagio non trattato che imprimono un percorso più preoccupante», continua Balestra.
34% dei ristretti in carcere per reati droga-correlati
«Circa il 34% delle persone che sono detenute sono in carcere per reati droga-correlati. Il carcere è un luogo dove andiamo regolarmente, fa parte anche dei Livelli essenziali di assistenza», continua Balestra. Per la presa in carico delle persone nelle carceri più grandi «abbiamo delle équipe stanziali, invece in altre più piccole abbiamo degli operatori che part time vanno a fare la valutazione e l’assistenza».
600 servizi per le dipendenze e 6mila professionisti
Una rete sociosanitaria composta da circa 600 servizi per le dipendenze-SerD e 6mila professionisti, che ogni anno garantisce l’accesso diretto e gratuito alle cure a oltre 300mila persone. È questa la fotografia del sistema pubblico delle dipendenze che FeDerSerD ha portato all’attenzione del Capo dello Stato.
Foto di apertura di Pixabay su Pexels e, all’interno, da ufficio stampa
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Ilaria Dioguardi
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