A qualche giorno di distanza dai feroci attacchi sferrati dall’inedito asse composto dagli ex amministratori Stefano Gizzi e Riccardo Del Brocco sull’organizzazione della festa patronale, a Palazzo Antonelli la polvere sollevata sembra essersi in parte posata. (Leggi qui: Il corto circuito sul Patrono: l’azzardo impopolare che ha spento Ceccano ).
Come ha risposto l’Amministrazione alle cannonate dei giorni scorsi? Non arretrando di un singolo millimetro, anzi: compattandosi. Ed in politica, le difese d’ufficio non sono mai casuali. Se un sindaco decide di scendere personalmente in campo per blindare l’operato di un suo assessore, sta lanciando un messaggio che va oltre la semplice cronaca amministrativa. A Palazzo Antonelli è scattata la controffensiva istituzionale.
Il sindaco Andrea Querqui ha deciso di scendere nell’arena in prima persona, mettendoci la faccia e la firma per ergersi a scudo totale del “suo” San Giovanni. Il primo cittadino non si limita a spazzare via l’etichetta di “flop” ma rivendica a testa altissima le scelte culturali ed economiche intraprese, trasformando la difesa a spada tratta della festa patronale in un orgoglioso manifesto politico della sua Amministrazione.
Il muro invalicabile: trasparenza, bilanci e “Vibrazioni”
La linea dettata da Querqui è netta e non ammette repliche: «Non ci stiamo alla mistificazione della realtà della patronale, soprattutto da parte di passati assessori che sostengono che la piazza sia stata vuota malgrado video e foto dimostrino il contrario».
La difesa si fonda su tre pilastri. Il primo è la trasparenza: per la prima volta, sottolinea il sindaco, c’è un regolamento per le sponsorizzazioni e i cittadini possono sapere come è stato speso ogni singolo euro. Il secondo è l’investimento sui talenti locali, respingendo al mittente l’accusa di aver “sprecato” le risorse pubbliche. Il terzo pilastro è uno schietto bagno di realismo economico.
Se è vero che il “grande nome” garantisce il successo di folla, è altrettanto vero che un artista di richiamo nazionale ha costi altissimi. «Ciò non esclude il fatto che si possa fare in futuro, non appena il bilancio comunale lo consentirà», precisa la nota. Insomma, i sogni di gloria devono fare i conti con la reale tenuta delle casse comunali. L’Amministrazione, chiosa il documento, «ha lavorato con serietà su ogni passaggio e andrà avanti nello stesso modo». Anche perché la festa patronale, assicura Querqui, è solo l’inizio: l’estate ceccanese entrerà nel vivo grazie a un finanziamento regionale di 70mila euro appena intercettato, che darà vita al cartellone della manifestazione “Vibrazioni“.
Il silenzio assordante di Giovannone e non solo
Ma in questa battaglia c’è un elemento che fa quasi più rumore della difesa fiera dell’Amministrazione: è l’eloquente silenzio da parte di più di qualche consigliere di minoranza. In particolare, spicca il totale disimpegno di chi negli anni precedenti ha portato sulle spalle il peso dell’organizzazione dei Grandi Eventi, Fabio Giovannone. A lui si ricollegano i concerti degli anni scorsi. Chi, dunque, meglio di lui potrebbe oggi parlare con assoluta cognizione di causa di budget, piazze, cachet e “grandi nomi”? Il fatto che il principale “addetto ai lavori” tra i banchi dell’opposizione abbia scelto di non farsi trascinare nella polemica rappresenta un ulteriore, enigmatico tassello in questo intricato puzzle politico.
Silenzio anche dalla autorevole voce della consigliera Ginevra Bianchini. E qui le cose sono due: o la Bianchini condivide l’impostazione data alla festa del Patrono, oppure non condivide affatto chi si è voluto fare portavoce e megafono di questa battaglia campale. Un mutismo strategico che coinvolge anche un’altra figura di peso. Appare altrettanto strano il silenzio di Ugo Di Pofi, oggi seduto sui banchi della minoranza dopo aver guidato la coalizione di centrodestra come candidato a sindaco.
I rumors dicono che per quanto riguarda Fratelli d’Italia, dietro ci sia una precisa strategia: dettata dall’ex assessore Riccardo Del Brocco e dal coordinatore cittadino Rino Liburdi. No alle polemiche che sollevano inutili polveroni, si al colpo secco e micidiale con il quale lasciare senza parole ed in imbarazzo l’amministrazione. Il silenzio di Bianchini si spiega con il fatto che già sia intervenuto Del Brocco; quello di Ugo Di Pofi con il fatto che la precedente amministrazione affidava proprio a lui, attraverso la sua associazione, gran parte dell’organizzazione logistica e gestionale delle feste cittadine. Ed una sua critica oggi potrebbe essere accusata di nascere per il fatto che gli è stato preferito un altro.
L’asse pigliatutto e chi scivola nelle retrovie
Tornando nelle stanze del Comune, cosa si nasconde, politicamente parlando, dietro lo scudo spaziale innalzato dal Sindaco? Questa difesa a spada tratta nei confronti di Ciotoli non è passata inosservata. Querqui ha blindato Alessandro Ciotoli non solo perché è il suo assessore alla Cultura, ma perché Ciotoli è il simbolo stesso, l’anima pulsante, della sua lista civica di riferimento. Proteggere Ciotoli significa, di fatto, proteggere il cuore politico del progetto del Sindaco.
Mettendo in fila il peso specifico nelle decisioni chiave, l’ampia autonomia di manovra concessa e la precisa distribuzione delle deleghe assegnate fin dal primo giorno, le intenzioni di Querqui appaiono oggi chiare come non mai. La geografia del potere a Palazzo Antonelli disegna una diarchia di fiducia assoluta: da una parte l’assessore Alessandro Ciotoli, dall’altra lo strapotere del vicesindaco Mariangela De Santis.
È attorno a questo asse che gravita il peso politico della Giunta. E le scelte del primo cittadino, inevitabilmente, creano delle zone d’ombra. In questo scacchiere, infatti, appare sempre più evidente come la figura dell’assessore Ruggiero sia finita nelle retrovie. Un passo indietro rispetto ai riflettori costantemente puntati sul duo Ciotoli-De Santis. Una scelta chirurgica del Sindaco, che evidentemente fin dalla distribuzione originaria degli incarichi ha deciso a chi affidare la prima linea e a chi le retrovie.
Sia Alessandro Ciotoli che Mariangela De Santis hanno un pedigree politico chiaro e, prima di sposare il progetto Querqui, nutrivano (e probabilmente coltivano ancora) innegabili velleità di leadership, tanto da essere stati entrambi “papabili” candidati sindaci. Le stesse identiche ambizioni che, per dovere di cronaca, nutriva anche l’attuale Presidente del Consiglio Comunale, Emanuela Piroli. Un disegno politico ormai chiaro, insomma, che di fatto mette fuori dai giochi e isola la figura di Ruggiero.
Gli altri due componenti dell’Esecutivo giocano un campionato diverso. L’assessore Francesca Ciotoli non sembra nutrire, al momento, la medesima urgenza di scalata politica dei suoi colleghi. Discorso ancora diverso per lo storico assessore ai Lavori Pubblici, Giulio Conti: al netto della sua incrollabile combattività, la carta d’identità impone riflessioni fisiologiche e la sua lunghissima carriera politica; ha dato tanto alla città, fino a quando riuscirà a mantenere un passo così sostenuto? Per tutto questo mandato, sicuramente. Il check up si farà a fine mandato.
La rotta tracciata
Insomma, il caso “San Giovanni” è stato solo il pretesto. La vera notizia è che Andrea Querqui ha deciso su chi puntare le sue fiches per blindare il suo mandato. E non ha intenzione di farsi dettare la linea da chi, fino a ieri, sedeva al suo posto.
Certo, il condizionale è d’obbligo e al momento ci muoviamo ancora nel perimetro scivoloso delle indiscrezioni. Ma la liturgia del linguaggio politico è precisa: quando certe voci iniziano a girare con insistenza c’è sempre qualcuno che ha un preciso interesse a farle uscire. Perché è vero che in politica bisogna sempre sgomitare per rivendicare il proprio peso ma è altrettanto innegabile che debba esserci una regia a tracciare la rotta. E Querqui, almeno stando ai sussurri di Palazzo Antonelli, sembra aver preso (forse) inequivocabilmente la sua decisione sin dal primo giorno.
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