L’adozione dell’AI accelera, gli investimenti crescono e le aziende integrano sempre più spesso l’intelligenza artificiale nei processi quotidiani. C’è però un ostacolo che continua a frenare il ritorno degli investimenti: la preparazione delle persone. È questo il messaggio che emerge dalla seconda edizione del People Readiness Report di Kyndryl, uno studio realizzato coinvolgendo 1.100 manager C-Level tra responsabili business e IT in otto Paesi. Il quadro mostra una distanza sempre più evidente tra la velocità con cui le organizzazioni implementano l’AI e la capacità di adattare competenze, ruoli e modelli organizzativi.
L’adozione cresce, ma i risultati non seguono lo stesso ritmo
Le aziende stanno portando l’AI sempre più vicino al cuore delle proprie attività. Il 57% degli intervistati dichiara infatti di averla già integrata nei processi aziendali principali o di averla distribuita in modo esteso all’interno dell’organizzazione. Un anno fa questa quota si fermava al 35%, segno di un’accelerazione molto netta.
L’aumento dell’adozione, però, non coincide automaticamente con il raggiungimento degli obiettivi. Solo il 32% delle organizzazioni afferma di aver centrato almeno uno dei due principali target legati all’AI, mentre appena l’11% sostiene di averli raggiunti entrambi. Un dato che suggerisce come introdurre nuovi strumenti sia solo una parte del percorso.
Secondo il report, la differenza la fanno soprattutto le organizzazioni che intervengono sul modo in cui il lavoro viene svolto. Kyndryl identifica un gruppo ristretto di aziende, pari al 9% del campione, definito “Pacesetters”. Queste realtà condividono tre caratteristiche: ripensano i ruoli in funzione dell’AI, accompagnano il cambiamento con iniziative strutturate di change management e costruiscono una governance chiara, capace di definire responsabilità, regole e modalità di utilizzo della tecnologia.
I risultati sono concreti. I Pacesetters hanno una probabilità 1,5 volte superiore di registrare una crescita dei ricavi legata all’AI e 1,6 volte superiore di accelerare l’innovazione di prodotti e servizi. Inoltre presentano il doppio delle probabilità di aver implementato in modo completo le principali pratiche di governance analizzate nello studio.
Il vero problema dell’AI aziendale risiede nelle competenze dei lavoratori
Il dato più significativo riguarda però le persone. Soltanto il 23% delle organizzazioni considera oggi la propria forza lavoro realmente pronta ad adottare l’AI. È un valore in diminuzione di sei punti percentuali rispetto all’anno precedente e rappresenta uno dei segnali più evidenti del divario tra tecnologia e organizzazione.
La percezione è che questo scarto sia destinato ad aumentare. Il 79% dei C-Level ritiene infatti che l’evoluzione dell’AI procederà più rapidamente della capacità delle aziende di aggiornare competenze, governance e modelli operativi.
Lo scenario diventa ancora più complesso con la diffusione degli agenti AI autonomi. L’81% delle organizzazioni prevede che entro i prossimi dodici mesi questi sistemi prenderanno decisioni con un impatto diretto sul business. Nonostante questa prospettiva, soltanto il 25% dichiara di avere piena fiducia in sistemi capaci di operare senza supervisione umana.

Per colmare il divario, molte aziende hanno già avviato un percorso di trasformazione interna. Il 61% afferma di aver ridefinito i ruoli esistenti in funzione dell’AI, mentre il 24% sta creando nuove figure professionali dedicate alla gestione di queste tecnologie. Rimane però aperto il problema delle competenze: il 52% dei dirigenti segnala una crescente difficoltà nel reperire professionisti con le conoscenze necessarie a sostenere le strategie di AI, mentre solo un terzo delle organizzazioni ha completato programmi di formazione pensati per favorire una collaborazione efficace tra persone e sistemi intelligenti.
Anche la governance continua a rappresentare un elemento decisivo. Solo il 33% delle organizzazioni dispone di policy che stabiliscono con chiarezza quali decisioni possano essere affidate all’AI, mentre il 27% ha introdotto registri e strumenti di monitoraggio dedicati ai sistemi utilizzati. Secondo il report, proprio queste pratiche contribuiscono ad aumentare la fiducia dei dipendenti e, di conseguenza, la probabilità che gli investimenti nell’AI producano risultati concreti.
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Marco Brunasso
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