La ricerca di Lin Cheng sul visual storytelling


Il disegno si fa movimento e l’immagine diventa narrazione nella ricerca di Lin Cheng, artista cinese nata nel 1993 ora con sede a Glasgow. Nella sua pratica di visual storytelling, radicata nel disegno, nell’illustrazione, nella cultura del libro illustrato e nella sequenza visiva, le pagine dei libri d’artista e le incisioni si fanno spazio in un mondo a più dimensioni fatto di installazioni, video, suoni e corpi. In modo significativo, il disegno – il linguaggio visivo alla base della pratica di Lin Cheng – diventa una matrice metodologica capace di articolare forme narrative complesse, superando i confini del foglio e trasformando la sequenza visiva in esperienza temporale e spaziale.

“Silent Absence” (2022-2024) di Lin Cheng presentato al London Design Festival

Il cuore della pratica transmediale di Lin Cheng

Le sue opere affrontano spesso temi complessi da esprimere in maniera diretta, come la memoria e il silenzio, nonché problemi sociali e il fragile rapporto tra l’esperienza individuale e le strutture collettive. Lin Cheng costruisce, quindi, dei sistemi visivi poetici in cui i significati sfumati e molteplici di un segno possono emergere attraverso ritmi, gesti e spazi. Nel riunire le tematiche d’interesse per lei e la pratica disegnativa come base di una ricerca transmediale riconoscibile, Silent Absence (2022-2024) è il progetto simbolo della pratica dell’artista che per realizzarlo ha combinato acquaforte, disegno, installazione e sperimentazioni con le immagini in movimento. L’opera è nata da una serie di incisioni che ritraggono bambini colpiti dalla violenza domestica per poi assumere la forma di un video sperimentale e di un’installazione spaziale. È proprio in questo passaggio che si definisce il nucleo della pratica di Cheng: un metodo di narrazione visiva maturo e riconoscibile, capace di far dialogare immagine su carta, movimento, suono e spazio, costruendo un sistema continuo in cui prospettive intime e sociali si intrecciano.

“Silent Absence”: dal disegno all’immagine in movimento

Imperniato su due prospettive parallele – quella di una donna e quella di un bambino –, il progetto lavora attraverso il tema dell’assenza. Cheng rielabora oggetti domestici, gesti quotidiani e frammenti di spazio attraverso disegno, illustrazione e immagini in movimento, evocando lo squilibrio dell’ordine familiare. Lenzuola, sacchetti della spesa e frammenti domestici diventano portatori di memoria emotiva e consentono all’opera di affrontare contesti sociali complessi. Nella pratica, fotogramma per fotogramma, Cheng ha trasformato i propri disegni e le proprie illustrazioni in un’animazione successivamente proiettata nell’abitazione londinese in cui viveva all’epoca, trasformando lo spazio domestico in un ambiente espositivo. A partire da registrazioni della vita quotidiana – passi, porte che si aprono e chiudono, rumori provenienti dalla cucina – Cheng ha anche creato una colonna sonora in cui la violenza non viene mai mostrata direttamente, bensì è presente come ritmo, ripetizione e anche silenzio. Il progetto è stato inserito nella shortlist dei World Illustration Awards 2025 e ha ricevuto il Gold Award ai MUSE Creative Awards nella categoria Experimental Video. Così, Silent Absence si afferma come uno dei lavori chiave di Cheng, in cui disegno, suono, memoria e spazio si intrecciano in una forma di testimonianza visiva.


“Woman in a Case”: la narrazione visiva diventa installazione

In modo particolarmente evidente, Woman in a Case (2018-2024), una delle principali opere installative di Cheng, mostra come la sua pratica possa estendere il disegno verso forme di narrazione visiva, materiale e spaziale. Il progetto utilizza un telo impermeabile blu brillante – un materiale economico e facile da trovare, che in Cina è associato al lavoro rurale e ai mercati – cucito dall’artista per realizzare un monumentale involucro a forma di corpo femminile, lungo circa 22 metri. La figura è accompagnata da oggetti domestici fuori scala – giganteschi libri, enormi bottiglie, grandissime tazze da tè, di circa 4 o 5 metri ciascuno – realizzati con lo stesso tessuto. Attraverso giochi di scala, ripetizione e tensione materica, l’installazione trasforma un materiale industriale ordinario in un linguaggio scultoreo che amplia la narrazione visiva nello spazio e invita a riflettere sulla mercificazione del corpo della donna e sul rapporto dinamico tra identità femminile e aspettative sociali nella società contemporanea. Il progetto è stato inserito nella longlist dell’Aesthetica Art Prize 2026.

Lin Cheng sulle pagine di carta

Al polo opposto della ricerca di Lin Cheng – ossia al polo fatto di fogli di carta, di pagine rilegate, di immagini disegnate – c’è Relation (2022-2023), un libro d’artista senza parole che esplora il rapporto mutevole tra individuo e gruppo. Nato da un esercizio collaborativo sperimentale, per questo lavoro il disegno si è unito alla fotografia, ricomponendo sequenze visive che indagassero la coesistenza di differenti prospettive in una situazione condivisa: sovrapposizioni, condivisioni, divergenze, scontri. Senza un testo scritto, il libro si affida unicamente al ritmo visivo, alla ripetizione e alla scansione delle immagini, invitando il (non) lettore a costruire il significato attraverso il proprio sguardo. Una versione di Relation è entrata nella collezione del Brookline Arts Center, in Massachusetts, nel 2025. Un altro lavoro che intreccia disegno e scorrere del tempo è Dancing with the Line (2021), un’animazione disegnata fotogramma per fotogramma e basata sulla registrazione dell’ombra dell’artista mentre danza in una stanza poco illuminata.

Il visual storytelling come pratica transmediale

Come emerge nei lavori di Lin Cheng, la sua pratica si configura come una riflessione riconoscibile sul visual storytelling contemporaneo. Nel suo lavoro, il passaggio dalla pagina allo spazio non è soltanto un cambio di supporto, ma un modo di ripensare la narrazione come esperienza situata temporalmente e condivisa socialmente. Attraversando disegni, immagini in movimento, oggetti e installazioni, Cheng costruisce un sistema in cui l’osservatore partecipa alla produzione del significato e la sequenza visiva diventa uno spazio critico, emotivo e corporeo, con una voce personale che interviene nel panorama dell’arte transmediale contemporanea.

Vittoria Caprotti


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 Vittoria Caprotti

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