Se dovesse lanciare un messaggio a tutti i docenti italiani che ancora non usano la IA che cosa direbbe? “Direi loro di adoperarsi al più presto perché stanno perdendo opportunità immani, per loro e per i propri alunni”. È entusiasta, il professor Domenico Alafaci, docente presso l’Istituto comprensivo “Antonio Perri” di Platì, Natile e Cirella, in provincia di Reggio Calabria a due anni dall’avvio della sperimentazione dell’utilizzo dell’Intelligenza artificiale in quattro classi di due plessi.
Non sono ancora disponibili i risultati delle prove Invalsi che chiariranno in via ufficiale gli esiti degli apprendimenti, ma la verità è sotto gli occhi di tutta la comunità educante: le due classi seconde scelte due anni or sono per l’uso della IA nelle varie discipline hanno raggiunto risultati decisamente migliori rispetto agli apprendimenti ottenuti dalle due classi parallele, usate come gruppo confronto-controllo. I risultati sono evidenti anche sugli alunni con certificazione e per la prima volta molti studenti di questa scuola dell’entroterra della Locride, ottenuto da poco la licenza media, hanno ricevuto il consiglio orientativo di orientamento verso i licei e non più solo verso gli istituti professionali, come succedeva più spesso prima, segno che davvero qualcosa di importante è cambiato sul piano degli apprendimenti e dell’autostima.
La sperimentazione era stata voluta dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara e lo stesso Valditara aveva scelto la Calabria assieme ad altre tre regioni come hub per la sperimentazione dell’utilizzo della IA, utilizzo che non può più aspettare.
“Con l’intelligenza artificiale i miei docenti lavoreranno meglio e non di meno.” E gli alunni avranno una didattica più personalizzata. E ancora: “I ragazzi e i loro docenti saranno supportati nella didattica dall’uso di Google Work Space con l’ausilio di Gemini e il docente, dopo la spiegazione, avrà la possibilità di dare agli alunni compiti specifici in base alle loro caratteristiche o difficoltà personalizzando al massimo l’insegnamento”. Così ci aveva detto due anni orsono Daniela Perrone che di quella scuola due anni orsono era dirigente scolastica, poi sostituita dall’attuale dirigente Concetta Sinicropi.
L’Istituto comprensivo di Platì conta novecento alunni e un centinaio di docenti, tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. La scuola sorge negli omonimi comuni dell’entroterra della Locride, in provincia di Reggio Calabria a pochi chilometri dalla Costa jonica, dove sorgono i comuni di Bovalino e Bianco, verso Sud, e Ardone e Locri, verso Nord. L’istituto, nelle sue diramazioni, è frequentato da bambini e ragazzi provenienti da vari altri comuni limitrofi, tra cui Natile e Cirella. A fronte dei pregiudizi legati a vicende del secolo scorso e che ormai non hanno più senso ma che ancora vengono nutriti verso il contesto sociale di queste zone, vi è invece tra i giovani, ma anche tra i bambini e gli adulti, una grande voglia di affrancamento personale e sociale. I più giovani sono proiettati verso il futuro, pur tra mille difficoltà e interrogativi che talvolta non trovano risposta e in questa prospettiva la scuola può e deve rappresentare per loro la leva necessaria per un riscatto meritato. In questo contesto è stato comprensibile e degno di nota il grande fermento che si è subito respirato dopo che il ministro Giuseppe Valditara aveva annunciato l’esordio in classe dell’intelligenza artificiale. Un intervento che si aggiungeva ai tanti progetti che animano la scuola specie dopo i finanziamenti arrivati nelle scuole calabresi grazie soprattutto ad Agenda Sud e al PNRR ma non solo.
La sperimentazione, secondo le aspettative sarebbe durata due anni e ha previsto l’utilizzo di un software installabile su Google Workspace, inizialmente focalizzato sulle materie STEM – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – e sulle lingue straniere. L’assistente virtuale sarebbe sato in grado di individuare le difficoltà di apprendimento dei singoli studenti e di segnalarle sia al docente che all’alunno stesso. A quel punto, il docente, adeguatamente formato, sarebbe potuto intervenire in modo mirato per aiutare lo studente a superare le difficoltà. Un modello che si ispira agli studi di Benjamin Bloom che negli anni ’80 del secolo scorso aveva individuato delle evidenze sul fatto che gli apprendimenti migliorassero in modo significativo in presenza di un supporto individuale costante. La scommessa è stata quella di verificare se simili o anche più apprezzabili miglioramenti si sarebbero conseguiti con un supporto di intelligenza artificiale. L’istituto, come detto, è frequentato da circa 900 alunni e vi lavora un centinaio di docenti. Gli studenti protagonisti del trial sono stati16 della 2A e 15 della 2B di Platì, 6 alunni della 2C di Cirella e 15 alunni della 2D di Natile nuovo. Gli esiti saranno ufficializzati a seguito dei risultati Invalsi visionabili a partire da settembre 2026.
Il professor Domenico Alafaci, docente calabrese, originario di Caraffa del Bianco, insegna Matematica e scienze dal 2005 come precario anche in varie scuole del Nord Italia, ma da quando nel 2018 è passato di ruolo non si è più mosso da questo istituto
Professor Domenico Alafaci quali siamo i risultati della sperimentazione?
Non abbiamo ancora i risultati Invalsi, saranno disponibili a settembre. Da quegli esiti potremo vedere quanto la sperimentazione sia stata soddisfacente e su quali discipline. Intanto, in virtù degli esiti degli esami di Stato delle attuali classi terze coinvolte fin dalla seconda nello studio, possiamo rilevare che l’andamento degli alunni che hanno lavorato con la IA è stato migliore. L’approccio è diverso e gli alunni tendono a raggiungere meglio i risultati e a risolvere i problemi.
Intanto qualcosa si può ricavare dai risultati dell’esame e dai consigli orientativi. È così?
Certo. Gli alunni sono stati promossi e i consigli orientativi li abbiamo dati in virtù dei risultati del primo quadrimestre. Un dato che emerge è che abbiamo dato come consiglio orientativo a diversi alunni l’indicazione di iscriversi al liceo, incrementando la percentuale di orientamento verso questo tipo di scuole che per Platì era molto bassa. Effettivamente negli anni scorsi molti si iscrivevano negli istituti professionali e c’era molta dispersione scolastica, parecchi alunni non riuscivano a concludere il triennio della secondaria. Oggi non è più così e non solo grazie alla IA: c’è stato uno sforzo complessivo che ha consentito di raggiungere questo risultato. E la cosa ha riguardato anche i nostri alunni disabili il cui consiglio orientativo è stato spesso di indirizzarsi anche verso i licei, cosa che avveniva molto meno nel passato.
Quali sono le discipline che secondo lei hanno più risentito positivamente dell’utilizzo della IA nella didattica?
Credo tutte le discipline ma il miglioramento lo noto soprattutto in matematica. Tuttavia anche nelle materie letterarie sono stati apprezzati miglioramenti dovuti ad esempio all’utilizzo di NotebookLM (è un assistente di ricerca e intelligenza artificiale sviluppato da Google, ndr), un programma con cui il docente ha la possibilità di semplificare un testo. L’insegnante di Storia che vuole fare una lezione sul Risorgimento, tanto per dire, proietta sulla Lim la lezione o una foto della pagina intera da una parte e dall’altra la parte semplificata. Si possono fare i calcoli, si possono impostare le lezioni. C’è un facilitatore che viene impostato dal docente e che consente di guidare l’alunno verso la soluzione del problema. Per esempio, in matematica se c’è un problema in cui bisogna applicare la formula inversa io scrivo la formula diretta rispiegando agli studenti quali sono le regole per ricavare una forma inversa da quella diretta. In sostanza non sto usando la formula ma sto spiegando loro come bisogna ricavarsela.
Usare queste tecnologie fa la differenza? Cosa si perdono gli alunni a cui non viene ancora insegnato a usare la IA?
Gli alunni che usano la IA sono più aperti ad accogliere le informazioni, sono più predisposti all’accoglimento delle spiegazioni. Gli altri spesso sono stanchi, vedono la lezione come monotona anche se devo dire che ormai anche gli alunni che ufficialmente non la usano, in realtà in modo ufficioso lo fanno. Nelle classi non trattate dalla sperimentazione, i docenti sono stati formati nell’utilizzo della IA, usano quest’ultima ufficiosamente nelle altre loro classi. Io ero partito molto scettico. Lavorandoci con i corsi che abbiamo seguito ho capito che la didattica abbinata alla IA è importante per gli alunni. E non parlo solo di ChatGPT ma di tutto quello che può essere di sussidio e di supporto a scuola ma devo dire anche in ambito professionale.
Le difficoltà non sono mancate
Intanto che il ministro Valditara ci ha dato un’ottima opportunità che noi abbiamo accolto con entusiasmo. Abbiamo lavorato due anni tra mille difficoltà pratiche, legate alla connessione o ai tablet in dotazione che qualche volta si rompevano. Tuttavia siamo riusciti a garantire il servizio e secondo me la didattica deve andare avanti utilizzando l’intelligenza artificiale. Forse è stato il termine “artificiale” usato per qualificare questo tipo di intelligenza a creare ritrosia: In qualche modo quel termine può indurre a ritenere, erroneamente, che ci venga tolta la nostra intelligenza ma non è così. La IA è un supporto, un facilitatore dell’attività didattica, sia per gli alunni normodotati, ma principalmente per gli alunni con disabilità: per loro è utilissima, tanto che di fronte ad alunni che hanno un Pei, e quindi una didattica personalizzata, con la IA possiamo guidare la didattica verso le singole capacità degli alunni. La IA include. Un alunno che non riesce a seguire viene tendenzialmente escluso, o almeno tende ad escludersi. Invece con l’ausilio della IA viene certamente garantita l’inclusione di tutti gli alunni, specie quelli con disabilità.
E questo voi lo avete notato?
Si, in maniera molto evidente. Se non si usasse la IA l’insegnante non riuscirebbe a raggiungere tutti i risultati che invece è agevole raggiungere attraverso gli ausili.
Che cosa ha voluto dire per una piccola scuola della Locride sentirsi al centro di una sperimentazione tanto importante su scelta addirittura del ministro in persona?
Per noi è stata una soddisfazione essere inclusi in questo progetto sperimentale e le dico che se dovessi dare un giudizio finale su che cosa abbia rappresentato per noi questa sperimentazione, io direi che è stata estremamente positiva. Il ministro Valditara, che ha puntato molto sulle scuole meridionali anche con l’Agenda Sud, è venuto personalmente a Platì a lanciare questa nostra sperimentazione. A me farebbe piacere se decidesse di tornare qui, anche per vedere i risultati che abbiamo ottenuto non solo sul piano didattico ma anche utilizzando i fondi PNRR con cui abbiamo creato aule e spazi da utilizzare con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Abbiamo visori 3D, stiamo creando un’aula per completare un altro progetto, una biblioteca digitale con sei postazioni: ogni alunno può leggere il testo digitale con l’uso della IA. Noi crediamo molto nel progetto e nella IA.
Per insegnare con la IA è imprescindibile la formazione degli insegnanti…
Noi siamo in continua formazione. È importante farlo
È impegnativo?
Dipende dall’approccio con cui ci si pone. Io mi sono divertito. Ho scoperto cose che non conoscevo e che ho trovato utili sia nell’ambito didattico che sul piano professionale, sono anche un agronomo.
Che cosa risponde ai tanti che ancora vedono nella IA strumenti pericolosi per lo sviluppo dei bambini?
Che non è vero nulla. I docenti che dicono che la IA atrofizzi il cervello sono pochi. Utilizzando il termine IA sembra sempre, come dicevo prima, che ci venga dato qualcosa dall’esterno, che qualcosa di esterno alla persona si sostituisca alla mente umana. Insisto: il termine fa paura ma non è così, in realtà è un grande aiuto alla didattica e alle attività lavorative. Se l’input umano non è corretto la IA non può esistere, non si può sostituire alla mente umana e questo lo dico per tranquillizzare i docenti che sono ancora scettici.
E secondo lei i docenti più scettici chi sono?
Io direi quelli più anziani in servizio, anche se non si può generalizzare, visto che non è sempre così. Avevamo una docente anziana che aveva una grande volontà da questo punto di vista. Io sono stato assunto nel 2018 in ruolo e ho acquisito la IA senza difficoltà e come me la maggior parte dei miei colleghi che sono stati assunto in quel periodo.
Se dovesse lanciare un messaggio a tutti i docenti italiani che non usano ancora la IA, quale sarebbe?
Direi loro di adoperarsi al più presto, perché stanno perdendo opportunità immani per loro e per i propri alunni. Il messaggio a chi non usa la IA è che lo faccia al più presto.
Da dove deve partire chi non è ancora partito e che non sa da dove iniziare?
Deve partire impostando le lezioni con le applicazioni più comuni, come Gemini o NotebookLM, in modo da semplificare i concetti e guidare i ragazzi verso l’apprendimento. Questo è il messaggio che mando a tutti i docenti italiani.
Il vostro progetto continuerà?
Il Ministro ci ha detto che ci sono buone possibilità che il progetto continui.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Vincenzo Brancatisano
Source link




