investimenti record e sfide per la sicurezza


L’Italia accelera sul fronte dei data center. Tra il 2023 e il 2025 gli investimenti hanno raggiunto 7,1 miliardi di euro, mentre per il triennio successivo sono già stati annunciati 83 nuovi progetti dal valore potenziale superiore ai 25 miliardi di euro. Milano, che oggi concentra il 68% della capacità installata nazionale, punta inoltre a diventare uno dei principali poli europei del comparto.

Una crescita di queste dimensioni non riguarda soltanto la capacità di elaborare dati. Del resto i data center stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’erogazione di servizi digitali, nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e nella gestione delle informazioni di imprese e pubbliche amministrazioni. 

Inoltre, con l’entrata in vigore della Direttiva NIS2, queste strutture verranno considerate infrastrutture critiche, con obblighi di sicurezza sempre più stringenti. Secondo Axis Communications, questo scenario impone di ripensare il concetto stesso di protezione, andando ben oltre la cybersecurity.

Dalla protezione fisica agli accessi: la sicurezza parte dal perimetro

L’aumento del valore strategico dei data center li rende bersagli non solo di attacchi informatici, ma anche di intrusioni fisiche, accessi non autorizzati e possibili interruzioni operative. La conseguenza è un cambio di prospettiva: la protezione non può limitarsi ai server, ma deve coprire ogni livello dell’infrastruttura.


Il controllo del perimetro esterno, delle aree sensibili e delle sale server diventa quindi parte integrante della continuità operativa. Tecnologie come la videosorveglianza, il monitoraggio perimetrale e le telecamere termiche permettono di individuare anomalie, come un surriscaldamento degli apparati, prima che si trasformino in un guasto capace di compromettere i servizi.

Anche gli spazi aperti richiedono strumenti sempre più sofisticati. L’impiego di radar per il rilevamento di persone e veicoli, integrati con telecamere PTZ, consente di monitorare vaste aree in qualsiasi condizione meteorologica e di ridurre i falsi allarmi grazie alla verifica visiva in tempo reale e al tracking automatico.

La stessa attenzione riguarda gli accessi alle aree più critiche. Sapere chi entra, quando lo fa e per quale intervento rappresenta un requisito essenziale sia per la sicurezza sia per le attività di audit. Sistemi di autenticazione multifattoriale, credenziali digitali e registrazione delle operazioni consentono di ricostruire con precisione le attività svolte. Nei contesti più sensibili trovano spazio anche strumenti come le bodycam, utilizzate per documentare gli interventi tecnici, mentre i sistemi audio di rete facilitano il coordinamento operativo e la gestione delle emergenze.

Cybersecurity, supply chain e sostenibilità: la nuova sfida dei data center

Negli ultimi anni la separazione tra sicurezza fisica e cybersecurity è diventa sempre meno netta. Un’infrastruttura può infatti essere compromessa sfruttando dispositivi già presenti all’interno del sistema, senza lasciare segnali immediatamente evidenti. Per questo cresce l’adozione di soluzioni sviluppate secondo i principi della security by design e dello zero trust, affiancate da tecnologie come secure boot, firmware protetto e autenticazione hardware per verificare l’integrità dei dispositivi fin dalla loro attivazione.

La normativa europea aggiunge un ulteriore livello di complessità. Con la Direttiva NIS2, l’attenzione non riguarda soltanto la sicurezza interna delle organizzazioni, ma anche quella della catena di fornitura. Il report DBIR 2025 di Verizon attribuisce alle terze parti il 30% degli incidenti di sicurezza, mentre il Threat Landscape 2025 di ENISA continua a indicare gli attacchi alla supply chain tra le principali minacce per le organizzazioni europee. Documentare processi, aggiornamenti e provenienza dell’hardware diventa quindi parte integrante della conformità normativa.


NIS2

La crescita del settore apre infine il tema dell’efficienza energetica. Sicurezza, continuità operativa e sostenibilità non procedono più su binari separati: monitorare costantemente impianti e infrastrutture permette anche di individuare sprechi, ottimizzare i consumi e ridurre il costo complessivo di gestione.

In questo contesto vale la pena di citare il Green Data Center dell’Università di Pisa, l’unico ad aver ottenuto la classificazione A di AgID. Grazie a un Power Usage Effectiveness (PUE) di circa 1,15 e all’utilizzo del free cooling, la struttura rappresenta un esempio di progettazione orientata a coniugare efficienza energetica, resilienza e protezione delle infrastrutture.


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 Marco Brunasso

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