Il palco del Capodanno cinese 2026 ha regalato al mondo un’immagine allo stesso tempo affascinante e straniante: decine di umanoidi che eseguivano coreografie marziali con una fluidità impensabile solo dodici mesi prima. Salti acrobatici, rotazioni perfette, sincronia assoluta. In pochi, quella notte, hanno riflettuto sul fatto che la stessa piattaforma capace di maneggiare un nunchaku con grazia artistica è, per sua natura, una macchina cinematica multiruolo. E che la coreografia è solo una delle sue possibili applicazioni.
Il sorpasso industriale è già nei numeri
Nel 2025 sono state installate a livello globale circa 16.000 unità di robot umanoidi. Di queste, la Cina ne ha prodotte oltre il 60%. AgiBot (o Zhiyuan Robotics) ha guidato la classifica con 5.168 esemplari consegnati, conquistando circa il 39% del mercato mondiale; Unitree l’ha seguita con oltre 4.200 unità e una quota del 27%. Tesla, il progetto più ambizioso di Elon Musk, si è fermata a una frazione marginale del mercato, e ha da poco annunciato che la produzione dell’Optimus Gen 3 entrerà nella fase di massa soltanto nel corso del 2026, con volumi iniziali ancora limitati. Musk ha pubblicamente riconosciuto che proprio le aziende cinesi sono i concorrenti principali. Ma mentre Tesla riconverte le linee di Fremont per ospitare i primi Optimus, Pechino produce già in scala.
L’intelligenza incarnata: la nuova frontiera dell’IA
Dietro la quantità di robot sfornati dalle fabbriche cinesi c’è un salto di qualità che va sotto il nome di embodied AI, o intelligenza incarnata. Non si tratta più di automi che eseguono sequenze pre-programmate: questi umanoidi sono dotati di un’architettura di calcolo che integra percezione dell’ambiente, pianificazione motoria e apprendimento continuo direttamente nel corpo fisico del robot. Il XV Piano Quinquennale (2026-2030) colloca l’intelligenza incarnata tra le «industrie del futuro» da coltivare con meccanismi dedicati di finanziamento, accanto alla fusione nucleare, alle interfacce cervello-computer e alla tecnologia quantistica.
Il concetto è stato sintetizzato con chiarezza da Zhou Yunjie, deputato dell’Assemblea Nazionale del Popolo e Ceo di Haier Group: «L’IA sta evolvendo dagli stadi della percezione e della cognizione verso l’intelligenza incarnata», una tecnologia «strategicamente importante per aggiornare la manifattura e guidare nuove forze produttive di qualità». Zhou ha proposto l’istituzione di un programma nazionale di ricerca dedicato all’embodied AI, con infrastrutture di supporto e standard industriali per i robot, così da accelerare il dispiegamento su larga scala nelle fabbriche.
Nelle scorse settimane, un robot umanoide T800 della EngineAI – 1,73 metri per 75 chilogrammi – è stato fotografato a Shenzhen durante un’esercitazione congiunta con reparti speciali Swat. Il T800 è stato presentato ufficialmente nel dicembre 2025 ed è entrato rapidamente in una fase di test fuori dal laboratorio. Fra le città cinesi, Shenzhen è una di quelle che sperimenta con maggiore continuità robot e sistemi di AI per la sicurezza pubblica, l’industria e i servizi.
Parallelamente, la State Grid Corporation of China ha annunciato un piano di investimenti da un miliardo di dollari per dispiegare 8.500 robot dotati di intelligenza artificiale lungo la rete elettrica nazionale, coprendo 26 province entro il 2026. Il programma prevede 5.000 robot-cane quadrupedi per il pattugliamento di sottostazioni e linee di trasmissione in montagna, 500 umanoidi per la manutenzione delle linee ad altissima tensione e 3.000 unità a doppio braccio su ruote per riparazioni complesse. Un’architettura modulare che non solo protegge e ripara la dorsale energetica del Paese, ma è la dimostrazione plastica di come l’intelligenza incarnata stia già gestendo infrastrutture strategiche.
Un sistema di umanoidi in grado di riparare un trasformatore sospeso a decine di metri d’altezza, di operare in ambienti ostili e di reagire a eventi imprevisti in tempo reale è, per definizione, una piattaforma dual-use. E quando lo stesso Pla Daily – l’organo ufficiale dell’Esercito Popolare di Liberazione – pubblica un lungo articolo in cui si analizzano i «rischi etici e legali» dell’impiego bellico dei robot umanoidi, paventando «uccisioni indiscriminate» e «condanne morali» in assenza di regolamentazioni adeguate, è perché quella frontiera è già stata ampiamente varcata. Non si discute più se queste macchine entreranno in scenari operativi complessi, ma come governarle.
La fusione nucleare: l’energia per alimentare un ecosistema
Il terzo pilastro su cui poggia il sorpasso cinese al mondo occidentale è la fusione nucleare. Il 20 gennaio 2025, il reattore sperimentale East (Experimental Advanced Superconducting Tokamak) di Hefei ha mantenuto un plasma stabile a 100 milioni di gradi Celsius per 1.066 secondi – oltre 17 minuti – doppiando il precedente record mondiale di 403 secondi stabilito dallo stesso East nel 2023. Un mese prima, il 1° gennaio, il gruppo di lavoro di East aveva pubblicato su Science Advances un risultato ancora più rilevante dal punto di vista fisico: per la prima volta un tokamak ha operato con densità di plasma comprese tra 1,3 e 1,65 volte il limite di Greenwald, la soglia teorica oltre la quale il plasma collassa distruggendo il confinamento magnetico. In altre parole, i ricercatori cinesi hanno dimostrato che è possibile mantenere un plasma stabile e denso ben oltre i limiti che per decenni hanno frenato i tokamak di tutto il mondo. Parallelamente, la Cina sta costruendo il Best (Burning Plasma Experimental Superconducting Tokamak), un tokamak di nuova generazione progettato per ottenere un guadagno netto di energia da fusione e per raggiungere la produzione di elettricità entro il 2030. I lavori, in corso a Hefei, dovrebbero concludersi entro la fine del 2027. Il Best è il banco di prova per il successivo Cfedr (China Fusion Engineering Demo Reactor), un reattore dimostrativo su scala commerciale previsto per il 2030, con l’obiettivo di connettere la prima centrale a fusione alla rete elettrica entro il 2035. La dimensione finanziaria di questa mobilitazione non ha precedenti. Dal 2023, la Cina ha investito almeno 6,5 miliardi di dollari nella fusione, con stime che arrivano fino a 13 miliardi; di questi, 2,1 miliardi sono confluiti nella sola China Fusion Energy Company (Cfec), una cifra che da sola equivale a quasi tre volte l’intero budget annuale del programma Fusion Energy Sciences del Dipartimento dell’Energia statunitense (745 milioni di dollari per il 2026). Il XV Piano Quinquennale ha inserito la fusione nucleare nell’elenco delle «industrie del futuro» e il Consiglio di Stato ha pianificato investimenti superiori a 300 miliardi di yuan (oltre 40 miliardi di dollari) entro il 2030, con una media annua superiore a 60 miliardi di yuan, circa dieci volte il budget federale americano per la fusione. Come ha sintetizzato una lettera al Washington Times, «gli Stati Uniti hanno gettato le basi scientifiche, ma la Cina si sta posizionando per vincere i mercati commerciali».
L’obiettivo dichiarato è l’indipendenza energetica. Ma per una potenza manifatturiera che produce migliaia di robot umanoidi all’anno e che prevede di arrivare a 2,1 milioni di robot con AI entro il 2030, disporre di energia pulita e virtualmente illimitata significa anche alimentare data center, fabbriche automatizzate e qualsiasi piattaforma elettrica di larga scala. La fusione non è solo una risposta alla crisi climatica: è l’infrastruttura energetica che rende sostenibile un’economia popolata da decine di milioni di macchine intelligenti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Web
Source link



