La serie 2020-2024 racconta un salto di scala: il lascito passa dalla periferia delle entrate a una voce da presidiare con competenze su testamenti, legati, immobili, conti correnti e rapporti con gli eredi. La crescita dei lasciti non misura soltanto generosità privata; misura l’ingresso di un’entrata post mortem nel bilancio ordinario degli enti, con tempi lunghi e obblighi notarili.
Perimetro dei numeri: la rilevazione 2025 conta 197 organizzazioni rispondenti; le serie annue sui volumi coinvolgono il gruppo di 115 enti che ha ricevuto almeno un lascito nel quinquennio. Il 77% riguarda la serie rilevata sugli enti osservati.
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Italia, la soglia del 77% nasce da una serie annua
Nel 2020, tra gli enti del panel con esperienza di lasciti, il 39% non ne aveva ricevuti nell’anno. Nel 2024 la quota scende al 23%. Il complemento aritmetico consegna la cifra che orienta la notizia: gli enti con almeno un lascito passano dal 61% al 77%.
Il Consiglio Nazionale del Notariato registra la stessa traiettoria e aggiunge la distribuzione per quantità : gli enti con uno-cinque lasciti annui salgono dal 39% al 50%, quelli con sei-trenta dal 16% al 19%, quelli sopra trenta dal 6% all’8%. Il segmento oltre cento lasciti resta ristretto, dall’1% al 3%.
Peso sulla raccolta: dall’8% al 14%
La variazione più pesante per i bilanci riguarda la quota di raccolta fondi coperta dai lasciti. Sei punti in cinque esercizi, dall’8% al 14%, portano gli enti a trattare il testamento come una voce di programmazione pluriennale, con tempi di apertura della successione, stima dei beni e incasso spesso lontano dalla data del decesso.
La salita dal 9% al 16% nella fascia di entrate da lasciti fra 100mila e 500mila euro fa emergere una zona intermedia spesso coperta dall’attenzione verso le grandi eredità . Lì si misura la normalizzazione del fenomeno: molti lasciti non riscrivono il bilancio di un ente e finanziano capitoli annuali di attività .
Le organizzazioni grandi guadagnano quota
Nel sottogruppo degli enti beneficiari, quelli con entrate da raccolta fondi oltre 10 milioni passano dal 16% al 20%. Gli enti fra 1 e 10 milioni rimangono quasi fermi, dal 33% al 34%. Sotto il milione si scende dal 51% al 46%.
La serie numerica è netta: la taglia amministrativa pesa nell’arrivo dei lasciti senza cancellare il ruolo degli enti piccoli. Il 46% sotto il milione resta una presenza ampia. Il divario nella dotazione interna separa chi apre un fascicolo successorio con personale formato da chi deve affidarsi a consulenze esterne.
Campagne e staff: il moltiplicatore nascosto
La maggioranza degli enti intervistati, il 55%, non ha mai avviato una campagna sui lasciti. La quota che ha personale dedicato si ferma al 42%, con il 58% privo di una figura interna per colloqui, documentazione e rapporti notarili.
Lo scarto di resa è netto: fra gli enti con staff dedicato, l’87% ha ricevuto almeno un lascito nel quinquennio; fra quelli che hanno attivato una campagna negli ultimi cinque anni si arriva all’89%. VITA Paper colloca questi numeri dentro la prima indagine italiana costruita su 197 organizzazioni non profit.
La domanda arriva anche prima della campagna
Il numero più rivelatore sta nell’incrocio tra due cifre: il 58% delle organizzazioni ha ricevuto almeno un lascito nel quinquennio, mentre solo il 42% dispone di personale dedicato. Esiste un flusso che precede la macchina di raccolta: cittadini che inseriscono un ente nel testamento per rapporto personale, riconoscenza o conoscenza diretta.
Per gli enti piccoli, il fascicolo del lascito non nasce sempre da una campagna. Spesso nasce dal contatto prolungato con un volontario, da una prestazione ricevuta, da un familiare seguito negli anni. È una forma di raccolta fondi che affiora tardi nei registri contabili. Matura molto prima.
Europa, scale nazionali molto distanti
Il confronto europeo disegna una forbice ampia. Nell’ultimo decennio Francia e Belgio segnano un incremento del 20% nel peso dei lasciti sulla raccolta fondi; Germania, Spagna e Paesi Bassi arrivano ad almeno il 50%; l’Austria raddoppia. TGcom24 e Adnkronos registrano la stessa fascia europea, con rete internazionale coordinata da Legavision.
La sequenza non costruisce una classifica morale fra Paesi. Riflette età media dei donatori, familiarità con il testamento, fiscalità , storia delle campagne nazionali e capacità degli enti di amministrare eredità immobiliari o legati monetari.
Regno Unito, il termine di confronto più maturo
Nel Regno Unito il mercato dei gifts in wills ha una scala diversa: nel 2025 i lasciti hanno raccolto oltre 4,4 miliardi di sterline, con il 17,4% delle successioni in sede di probate contenente una donazione caritativa. Remember A Charity lega la cifra alla serie Legacy Futures e Smee & Ford.
Legacy Futures colloca le mille charity principali sostenute da lasciti su una quota media del 30% della raccolta fondi. Per il non profit italiano, il paragone consegna un riferimento alto: il 14% italiano appare come soglia intermedia dentro un ciclo più lungo di alfabetizzazione testamentaria.
La quota disponibile protegge la famiglia
Nel diritto italiano il testatore dispone liberamente soltanto della quota disponibile. Coniuge o parte dell’unione civile, figli, genitori quando mancano figli hanno una quota minima riservata. Il Ministero della Giustizia richiama anche l’azione di riduzione quando il testamento lede tale riserva.
La formula giuridica del lascito solidale passa da due strade: nomina dell’ente come erede per una quota del patrimonio oppure legato su un bene o una somma. La Gazzetta Ufficiale, nel Testo unico successioni e donazioni, esclude dall’imposta i trasferimenti verso enti pubblici e verso fondazioni o associazioni riconosciute con finalità di pubblica utilità , entro le condizioni previste dall’articolo 3.
Anche i patrimoni medi entrano nel lascito
Il 77% dei lasciti 2024 rilevati in Italia riguarda denaro e beni mobili; il 23% immobili. La prevalenza del denaro abbassa la soglia psicologica di accesso: dentro il lascito rientra una scelta sulla quota libera dopo la tutela dei legittimari, anche quando non c’è una casa da lasciare o un patrimonio senza eredi.
Il Comitato Testamento Solidale, oggi composto da 29 organizzazioni aderenti, lavora su questo snodo culturale: la persona dispone di più forme, dalla somma al titolo, dal bene mobile alla percentuale del patrimonio. La revocabilità del testamento mantiene aperta la facoltà di modificare le disposizioni in vita.
Il lascito obbliga gli enti a fare amministrazione
Un lascito entra in bilancio dopo tappe che la donazione ordinaria non conosce: pubblicazione del testamento, accettazione, inventario dei beni, rapporti con eredi e legatari, eventuale vendita di un immobile, destinazione interna dell’entrata. Per l’ente beneficiario, il lavoro inizia quando l’atto è già stato scritto anni prima.
Qui nasce lo scarto fra comunicare il lascito e saperlo ricevere. Un ente senza personale dedicato rischia tempi più lunghi, oneri professionali maggiori e minore capacità di dialogare con familiari ed esecutori testamentari. La crescita numerica mette pressione sulla tenuta amministrativa del Terzo settore.
Famiglie coinvolte: il 68% apre il colloquio
Il 68% degli italiani coinvolgerebbe i familiari nella decisione sul lascito. Il numero corregge l’equivoco più diffuso: il colloquio familiare entra nel discorso patrimoniale prima dell’apertura della successione.
La componente culturale resta lenta: parlare di morte e patrimonio conserva un attrito sociale che nessuna campagna elimina da sola. Il salto dal 61% al 77% racconta però che gli enti hanno iniziato a ricevere disposizioni testamentarie con maggiore continuità proprio mentre famiglie e donatori trattano il lascito come parte della programmazione patrimoniale.
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 Junior Cristarella
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