Venezuela, ecco come aiutare chi aiuta 


Il 24 giugno una doppia scossa sismica di magnitudo 7,2 e 7,5, registrata a soli 39 secondi di distanza nello stato di Yaracuy, ha colpito il Venezuela. Le aree della Guaira e della Grande Caracas sono le più colpite dal sisma. Il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 1.719 persone. Tra queste, la Farnesina ha confermato il decesso di 11 cittadini italiani. Si contano almeno 5.034 feriti e le Nazioni Unite stimano che ci siano circa 50mila dispersi, per le quali si continua a scavare tra le macerie. Almeno 189 edifici sono completamente crollati, mentre tra i 585 e i 666 hanno subito danni parziali o gravissimi e risultano colpiti e in forte sofferenza 38 ospedali. Il governo ha dichiarato che il 90% del servizio elettrico è stato ripristinato a La Guaira, ma la situazione generale delle reti idriche e di comunicazione resta precaria. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) e l’Onu stimano che l’evento sismico abbia colpito, in modo diretto o indiretto, fino a 7 milioni di persone. Una prima valutazione rapida operata dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp) quantifica i danni immediati in circa 6,7 miliardi di dollari (pari al 6% del Pil del Paese), cifra che potrebbe triplicare considerando l’impatto economico a lungo termine e il blocco delle attività produttive. Sul posto è attivo il Meccanismo europeo di protezione civile, con 14 Paesi europei (tra cui l’Italia) che stanno inviando personale medico, squadre di ricerca e soccorso e sistemi di telecomunicazione, supportati dai rilievi satellitari del sistema Copernicus.

«Gli ospedali sono sotto enorme pressione, mentre migliaia di persone continuano ad affrontare le conseguenze del terremoto senza una casa sicura, senza servizi essenziali e con la paura di nuove scosse», scrive Fondazione Cesvi che, subito dopo la catastrofe, ha avviato una valutazione rapida dei bisogni per comprendere l’impatto umanitario del terremoto e identificare le necessità più urgenti delle comunità colpite. Le squadre sul campo si sono concentrate su quattro siti chiave nel Distretto della Capitale e nello Stato di La Guaira, dove sono state identificate oltre 810 persone in condizioni di forte vulnerabilità. «I primi risultati», spiegano dalla fondazione, «confermano un grave peggioramento delle condizioni di vita. Le priorità più urgenti riguardano alloggio di emergenza, assistenza alimentare, accesso all’acqua sicura e supporto psicologico e psicosociale per le persone che hanno perso la casa, i propri beni e, in molti casi, ogni punto di riferimento». La risposta di Cesvi si concentra sulla distribuzione di kit per l’alloggio di emergenza e beni non alimentari, razioni di cibo o pasti caldi, e sull’attivazione di squadre mobili di primo soccorso psicologico. A La Guaira, dove l’accesso all’acqua potabile resta una criticità, Cesvi interverrà anche con la fornitura di acqua tramite autocisterne di emergenza o con prodotti per la depurazione dell’acqua, valutando dove necessario l’installazione di serbatoi. Si prevedono inoltre interventi di Education in Emergencies, per ristabilire spazi sicuri, routine e momenti educativi anche nel pieno dell’emergenza. (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

«Nel caos», scrive l’organizzazione WeWorld, «i bambini hanno perso tutto: case, scuole, spazi sicuri, persino le loro famiglie. Le squadre di soccorso lavorano senza sosta, si scava per cercare superstiti e proteggere i bambini, garantire loro sicurezza e conforto». L’ong sostiene il lavoro del partner ChildFund che opera nel Paese per portare supporto alla popolazione colpita dai sismi (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

Gli operatori di Save the Children e i partner locali presenti sul campo hanno segnalato che tra le vittime e i feriti ci sarebbero anche minori. Inoltre, durante le operazioni di evacuazione nella capitale Caracas e nella città portuale di La Guaira, alcuni bambini sono stati separati dalle loro famiglie. Fatima Andraca, direttrice di Save the Children in Venezuela, è fuggita a piedi nudi dal suo vecchio edificio di 12 piani utilizzando una scala esterna, poiché le scale interne erano troppo danneggiate per essere percorse: «Ovunque si guardi regnano devastazione e distruzione. Nei giorni e nelle settimane a venire, mentre la popolazione cercherà di riprendersi da questo evento catastrofico, i più piccoli avranno bisogno di protezione, supporto psicosociale, acqua potabile e spazi sicuri». Save the Children e i suoi partner sono presenti sul campo nelle aree colpite per assistere i minori e le famiglie coinvolte, fornendo servizi di protezione dell’infanzia, rifugi, assistenza sanitaria, cibo e beni di prima necessità. L’organizzazione fornisce interventi nei settori della salute, nutrizione, istruzione, protezione dell’infanzia, alloggi, acqua, servizi igienico-sanitari, nonché sicurezza alimentare e sostegno ai mezzi di sussistenza (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

«L’area direttamente interessata dal sisma conta oltre 600mila persone, ma l’impatto si estende anche alla capitale Caracas, metropoli di circa 6 milioni di abitanti», spiega Fondazione Avsi. L’ong è presente nel Paese dal 2000. «Bisogna considerare che le condizioni strutturali del Paese avevano già messo in crisi tutti i servizi pubblici: questo fa sì che non esistano strutture preparate per affrontare un’emergenza come questa», spiega Rhaimart Yaracuy che vive a Caracas e coordina coordina i progetti di Avsi. «E le conseguenze si vedono soprattutto nella grande difficoltà di curare i feriti negli ospedali: manca il materiale sanitario, manca il personale medico, manca tutto ciò che sarebbe minimamente necessario per affrontare un danno di questa portata». Da Avsi in preparazione interventi per: distribuzione di cibo e acqua potabile; kit sanitari e per l’igiene; beni di prima necessità e supporto alle famiglie che hanno perso la casa (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

Coopi – Cooperazione Internazionale mantiene una presenza operativa in Venezuela dal 2018, attuando azioni in linea con i principi di rafforzamento delle capacità locali. I suoi interventi si basano su un approccio di protezione globale, volto a sostenere le comunità che affrontano le maggiori difficoltà nell’accesso ai beni e ai servizi essenziali. «Conosciamo», scrivono, «le fragilità di questo territorio, ma anche la forza delle sue comunità. Il nostro team si è attivato immediatamente per portare i primi soccorsi» (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

Le équipe di Medici Senza Frontiere in Venezuela continuano a preparare e distribuire kit medici di emergenza destinati agli ospedali che curano i feriti dei terremoti. «Ad oggi, grazie alle donazioni, abbiamo garantito forniture a 8 ospedali tra Caracas e La Guaira, assicurando il trattamento e le cure necessarie a circa 3.500 pazienti feriti». L’ong sta «organizzando e pianificando delle cliniche mobili in diversi luoghi, ad esempio in grandi parchi e stadi di Caracas, dove vediamo radunarsi migliaia di persone. Stiamo cercando inoltre di fornire assistenza sanitaria di base in quei luoghi. Infine, non dobbiamo dimenticare i bisogni di salute mentale: cercheremo di fornire supporto psicologico a queste persone traumatizzate», dice Andreas Spaett, responsabile dei programmi di Medici Senza Frontiere in Venezuela (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

I salesiani sono in Venezuela dal 1894. Oggi Missioni don Bosco conta 200 missionari in una trentina di opere: scuole, parrocchie, centri di formazione professionale. «In un Paese già segnato da anni di crisi economica e sociale», scrivono, «le opere sono diventate immediatamente un punto di riferimento per le famiglie colpite. I missionari hanno predisposto un piano di emergenza per fornire assistenza umanitaria alle famiglie vulnerabili e al personale delle scuole e dei centri salesiani. Stanno distribuendo beni di prima necessità, generi alimentari, prodotti per l’igiene, medicine e un sostegno economico di emergenza. Vogliono poter garantire questi aiuti per un periodo di tre mesi, ma hanno bisogno di un nostro aiuto, ora! L’obiettivo di questo piano consiste nel sostenere le prime 450 famiglie sfollate, fornire generi alimentari essenziali a 10 comunità salesiane e sostegno economico a 200 membri del personale dei Centri» (gli interventi della fondazione si possono sostenere qui).

Credit foto Miguel Medina/AP/Associate Press/LaPresse

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 Anna Spena

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