Merano, 5 feriti e 69 evacuati sul rio Weissplatter


La sequenza non nasce in città. Il temporale scarica su Avelengo, il cedimento avviene sopra la strada per l’altopiano, il rio Weissplatter riceve il materiale e lo porta a valle. Merano subisce la parte più visibile della colata nel punto in cui il torrente incontra strada, case e accessi privati.

Avviso ai lettori: le limitazioni viarie riportate nel testo fotografano le comunicazioni disponibili al momento della pubblicazione.

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Persone coinvolte e case lasciate libere

Il conto umano resta contenuto nella gravità clinica: cinque persone trasferite in ospedale con ferite lievi. La parte sociale dell’evento è più ampia, perché decine di residenti hanno dovuto uscire dalle abitazioni durante le operazioni di messa in sicurezza. La divisione territoriale, 39 a Merano e 30 ad Avelengo, mostra che la colata ha interessato due Comuni uniti dallo stesso versante e dalla stessa strada provinciale.

ANSA colloca lo smottamento sopra la provinciale e conferma il bilancio umano, con residenti salvati anche tramite elicottero. La cifra degli evacuati non descrive un singolo condominio: comprende famiglie lungo l’asse tra Montefranco, la SP 8 e il collegamento per Avelengo.

Dal versante di Avelengo alla SP 8

Il comunicato del Comune di Merano fissa la geografia del flusso: il cedimento nasce pochi metri prima dell’imbocco dell’ultima galleria precedente al ristorante Sulfner, lungo la strada provinciale verso l’altopiano. A valle scendono circa 3.000 metri cubi di fango e detriti, finiti nel letto del rio Weissplatter prima dell’esondazione vicino alla confluenza con il rio Nova.

Il punto di uscita verso la strada spiega la durezza dei danni. Un rio montano, quando riceve ghiaia e blocchi da monte, occupa la sezione disponibile e perde capacità di deflusso proprio dove attraversa opere viarie e spazi abitati. La rotatoria di via Castelgatto diventa così il punto in cui la valle alta scarica sulla città bassa.

Il rio Weissplatter come canale della massa solida

La pioggia caduta su Avelengo, circa 50 millimetri in un’ora, è sufficiente a cambiare il comportamento di un bacino ripido. L’acqua intercetta terreno smosso, ghiaia e blocchi lungo un impluvio; il torrente trascina anche massa solida e aumenta la propria spinta durante la discesa incanalata.

Qui si sommano due fenomeni distinti. La colata detritica è la miscela di acqua, fango, pietrame e materiale vegetale che scende dal versante. L’esondazione è l’uscita del corso d’acqua dalla sua sede. Nel caso Merano-Avelengo i due processi appartengono alla stessa catena fisica: frana a monte, ingresso nel rio Weissplatter, superamento della sezione di deflusso e invasione della carreggiata.

Case, masi e veicoli nella zona colpita

Il dato edilizio richiede separazione fra danno e sgombero. Le cronache parlano di abitazioni raggiunte dal fango fino ai piani alti; l’atto comunale isola due masi con gravi danni vicino al crocevia e altri edifici sgomberati per prudenza. Alto Adige registra anche quattro veicoli distrutti, cifra compatibile con la violenza di un flusso che entra negli spazi bassi e trascina ciò che trova lungo la pendenza.

La differenza tra fabbricato colpito e fabbricato evacuato serve a capire il lavoro dei tecnici sul posto. Una casa investita dal fango richiede rimozione del materiale e controllo statico; un edificio sgomberato vicino al cono di deposito richiede verifica del versante, accessi liberi e assenza di nuovi apporti dal canale torrentizio.

Elicotteri, escavatori e squadre sul fronte

Una persona rimasta intrappolata in un garage è stata raggiunta dall’alto con verricello, perché l’accesso terrestre non era praticabile. Altre famiglie a Montefranco sono state portate in area protetta con l’elicottero Pelikan 1. RaiNews documenta anche il vertice di lunedì mattina e il rientro di buona parte degli evacuati nelle case non coinvolte dal perimetro più esposto.

Südtirol News quantifica in circa 140 i vigili del fuoco mobilitati nella fase notturna. La cifra aiuta a leggere la scala dell’intervento: servivano braccia per le evacuazioni, uomini sul rio per deviare l’acqua, operatori sugli escavatori e squadre incaricate di seguire il versante durante le ore senza visibilità.

Chi ha lavorato sul posto

Il sistema di soccorso ha unito corpi volontari e strutture provinciali. FF Lana cita Obermais, Freiberg, Untermais, Merano, la Berufsfeuerwehr Bozen, Croce Bianca, Croce Rossa, soccorso alpino AVS e CNSAS, forze dell’ordine, Polizia locale, Protezione civile e geologi provinciali. Questa rete spiega la rapidità delle evacuazioni e la scelta di illuminare la zona per proseguire le operazioni durante la notte.

Il Dolomiti descrive l’impiego dell’escavatore cingolato del Corpo permanente di Bolzano a supporto delle squadre locali. In una colata di questo tipo l’escavatore non serve solo a liberare una carreggiata: apre varchi per i soccorsi, scarica pressione dal canale e consente alle squadre di tornare vicino alle case senza esporsi al materiale instabile.

Viabilità: il perimetro chiuso a Merano

Il perimetro comunale interdetto corre dal ponte Rametz al tratto di via Roma da casa Arnika verso valle. A sud il limite è la rotatoria davanti al ristorante Würstl Hans, con eccezione indicata per i residenti di Sinigo. Montefranco resta isolata e la strada provinciale per Avelengo rimane chiusa, con deviazione del traffico verso Meltina e Terlano.

La mappa della chiusura rivela che l’evento non coincide con un solo punto franato. Il problema occupa una fascia: pendio, alveo, attraversamento stradale e case vicine. Finché da monte arriva materiale, pulire la carreggiata non basta a riaprire il passaggio.

Il meteo del giorno dopo

Il portale meteo della Provincia di Bolzano, aggiornato alle 19 del 28 giugno, mantiene per lunedì masse d’aria calda e instabile sulle Alpi, massime tra 29 gradi a Vipiteno e 36 a Bolzano e temporali di calore nel pomeriggio. Per Merano questo entra nelle decisioni di campo: calore elevato, nuove celle convettive e pendio già inciso dalla colata riducono la finestra di lavoro in sicurezza.

Il Centro funzionale provinciale aveva già collocato l’area tra Merano, Bolzano e Bressanone nel livello rosso per temperature persistenti. Il dato meteorologico non è una cornice esterna: agisce su persone evacuate, turni dei soccorritori, stabilità dei pendii e tempi necessari alla rimozione del materiale.

Giugno altoatesino: il precedente del 20 a Bolzano

Il 22 giugno Sbircia la Notizia aveva pubblicato Bolzano, alberi caduti dopo il temporale del 20 giugno, separando vento, alberi abbattuti e chiamate distribuite in provincia. Il caso Merano-Avelengo appartiene allo stesso mese meteorologico, con un meccanismo differente: qui il bersaglio non è la vegetazione urbana, è il trasporto solido in un corso d’acqua montano caricato da pioggia concentrata.

Il 9 giugno il nostro pezzo sull’allerta meteo al Nord aveva già isolato la categoria più insidiosa per l’arco alpino: rovesci rapidi su territori con forti pendenze. L’evento del 28 giugno mostra la versione più dura di quella classe di fenomeni, con il reticolo idrico minore caricato in pochi minuti.

La barriera sul rio Sinigo e il rischio di bacino

Nel 2023 la Provincia aveva presentato la nuova barriera di trattenuta sul rio Sinigo, opera da circa 40.000 metri cubi di capacità per i sedimenti del bacino Merano 2000-Avelengo. Quel riferimento appartiene a un altro corso d’acqua, vicino per area e logica idraulica. La scala del problema resta comune: i rii minori scendono da bacini capaci di caricare ghiaia, tronchi e blocchi quando la pioggia supera la capacità del letto.

Rio Weissplatter e rio Sinigo sono corsi diversi. Il confronto territoriale legge il versante sopra Merano come un sistema di aste torrentizie brevi e ripide, dove un accumulo rapido arriva in città senza la gradualità tipica dei fiumi di pianura.


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 Junior Cristarella

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