Campomarino Lido entra nella mappa dei controlli estivi per un sequestro che incrocia tutela del riccio di mare, sicurezza dei sub e contrasto al prelievo illegale nel periodo di stop nazionale.
La fuga dei soggetti non consente attribuzioni individuali. Il pezzo isola soltanto ciò che è stato accertato sul posto: attrezzature lasciate, prodotto vivo, sequestro e rigetto in mare.
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Dove è avvenuto il sequestro
L’area indicata è lo specchio d’acqua davanti alla spiaggia libera adiacente al lido Mambo, in località Campomarino Lido. La motovedetta ha intercettato persone in apnea nei pressi delle scogliere, cioè in un tratto dove rocce e basso fondale favoriscono il prelievo manuale del riccio. Il riscontro di TermoliOnLine coincide su un aspetto ulteriore: i sub erano privi dei segnalamenti di sicurezza previsti per l’immersione.
Dalla motovedetta alle reti lasciate sulla spiaggia
All’arrivo del mezzo navale, i soggetti hanno raggiunto rapidamente la riva e hanno abbandonato reti e attrezzature. Sul posto è poi arrivata una pattuglia terrestre di Polizia Ambientale, chiamata a controllare l’area e a recuperare il materiale lasciato. Dentro le reti c’erano gli echinodermi. Erano il nucleo materiale dell’illecito.
La sequenza coincide con la traccia pubblicata da Rainews e con le pagine locali di isNews e ZonaLocale. La parte che pesa è la continuità tra controllo in mare, recupero a terra e restituzione del prodotto vivo al fondale.
Oltre 1.500 ricci: il calcolo che misura il prelievo
Le reti contenevano oltre 1.500 esemplari, per un peso indicato in circa un quintale. Il conto è secco: 1.500 diviso 50 fa 30. La soglia sportiva giornaliera fuori dal fermo sarebbe già superata almeno trenta volte; nel fermo, la soglia si azzera perché maggio e giugno sono mesi chiusi alla pesca del riccio.
Quel rapporto tra numero e peso racconta un prelievo organizzato sul piano materiale. Un quantitativo simile non assomiglia alla raccolta occasionale di pochi esemplari: richiede tempo, contenitori, un tratto roccioso adatto e una via rapida verso la riva.
Il decreto che ferma la pesca a maggio e giugno
La norma di base resta il decreto ministeriale 12 gennaio 1995, pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il titolo Disciplina della pesca del riccio di mare. Il testo nasce da segnalazioni delle Capitanerie e da relazioni biologiche sul prelievo indiscriminato dell’echinoderma.
Il decreto autorizza i pescatori abilitati all’uso di asta a specchio e rastrello. Ai pescatori sportivi riconosce soltanto l’apnea manuale. I tetti giornalieri sono mille esemplari per chi esercita attività autorizzata e cinquanta per lo sportivo. La taglia minima è sette centimetri con aculei inclusi. La chiusura temporale copre maggio e giugno, proprio la finestra richiamata dalla Capitaneria di porto di Termoli.
Sanzioni e attrezzature sequestrate
Le modifiche pubblicate il 14 maggio 2026 hanno riscritto gli articoli sanzionatori del D.Lgs. 4/2012. La pesca in zone e tempi vietati rientra nella fascia amministrativa da 1.000 a 6.000 euro. Le violazioni della pesca sportiva, ricreativa e subacquea restano nella fascia da 1.000 a 3.000 euro; oltre i cinque chili entra una scala aggiuntiva legata al peso.
Nel caso di Campomarino, il sequestro delle reti e degli attrezzi ha bloccato la disponibilità materiale del prelievo. La scelta di rigettare i ricci in mare nasce da un fatto biologico: gli esemplari erano ancora vitali e ancora recuperabili per il fondale.
Il peso ambientale del rigetto in mare
Il rigetto in mare non è un atto accessorio. Su un echinoderma vivo la tempistica decide la sopravvivenza: un animale rimasto troppo a lungo fuori dall’acqua perde capacità di recupero, mentre un rientro rapido sul fondale conserva parte del patrimonio riproduttivo. Il picco riproduttivo spiega la finestra di stop: togliere esemplari in quel periodo sottrae adulti proprio nel momento in cui alimentano il rinnovo della popolazione.
Il riferimento biologico più citato per il riccio edibile mediterraneo è Paracentrotus lividus, specie infralitorale legata ai fondali rocciosi e alle praterie di Posidonia oceanica. ISPRA la colloca da 0 a 30 metri di profondità, un intervallo compatibile con molte aree costiere accessibili ai sub in apnea.
Segnalamenti subacquei assenti vicino alle scogliere
L’assenza dei segnalamenti subacquei apre un fronte distinto dal sequestro del pescato. Vicino alle scogliere una persona in apnea senza boa o bandiera perde visibilità di fronte ai mezzi navali e ai diportisti. L’intervento della Guardia Costiera tocca così la specie protetta dal fermo e la navigazione nel tratto balneare.
Qui il piano ambientale e quello marittimo si saldano. Un controllo nato sul litorale produce un effetto doppio: sottrae attrezzi al prelievo e riporta in mare gli animali prima che il sequestro diventi perdita biologica.
Il legame con Mare e Laghi Sicuri 2026
L’intervento rientra nei pattugliamenti rafforzati dell’operazione nazionale Mare e Laghi Sicuri 2026, avviata il 16 giugno e prevista fino al 20 settembre. La Guardia Costiera ha indicato un dispositivo estivo con oltre 3.000 donne e uomini, circa 450 mezzi navali e 19 mezzi aerei lungo oltre 8.000 chilometri di coste.
Campomarino mostra perché il controllo estivo non riguarda soltanto spiagge e diporto. Nella stessa uscita in mare entrano balneazione, pesca illegale e tutela dell’habitat costiero. Il sequestro dei ricci è una misura ambientale nata dentro un presidio di sicurezza marittima.
Dal prelievo dei ricci ai materiali lasciati in spiaggia
La stessa regola ambientale vale per il tema affrontato nel nostro articolo sulle spiagge di conchiglie da osservare senza raccogliere: ciò che appare minimo quando viene preso una volta altera il margine costiero quando la sottrazione diventa seriale. Nel caso dei ricci il tempo si accorcia, perché l’animale viene separato vivo dal fondale durante la fase riproduttiva.
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Junior Cristarella
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