Pace, uguaglianza, coraggio: in Israele nasce il primo partito arabo-ebraico


Si tratta del primo partito politico ebraico-arabo nato da un movimento della società civile per presentarsi alle elezioni israeliane in nome della pace, dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Makom Lekulanu (Un posto per tutti noi) è guidato da Rula Daood e Alon-Lee Green, co-direttori di Standing Together, il movimento israelo-palestinese raccontato nel focus book di VITA L’antidoto dedicato alle principali organizzazioni impegnate sul fronte della pace e della coesistenza. 

I candidati si sono presentati il 17 giugno a Nazareth. «Lo facciamo perché questa è l’ultima opportunità per salvare la nostra società», ha dichiarato Rula Daood, attivista palestinese e cittadina d’Israele, davanti ai loro sostenitori vestiti di viola, il colore usato da volontari e attivisti di Standing Together. «Il nostro futuro sta andando in fiamme. E so che per riparare le cose non basta dire soltanto a cosa ci opponiamo. Dobbiamo anche dire che cosa sosteniamo. Per questo oggi dico no a Netanyahu, a Ben-Gvir e a Smotrich ma dico anche sì. Sì alla pace israelo-palestinese, sì all’uguaglianza nazionale e civile, sì alla giustizia sociale». 

Il partito nasce dall’esperienza di Standing Together, il movimento di base fondato nel 2015. Dopo l’attacco del 7 ottobre e le successive guerre a Gaza, in Libano e con l’Iran, Standing Together è diventata una delle organizzazioni più attive contro la guerra permanente e l’occupazione. In Israele ha organizzato manifestazioni per il cessate il fuoco e iniziative a favore di un accordo per il rilascio degli ostaggi; ha protetto i convogli di aiuti diretti a Gaza dagli attacchi dell’estrema destra; ha raccolto fondi per la costruzione di rifugi antiaerei nelle comunità beduine e ha garantito una presenza protettiva ai palestinesi della Cisgiordania esposti alla violenza dei coloni. E ora i due leader hanno lanciato una sfida che può apparire azzardata e ha suscitato perplessità perché in tanti temono che possa sottrarre voti a un’opposizione frammentata. 

Per guidare Makom Lekulanu, Alon-Lee Green e Rula Daood hanno preso un congedo dai loro incarichi di co-direttori nazionali di Standing Together, mantenendo separato il movimento dal progetto politico che raccoglie attivisti di altre organizzazioni. Secondo Alon-Lee Green, Israele si trova davanti a un bivio storico. «Possiamo continuare sulla strada della guerra senza fine e dell’occupazione oppure scegliere la direzione della vita, della pace e della sicurezza per tutti», ha detto. La scommessa è ambiziosa. Non soltanto perché bisogna superare la soglia di sbarramento del 3,25% per entrare alla Knesset: Makom Lekulanu dovrà portare o riportare alle urne migliaia di cittadini che hanno smesso di votare o non lo hanno mai fatto, anche fra gli arabi israeliani e le nuove generazioni che non si sentono rappresentate dai partiti esistenti. Tra i candidati ci sono Sally Abed, Ghadir Hani, Itamar Avneri e Jonatan Zeigen. Sally Abed, attivista palestinese e consigliera comunale di Haifa, ha spiegato così la sua visione: «Mi è sempre stato detto: “Tu ti occuperai della società araba e noi ci occuperemo della società ebraica”. Ma io voglio guidare e assumermi la responsabilità dell’intera società, insieme ai miei partner ebrei».

Makom Lekulanu vuole rompere uno schema che ha segnato la politica israeliana per decenni: quello dei partiti ebraici con qualche rappresentante arabo e dei partiti arabi con qualche alleato ebreo. L’obiettivo dichiarato è costruire una leadership realmente condivisa, in cui ebrei e arabi partecipino insieme alle decisioni, alle candidature e alla definizione del progetto politico. Jonatan Zeigen, figlio di Vivian Silver, pacifista israeliana uccisa da Hamas nel kibbutz Be’eri il 7 ottobre 2023, ha detto a VITA: «Mi sono impegnato per la co-resistenza, la riconciliazione e la pace ma ho sempre pensato che il cambiamento non possa arrivare soltanto da una direzione. La società civile è molto importante ma non basta. Abbiamo bisogno di un’alternativa politica». Zeigen ha lasciato il suo lavoro di assistente sociale dopo la perdita devastante della madre per dedicarsi all’attivismo pacifista perché lo considera un imperativo morale. «L’unico modo per costruire una vita sostenibile in Israele e, più in generale, tra il fiume e il mare, è attraverso la cooperazione e la capacità di affrontare insieme i problemi comuni», osserva. «Nessuno trae beneficio da una guerra permanente o da un sistema di oppressione. Gli israeliani inoltre non potranno essere veramente sicuri se i palestinesi non raggiungeranno la libertà». 


Sia Alon-Lee Green sia Rula Daood hanno ricevuto una pioggia di insulti sui social. Li accusano di essere traditori oppure cercano di scoraggiarli perché la loro discesa in campo può danneggiare l’opposizione. Green ha raccontato sui social che le reazioni delle persone che incontra sono sorprendenti. «Ci dicono che alle prossime elezioni voteranno per noi e che, per molti di loro, sarà la prima volta. Sono persone che da tempo non hanno più una casa politica capace di parlare di pace e di uguaglianza», ha scritto pochi giorni fa su Facebook. «Noi proponiamo un’alternativa: una forza politica ebraico-araba che offre speranza, pace, accordi e sicurezza, ma anche un sistema educativo e un welfare di qualità, insieme alla giustizia sociale». Il motto scelto dal primo partito che viene dalla società civile è “Il coraggio di vivere insieme”. Infatti la loro sfida pare davvero coraggiosa perché vuole coinvolgere sia la società araba sia quella ebraica in Israele, senza mai dimenticare cosa accade nei Territori occupati. Makom Lekulanu vuole costruire un movimento che è già nato nei campus, nelle città, nei luoghi di lavoro dove ci sono realtà ed esperienze “miste” per risvegliare la speranza tra giovani donne e uomini privi di fiducia nella politica. E soprattutto vuole una pace israelo-palestinese che ponga fine all’occupazione e porti alla nascita di uno Stato palestinese indipendente accanto allo Stato di Israele. E anche se i candidati non dovessero riuscire a entrare alla Knesset, avranno comunque dimostrato che dalla società civile possono emergere leader ebrei e arabi che rappresentano la speranza di un reale cambiamento. Come ha detto Rula Daood, presentandosi ai propri sostenitori: «Se la paura è ciò che ci ha portato fin qui, allora il coraggio è la strada che ci porterà fuori da qui». 

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 Anna Spena

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