qual è la differenza di costo reale?


Un’elaborazione su dati COVIP 2025 condotta da Investimi.com confronta i costi di PIP e fondi pensione aperti delle stesse 16 società: in 27 casi su 32, il PIP è più caro del fondo aperto della stessa compagnia, con un divario medio di 0,75 punti percentuali su dieci anni. Il divario si riduce su orizzonti più lunghi ma non scompare mai, salvo un’eccezione.

Quando si sceglie uno strumento di previdenza complementare su base individuale, la differenza di costo tra un PIP e un fondo pensione aperto della stessa società può sembrare trascurabile in percentuale — ma su vent’anni di accumulo produce effetti concreti sul montante finale. Cerchiamo di capire qual è la differenza di costo reale tra PIP e fondo pensione aperto, perché i dati elaborati da Investimi.com su base COVIP 2025 mostrano che in quasi tutti i casi il PIP costa significativamente di più — anche quando è offerto dalla stessa compagnia che propone il fondo aperto.

Cos’è un PIP e in cosa si differenzia dal fondo aperto

Il Piano Individuale Pensionistico (PIP) è una forma pensionistica complementare realizzata attraverso un contratto di assicurazione sulla vita. Si può sottoscrivere solo su base individuale, indipendentemente dall’attività lavorativa svolta. Non richiede l’adesione collettiva, non è collegato a un contratto di categoria, e può essere stipulato con qualsiasi compagnia assicurativa autorizzata.

Il fondo pensione aperto è invece uno strumento offerto da banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio, a cui si può aderire sia individualmente sia su base collettiva attraverso accordi aziendali. Rispetto al PIP, ha tipicamente una struttura di costi più contenuta.

Entrambi consentono di dedurre i contributi versati fino a 5.300 euro annui e beneficiano della tassazione agevolata sui rendimenti (20% invece del 26%) e sulle prestazioni (dal 15% al 9% in base all’anzianità di iscrizione). La differenza strutturale tra i due riguarda principalmente i costi.

La ricerca: 16 società, 32 confronti, un risultato quasi univoco

Investimi.com ha elaborato i dati COVIP 2025 (aggiornati al 17 giugno 2026) confrontando PIP e fondi pensione aperti delle 16 società che in Italia propongono entrambi i prodotti. Il confronto è stato fatto per la stessa categoria di investimento — azionario contro azionario, bilanciato contro bilanciato — e sullo stesso emittente.

Il risultato su un orizzonte di dieci anni: in 27 casi su 32 il PIP ha un Indice Sintetico dei Costi (ISC) superiore al fondo pensione aperto della stessa società. Il divario medio è di 0,75 punti percentuali annui.

Dieci anni è l’orizzonte più rappresentativo perché riflette la permanenza media degli iscritti ai fondi pensione e consente un confronto significativo tra prodotti con strutture di costo diverse.

I casi estremi: i divari più alti e l’unica eccezione

Il divario più ampio su dieci anni riguarda Vera Vita nella categoria bilanciato: l’ISC del fondo pensione aperto è dell’1,27%, quello del PIP è del 2,89% — un divario di +1,61 punti percentuali. Al secondo posto c’è CNP Vita con due categorie (azionario e bilanciato) e un divario medio di +1,24 punti percentuali. Al terzo posto AXA-MPS, con due categorie e un divario di +1,02 punti percentuali.

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo — la società più grande del campione, con 26 comparti di fondi pensione aperti e 24 PIP — la tendenza si conferma in tutte e tre le categorie analizzate: il PIP costa tra 0,8 e 1,0 punti percentuali in più rispetto al fondo aperto della stessa banca.

L’unica eccezione è Helvetia: su dieci anni il PIP ha un ISC inferiore di 0,09 punti percentuali rispetto al fondo aperto — la sola società in cui il PIP risulta (leggermente) più economico.

Come variano i costi al variare dell’orizzonte temporale

L’ISC tende a diminuire all’aumentare dell’orizzonte temporale perché i costi iniziali — di ingresso, di caricamento — si spalmano su un numero maggiore di anni. Ma la tendenza di fondo non cambia.

Il caso di Vera Vita è esemplificativo. Su due anni il divario tra PIP e fondo aperto è di +2,63 punti percentuali; su cinque anni scende a +1,97; su dieci anni è +1,61; su trentacinque anni il divario si riduce ma rimane significativo a +1,30 punti percentuali. Anche sull’orizzonte più lungo, il PIP costa mediamente circa 0,6 punti percentuali in più del fondo aperto della stessa società.

Helvetia segue un percorso opposto: su due anni il PIP è più economico del fondo aperto di 0,96 punti percentuali, su cinque anni il vantaggio si riduce a 0,27, su dieci anni è quasi azzerato a 0,09, e sui trentacinque anni si inverte: il PIP diventa leggermente più caro di 0,02 punti.

Cosa significa questa differenza in termini di montante finale

Un divario di 0,75 punti percentuali all’anno può sembrare irrilevante, ma su un orizzonte lungo produce effetti concreti. Su un montante iniziale di 50.000 euro con versamenti annui di 3.000 euro e un rendimento lordo del 4%, la differenza di costo tra un ISC dello 0,5% e uno dell’1,25% produce, su trent’anni, una differenza di capitale finale di diversi decine di migliaia di euro. Il costo è la variabile su cui l’iscritto ha più controllo diretto — a differenza dei rendimenti, che dipendono dai mercati.

Come usare queste informazioni nella scelta

La prima cosa da fare è verificare l’ISC del prodotto che si sta valutando o che si possiede già. La COVIP pubblica sul proprio sito — covip.it — le schede di tutti i prodotti previdenziali con i rispettivi indici sintetici di costo su orizzonti di due, cinque, dieci e trentacinque anni. Il confronto è immediato e non richiede competenze finanziarie particolari.

La seconda cosa è chiedersi perché si sta considerando un PIP invece di un fondo aperto. Le ragioni possono essere legittime — una gestione separata con contabilizzazione al costo storico per chi vuole proteggere il capitale, per esempio — ma devono essere esplicite e pesate rispetto al costo aggiuntivo.

La terza cosa è non confondere il prodotto della stessa compagnia: avere un fondo aperto di Intesa Sanpaolo non significa che il PIP di Intesa Sanpaolo abbia lo stesso costo. I dati mostrano che sono strumenti diversi, con strutture di costo diverse, anche all’interno dello stesso emittente.




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 Paolo Florio

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