Dal 31 ottobre 2026 i lavoratori iscritti a fondi pensione negoziali potranno trasferire l’intera posizione — contributo datoriale incluso — a fondi aperti o PIP. Prima di farlo occorre confrontare costi, linee di investimento e performance: i negoziali hanno un ISC medio dello 0,47% contro l’1,36% dei fondi aperti e il 2,17% dei PIP. La scelta va ponderata caso per caso.
Fino al 30 ottobre 2026, un lavoratore iscritto al fondo pensione negoziale della propria categoria non poteva trasferire il contributo versato dal datore di lavoro a un fondo diverso. Dal 31 ottobre questa limitazione cade. La portabilità del contributo aziendale diventa reale — e con essa si apre una serie di domande che ogni iscritto a un fondo negoziale dovrebbe porsi prima di agire.
Cerchiamo di capire se dal 31 ottobre conviene trasferire il contributo aziendale a un altro fondo pensione, perché la risposta dipende da variabili precise — costi, linee di investimento, profilo di rischio — e perché scegliere senza analizzare può produrre risultati peggiori di quelli di partenza.
Cosa cambia dal 31 ottobre: la portabilità del contributo datoriale
Fino ad oggi, chi era iscritto a un fondo pensione negoziale — i fondi basati sulla contrattazione collettiva di categoria, come quelli dei metalmeccanici, dei chimici, degli edili — poteva trasferire la propria posizione individuale a un altro fondo, ma perdendo il contributo aziendale futuro. Il datore di lavoro versava il proprio contributo solo al fondo negoziale di riferimento: uscire significava rinunciare a quella quota.
Dal 31 ottobre 2026, il contributo del datore di lavoro segue il lavoratore anche se questo trasferisce la posizione a un fondo pensione aperto o a un Piano Individuale Pensionistico (PIP). La portabilità diventa piena.
Il primo vincolo: serve aver maturato almeno due anni
Prima di valutare se e dove trasferirsi, occorre verificare un requisito fondamentale: il trasferimento da un fondo pensione a un altro — o a un PIP — è possibile solo se sono trascorsi almeno due anni dalla data di prima adesione alla forma pensionistica che si intende abbandonare. Chi ha aderito al fondo negoziale da meno di due anni deve attendere.
Il secondo vincolo: non si può passare da un negoziale a un altro negoziale
Un chiarimento che elimina un equivoco frequente: la nuova portabilità del contributo datoriale riguarda il trasferimento dai fondi negoziali verso fondi aperti o PIP, non il trasferimento tra fondi negoziali di categorie diverse. Un giornalista non può trasferirsi a Fonchim — il fondo dei chimici — nemmeno dal 31 ottobre. I chiarimenti operativi definitivi di COVIP e INPS su questo punto non sono ancora arrivati, e l’entrata in vigore è stata rinviata proprio per le difficoltà applicative che questo genera.
I costi: il dato che più pesa nel lungo periodo
Il confronto sui costi è il punto di partenza obbligatorio per qualsiasi valutazione. La COVIP, nell’ultima relazione disponibile, ha misurato l’Indice Sintetico dei Costi (ISC) su un orizzonte di dieci anni per le diverse categorie di strumenti previdenziali. Il risultato è netto.
Il valore medio dell’ISC dei fondi negoziali è dello 0,47%. Quello dei fondi pensione aperti è dell’1,36%. Quello dei PIP è del 2,17%.
La differenza può sembrare piccola in termini percentuali, ma su orizzonti di venti o trent’anni produce effetti significativi sul montante finale. Costi superiori possono annullare completamente il vantaggio di rendimenti apparentemente migliori. Chi considera un trasferimento deve quindi calcolare non solo i rendimenti storici del prodotto di destinazione, ma anche il costo netto — rendimento meno costi — su un orizzonte temporale lungo.
Quando il trasferimento può avere senso: due profili tipici
L’analisi di mercato ha identificato due situazioni in cui il trasferimento può avere una logica.
Il profilo dinamico, tendenzialmente giovane. Molti fondi negoziali offrono linee di investimento con una percentuale di azionario limitata. Chi ha un profilo di rischio più elevato e un orizzonte temporale lungo — tipicamente i lavoratori più giovani — potrebbe trovare in certi fondi aperti linee con esposizione azionaria del 70% o dell’80%, più coerenti con la propria strategia di accumulo. In questo caso, il costo aggiuntivo del fondo aperto potrebbe essere compensato da rendimenti attesi più alti nel lungo periodo — ma si tratta di una scommessa, non di una certezza.
Il profilo prudente, alla ricerca di garanzie efficienti. Le linee garantite dei fondi negoziali non sempre sono efficienti. Alcuni PIP collegati a gestioni separate possono offrire una garanzia più solida, perché i titoli vengono contabilizzati al costo storico — cioè al prezzo di acquisto — e non subiscono le oscillazioni di mercato. Questa caratteristica può essere interessante per chi si avvicina alla pensione e vuole proteggere il capitale accumulato. Attenzione però: questa logica vale per i PIP con gestioni separate, non per quelli con sottostanti fondi interni, che presentano costi doppi senza un beneficio chiaro.
Cosa verificare prima di decidere
Prima di procedere con qualsiasi trasferimento, è necessario fare un’analisi precisa su quattro elementi.
Il primo è il costo effettivo del prodotto di destinazione: ISC su orizzonti di cinque, dieci e trentacinque anni, disponibile sul sito COVIP per tutti i prodotti previdenziali.
Il secondo è la performance storica netta — cioè al netto dei costi — del comparto di destinazione su un orizzonte almeno decennale, confrontata con quella del comparto attuale.
Il terzo è la coerenza con il proprio profilo di rischio e con l’orizzonte temporale residuo: chi ha trenta anni al pensionamento può tollerare più volatilità; chi ne ha cinque non può permettersi di perdere il capitale accumulato.
Il quarto è la verifica delle linee di investimento disponibili nel fondo di destinazione: quante sono, quali sono le allocazioni azionarie e obbligazionarie previste, con quale frequenza e a quale costo è possibile passare da una linea all’altra.
Solo dopo questa analisi la scelta di trasferirsi — o di restare — può essere considerata consapevole. La libertà di portare il contributo aziendale altrove è un’opportunità, non un consiglio. Usarla male può costare più di quanto si pensa.
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Angelo Greco
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