Frosinone 2027: PSI e PD giocano a nascondino con l’unità della coalizione

Quando una donna si rivolge al proprio uomo dicendo «dobbiamo parlare», significa che Google Maps sta ricalcolando la rotta del rapporto e l’uomo ha sbagliato l’uscita, ovviamente senza nemmeno accorgersene. Quando un Partito dice che «si siederà al tavolo con spirito costruttivo», normalmente significa due cose: la prima è che nessuno vuole passare per quello che spariglia le carte; la seconda è che, nel frattempo, la vera strategia continua ad andare avanti spedita senza alcuna frenata. Sembra esattamente quello che sta accadendo a Frosinone tra Partito Democratico e Partito Socialista.

La mossa del Partito democratico

Il PD, dopo mesi di attesa e di strategie ombelicali, ha calato sul tavolo della trattativa per l’individuazione del candidato sindaco una carta pesante, anzi pesantissima: Angelo Pizzutelli, consigliere comunale recordman di preferenze, uno dei pochi nel centrosinistra ad avere una consistenza elettorale certificata dalle urne e non soltanto dalle riunioni di Partito. (Leggi qui: Il Pd punta su Angelo Pizzutelli. La lettura politica che cambia il campo largo).

Stefano Pizzutelli, segretario del Pd frusinate

Una mossa politica chiara: far capire al PSI che sul tavolo ci sono due nomi di almeno pari valenza,  Iacovissi e Pizzutelli. Il Partito Socialista ha risposto applicando alla perfezione la prima regola del manuale della politica: mai scomporsi davanti al «nemico». E con sorriso Durban’s e serenità zen ha dichiarato: «Ci siederemo al tavolo con spirito costruttivo».

Praticamente tutto il repertorio della diplomazia politica. In politica però questa frase, di solito, si usa quando si ha già il coltello dietro la schiena, in senso metaforico, ovviamente. Oppure, banalmente, quando non si vuole dare l’impressione di essere i primi a sfasciare il giocattolo.

I manifesti parlano chiaro: Iacovissi Sindaco

Ed è qui che arriva la mossa che vale più di cento dichiarazioni. Da qualche ora sulle affissioni di Frosinone sono comparsi i manifesti con scritto: «Frosinone 2027. Voltiamo pagina. Vincenzo Iacovissi Sindaco». Con la cornice grafica del simbolo del PSI e delle quattro liste collegate a sostegno della candidatura. Non c’è scritto «potrebbe essere», né «è tra le ipotesi», né «è a disposizione della coalizione». Ma chiaramente e inequivocabilmente: Sindaco. Una parola sola che vale molto più di cento dichiarazioni ufficiali sull’unità.

Vincenzo Iacovissi, candidato a sindaco del Psi, e Gianfranco Schietroma

Tradotto dal politichese è un messaggio per niente subliminale, ma piuttosto esplicito: «Voi calate Pizzutelli? E noi andiamo avanti come il Frecciarossa per Roma delle 7.37 con Iacovissi»Una doppia strategia da manuale: a parole il PSI cerca la sintesi unitaria nel campo largo; nei fatti lancia la volata solitaria di Iacovissi senza alcuna intenzione di fargli fare un passo di lato e tantomeno di sbieco. È come quando due amici si danno appuntamento per pranzo: uno arriva puntuale come stabilito, mentre l’altro non solo è già seduto, ma ha pure ordinato, mangiato e ora aspetta soltanto il dolce.

È difficile immaginare che una campagna di comunicazione così esplicita venga organizzata dal PSI per poi ritirare il candidato dopo qualche settimana. Anzi, più i socialisti di Gianfranco Schietroma investono sulla figura di Vincenzo Iacovissi, più diventa complicato spiegare ai cittadini di Frosinone un eventuale passo indietro. La politica, del resto, è anche gestione della credibilità.

Rette parallele che non si incontrano mai

Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito. Da una parte il PD mette sul tavolo Pizzutelli. Dall’altra il PSI continua a parlare di unità, ma di fatto comunica come se il candidato fosse già stato scelto: il suo. Le due strategie sembrano viaggiare su rette parallele. Il problema è che le rette parallele, per definizione, non si incontrano mai.

Il candidato a sindaco del Pd Angelo Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

La sensazione è che entrambi i Partiti siano perfettamente consapevoli delle difficoltà nel trovare una sintesi. Un’unità del centrosinistra che viene evocata molto più di quanto venga realmente perseguita e che somiglia tanto alla famosa Titina della canzone di Gabriella Ferri: «La cerco e non la trovo»

O forse in realtà non la vogliano trovare. Il rischio che anche questa volta il centrosinistra si presenti diviso alle elezioni del prossimo anno – con una pluralità di candidati a sindaco – da ipotesi surreale e incomprensibile sta diventando, con il passare dei giorni, sempre più concreta.

Ma non raggiungere una sintesi tra Pd e Psi equivarrebbe a dire al centrodestra tanti auguri, scegliete il vostro sindaco e governate in pace altri cinque anni. Perché nessuna credibilità elettorale può avere una coalizione che non è capace nemmeno di unire se stessa. Viceversa, raggiungere un punto di sintesi sarebbe un segnale molto preoccupante per il centrodestra: significherebbe che le forze progressiste hanno ritrovato la capacità di mettere la città al primo posto e di posizionare in secondo piano gli egoismi di Partito.

La liturgia dei 15 anni e lo scarico di responsabilità

L’impressione è che PSI e PD aspettino solo il momento giusto per attribuire all’altro la responsabilità della rottura«Noi volevamo unire, sono loro che hanno diviso». Una liturgia che si ripete da quindici anni, puntuale come la processione di San Gerardo.

L’aula consiliare di Frosinone

In questo scenario la percezione è che per socialisti e dem la cosa veramente importante non sia la vittoria della coalizione, ma la sopravvivenza della propria bandierina identitaria. Che poi in Consiglio Comunale equivale all’irrilevanza: specialmente per come viene interpretato il ruolo dell’opposizione.

Entrambi i partiti sono perfettamente consapevoli che procedendo divisi la sconfitta è pressoché matematica, come da tradizione, e le chiavi del Comune verranno consegnate al centrodestra – o qualcosa che gli somiglia – per l’ennesimo mandato. Eppure la prospettiva non sembra sconvolgere più di tanto nessuno nel centrosinistra. Così è se vi pare.


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