La separazione da José Perlas non arriva dentro una settimana di torneo. Arriva durante un rientro ancora da completare, dopo la primavera interrotta a Roma e dopo due rinunce pesanti nel calendario Slam. Il passaggio appartiene al box: Perlas era stato aggiunto per affiancare Tartarini. Uscendo ora, lascia Musetti con il maestro che lo conosce da anni e con una struttura più corta nella fase di riattivazione agonistica.
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Perlas lascia il box: Tartarini resta accanto a Musetti
Il messaggio pubblicato da Lorenzo Musetti chiude il lavoro con José Perlas usando una formula rispettosa e breve. La frase decisiva è «ho deciso di concludere la collaborazione». Il resto chiarisce il tono: ringraziamento per il lavoro svolto e sguardo rivolto alle prossime sfide. La sostanza sportiva sta nell’assetto che rimane: Simone Tartarini continua a seguire il giocatore.
La comunicazione cade nella serata del 27 giugno 2026 e fissa il nodo centrale: la chiusura riguarda il coach spagnolo, non l’allenatore storico. Per Musetti è una scelta di riduzione del perimetro tecnico in un momento in cui il campo non ha ancora restituito una prova agonistica dopo lo stop di Roma.
Sei mesi di lavoro, da dicembre alla chiusura di giugno
La durata del rapporto spiega molto più del calendario. Perlas era entrato nel gruppo in dicembre, dopo l’annuncio con cui Musetti aveva avviato la stagione 2026 insieme a Tartarini e al preparatore Damiano Fiorucci. La registrazione pubblica dell’ingresso porta la data dell’8 dicembre 2025 e presenta lo spagnolo come un tecnico di lungo corso, non come un sostituto del maestro italiano.
Il semestre si è consumato dentro una stagione spezzata. Gennaio aveva consegnato a Musetti il picco in classifica e il quarto all’Australian Open, poi la primavera ha portato fastidi, rientri parziali e la lesione emersa dopo Roma. La separazione non cancella il progetto d’origine: segnala che quel progetto allargato non accompagna la ripartenza estiva.
Il peso di Tartarini nella continuità del giocatore
Tartarini non è una figura accessoria nel tennis di Musetti. È il tecnico che ha costruito con lui identità di gioco, uso del rovescio a una mano, rapporto con le variazioni e abitudine a pensare la partita oltre la spinta pura. Nel periodo di rientro la sua presenza accorcia le mediazioni, riporta le scelte quotidiane dentro un linguaggio già condiviso e rende più lineare il lavoro fra campo, palestra e calendario.
Il passaggio lascia al fianco del carrarino il coach storico. La scelta ha una ricaduta tecnica immediata: meno voci nel box durante il recupero e una catena di comando più riconoscibile quando riprenderanno carichi, spostamenti laterali e sessioni con intensità da match.
Il retto femorale spiega il momento della decisione
Il cambio nello staff va agganciato alla sequenza fisica. Musetti non gioca dagli Internazionali d’Italia, dove la coscia sinistra aveva già mostrato segnali visibili. Dopo l’ottavo perso con Casper Ruud, gli esami hanno indicato una lesione al retto femorale. Da lì sono arrivati il forfait da Amburgo e la rinuncia a Parigi, raccontati nel nostro pezzo del 14 maggio.
La separazione da Perlas rientra nello stesso periodo di assenza che comprende anche la rinuncia a Wimbledon. La parte sportiva da trattenere riguarda gli appoggi: il retto femorale interviene nella flessione dell’anca, nella spinta dopo il caricamento e nella stabilità quando il giocatore esce da una scivolata. Nel tennis di Musetti, fatto di aperture ampie e cambi di ritmo, il ritorno non si misura soltanto sul dolore sparito. Serve che la gamba torni a dare fiducia al primo passo.
Wimbledon saltato rende la scelta meno episodica
La rinuncia a Wimbledon, annunciata prima del sorteggio del tabellone principale, ha tolto alla separazione da Perlas il sapore di una mossa legata a un singolo risultato. Musetti non ha perso una partita sull’erba prima di cambiare staff: ha cambiato staff mentre il proprio rientro restava subordinato alla risposta muscolare. La prestazione mancata lascia spazio al lavoro di ricostruzione atletica.
L’assenza londinese rientra nel prosieguo della riabilitazione dalla lesione alla coscia. La sequenza resta leggibile: Parigi saltata per diagnosi, Wimbledon saltato per recupero non ancora chiuso e staff ridotto prima del ritorno al lavoro pieno.
Chi è Perlas e cosa perde il gruppo tecnico
José Perlas porta una carriera ampia nel circuito. Il suo curriculum pubblico comprende lavori con nomi come Carlos Moyá, Albert Costa, Guillermo Coria, Nicolás Almagro, Juan Carlos Ferrero, Janko Tipsarevic e Fabio Fognini, oltre al passaggio recente con Dusan Lajovic. Era entrato nel team di Musetti come sguardo esterno su una base già formata.
La sua uscita toglie un profilo abituato a guidare giocatori di vertice e lascia un gruppo più concentrato sul rapporto originario fra atleta e maestro. Nel rientro da un infortunio muscolare ogni seduta produce segnali da decifrare: quantità di spinta, reazione all’accelerazione, qualità del recupero dopo movimenti laterali ripetuti. Con un box più corto, quei segnali arrivano al decisore tecnico senza passaggi intermedi.
Classifica e stagione: il cambio arriva dopo il picco di gennaio
La stagione 2026 di Musetti ha già vissuto due estremi. Il primo è il massimo in carriera al numero 5 ATP, raggiunto a gennaio. Il secondo è la lunga assenza nata dopo Roma, con il cuscinetto di punti ereditato dal 2025 eroso dalle rinunce sulla terra e sull’erba. In mezzo c’è stato un progetto tecnico costruito per accorciare la distanza dai primissimi e rimasto senza il tempo pieno per essere testato.
La scelta entra nel bilancio di una stagione condizionata dagli infortuni e nel ritorno al lavoro con il solo Tartarini. La traccia sportiva da isolare è netta: il cambio nello staff non viene dopo una serie di sconfitte ravvicinate. Arriva dopo settimane senza competizione. Il giudizio sul contributo di Perlas rimane confinato a una finestra incompleta.
La scelta sportiva: un box più corto per ripartire
Nel tennis moderno il coach aggiunto serve spesso a inserire un occhio nuovo su schemi, risposta, conduzione dei game di pressione e pianificazione delle superfici. Nel caso di Musetti quel compito aveva senso dopo una stagione 2025 di fascia alta, quando il margine da cercare era sottile e riguardava soprattutto continuità contro i top player.
Ora l’urgenza sportiva è diversa. Prima viene il corpo, poi la partita. Il rientro chiede spinta sicura sulla gamba sinistra, disponibilità a difendere in uscita dal rovescio e tempi di reazione compatibili con scambi ad alta velocità. Qui il ritorno a un box guidato da Tartarini racconta una scelta sobria: meno estensione dello staff e più rapporto quotidiano fra chi conosce il giocatore e chi deve tornare a fidarsi del proprio movimento.
Rientro in campo: quello che manca nelle comunicazioni pubbliche
Nel messaggio sulla separazione da Perlas non compare una data di ritorno. Questa assenza va rispettata. Musetti parla di lavoro e motivazione, non di torneo già scelto. La stagione su cemento nordamericano resta la finestra che segue Wimbledon nel calendario ATP, però il giocatore non ha fissato pubblicamente un appuntamento.
La linea sportiva più rigorosa è fermarsi ai fatti confermati: Perlas lascia, Tartarini resta, la lesione al retto femorale ha già prodotto due rinunce Slam e il rientro sarà credibile solo quando il carico di campo tornerà pieno. Tutto il resto appartiene alla programmazione interna del team.
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Junior Cristarella
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